Trekking, monasteri e considerazioni random

Diari di Viaggio
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Io… e le Foreste Casentinesi

Dunque, qualche settimana fa feci un breve trekking di un paio di giorni nelle foreste Casentinesi. Da Badia Prataglia al Monastero di La Verna, e poi di nuovo a Badia Prataglia. Quello che segue, conoscete la formula, è il diario di viaggio che scrissi sul mio fido moleskine.

Vi avviso, questa volta è davvero solo un breve guazzabuglio di parole e idee dal senso vago e bizzarro. Parole senza bussola. Peggio che semplici appunti. Sconclusionate divagazioni. Si, davvero riprovevole da parte mia aver perso il lume nel raccontare cose, ma non m’importa più di tanto, lo posto comunque, buona lettura.

Oh e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ancora una volta al santuario. Tra i miei vari viaggi e l’infanzia cattolica fatta di campeggi parrocchiali, oramai ci sono stato diverse volte. Trekking quando mai rapido per arrivare qui. Sono partito circa alle 8:30 da Badia Prataglia e alle 14:00 e poco più ero arrivato. Davvero sorprendente. Credevo ci avrei messo messo molto di più. Che abbia inconsciamente fatto una strada più breve? Boh? Mi sono solo limitato a seguire le indicazioni lungo la via e interpretare la varia segnaletica, prima il sentiero CAI 073 poi lo 070 e infine lo 053. Inoltre questo weekend c’è una tappa al Campionato del Mondo di trial running da queste parti, e le indicazioni del percorso erano, a quanto pare, le stesse che mi hanno condotto qui a La Verna.

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I miei appunti “cartografici”

Ora veniamo a noi; mentre camminavo ho pensato prevalentemente alla mia formazione BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella. C’è poco da dire, si, sono stati i miei riferimenti culturali adolescenziali e post-adolescenziali. E quindi? E quindi niente.

Ho pensato anche che devo e voglio continuare a scrivere dei miei viaggi. Anche perché più passano gli anni, più per forza di cose i miei viaggi non potranno più avere un certo tipo di stampo. Anzi, se tutto va come deve andare, nel prossimo futuro cambieranno un po’ di cose, parafrasandomi da solo direi che “metter su famiglia è l’obbiettivo minimo richiesto in questo gioco”. Nel bene o nel male, è giusto che succeda, e ne sarò molto felice.

Poi altre due cose, veramente di poco conto, che ho pensato; uno, certe salite è meglio fare in discesa (che può vuol dire tutto e niente). E due, Facebook si può considerare un retaggio degli anni 10, roba vecchia che va superata. E spero di non sbagliarmi. Facebook, mostro ostico come l’idra di Lerna, io mi sono cancellato da qualche mese ma le sue innumerevoli teste continuano a ricrescere perseguitandomi. E non è una metafora, il fatto è che tante cose si basano su account fb…

Ah sì, e voglio finire quel dannato Alcolcrazia (ovvero il libro che sto scrivendo da sempre-sempre-sempre, nient’altro che un piatto misto a base di rabbia e scritti adolescenziali. A tempo debito ve ne parlerò qui su guignolesco). Che poi, a ripensarci, mi sembrano tutte sciocchezze. Ho la sensazione che perdere tempo a pensare (e a scrivere) del background a base di album dei Killers, viaggi senza senso in giro per l’Europa, sbornie e quant’altro, sia un tornare indietro. Concetti superati. Feci altro dopo, il mio période ascétique tra Santiago e San Francesco e tutto ciò che ne conseguì è lo step successivo. Forse anch’esso già evoluto in una decadenza di fondo da vecchia nobiltà, che comunque non ho. Oppure in uno spiazzante normcore. Ma perché dovrei impuntarmi proprio sul passato?

Ma forse, in fin dei conti, è sempre la stessa storia: chi vi scrive è un preparato a base di diavolo e acquasanta con una buona dose di cultura generale e una spolverata di pop.

Ah, una cosa importantissima; il sentiero CAI 053, cioè quello che da Rimbocchi giunge al La Verna. È qualcosa di fantastico! In particolar modo il tratto finale proprio prima e sotto il monte santo. Una foresta stupenda, molto probabilmente una delle più belle che abbia mai visto in vita mia (insieme quelle galiziane?). Alberi secolari che svettano a quaranta e forse più metri da terra. Massi enormi ricoperti di muschio, come se fossero stati scagliati dagli Dei in un’epoca lontana. Un sottobosco verde e pulito. Tutto davvero fantastico, da tenere a mente.

Sarà che sto leggendo quel libro, City si chiama, ventimila anni di fantascienza, Villa Webster che è abitata per millenni… Ho notato una cosa, e non da poco conto, qui al monastero le cose sono fatte per durare. Non c’è plastica o materiali leggeri di qualsiasi genere. Tutto, fino all’ultimo tombino-ringhiera-grondaia-gradino-tegola-vite-e altro è fatto per affrontare i secoli. Acciaio massiccio o pietra verginale, il materiale più leggero che ho visto sono travi di legno massello spesse decine e decine di centimetri. Questo sì che vuol dire costruire. Figuratevi, i tombini di scolo dell’acqua piovana sono fatti con barre di acciaio speciale per edilizia spesse 4 centimetri e saldate tra loro! Un tombino così, oltre a pesare un’enormità, può durare millenni. Non secoli, millenni.

Ecco mentre leggevo questo libro, City, mi chiedevo che aspetto potesse avere una casa millenaria. Il santuario di La Verna ha circa 800 anni e non li sente minimamente. I francescani sono stati previdenti, tipico della Chiesa Romana, non hanno fretta, loro rimarranno, li ammiro molto per questo. Il monastero di Camaldoli, non troppo lontano da qui, credo ne abbia 1000, o giù di li, di anni.

Mille primavere e mille inverni e mille estati. Quante vite.

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A casa, pronto per partire

Ho anche un paio di appunti molto importanti per il prossimo viaggio: anche se parto per un’escursione brevissima e per giunta d’estate, devo sempre mettere nello zaino dei pantaloni lunghi. Altra cosa è che devo sempre portare con me è qualcosa da leggere.

E mannaggia a me ho freddo alle gambe e non ho niente da leggere. Non che le due cose siano conseguenti.

Altro piccolo memorandum: nella foresteria del monastero, il pasto del pellegrino compreso nel prezzo è in realtà una cena infinita. Continuavano a portare cibo. Anche troppo. Sono davvero esageratamente pieno per dormire.

E, poi, qui nel dormitorio, tutti parlano del Cammino di Santiago, e io di conseguenza sto pensando fatto che Santiago effettivamente rimane il più bel viaggio che abbia mai fatto. Fino ad ora.

Oggi, nel viaggio di ritorno, finalmente mi sono reso conto e mi sono ricordato che si, tutte quelle cazzate alla BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella di cui parlavo ieri, sono davvero cose inutili superate. Mi son detto: Enrico, per esempio, ricordati del ritorno da Berlino. Ricordati di quanto fu pessimo. Fanne tesoro, ricordatene per il futuro.

E allora via a vele spiegate verso il futuro, motori alimentati a nitrometano che si scagliano contro il destino. Vento in faccia e poche pugnette, come dicono dalle mie parti.

Ah si, e devo organizzarmi per un altro trekking a Luglio, un bel percorso ad anello, sempre qui sull’appennino, ring around the rosey, ho pure le ferie.

ENRICO ALEXANDER

Il Dylan Dog di Sclavi & La Ballata della Morte

Manuale del Pulp
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I primi due numeri del Dylan Dog di Sclavi

Volevo scrivere questo piccolo post prima, ma non ho avuto tempo, quindi lo faccio ora, in concomitanza con l’uscita (fra qualche giorno) del secondo numero di Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi.

Veniamo a noi, circa un mese fa è appunto uscita una nuova collana di Dylan Dog, in soldoni si tratta di una ristampa in formato lussuoso di tutte le storie scritte dal geniale (e comunemente noto come uomo tormentato) Tiziano Sclavi. E credetemi è fantastica. L’edizione di cui avevamo bisogno, o di cui io almeno avevo bisogno.

Tralasciando il formato maggiorato, le bellissime copertine inedite disegnate da Gigi Cavenago, l’ottima qualità della carta, la stupenda colorazione in stile horror 50’s (mi ricorda i dischi dei Misfits…), le introduzioni di Roberto Recchioni (RRobe per gli amici) arricchite da disegni inediti, le interviste di Marco Nucci (che purtroppo non so chi sia, ho cercato sull’internet senza successo ma su cui tornerò alla fine del post) e soprattutto il fantastico odore che emano le pagine… rimangono le storie più belle di Dylan Dog. Quelle che piacciono a tutti, quelle pulp, quelle freak, quelle con quel fascino 80’s, quelle che sembrano uscite da un pezzo dei Ramones, quelle ricche di rifermenti culturali da subcultura, quelle che sono diventate riferimenti culturali esse stesse, quelle crude, e infine quelle dove i mostri siamo noi.

Dai infondo l’abbiamo sentita tutti la trita e ritrita tiritera “bello Dylan Dog, ma solo i primi 100 numeri” ecco ora esiste una collezione apposita. Bravo RRobe.

La prima storia (uscita a maggio) èAttraverso lo specchio. Storia stupenda, che ve lo dico a fare.

Ma la cosa che in assoluto mi ha colpito di più è l’introduzione “il mese in cui il Ciccio morì” di Marco Nucci. Vi giuro, me la sono letta comodamente seduto sulla mia poltrona mentre fumavo Winston, e senza neanche accorgermene sono stato catapulto un’atmosfera che purtroppo non so descrivere, dai quell’atmosfera, dai sapete di quale atmosfera parlo, si se avete tra i 25 e 35 anni lo sapete. L’unico modo in cui mi riesce di descriverla è “infanzia-estate-horror-anni 90-curiosità-caldo”. Ora dopo questa mia sciochezza, che forse ha senso solo per me, vi lascio con “la ballata della morte” l’arcinota filastrocca di Sclavi presente appunto in Attraverso lo specchio.

Chi è colui così gagliardo e forte
che possa vivere senza poi morire
E da colei ch’è tutto, Madonna Morte,
l’anima sua possa far fuggire?
La Morte schifosa, la Morte lasciva!
La Morte! La Morte! La Morte che arriva!
La Morte, la Morte, dolcissima e amara,
la Morte che avanza nella notte chiara.
La Morte di pietra, la Morte di neve
la Morte che arriva con passo lieve.
La Morte che dona, la Morte che prende,
la Morte che ruba, la Morte che rende,
la Morte che passa, la Morte che sta,
la Morte che viene, la Morte che va.
La Morte che arriva con il suo dolore,
e avvolge ogni cosa con il suo fulgore.
La Morte regina senza scettro e corona,
La Morte! La Morte! La Morte in persona!
La Morte! La Morte! La Morte furiosa,
la Morte maligna, la Morte pietosa,
la Morte sicura, la Morte carogna,
la Morte che ha il muso di un topo di fogna.
Verrà la Morte e i tuoi occhi avrà
e la bellezza tua, vanità di vanità…
Verrà la Morte e porterà con sé
tutto il tuo impero, tutto, insieme a te…
Verrà la Morte e taglierà il legame
così sottile e forte, così bello e infame…
Verrà la Morte, sarà la tua coscienza,
è stata tua compagna in tutta l’esistenza…
Verrà la Morte, e a te che non sei niente
porgerà la mano, in mezzo all’altra gente…
…e tu sarai il primo, come vorrà la sorte,
a danzare con lei la danza della Morte!
La Morte bizzarra, la Morte normale,
la Morte che viene a lenire ogni male
la Morte che vive, la Vita che muore,
la Morte! La Morte! La Morte nel cuore!
La Morte ha danzato, la Morte civetta,
la Morte ti ha scelto, la Morte ti aspetta!
La Morte trionfante, la Morte gloriosa!
La Morte! La Morte! La Morte tua sposa!
Verrà la morte e a te che non sei niente
porgerà la mano, in mezzo all’altra gente…
…e tu sarai il primo, come vorrà la sorte,
a danzare con lei la danza della Morte!
Verrà la Morte, sarà la tua coscienza,
è stata tua compagna in tutta l’esistenza…
Verrà la Morte e taglierà il legame
così sottile e forte, così bello e infame!
La Morte che vive, la Vita che muore,
la Morte! La Morte! La Morte nel cuore!
La Morte! La Morte! La Morte furiosa!
La Morte trionfante! La Morte gloriosa!
La Morte bizzarra, la Morte normale,
la Morte che viene a lenire ogni male!
La Morte regina senza scettro e corona,
La Morte! La Morte! La Morte in persona!
La Morte, La Morte, dolcissima e amara,
la Morte che viene nella notte chiara.
La Morte schifosa, la Morte lasciva.
La Morte! La Morte! La Morte che arriva!
La Morte sicura, la Morte carogna,
La Morte che ha il muso di un topo di fogna.
La Morte ha danzato, la Morte tua sposa,
la Morte maligna, la Morte pietosa…

Il Bandito e il Campione

Manuale del Pulp

Mi sono innamorato di questa canzone, anzi di questa storia.

Nell’Italia di quasi un secolo fa, la vera storia di Sante Pollastri e Costante Girardengo.

Uno un bandito, l’altro un campione.

Pollastri Girardengo

Pollastri e Girardengo

È puro, superbo, romanticismo.

Se non la conoscete ascoltatela. E andate a leggervi la loro storia.

Non ho altro da aggiungere, volevo solo segnalarvi una storia che mi ha quasi commosso.

…chissà se fu davvero il campione a tradire il bandito?

Due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta
un’unica passione per la bicicletta
un incrocio di destini in una strana storia
di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
una storia d’altri tempi, di prima del motore
quando si correva per rabbia o per amore
ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
e chi sarà il campione già si capisce
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è dietro a quella curva, è sempre più distante.
E dietro alla curva del tempo che vola
c’è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola
se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale
Sante il bandito ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche e lo sa la questura
Sante il bandito mette proprio paura
e non servono le taglie e non basta il coraggio
Sante il bandito ha troppo vantaggio.
Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la Legge.
Ma un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
e ti fece cadere la tua grande passione
di aspettare l’arrivo dell’amico campione
quel traguardo volante ti vide in manette
brillavano al sole come due biciclette
Sante Pollastri il tuo Giro è finito
e già si racconta che qualcuno ha tradito.
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è sempre più lontano, è sempre più distante
sempre più lontano, sempre più distante…
Vai Girardengo, non si vede più Sante
Sempre più lontano, sempre più distante…

 

Terrore e puzza di morte a 56k

Manuale del Pulp

Sono un paio di mesi che non mi faccio sentire, vogliate scusarmi, mi è mancato il tempo materiale per scrivere, ma tornerò.

Nel frattempo vi lascio un brevissimo mio ricordo e una singola immagine che per molti ha voluto dire terrore.

Si, forse è post un po macabro, ma comunque di un certo fascino.

Veniamo a noi: se anche voi eravate dodicenni curiosi che, gli albori del web, si sono imbattuti in un passaparola, una voce di corridoio, un sussurro a proposito di un certo sito davvero particolare, e poi sul loro fido Internet Explorer hanno digitato quelle poche lettere “r-o-t-t-e-n” sapete di che genere di terrore parlo.

E badate bene voi che per una questione anagrafica non potete ricordare quell’epoca dell’internet, erano i primissimi anni 2000 ma era tutto parecchio diverso da ora, vedere certe cose poteva essere davvero un’esperienza destabilizzante.

Non esisteva Youtube, non esistevano social, non esistevano smartphone e Google era solo un neonato.

L’unico sangue visto era quello in bianco e nero sui libri storia.

Ricordo ancora il giorno che capitai su quel sito, dal disgusto mi sembrava di sentire l’odore di carne putrefatta e sangue aleggiare nella mia cameretta mentre le immagini si mostravano al lento ritmo del 56k.

E vi giuro che quell’odore lo sentivo davvero e me lo ricordo ancora.

Personalmente credo di aver smesso di essere un bambino quel giorno.

Passarono quasi 10 anni prima che ebbi il coraggio di ridigitare “r-o-t-t-e-n”.

Ed ecco l’immagine: il logo di rotten.com, mai cambiato di una virgola dal 1996 ad oggi.

…e lo so che vi spaventa ancora.

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“When hell is full, the dead shall walk the Earth”

Da Vinci’s Pulp

Manuale del Pulp

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coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squartati e scorticati…”

Recentemente mi è capitato tra le mani un vecchio libricino su (anzi, di) Leonardo Da Vinci, nient’altro che una bella raccolta dei vari appunti del maestro divisi per argomenti, dall’ingegneria alle fiabe, alla biologia, all’umorismo e ovviamente l’anatomia. Bene, in questo libro (se vi capita leggetelo) a tratti ci ho trovato anche del vero Pulp, qualcosa che va nozze con lo spirito di questo blog, dell’autentico Guignolesco!

Eccovene un breve estratto. E’ un Leonardo intento ad indagare la morte per scoprire i segreti della vita. Ma prima fate un piccolo sforzo, immaginatevi la situazione, siamo nel 1500 e il grande genio è solo nel suo studio, intento a sezionare cadaveri con grossolani strumenti alla luce di una candela…

E tu, che di’ esser meglio il vedere fare la notomia che vedere tali disegni, diresti bene, se fussi possibile veder tutte queste cose, che in tal disegni si dimostrano in una sola figura; nella quale, con tutto il tuo ingegno, non vedrai e non arai la notizia se non d’alquante poche vene; delle quali io, per averne vera e piena notizia, ho disfatti più di dieci corpi umani, destruggendo ogni altri membri, consumando con minutissime particule tutta la carne che dintorno a esse vene si trovava, sanza insanguinarle, se non d’insensibile insanguinamento delle vene capillare. E un sol corpo non bastava a tanto tempo, che bisognava procedere di mano in mano in tanti corpi, che si finissi la intera cognizione; la qual ripricai due volte per vedere le differenzie. E se tu arai l’amore a tal cosa, tu sarai forse impedito dallo stomaco; e se questo non ti impedisce, tu sarai forse impedito dalla paura coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squartati e scorticati e spaventevoli a vederli; e se questo non t’impedisce, forse ti mancherà il disegno bono, il qual s’appartiene a tal figurazione. E se tu arai il disegno, e’ non sarà accompagnato dalla prespettiva; e se sarà accompagnato, e’ ti mancherà l’ordine delle dimostrazion geometriche e l’ordine delle calculazion delle forze e valimento de’ muscoli; o forse ti mancherà la pazienza, che tu non sarai diligente.

ENRICO ALEXANDER

CIBERNETICA

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Visto che il transumanesimo ci fotterà e che siamo inesorabilmente destinati all’estinzione, fatevi trovare pronti.

Ecco qui un disco e un libro che ho trovato incredibilmente moderni.

Spero li apprezzerete quanto me.

Il disco è “ELECTROSPECTIVE” una raccolta di vari artisti piu o meno elettronici pubblicato da EMI nel 2012. Ecco il link Spotyfi:

E il libro è “LA POESIA CONTEMPORANEA 1945/1972” del 1973 di Bruno Basile pubblicato da Sansoni. Dentro ci troverete cose abbastanza malate. Ecco la foto della mia copia che ho acquistato ad una fiera d’antiquariato e cianfrusaglie varie:

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ENRICO ALEXANDER

14 quadri che mi hanno (quasi) cambiato la vita

Manuale del Pulp

Probabilmente di arte ne so quanto un bonobo dell’Africa occidentale ne sa di motori a turbogetto aeronautici, ma non sarà certo questo a dissuadermi nello scrivere un post sul tema. Invoco già da ora il perdono e la comprensione di San Sgarbi e San Philippe Daverio, e anche la compassione e la pietà di tutti i laureati in storia dell’arte (e simili) che leggeranno questo post.

Ora, tralasciando le mie considerazioni sceniche (le folle amano gli ignoranti che parlano a random) ecco quattordici quadri che in diversa misura mi hanno ossessionato, quattordici quadri che amo e che spero apprezzerete anche voi. Come al solito ogni immagine sarà accompagnata da qualche riga dove vaneggerò sconclusionaggini, con molta leggerezza e ironia. Spero vi interesserete a questi dipinti e spero che sarete contenti quanto me nel guardarli, tutt’al più spero di strapparvi un sorriso.

P.S: Per gli amanti della nicchia sarà una delusione, sono tutti quadri famosissimi eccetto uno.

P.P.S: Non è che questi quadri mi abbiano effettivamente cambiato la vita, ma dopo il post “12 libri che mi hanno quasi cambiato la vita” non potevo chiamarlo altrimenti.

ARNOLD BOCKLIN – ISLE OF THE DEAD (1883-1886)

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L’isola dei morti, chissà cosa si nasconde all’ombra di quei cipressi, chissà cosa si cela in quei sepolcri scavati nella pietra, chissà come deve essere l’eternità da quelle parti. Amo ogni singola pennellata di questo quadro, amo i suoi misteri e la sua cupezza. Bocklin ne dipinse 5 versioni, quella che vedete qui è la terza, a mio parere la più bella insieme alla quinta. La quarta si trovava nell’ufficio personale di Hitler, si dice che egli lo apprezzasse molto, purtroppo quella versione andò distrutta. Bocklin inoltre dipinse anche un’isola dei vivi.

WILLIAM BOUGUEREAU – DANTE E VIRGILIO (1850)

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Le luci cupe e rossastre, i muscoli contratti, il ginocchio piantato nella schiena, il morso alla giugulare, le dita che artigliano il costato, il polso stritolato, il pallore dei corpi, il demone che ride beffardo, Dante e Virgilio intimoriti che quasi si abbraccino, i disperati sullo sfondo e il moribondo a terra con i pugni chiusi che mi immagino tremante. Come si fa a non apprezzare tanta audacia e crudezza. E poi si sa, la dannazione attira sempre.

JOHN COLLIER – LILITH (1892) 

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Proprio sopra dicevo che la dannazione attira sempre… Questa è Lilith e anche se non lo sembra è un demone. Se mi tentasse non resisterei un minuto, anzi accetterei di buon grado la dannazione eterna per del sesso con lei. E’ perfetta, è maledettamente intrigante, ne sono rapito.

GIORGIO DE CHIRICO – LE MUSE INQUIETANTI (1917)

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De Chirico è il mio pittore preferito e ci sarebbero cosi tante cose da dire sulla sua arte, sulla Metafisica e sulle muse inquietanti, ma sarò sintetico. La luce e le ombre in disaccordo, il piano inclinato, scatole e oggetti misteriosi e impossibili, manichini inquietanti e privi di senso, questo è il mio mondo ideale. Io amo amo amo la realtà di confine, la metafisica, l’ignoto, il privo di senso, desidero perdermi in dimensioni parallele incollate sull’altro lato dello spaziotempo. De Chirico riesce a rappresentare l’altra faccia della realtà e io sono fermamente convinto che quei luoghi esitano, quella realtà esista, e sono anche sicuro che in quei luoghi la dimensione temporale sia completamente diversa dalla nostra. In definitiva un brodo di fisica, metafisica e deliri.

GIORGIO DE CHIRICO – RITRATTO DI APOLLINAIRE (1914)

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Anche qui vale tutto ciò che ho scritto sopra. E vi do pure la ciliegina sulla torta, pare che questo sia stato un quadro premonitore, ora vi spiego: questo è un ritratto che De Chirico dipinse per l’amico Apollinaire, la sagoma nera sollo sfondo è proprio Apollinaire ed è dipinto come sagoma da tiro a segno, il centro del bersaglio è alla sua tempia. Quello sotto è De Chirico, porta gli occhiali neri da cieco, è un veggente. Bene, pochi anni dopo (in guerra) Apollinaire in un certo senso diventò davvero come un bersaglio del tiro a segno e morì proprio per un colpo alla tempia.

GIUSEPPE ARCIMBOLDO – IL LIBRARIO (1566)

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Questo quadro mi riporta alla mente bei ricordi, mi riporta alla mente la mia infanzia. Ricordo che era presente nel libro di italiano delle elementari, probabilmente messo li un po per caso sotto una qualche semplice poesia. Io passavo le ore a fissare quell’immagine, un essere fatto da vecchi libri che se ne veniva fuori da dietro una tenda era per la mia fervida immaginazione meglio di qualsiasi videogioco, era a dir poco fantastico. Dannazione è un essere fatto di libri dietro una tenda! Esiste qualcosa di più figo?! Spero afferiate anche voi la grandiosità di questa cosa!

MICHELANGELO MERISI – GIUDITTA E OLOFERNE (1599)

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Caravaggio è figo a priori. Una vita spericolata e la più alta tecnica pittorica mai raggiunta da uomo o donna nella storia dell’umanità. Il migliore. Non credo ci sia bisogno di spender parole su di lui tanto vincerebbe a mani basse.

CARLO CARRA’ – LA MUSA METAFISICA (1917)

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Altro pezzo da novanta, Carlo Carrà e la sua metafisica. Questo forse è il dipinto che amo di più in assoluto. Me ne innamorai a 12 – 13 anni, ricordo che era presente nel libro d’arte delle scuole medie e io ovviamente al posto di seguire le lezioni (ho sempre avuto un pessimo rapporto con la scuola) fantasticavo su questo dipinto. E’ stupendo, mi ricorda qualcosa di ancestrale, qualcosa di remoto ma familiare, qualcosa dietro l’angolo o dall’altra parte della parete o sotto il velo. Il tempo li è fermo e l’uomo non esiste, ma è una realtà tangibile ed è fatta di materia. E non so, mi fa pensare ad una soffitta ultradimensionale.

RENE’ MAGRITTE – LA LAMPE PHILOSOPHIQUE (1936)

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Un quadro che parla da solo.

RENE’ MAGRITTE – THE SON OF A MAN (1964)

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Assurdo e impossibile, lo trovo un quadro disturbante e lo amo proprio per questo. Mi trasmette quasi disagio, quasi inquietudine.

“Ebbene, qui abbiamo qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile.” Renè Magritte a proposito del Figlio dell’uomo

SALVADOR DALI’ – CRISTO DE SAN JUAN DE LA CRUZ (1951)

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Dalì mi sta un leggermente antipatico, ma dal punto di vista artistico era sicuramente geniale. Certo, sono dell’idea che il surrealismo non sia puro e assoluto come la metafisica, ma questa è un altra storia… Nel Cristo di San Giovanni è la prospettiva a mandarmi fuori di testa, a dir poco allucinante e ipnotica, fantastica. La mia personalissima idea abbia è che abbia a che fare con un ipercubo, una dimensione spaziale in più, già usata altre volte da Dalì.

SALVADOR DALI’ – LA PERSISTENCIA DE LA MEMORIA (1931)

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BOOOM! E’ la mia testa che esplode fiammeggiando sparpagliando grumi di cervello un po ovunque mentre osservo “la persistenza della memoria”.

WILLIAM BLAKE – THE NUMBER OF THE BEAST IS 666 (1805)

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Non lo trovo particolarmente interessante come quadro, inizialmente non volevo nemmeno metterlo… L’unica cosa degna di nota a riguardo è che una volta sognai di essere al cospetto di quel demone (credo sia Satana in persona) e nel sogno egli mi spiego per quale motivo avesse tre teste e l’utilità del suo bastone, in oltre mi disse di aver anche dei guanti bianchi… Ma questa è un altra storia, magari un giorno ne scriverò.

G.MOSCO – GRU CORONATE (?)

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Mi scuso per la foto di bassa qualità, l’ho scattata io. Questo quadro è diverso da tutti gli altri, questo quadro si trova a casa mia e c’è sempre stato da quando io ho memoria. Non so molto a proposito, mio padre mi disse che glielo regalò un suo amico pittore molti anni addietro. Ci sono affezionato, trovo che sia bello e mi piace molto osservarlo. Sul retro sta così scritto:

“Gru coronate. A Roberto per buon ricordo.”

ENRICO ALEXANDER N.

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