Bela Lugosi

Cinema e Fotografia

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 Si lo so, chi conosce il signor Lugosi penserà che questa foto non gli renda onore, avete ragione, è vecchio e con una terribile smorfia disegnata sul volto, ma volevo uno sfondo bianco… Ecco quest’altra foto sistema le cose, Bela Lugosi in tutta la sua eleganza e portamento, un conte, anzi il conte. Avevo già accennato a lui qualche settimana fa, ma diamine, oggi è Halloween.

Da dove incominciare? Si innanzitutto non parlerò del film del 1931, il Dracula per antonomasia, quello che ha creato l’immaginario collettivo di un conte con mantello e capello leccato all’indietro. E non parlerò neanche del film parodico del 1948 (Il cervello di Frankestein) dove il Lugosi reindossa il mantello del conte. Neanche una parola su Bela Lugosi persona, cinque matrimoni, morfinomane e depresso, della sua rivalità artistica con l’altro mostro Universal Boris Karlof e dei suoi ultimi anni quando malato e con problemi finanziari decide di collaborare con Ed Wood, colui che è definito “il peggior regista di tutti i tempi”. Non le vicende della sua morte, 1956 – attacco cardiaco – Hollywood, e neanche del fatto che sia stato seppellito con indosso il mantello di Dracula (no, non è un leggenda) e sopratutto non parlerò dell’incredibile influenza culturale che ha lasciato. Insomma non dirò un accidenti di niente. Neanche due parole su ciò che preferisco, quella bellissima aura classica, dove i mostri hanno un lato umano, dove i buon vecchi fantasmi urlano e se ne vanno in giro nelle notti buie e tempestose e niente più, dove Frankestein, l’uomo lupo, la mummia o il villain di turno son vagamente simpatici e non assassini-pazzi-psicopatici-fuggiti da manicomi criminali-figli di stupri-perpetuati da pedofili-in case costruite su vecchi cimiteri indiani-e alla fine si scopre i fantasmi sono solo nella loro testa. L’atmosfera è affascinante ed elegante, mai sangue e budella. I vampiri sono in frack e prima di ucciderti magari ti offrono pure un cognac, niente demoni e bambine inquietanti che parlano con i morti. Niente colpi di scena al cardiopalma. Solo il sano classicismo sempre in voga, il ronzio di sottofondo tipico delle vecchie pellicole, le luci misteriose del bianco e nero, il più classico del classico. Semplice, nostalgico e bellisismo. E con questo mio ridicolo cliclé del dire cose sostenendo di non dirle (l’avevo usato anche per Allin, son vergognoso) arrivo al fine ultimo di questo post, cioè dirvi di accendere il camino, trovarvi una vecchia radio in legno a fusibili da sintonizzare sugli anni 40 dove magari quacuno tipo Orson Welles legge racconti del terrore, e infine di godervi un

BUON (CLASSIC) HALLOWEEN!

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