Di quella volta che… Interrail!

Diari di Viaggio
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Faccia stanca e Mare del Nord

Altro diario di viaggio. Era il 2012 ed insieme alla ragazza dell’epoca decidemmo di intraprendere il tanto citato Interrail! Quelle che seguono sono le foto e gli appunti che presi durante e subito dopo il viaggio e questo è l’itinerario che in soli 10 giorni seguimmo:

Rimini – Milano
Milano – Ginevra
Ginevra – Parigi
Parigi – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Hook of Holland
Hook of Holland – Rotterdam
Rotterdam – Amsterdam
Amsterdam – Koln
Koln – Zurigo
Zurigo – Milano
Milano – Rimini

Ma effettivamente ci fermammo solo a Parigi, Londra ed Amsterdam.

 Abbiate pietà di me, avevo 22 anni e attraversavo il tipico periodo “giovane-eurosballato-farcito-di-postmodernismo-e-letteratura-americana-contemporanea” ci passano in molti. Che vergogna. Chi credevo di essere? Il nuovo Bret Ellis? E che stile di scrittura ridicolo… Fortuna che poi si cresce.

Prendete quello che segue con molta ironia. E’ del Gonzo Journalism fondamentalmente.

Buona lettura e buon viaggio!

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Sul traghetto per l’Olanda

Vi ha mai fluttuato in testa la bislacca idea di attraversare l’Europa in treno? Vi siete un mai chiesti cos’è un Interrail? Ecco, quello che segue fa al caso vostro, quello che segue è il resoconto di un Interrail, il mio. Dieci giorni tra Parigi, Londra e Amsterdam, poche ore di sonno e molto lavoro per fegato e quant’altro.

In queste righe troverete tutto ciò che vale la pena sapere sul cavalcare treni elettrici e sulla sostanziale decenza della cultura europea.

Mi raccomando, se avete già deciso di partire non dimenticate di prendere con vuoi un compagno di viaggio, possibilmente del sesso opposto al vostro. Nel mio caso ho volontariamente omesso quasi ogni riferimento alla mia splendida compagna di viaggio, non per mania di protagonismo, ma per praticità, se avessi parlato di lei sarei finto per trasformare questo resoconto in un monologo, quindi ho deciso di tralasciare da questi appunti la mia bella donzella.

Giusto per essere esaustivi, l’Interrail è un biglietto ferroviario con validità a-cazzo-duro, ovvero vi dà la possibilità di salire su ogni treno che vediate. Un altra nota importate è il danaro, immagino esista anche un modo economico di viaggiare, ma di certo non è il modo che seguimmo noi. Spendemmo cifre esorbitanti.

Punto ultimo, indipendentemente da ciò che ho scritto vi posso assicurare che fu un viaggio fantastico, che rifarei all’istante.

“Pesce, ti voglio bene e ti rispetto molto, ma ti avrò ammazzato prima che finisca questa giornata”

Una frase di Hemingway, tirata fuori da chissà quale assurdo contesto, letta in stato pietoso in quella giostra alcolica che è il venerdì notte, non ricordo e non m’importa. E non vedo come questo possa centrare qualcosa con Hunter Thompson, che sto leggendo e che a sua volta non c’entra niente con l’Interrail. I suoi viaggi, erano “un grossolano tributo fisico alle fantastiche possibilità di vita in questo paese” i mie no, nessun sogno americano, nessuna paura e nessun disgusto, niente fantastiche possibilità. Solo un sano ed onesto viaggio culturale, selvaggio e perverso in pieno stile europeo. Un vantaggio, questo si, essere nato nella vecchia Europa. A volte è un vero e proprio calcio in culo della sorte.

Ma citare personaggi bizzarri, vaneggiare ed evitate accuratamente un qualsiasi senso logico è solo il modo migliore per iniziare a raccontare questo viaggio, un racconto che si scrive da solo, nient’altro che una cavalcata priva di senso, illogica ed irragionevole, senza nessuna possibilità di comprensione, praticamente perfetta e senza dubbio inoppugnabile. Ora, tenendo sempre bene a mente che con un inizio vago niente è perfetto quanto un finale stupido e privo di senso, inizia l’avventura.

C’era poca gente quella sera al pub, nottata calma, niente domande e niente risposte. Niente stupide scimmie. Solo un paio di birre, due grossi zaini che ancora non sembravano pesare quanto dei dannati ippopotami, contanti, una Master Card magica quanto un folletto, sigarette ed il nostro temporaneo autista che ci avrebbe accompagnato alla stazione di Rimini.

All’una di notte eravamo li, il nostro treno non sarebbe partito prima delle 3:30. Che orari pessimi per prender treni.

Le partenze sono tutte uguali, solite attese, soliti esseri ignobili che solitamente abitano le solite stazioni e treni infiniti che scorrono lentamente in una leggerissima curva.

Nel nostro caso era presente pure una specie di vecchia, anche se vecchia non era, malefica e a mio avviso maledetta, se ne andava in giro per la stazione urlando al telefono “Morte! Ultimatum! Morte!” e diavolerie simili in una lingua a me non del tutto chiara.

Come descrivere quella leggera ma persistente sensazione di ribrezzo, pericolo e disgusto che mi correva lungo la schiena in sua presenza? Non saprei. Ci allontanammo rapidamente e la mia bella compagna di viaggio disse qualcosa del tipo –peccato che non ci sia più la persecuzione alle streghe– entrammo in un bar e pagammo una bottiglietta d’acqua un infinità, e poi, non so quanto dopo, finalmente arrivò il nostro putrido e scomodo treno delle 3:24.

Viaggio lungo, rumoroso e sobbalzante. Circondati da un infinità di biechi individui, un alba nebbiosa ci accolse a Milano.

Dopo l’attesa snervante a Rimini, il viaggio scomodo, ed il fatto che ancora non eravamo partiti ma era già più di un giorno che non dormivamo, finalmente la banderuola della fortuna o un capriccio di quella sgangherata bilancia che è il karma mi fece un piccolissimo regalo; la barista bellissima e antipatica che ci servì la colazione. Probabilmente non era antipatica ma solo indaffarata, alle 8 di lunedì mattina in stazione centrale a Milano i caffè di certo non si servono da soli, comunque era davvero affascinante. Grembiule nero, capelli raccolti, seno prosperoso e sguardo malizioso che lasciava intendere quale genere di indecenze spudorate, oscene ed immorali consumasse nella sua riservatezza… Ma in verità non era niente di più che una normalissima barista impegnata nel suo lavoro.

Facemmo scorta di sigarette e poi pagammo un euro a testa per andare al bagno, si era splendente come uno zaffiro, ma un euro per pisciare non è poi poco, fosse stato per me l’avrei fatta in un bidone…

Mentre ritornavamo ai binari per aspettare il nostro treno, ci passo davanti una barbona senza barba ma con dread naturali di immondizia, era coperta da solo una vestaglia che un tempo era stata azzurra ed emanava l’odore più terribile che abbia mai sentito, prima mi venne in mente la strega alla stazione di Rimini, poi pensai che in una società civile quale la nostra qualcuno dovrebbe aiutare gente in quelle condizioni, ma a giudicare dall’olezzo nessuno lo faceva. Finalmente arrivò il nostro treno per Ginevra, e dio del cielo era splendido, comodo e veloce! Viaggio tranquillo, niente da aggiungere.

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Londra

Svizzera, non credete a quello che dicono, la Svizzera è una merda. E ve lo dice uno che c’è passato di sfuggita in treno una volta e si è fermato per un paio di ore nelle nella stazione di Ginevra, che poi sarebbe Genevè, praticamente un esperto.

Svizzera terra neutrale di orologi a cucù e cioccolata, i presupposti sono ottimi per mandarla a-fare-in-culo e abbandonarla il prima possibile.

Solo una vittima della vita andrebbe in vacanza in svizzera. Già ce lo vedo, un tipino tutto ossa che lavora alle poste con una frigida moglie grassa ma non troppo, niente figli, e finalmente dopo un lungo anno di lavoro, dove il nostro eroe è stato sodomizzato ed umiliato giorno dopo giorno dal suo capo Mr.Spendor, le vacanze! Si, in Svizzera, dove con un po’ di fortuna verranno nuovamente sbeffeggiati e penetrati analmente da ogni negoziante, ristoratore, barista o cittadino comune del paese. Spenderanno cifre esorbitanti per sciocchezze inutili per poi tornarsene a casa, sicuramente in un piccolo appartamento all’ultimo piano di qualche grosso condomino, dove condivideranno la terrazza con grosse antenne delle telecomunicazioni che prima o poi li spediranno nella fossa per qualche relazione non ancora scientificamente chiara tra le dannate antenne e dei terribili tumori.

Una vacanza in svizzera, una vacanza da coglioni, mi pare di averlo già detto, no?

Anche noi ci prendemmo la nostra dose di vasellina nel di-dietro, ma abbandonammo quel maledetto stato neutrale in tempo. Era circa mezzogiorno e  la fame non mancava. Prendemmo una pizza, e dannata moneta, dannati franchi, non so ancora oggi quando spendemmo, probabilmente molto. Cinquanta franchi quanti sono?

Rovistando tra la montagna di scartoffie, dépliant e scontrini che ho previdentemente accumulato durante tutto il viaggio per poi cercare di ricostruirlo e tentare di descriverlo con un minino di serietà (cosa alquanto difficile) ecco cosa cita lo scontrino:

Hotel Le Montbrillant
Rou Montbrillant 2
1201 Geneve
Justficatif Client
Vente MasterCard
10.09.2012 13:33:35
Total EFT CHF: 50.20
SIX Payment Services

Pagai col bancomat e andammo via.

Avevamo viaggiato veloce, eravamo ancora al primo giorno ed avevamo già fatto discreti km, ma ancora non avevamo raggiunto la nostra bramata, temporanea e accogliente casa a Parigi.

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In treno, probabilmente in Svizzera

Ed ora il diretto Genevè-Parigi delle 14 e 30 partiva placido e silenzioso, buongiorno Francia.

Probabilmente se fossi arrivato in Francia con intenzioni li bellicose avrei avuto buone probabilità di conquistarla, è risaputo i francesi sono arrendevoli, e nessuna cazzo di bomba atomica avrebbe cambiato le cose. E’ palese, la Francia ha la bomba atomica per le stesse ragioni per cui un uomo con il pene piccolo ha una automobile costosa.

Eravamo in quella condizione comunemente chiamata “dritto” ovvero stato di veglia per più di 24 ore consecutive, senza averne la certezza, ma sospettandolo, sapevo che mi aspettavano lunghi giorni ed ancora più lunghe notti senza riposo, il sonno non era contemplato in un viaggio del genere, anzi non era proprio previsto. Il mio cervello era impostato sui giusti canoni, l’idea era di sfibrarsi e demolirsi nelle città e riposarsi durante i viaggi. Avrebbe funzionato? Era ovvio, no. Comunque riposai un oretta.

E poi, finalmente quella grande e bella prostituta d’altro borgo che è Parigi! Morale alle stelle, presto sarebbe arrivato del buon cibo nei nostri stomaci (non come l’obbrobriosa pizza svizzera) e un qualche bel posto dove sederci e apprezzare la vita tranquillamente.

Girammo come due pazzi per almeno un ora prima trovare l’hotel, devo dire che la metrò di Parigi è alquanto carente e mappe ed indicazioni non sono proprio il massimo. Ma alla fine lo trovammo.

Era un piccolissimo hotel in un affascinante quartiere. Entrammo nella hall, se cosi si può definire, era piccolissima e tappezzata di strani arnesi riconducibili alla marineria. Perché poi? A Parigi non c’è neanche il mare. Un’altra innegabile prova della depravazione francese…

Il tizio alla reception assomigliava incredibilmente ad Ahmadinejad. In ogni modo riuscimmo a farci dare una stanza, sistemammo gli zaini e passammo quello che rimaneva del giorno a fare l’amore.

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Materiale (trash-tattico) da viaggio

Poi uscimmo nella notte parigina in cerca di cibo, vino e divertimento. Per nostra fortuna alloggiavamo in un quartiere riccamente costellato da cafè, pub e locali notturni in generale. E dopo una più che rapida occhiata trovammo il nostro posto, il più adatto alle nostre esigente, forse addirittura il migliore locale della zona. Ecco lo scontrino:

Cafè Du Centre
57 Rou Montorgueil 75002 Paris
Tel:01.42.33.20.40
TABLE 31
1 Planche Cremiere 16.00 €
1 Cheesburger 14.50 €
1 28cl Bordeaux 9.10 €
1 J&B 8.00 €
TOTAL 47.70 €
Merci De Votrie Visite
Thank You
Votre Servitour: Ludovic

In verità qualsiasi posto sarebbe andato bene, dopo il viaggio eravamo stanchi e bramosi di divertirci, all’incirca come sarebbe stato per tutti i giorni seguenti, ed era perfetto.

Entrammo, mangiammo, bevemmo e scherzammo con un cameriere incredibilmente professionale. Poi forse piovve o forse no, non ricordo ed è possibile che sia successo in un altro tempo e in altro luogo del nostro viaggio. Alla fine pagammo e lasciammo una lauta mancia a Ludovic, il cameriere. Per qualche strano motivo iniziammo a spendere come se fossimo schifosamente ricchi, cosa assolutamente non vera.

Uscimmo e andammo alla ricerca di altri locali.

Rivedo in prima persona abbastanza chiaramente le vie di Parigi di notte, i bianchi e massicci palazzi, le piccole rotonde con bronzi equini rampanti con tanto di condottiero, la pioggia. Veramente stupendo, sembrava ci fossimo sono noi, silenzio, deserto, solo noi due e i marmi levigati neoclassici.

Ovviamente ciò era impossibile, Parigi conta 2 milioni di abitanti, ma un po per l’alcol un po per la pioggia (se veramente c’è stata?) che obbligava la gente a starsene all’interno dei locali  fu così!

Alla fine ce ne tornammo in albergo, facemmo l’amore e poi dormimmo.

L’indomani notammo una cosa che l’oscurità e la stanchezza del giorno precedente non ci aveva fatto notare, l’intero corridoio dell’hotel mancava di soffitto, solo cemento grezzo, fili elettrici e tubi e vista. Poco male, che importava.

Uscimmo e potemmo apprezzare la vitalità del quartiere dove ci trovavamo; bar pieni, barboni elemosinanti e gente con baguette (che assurdità, i francesi vanno veramente in giro con baguette sotto braccio?!). Facemmo colazione con il peggior cappuccino del mondo, servito in un bicchiere da cocktail con fondi di caffè per guarnizione ed una ottima brioche, tutto troppo costoso:

Pur Endrot
58 Rue Montorgueil
75002 Paris
Tel:01.42.36.36.43
Table 17
2 cappuccino 10.00 €
3 divers solide 3.00 €
TOTAL 13.00 €
mercredi 12.09.2012 – 10:11:01

E da li fino sera fu un susseguirsi di luoghi con un qualche interesse artistico, culturale e turistico. Ricostruendo dagli scontrini posso citare:

Notre Dame Tours
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Molta molta gente, molta fila. Ma ne è valsa la pena, Notre Dame è una bellissima cattedrale, ed dal l’alto si gode di una ottima vista su Parigi ed i suoi forse famosi comignoli. E poi come si può leggere nel biglietto era gratuito, come quasi tutte gli altri luoghi turistici per noi giovani cazzoni europei.

Pantheon
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Veramente bello, immenso e maestoso, a parer mio il più bel luogo che visitammo a Parigi. Visitammo anche la tomba, secondo me radioattiva, di Mariè Curiè al suo interno.

Sainte Chapelle
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Saint Chapelle, se non fosse stato per la pioggia che prendemmo mentre eravamo in fila e per l’interessante mendicante che vidi al suo esterno sarebbe stata una delusione totale, niente di più che un chiesa con una vetrata colorata. Moto meglio la cattedrale di Saint Esustace (se quello era il suo nome, non ricordo) che visitammo per caso, ce la trovammo davanti mentre cercavamo Notre Dame, bella alta e tetra, pochi turisti ed una sorta di piccola messa al suo interno.

Ed infine la Tour Eiffel, facemmo la prima parte a piedi, in quanto priva di fila, i ciccioni panzoni volevano tutti quanti usare l’ascensore a giudicare dalla calca.

Altri scontrini citano un “Mc Donald’s Paris Magenta” alle 13:51 dove a grandi linee spendemmo 19.35€ in schifezze, e un “Monop Gare de l’est” ovvero un supermercato dove alle 20:38:38 acquistammo alla modica cifra di 6.50€ una Heineken da 66, dei Cookies Toutchoco e un Cadum deo bil hypo. Strana spesa.

Tutto quanto il nostro soggiorno a Parigi mi risulta nebuloso ed incerto. Ricordo distrattamente i musei e le chiese, ricordo la Tour Eiffel, fatta fino dove possibile a piedi per evitare la lunga fila popolata da sub-turisti panzoni con macchina fotografica al collo e K-Way, ricordo la magnificenza del Pantheon ed un innumerevole quantità di colonne, archi gotici e merletti. Fummo pure fermati da una troupe di tv francese che per qualche motivo voleva intervistarci, gli dissi qualcosa tipo Je ne parle française ce ne andammo.

Restammo a Parigi per 4 giorni, sarebbero dovuti essere solo 3, ma giunto il momento di andare a Londra ci recammo troppo tardi in stazione per prendere il famoso Eurostar Parigi-Londra, esatto quello che sfreccia sotto la manica a 300km\h, e ci comunicarono che non c’erano più posti disponibili. Dopo una attena analisi dei fatti decidemmo di soggiornare un altro giorno a Parigi attendendo il prossimo treno il giorno seguente, prendemmo una stanza (Hotel Jarry) in quello che credo sia stato il quartiere più povero e malfamato della città e si rivelò essere un posto davvero affascinante.

Ci accaddero fatti molto interessanti nelle ultime 24 ore parigine, ma non ho la benché minima voglia di riportarli.

Considerazioni su Parigi? E’ una città di ubriachi, se non sei sbronzo come un cane non ti vogliono. E’ tutto il tutto abbastanza costoso. E nei quartieri più modaioli sub-human ridotti quasi a zero, pure i barboni hanno un certo stile. Durante un viaggio on the road attraverso il vecchio continente, culla della civiltà Europa, sfibrarsi, sfarsi e farsi detonare è indubbiamente un obbligo morale. Ma non prendete troppo seriamente quello che dico.

Londra. Arrivati a Londra le cose rapidamente si fecero più hardcore, in effetti non scrissi più niente. Ci furono, serate moleste, prenotazioni web che non funzionarono, lunghi viaggi fino le coste inglesi, whisky, musei, ostelli, treni, tram, traghetti, sbronze in mezzo al mare, e poi l’Olanda. Rotterdam, Amsterdam, bistecche di manzo, coffee shop, Zoo, team automobilisticI, zoccoli di legno, ice cream e poi ancora treni, albe gelide, Stazioni tedesche, Alpi, febbre, disgusto. E tanto altro.

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Londra, Serena e il dj del locale

L’unico appunto (davvero stupido) che presi in quei giorni fu questo:

Ore 10:35, probabilmente è sabato. Stavo riflettendo sul fatto che un viaggio del genere ti sconquassa dentro, bombardato culturalmente e distrutto fisicamente. Tre capitali europee in 10 giorni, migliaia di anni di storia, milioni di persone, lingue diverse, cibi diversi…

Cosa fare quando la mente funziona in modo strano ed improbabile, strani pensieri che chiaramente non comprendo pienamente. Ma scrivere svuota, libera almeno in parte l’intoppo celebrale. Grande casino, poche parole, molto tempo. Il tempo salva sempre i cervelli sotto vivida paranoia. 

E questo fu tutto. E fu divertente. Il viaggio si concluse a notte fonda del decimo giorno con la Serena febbricitante che vomitava dal finestrino dell’automobile di suo fratello a pochissimi km da casa. Il giusto finale direi.

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Amsterdam, ovviamente.

ENRICO ALEXANDER

2016

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