Le inquietanti fotografie del 1800

Cinema e Fotografia

Carissimi, quello che vi porto oggi è del materiale davvero succulento e in pienissimo stile guignolesco.com!

L’idea mi è venuta riflettendo su di una vicenda che credo almeno una volta sia capitata a tutti; quando da bambini a casa di nonni o di persone anziane in generale, ci siamo trovati faccia a faccia con qualche vecchia fotografia. Non so a voi, a me quelle foto terrorizzavano fin più nel profondo! Credo non fosse dovuto tanto al soggetto delle foto stesse, ma a quell’atmosfera indescrivibile ed inquietante che è impressa nelle vecchie fotografie. Qualcosa di lontano, di dormiente. Cose ancestrali. Foto di morte. Si perché a pensarci bene le vecchie fotografie non sono altro che immagini di morte. Ogni singolo centimetro quadrato impressoci sopra ora è materia morta; le persone ritratte sono morte, i vecchi le donne e i bambini ora sono morti, alberi e piante sono morti, gli oggetti sono diventati polvere e putridume e pure chi ha scattato la foto stessa ora è cibo per vermi.

E non è tutto qui, anzi ci sono mille altre ragioni per cui le vecchie fotografie ci indispongono tanto, ma non mi riesce di spiegarlo e non ne ho neanche troppa voglia di provarci. Sono sicuro che abbiate già pienamente afferrato a cosa mi riferisco.

Come spesso capita, si tende ad amare ciò che ci spaventa. E quindi, previa una approfondita ricerca visiva nei meandri dell’internet, mi sono accorto che più le fotografie sono antiche e più sono spaesanti e spaventose. Tenete a mente che la fotografia è stata inventata quasi DUECENTO ANNI FA; immaginate un istante di realtà imprigionato sulla carta per due secoli, statico ed immobile sempre uguale a se stesso mentre tutto attorno a lui muore, ah magnifica chair de poule!

Ok, fatto questo piccolo preambolo decisamente metafisico (inserire qui risate da sitcom anni 80) ora direi di tornare a noi…

Le fotografie che seguono sono il frutto della mia ricerca, sono circa una cinquantina e sono state scattate tutte nel XIX secolo. Di ognuna ne ho recuperato la massima qualità e sono risalito all’anno esatto, al nome del fotografo e dove possibile anche al titolo (e me lo dico da solo, ma ho fatto proprio un gran bel lavoro).

Io le trovo davvero interessanti, affascinanti ed inquietanti. Spero sarà lo stesso anche per voi. Anzi fatemi sapere cosa ne pensate, l’argomento è vasto e volendo ci si può lavorare sopra insieme.

A presto! 

 

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1837 (Louis Jacques Daguerre – L’Atelier de l’artiste)

Louis Pierre Théophile - Dubois de Nehaut (1854 ca)

1854 (Louis Pierre Théophile – Dubois de Nehaut)

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1826 (Nicéphore Niépce – Point de vue du Gras)

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1842 (William Henry Fox Talbot – Schreiner in Lacock)

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1858 (Henry Peach Robinson – Fading Away)

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1858 (Henry Peach Robinson – Le petit chaperon rouge)

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1855  (Joseph Lemling – Gemund)

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1890 ca. (Frances Benjamin Johnston – A Kodak creates a sensation)

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1857 (Henry Peach Robinson – She never told her love) 

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1843 (Peter Heinrich August Wolff – Brema)

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1865 (John Robert Parson – Jane Morris)

Julia Margaret Cameron 1866ca

1866 ca. (Julia Margaret Cameron – The sunflower)

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1875 (Julia Margaret Cameron – Maud)

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1872 (Julia Margaret Cameron – Deathbed Study 1)

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1872 (Julia Margaret Cameron – Deathbed Study 2)

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1867 (Julia Margaret Cameron – John Herschel)

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1862 (Duchenne De Boulogne – The Mechanism of Human Physiognomy)

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1862 (Duchenne De Boulogne – The Mechanism of Human Physiognomy)

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1862 (Duchenne De Boulogne – The Mechanism of Human Physiognomy)

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1862 (Duchenne De Boulogne – The Mechanism of Human Physiognomy)

Duchenne De Boulogne (2)

1862 (Duchenne De Boulogne – The Mechanism of Human Physiognomy)

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1862 (Duchenne De Boulogne – The Mechanism of Human Physiognomy)

 

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1867 (Henry Peach Robinson )

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1880 ca. (Unknow)

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1854 (Roger Fenton – Rievaulx Abbey) 

 

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1875 ca (Roger Fenton – The Assyrian Gallerry British Museum)


 

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1867 (L’imperatore Massimiliano I nella sua bara)

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1839 (Luis Daguerre – Still life with Jupiter Tonans)

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1839 (Luis Daguerre – Daguerrotype 1)

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1839 (Luis Daguerre – Daguerrotype 2)

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1842 (Henrik Cajander – Turku)

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1872 (Julia Margaret Cameron – Rachel Gurney)

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1875 (Frederick York – Egyptian room British Museum)

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1908 (Donald Macbeth – Ethnographical Galleries British Museum)

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1839 (Robert Cornelius – Autoscatto)

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1856 (Roger Fenton – Transverse arch of the tower Lindisfarne)

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1855 (Roger Fenton – Balaclava, Crimea War)

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1865 ca. (Unknow)

Henry Peach Robinson - Not Easter

1883 (Henry Peach Robinson)

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1870 (Nelson K. Cherrill – Seascape)

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1860-70 ca. (Unknow)

1857 - The South Aisle Salisbury Cathedral

1857 (Roger Fenton – The South Aisle Salisbury Cathedral)

1855 ca. - Entrance to the Woods at Bolton Abbey

1855 ca. (Roger Fenton – Entrance to the Woods at Bolton Abbey)

1858 - Cheddar Cliffs

1858 (Roger Fenton – Cheddar Cliffs)

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1869 ca. (Felix Bonfils)

Heinrich Zille, Nude Study, Winter, 1899-1900

1899 (Heinrich Zille – Nude Study)

Eugene Durieu, Untitled, 1854

1854 (Eugene Durieu – Nude Study)

Eugene Durieu, Draped female nude, seated, date unknown

1860 ca. (Eugene Durieu – Draped female)

Gertrude Stanton Käsebier, Family Portrait (Clarence H. White and Family), 1902

1902 (Gertrude Stanton Kasebier – Clarence H. White and his family)

BENVEИUTi A INTERИET: Intervista a Sixthclone

Interviste

Come promesso sono tornato! E quest’oggi vi propongo qualcosa di davvero eccezionale; un’intervista a quello che personalmente reputo uno degli internauti italiani più dotati di talento, SIXTHCLONE.

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Il bel logo di Sixthclone

Ma partiamo dal principio: chiunque abbia un minimo di buonsenso e una connessione internet appena decente si sarà sicuramente imbattuto (se così non è vedete di rimediare subito!) nel canale YouTube noto come Sixthclone.

Non saprei neanche da dove incominciare per spiegarvi di cosa si tratta. Essenzialmente egli crea opere audiovisive, di questo ne sono sicuro, ma lo sminuirei se mi limitassi a questa descrizione. Potrei tentare di darne un’idea dicendo che è come se il signor Sixthclone avesse rubato dagli archivi di Mediaset polverose registrazioni dimenticate, le avesse inzuppate in LSD e allucinogeni vari, trasferite su vecchie VHS mezze smagnetizzate con un registratore alimentato a uranio, successivamente lanciate in un vortice ultradimensionale, recuperate e legate alla sedia a rotelle di Steven Hawking e poi portate a spasso a strascico nei vicoli più bui e profondi dell’Internet, dopodiché fatte impanare e friggere dai Daft Punk e infine caricate su YouTube usando Windows 95 su un super computer da 12 core. E non ci sono parole per descrive la grandiosità del risultato finale, guardate e stupite voi stessi.

Come potevo rimanere insensibile a tanta audacia e bellezza? Come potevo ignorare cotanta roba così affine ai temi che da sempre guignolesco.com tratta? Quindi l’ho contattato e gli ho proposto un’intervista, e lui con tutta la simpatia e la gentilezza del mondo ha accettato.

Ciao Sixthclone, è davvero un piacere farti queste domande, grazie per aver accettato. Iniziamo dal principio; chi sei e da dove vieni? Vedendo i tuoi contenuti potrei scommettere che sei nato negli anni 80, sbaglio?

Ciao, mi chiamo Danilo e sono della provincia di Viterbo. Hai indovinato, sono un classe 85, nostalgico del periodo d’oro della mia infanzia, quindi quello relativo alla metà degli anni 90.

E il nome? Sixthclone, s-i-x-t-h-c-l-o-n-e, possiede un suono splendido. Personalmente mi fa pensare ad un Italia1 ultradimensionale. Dunque come è nato questo nome?

In realtà è una storia un po lunga. Sono sempre stato un grande appassionato di racconti sci-fi e per questo motivo, da adolescente, ho cominciato a scrivere delle piccole storie inventate. Una di queste verteva sul tema clonazione umana ed il protagonista era un ipotetico sesto clone, denominato appunto Sixthclone, scartato poiché considerato imperfetto. Da quel momento ho deciso di adottare quel nome in quanto mi identificavo molto in quel sesto clone.

Perché fai quello che fai?

Faccio semplicemente ciò che mi piace fare, senza vincoli né limiti. La musica e l’animazione sono le mie valvole di sfogo, nonché le mie passioni da una vita.

Parlami degli inizi, come è iniziato il tuo progetto?

Bisogna innanzitutto scindere il progetto musicale da quello visivo, sono due cose nate separatamente. Ho iniziato a produrre musica elettronica nei primi anni del 2000, passando attraverso molti generi diversi, principalmente Hardcore e Neurofunk, poi negli ultimi anni mi sono immerso nella Synthwave. Il progetto visivo è nato appunto con quest’ultimo, quando ho deciso di cominciare a creare dei visual concept per accompagnare i miei pezzi. Probabilmente “Costanzowave” è stato il primo esperimento di questo genere.

Come definiresti i tuoi lavori? Cosa sono esattamente? Li si può etichettare? 

Bella domanda, non so come definirli esattamente. Solitamente produco la mia musica in base a ciò che mi passa in testa in quel momento, senza pormi il problema del genere musicale, dopodiché, appena ho raggiunto un risultato soddisfacente mi fermo e la riascolto diverse volte ad occhi chiusi, finché non mi appare il contesto visivo, la situazione e le immagini più adatte da associare a quella musica.

Aesthetic e Vaporwave centrano qualcosa?

La Vaporwave ha influenzato sicuramente le mie ultime cose, ma sono solito attingere ispirazione da molteplici fonti.

E quali sono le tue fonti di ispirazione? Se potessi con chi ti piacerebbe collaborare?

Le fonti di ispirazione sono una miriade, davvero impossibile elencarle tutte. Faccio solo tre nomi, tre artisti a 360°, infatti ognuno di loro è sia compositore che animatore e videomaker: Mike Diva, Cyriak e David Firth. Sarebbe bello collaborare con uno di questi grandissimi artisti.

Credi di essere un pioniere di una nuova corrente?

Pioniere assolutamente no, anche se non nego che mi piacerebbe inventare qualcosa di completamente nuovo.

Sei unico in Italia o hai altri “colleghi”?

Viaggio in un limbo musicale/visivo di difficile collocazione, ogni lavoro è influenzato da tanti generi diversi, quindi non so esattamente chi posso definire “collega” o meno. La cosa sicura è che il panorama italiano ha tanti talenti, spesso però nell’ombra.

Dove trovi le fonti video, ovvero tutti quei magnifici spezzoni di filmati squisitamente démodé che usi nei tuoi video? Internet, vecchie VHS, altro?

Ho tante VHS ma richiederebbe troppo tempo visionarle tutte e passare tutti i filmati in digitale, quindi mi affido principalmente a YouTube. Spesso trovo vecchissimi video con non più di una manciata di visualizzazioni che però sono oro, un esempio su tutti è lo spezzone video nella intro di “Eroi di un sogno”.

In quanto mio coetaneo credo di sapere già la risposta, ma ho notato che molti tuoi contenuti fanno parte dell’immaginario collettivo “Mediaset anni 90” come mai?

Mediaset è la principale fonte di trash nostrano, ed allo stesso tempo è la tv che ha cresciuto molte generazioni, quindi nel bene o nel male è parte integrante della nostra infanzia.

E tu cosa cosa guardavi da piccolo?

Superquark di Piero Angela, strano ma vero.

Nei tuoi video curi moltissimo anche la parte musicale, e nella tua bio ti definisci in quest’ordine Producer, Composer e Videomaker. Che mi dici del tuo lato musicale?

In realtà il mio progetto è principalmente musicale, è quello in cui cerco di concentrare maggiore creatività, il lato videomaking è nato successivamente. I pezzi ovviamente sono composti da me e, fatta eccezione per i campionamenti/vocal, sono originali scritti da zero.

A proposito; che musica ascolti, che film guardi e che libri leggi?

Qualsiasi tipo di musica, non disdegno quasi nulla, ma essendo cresciuto a pane e metal è quella la musica che ascolto più spesso, in particolare Deathcore e Djent. Per quanto riguarda i film, principalmente fantascienza e thriller. Leggo molte cose di Edgar A. Poe, H. P. Lovecraft e Philip K. Dick.

La qualità visiva dei tuoi lavori è davvero notevole, che programmi usi e come avviene la creazione di un video?

Uso After Effects per le animazioni e gli effetti video, Premiere o Sony Vegas per il lavoro di montaggio. Il video nasce prima di tutto in testa, una volta che ho ben chiaro tutte le scene e i passaggi che deve avere, passo a preparare tutto il materiale che mi serve in una cartella (musica, sfx, spezzoni video, immagini e testi), faccio un primo montaggio sommario poi passo al lavoro di animazione e l’aggiunta degli effetti. Infine sistemo il montaggio, qualche ritocco di color correction e renderizzo.

L’uso di ideogrammi giapponesi? Personalmente la trovo una componente visiva eccezionale.

Gli ideogrammi sono una caratteristica tipica dell’estetica Vaporwave, ed effettivamente è una componente visiva d’impatto, non c’è niente di così armonioso come i kanji.

Tra tutti i tuoi lavori c’è né qualcuno che reputi speciale o ami particolarmente?

Solitamente sono molto critico con me stesso e non mi piace quasi nulla di quello che faccio, l’unico video che mi ha soddisfatto è stato “Mediaset.zip” anche se è passato un pò inosservato rispetto agli altri.

Domanda scontata, analogico o digitale?

Analogico tutta la vita!

Che ne pensi di questa nostalgia, di questo Revival 80-90’s che stiamo vivendo? Plausibile che la tecnologia onnipresente inizi a stancarci?

Penso che sia un fenomeno culturale che farà sempre parte di noi stessi, tendiamo spesso a mitizzare gli anni che abbiamo vissuto da piccoli, basandoci per lo più su ricordi sbiaditi e appannati, anche le cose meno belle nei ricordi d’infanzia ci sembrano cose fantastiche. Succede ora con gli anni 80/90 e in futuro credo che succederà con gli anni che stiamo vivendo ora.

La tua arte ha senso solo ora o ne avrà anche in futuro? E in passato credi ne avrebbe avuto? Si lo so, è pura metafisica insensata.

Ho visto improvvisamente la faccia di Marzullo che mi fissava ahahah. Beh l’arte in generale è fatta per resistere nel tempo e passare da generazione in generazione, quindi chissà…

A proposito, che progetti hai per il futuro di Sixthclone?

Non faccio progetti, è una cosa che faccio principalmente per hobby e passione quindi tutto ciò che viene in più è tutto di guadagnato.

Ok, ora vengono le domande importanti:

Uan o Gabibbo?

Uan sempre!

Pecey o Dawson?

Direi Joey.

Hell in a Cell: Magalli vs Jerry Scotti. Chi vince?

Magalli vince in qualsiasi situazione.

Se ti dico 1,21 Giga Watt?

È la potenza di erogazione che richiede il mio vecchio pc per renderizzare i video in Full HD.

E i Rugrats?

Inquietanti.

TMC o JuniorTv?

TMC tutta la vita!

Pezzali o Repetto?

Repetto aveva più personalità.

Solo io avevo l’impressione che Casa Vianello fosse infestata dai fantasmi?

Prima non lo so ma ora di sicuro.

Macchina del tempo in garage, dove andresti?

Sicuramente il rinascimento, vorrei conoscere Leonardo Da Vinci.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Si, Q2lhbyBhIHR1dHRpISA8Mw==

E con questo è tutto. Certo, sono convinto che la serie di caratteri apparentemente a caso qui sopra abbia un qualche significato nascosto, ma forse non lo scoprirò mai. E sono anche convinto che Danilo aka Sixthclone farà parecchia strada. Talento e carte in regola non gli mancano, la sua arte è stupenda e andrà parecchio lontano.

Qui sotto vi lascio i link ai suoi canali.

Questo è il suo canale YouTube

Questo il BandCamp

La pagina Facebook

E il profilo Instagram

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A presto carissimi. 

Au revoir!

Shortcore

Carissimi! Questo post per comunicarvi che vado in “pausa” per qualche tempo, non troppo, solo qualche tempo. Al momento il lavoro e i vari impegni non mi danno la possibilità di dedicare il tempo che vorrei a questo mio blog. Ma non abbiatene male, tornerò presto (e lo farò con post davvero belli, croccanti e interessanti) l’inverno è lungo e mi farò sentire! 

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Au revoir!

Donnie Darko e la filosofia del viaggio nel tempo

Libri

È un po come andare in bicicletta, una volta che si ha… Insomma, dopo ALCOLCRAZIA (il mio primo, brevissimo, romanzo) uscito neanche un mese fa, rieccomi qui per presentare un’altro mio umilissimo lavoro. Questa volta però si tratta veramente di una piccola cosa, piccolissima per la verità. Ora vi spiego…

Avete presente quel capolavoro di pellicola che risponde al nome di Donnie Darko, uscito nel 2001 ad opera del giovanissimo regista Richard Kelly? Se non avete presente sareste da menare con un randello, chiudete questo mio pessimo blog e rimediate subito a questa vostra gravissima lacuna!

Ora, visto che in teoria gli impreparati se ne sono andati a rimediare alla loro impreparazione, siamo rimasti noi soli conoscitori dell’argomento. Quindi posso anche evitare di dirvi di cosa parla quel capolavoro di film (sono un genio del male eh).

Io personalmente ho dovuto guardare Donnie Darko almeno una decina di volte e poi mettermi al tavolo con carta e penna per sbrogliare e comprenderne il senso di esso. Ma sono sicuro che voi siete più perspicaci di me e non avete avuto bisogno di fare ciò.

Se ricordate un elemento base della storia è il misterioso libro La filosofia del viaggio nel tempo di Roberta Sparrow. Bene, tale libro è quello che si definisce uno pseudobiblion, ovvero un’opera di fantasia presente dentro un’altra opera di fantasia, proprio come il Necronomicon di Lovecraft. Quello che però sicuramente non sapete è che Filosofia del viaggio nel tempo è uno pseudobiblion atipico, cioè non è del tutto immaginario ed inesistente. Infatti, stando a varie fonti (tra cui il sito donniedarko.org) durante le riprese del film fu distribuita una copia del suddetto libro agli addetti ai lavori per far comprendere il senso della storia e, perché no, per immedesimarli di più in essa.

Il libro, probabilmente scritto dallo stesso Richard Kelly, si apre con queste parole:

Queste sono le pagine del libro di fantasia “The Philosophy of Time Travel” di Roberta Sparrow. Il testo in queste pagine è fondamentale per comprendere il film e le regole all’interno dell’Universo Tangente.

E dopodiché si tuffa interamente nella trama.

Non aspettatevi chissà quale librone, sono 20 paginette, ma belle intense, e raccontano di un’intera e plausibile struttura di un viaggio nel tempo. Il tutto sfruttando la trovata di un’opera di fantasia dentro un’altra opera di fantasia.

Come vi accennavo sopra, il libro non l’ho scritto io. La mia è solo un’edizione tradotta e arricchita nelle molte lacune che presentava l’originale. Ho fatto una bella ricerchina sull’internet, ho “studiato” l’argomento e ho creato quella che si potrebbe definire l’edizione deluxe, certo rimangono sempre venti paginette scarse…

La sinossi con cui l’ho presentato su Amazon è questa:

 Per la prima volta in edizione italiana il vero pseudobiblium scritto dalla fantomatica Roberta Sparrow presente nel film Donnie Darko e usato realmente durante le riprese. Un breve ma chiarissimo testo necessario per comprendere pienamente la filosofia e il profondo significato del viaggio nel tempo e della pellicola stessa.
Se Donnie Darko vi ha affascinato e lasciato con parecchi dubbi o se siete semplicemente curiosi riguardo le implicazioni del viaggio nel tempo questo è decisamente il libro che fa per voi.

Qui sotto trovate il link.

Ah un’altra cosa…

PER VOI CHE LEGGETE QUESTO BLOG IL LIBRO E’ SCARICABILE GRATIS!

Infatti il giorno (e probabilmente per i seguenti 3-4 giorni) in cui pubblicherò questo post, imposterò a zero il prezzo dell’ebook su Amazon, così voi che leggete guignolesco potrete scaricarlo gratis!

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ALCOLCRAZIA

Libri

Carissimi, buongiorno!

Mi sento particolarmente felice nello scrivere questo post… Il motivo? Oggi, finalmente, ho pubblicato il mio primo libro! ALCOLCRAZIA! (sotto poi vi lascio il link…)

Ma veniamo con ordine. Circa dieci anni fa, quando ero ancora un adolescente antipatico e turbolento e con il fegato d’amianto, iniziai a scrivere piccole storielle. Certo, era già da anni che mi dilettavo nella scrittura (il primo tentativo libro risale alla quinta elementare) ma quelle storielle erano diverse. Quelle storielle erano pura rabbia adolescenziale (o citando un certo disco grunge, erano rabbia, sputo e pornografia). Si, perché in genere me ne tornavo a casa a notte fonda e, decisamente alticcio, mi mettevo a scrivere riversandoci dentro tutto lo schifo e la rabbia tipici dell’età.

Bene, in pochi anni feci decine e decine di storielle, che poi trascrissi al pc e lasciai riposare nel silenzio di un hard disk quasi dimenticandomene. Li rimasero fino a quando ebbi la (discutibile) pensata di trasformarle in un unico grande racconto, un romanzo (breve). Non avevo la minima idea di quanto sarebbe stata ardua un’impresa del genere, infatti la cosa richiese diversi anni e la completa ristesura di quelle dannate storielle decine o forse centinaia di volte. Ma finalmente, dopo tutto ciò, oggi è uscito Alcolcrazia.

Il libro in se non è troppo lungo, ma è pieno di quelle che definirei porcate. Ci trovate dentro di tutto, dalla droga alla violenza, dal disagio adolescenziale all’ironia, dall’alcolismo al surrealismo. Sangue e puttane insomma. Gli autori di riferimento potrebbero essere Bret Easton Ellis, Chuck PalaniukWilliam Burroughs. Il genere è Pulp, Black Humor, e romanzo di formazione.

In fin dei conti sono i tipici scritti adolescenziali, atti a stupire, niente di più e niente di meno.

Non ho voglia di stare a dirvi di cosa parla, ma ecco l’incipit:

Eravamo il sogno capitalista all’opera, figli di ricchi portafogli e poveri spiriti, i nostri padri e le nostre madri si crogiolavano nella perdizione socialmente accettata più di quanto noi riuscissimo a fare con droghe e quant’altro. Sì, i nostri padri, uomini d’affari pronti a sborsare bei quattrini per portarsi a letto qualche ragazzina. E le nostre madri; donne fatte, rifatte e mantenute che tiravano avanti a Prozac e lunghi aperitivi alcolici mascherati da succhi di frutta, iniezioni di botulino, liposuzione ed interventi di sbiancamento dell’ano. Lo so, è brutto che parli in questo modo della mia famiglia e dell’ambiente da cui provengo, ma è così, nessuno si salva.

Sarei pronto ad ammettere che i miei genitori siano diversi, ma sarebbe la verità?

A 22 anni, dopo aver completato gli studi con una ridicola laurea breve, giunse per me il momento di entrare nell’agognata alta società, far finta di lavorare in brillanti aziende dai nomi vincenti e rassicuranti che si fondano sul tentare di distribuire ricchezze nei modi meno equi possibili, arricchire vecchi grassoni milionari e truffare le masse; alta finanza all’opera. Finalmente era arrivato il nostro turno, noi giovani leoni figli di conti in banca e non di persone eravamo disposti a sperimentare le meraviglie della vita: sesso, droga, malattie cardiache e violenza. Pronti per uscirne come fotocopie dei nostri padri e delle nostre madri, che volere di più?

Spero che vi piaccia, qui sotto trovate il link Amazon. Poi, se una volta letto mi fate anche la recensione ne sarei davvero davvero davvero felice.

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Davvero, fatemela la recensione.

Trekking, monasteri e considerazioni random

Diari di Viaggio
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Io… e le Foreste Casentinesi

Dunque, qualche settimana fa feci un breve trekking di un paio di giorni nelle foreste Casentinesi. Da Badia Prataglia al Monastero di La Verna, e poi di nuovo a Badia Prataglia. Quello che segue, conoscete la formula, è il diario di viaggio che scrissi sul mio fido moleskine.

Vi avviso, questa volta è davvero solo un breve guazzabuglio di parole e idee dal senso vago e bizzarro. Parole senza bussola. Peggio che semplici appunti. Sconclusionate divagazioni. Si, davvero riprovevole da parte mia aver perso il lume nel raccontare cose, ma non m’importa più di tanto, lo posto comunque, buona lettura.

Oh e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ancora una volta al santuario. Tra i miei vari viaggi e l’infanzia cattolica fatta di campeggi parrocchiali, oramai ci sono stato diverse volte. Trekking quando mai rapido per arrivare qui. Sono partito circa alle 8:30 da Badia Prataglia e alle 14:00 e poco più ero arrivato. Davvero sorprendente. Credevo ci avrei messo messo molto di più. Che abbia inconsciamente fatto una strada più breve? Boh? Mi sono solo limitato a seguire le indicazioni lungo la via e interpretare la varia segnaletica, prima il sentiero CAI 073 poi lo 070 e infine lo 053. Inoltre questo weekend c’è una tappa al Campionato del Mondo di trial running da queste parti, e le indicazioni del percorso erano, a quanto pare, le stesse che mi hanno condotto qui a La Verna.

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I miei appunti “cartografici”

Ora veniamo a noi; mentre camminavo ho pensato prevalentemente alla mia formazione BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella. C’è poco da dire, si, sono stati i miei riferimenti culturali adolescenziali e post-adolescenziali. E quindi? E quindi niente.

Ho pensato anche che devo e voglio continuare a scrivere dei miei viaggi. Anche perché più passano gli anni, più per forza di cose i miei viaggi non potranno più avere un certo tipo di stampo. Anzi, se tutto va come deve andare, nel prossimo futuro cambieranno un po’ di cose, parafrasandomi da solo direi che “metter su famiglia è l’obbiettivo minimo richiesto in questo gioco”. Nel bene o nel male, è giusto che succeda, e ne sarò molto felice.

Poi altre due cose, veramente di poco conto, che ho pensato; uno, certe salite è meglio fare in discesa (che può vuol dire tutto e niente). E due, Facebook si può considerare un retaggio degli anni 10, roba vecchia che va superata. E spero di non sbagliarmi. Facebook, mostro ostico come l’idra di Lerna, io mi sono cancellato da qualche mese ma le sue innumerevoli teste continuano a ricrescere perseguitandomi. E non è una metafora, il fatto è che tante cose si basano su account fb…

Ah sì, e voglio finire quel dannato Alcolcrazia (ovvero il libro che sto scrivendo da sempre-sempre-sempre, nient’altro che un piatto misto a base di rabbia e scritti adolescenziali. A tempo debito ve ne parlerò qui su guignolesco). Che poi, a ripensarci, mi sembrano tutte sciocchezze. Ho la sensazione che perdere tempo a pensare (e a scrivere) del background a base di album dei Killers, viaggi senza senso in giro per l’Europa, sbornie e quant’altro, sia un tornare indietro. Concetti superati. Feci altro dopo, il mio période ascétique tra Santiago e San Francesco e tutto ciò che ne conseguì è lo step successivo. Forse anch’esso già evoluto in una decadenza di fondo da vecchia nobiltà, che comunque non ho. Oppure in uno spiazzante normcore. Ma perché dovrei impuntarmi proprio sul passato?

Ma forse, in fin dei conti, è sempre la stessa storia: chi vi scrive è un preparato a base di diavolo e acquasanta con una buona dose di cultura generale e una spolverata di pop.

Ah, una cosa importantissima; il sentiero CAI 053, cioè quello che da Rimbocchi giunge al La Verna. È qualcosa di fantastico! In particolar modo il tratto finale proprio prima e sotto il monte santo. Una foresta stupenda, molto probabilmente una delle più belle che abbia mai visto in vita mia (insieme quelle galiziane?). Alberi secolari che svettano a quaranta e forse più metri da terra. Massi enormi ricoperti di muschio, come se fossero stati scagliati dagli Dei in un’epoca lontana. Un sottobosco verde e pulito. Tutto davvero fantastico, da tenere a mente.

Sarà che sto leggendo quel libro, City si chiama, ventimila anni di fantascienza, Villa Webster che è abitata per millenni… Ho notato una cosa, e non da poco conto, qui al monastero le cose sono fatte per durare. Non c’è plastica o materiali leggeri di qualsiasi genere. Tutto, fino all’ultimo tombino-ringhiera-grondaia-gradino-tegola-vite-e altro è fatto per affrontare i secoli. Acciaio massiccio o pietra verginale, il materiale più leggero che ho visto sono travi di legno massello spesse decine e decine di centimetri. Questo sì che vuol dire costruire. Figuratevi, i tombini di scolo dell’acqua piovana sono fatti con barre di acciaio speciale per edilizia spesse 4 centimetri e saldate tra loro! Un tombino così, oltre a pesare un’enormità, può durare millenni. Non secoli, millenni.

Ecco mentre leggevo questo libro, City, mi chiedevo che aspetto potesse avere una casa millenaria. Il santuario di La Verna ha circa 800 anni e non li sente minimamente. I francescani sono stati previdenti, tipico della Chiesa Romana, non hanno fretta, loro rimarranno, li ammiro molto per questo. Il monastero di Camaldoli, non troppo lontano da qui, credo ne abbia 1000, o giù di li, di anni.

Mille primavere e mille inverni e mille estati. Quante vite.

Badia-LaVernajpg (2)

A casa, pronto per partire

Ho anche un paio di appunti molto importanti per il prossimo viaggio: anche se parto per un’escursione brevissima e per giunta d’estate, devo sempre mettere nello zaino dei pantaloni lunghi. Altra cosa è che devo sempre portare con me è qualcosa da leggere.

E mannaggia a me ho freddo alle gambe e non ho niente da leggere. Non che le due cose siano conseguenti.

Altro piccolo memorandum: nella foresteria del monastero, il pasto del pellegrino compreso nel prezzo è in realtà una cena infinita. Continuavano a portare cibo. Anche troppo. Sono davvero esageratamente pieno per dormire.

E, poi, qui nel dormitorio, tutti parlano del Cammino di Santiago, e io di conseguenza sto pensando fatto che Santiago effettivamente rimane il più bel viaggio che abbia mai fatto. Fino ad ora.

Oggi, nel viaggio di ritorno, finalmente mi sono reso conto e mi sono ricordato che si, tutte quelle cazzate alla BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella di cui parlavo ieri, sono davvero cose inutili superate. Mi son detto: Enrico, per esempio, ricordati del ritorno da Berlino. Ricordati di quanto fu pessimo. Fanne tesoro, ricordatene per il futuro.

E allora via a vele spiegate verso il futuro, motori alimentati a nitrometano che si scagliano contro il destino. Vento in faccia e poche pugnette, come dicono dalle mie parti.

Ah si, e devo organizzarmi per un altro trekking a Luglio, un bel percorso ad anello, sempre qui sull’appennino, ring around the rosey, ho pure le ferie.

ENRICO ALEXANDER

Il Dylan Dog di Sclavi & La Ballata della Morte

Letteratura
Il Dylan Dog di Sclavi (1)

I primi due numeri del Dylan Dog di Sclavi

Volevo scrivere questo piccolo post prima, ma non ho avuto tempo, quindi lo faccio ora, in concomitanza con l’uscita (fra qualche giorno) del secondo numero di Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi.

Veniamo a noi, circa un mese fa è appunto uscita una nuova collana di Dylan Dog, in soldoni si tratta di una ristampa in formato lussuoso di tutte le storie scritte dal geniale (e comunemente noto come uomo tormentato) Tiziano Sclavi. E credetemi è fantastica. L’edizione di cui avevamo bisogno, o di cui io almeno avevo bisogno.

Tralasciando il formato maggiorato, le bellissime copertine inedite disegnate da Gigi Cavenago, l’ottima qualità della carta, la stupenda colorazione in stile horror 50’s (mi ricorda i dischi dei Misfits…), le introduzioni di Roberto Recchioni (RRobe per gli amici) arricchite da disegni inediti, le interviste di Marco Nucci (che purtroppo non so chi sia, ho cercato sull’internet senza successo ma su cui tornerò alla fine del post) e soprattutto il fantastico odore che emano le pagine… rimangono le storie più belle di Dylan Dog. Quelle che piacciono a tutti, quelle pulp, quelle freak, quelle con quel fascino 80’s, quelle che sembrano uscite da un pezzo dei Ramones, quelle ricche di rifermenti culturali da subcultura, quelle che sono diventate riferimenti culturali esse stesse, quelle crude, e infine quelle dove i mostri siamo noi.

Dai infondo l’abbiamo sentita tutti la trita e ritrita tiritera “bello Dylan Dog, ma solo i primi 100 numeri” ecco ora esiste una collezione apposita. Bravo RRobe.

La prima storia (uscita a maggio) èAttraverso lo specchio. Storia stupenda, che ve lo dico a fare.

Ma la cosa che in assoluto mi ha colpito di più è l’introduzione “il mese in cui il Ciccio morì” di Marco Nucci. Vi giuro, me la sono letta comodamente seduto sulla mia poltrona mentre fumavo Winston, e senza neanche accorgermene sono stato catapulto un’atmosfera che purtroppo non so descrivere, dai quell’atmosfera, dai sapete di quale atmosfera parlo, si se avete tra i 25 e 35 anni lo sapete. L’unico modo in cui mi riesce di descriverla è “infanzia-estate-horror-anni 90-curiosità-caldo”. Ora dopo questa mia sciochezza, che forse ha senso solo per me, vi lascio con “la ballata della morte” l’arcinota filastrocca di Sclavi presente appunto in Attraverso lo specchio.

Chi è colui così gagliardo e forte
che possa vivere senza poi morire
E da colei ch’è tutto, Madonna Morte,
l’anima sua possa far fuggire?
La Morte schifosa, la Morte lasciva!
La Morte! La Morte! La Morte che arriva!
La Morte, la Morte, dolcissima e amara,
la Morte che avanza nella notte chiara.
La Morte di pietra, la Morte di neve
la Morte che arriva con passo lieve.
La Morte che dona, la Morte che prende,
la Morte che ruba, la Morte che rende,
la Morte che passa, la Morte che sta,
la Morte che viene, la Morte che va.
La Morte che arriva con il suo dolore,
e avvolge ogni cosa con il suo fulgore.
La Morte regina senza scettro e corona,
La Morte! La Morte! La Morte in persona!
La Morte! La Morte! La Morte furiosa,
la Morte maligna, la Morte pietosa,
la Morte sicura, la Morte carogna,
la Morte che ha il muso di un topo di fogna.
Verrà la Morte e i tuoi occhi avrà
e la bellezza tua, vanità di vanità…
Verrà la Morte e porterà con sé
tutto il tuo impero, tutto, insieme a te…
Verrà la Morte e taglierà il legame
così sottile e forte, così bello e infame…
Verrà la Morte, sarà la tua coscienza,
è stata tua compagna in tutta l’esistenza…
Verrà la Morte, e a te che non sei niente
porgerà la mano, in mezzo all’altra gente…
…e tu sarai il primo, come vorrà la sorte,
a danzare con lei la danza della Morte!
La Morte bizzarra, la Morte normale,
la Morte che viene a lenire ogni male
la Morte che vive, la Vita che muore,
la Morte! La Morte! La Morte nel cuore!
La Morte ha danzato, la Morte civetta,
la Morte ti ha scelto, la Morte ti aspetta!
La Morte trionfante, la Morte gloriosa!
La Morte! La Morte! La Morte tua sposa!
Verrà la morte e a te che non sei niente
porgerà la mano, in mezzo all’altra gente…
…e tu sarai il primo, come vorrà la sorte,
a danzare con lei la danza della Morte!
Verrà la Morte, sarà la tua coscienza,
è stata tua compagna in tutta l’esistenza…
Verrà la Morte e taglierà il legame
così sottile e forte, così bello e infame!
La Morte che vive, la Vita che muore,
la Morte! La Morte! La Morte nel cuore!
La Morte! La Morte! La Morte furiosa!
La Morte trionfante! La Morte gloriosa!
La Morte bizzarra, la Morte normale,
la Morte che viene a lenire ogni male!
La Morte regina senza scettro e corona,
La Morte! La Morte! La Morte in persona!
La Morte, La Morte, dolcissima e amara,
la Morte che viene nella notte chiara.
La Morte schifosa, la Morte lasciva.
La Morte! La Morte! La Morte che arriva!
La Morte sicura, la Morte carogna,
La Morte che ha il muso di un topo di fogna.
La Morte ha danzato, la Morte tua sposa,
la Morte maligna, la Morte pietosa…