Terrore e puzza di morte a 56k

Manuale del Pulp

Sono un paio di mesi che non mi faccio sentire, vogliate scusarmi, mi è mancato il tempo materiale per scrivere, ma tornerò.

Nel frattempo vi lascio un brevissimo mio ricordo e una singola immagine che per molti ha voluto dire terrore.

Si, forse è post un po macabro, ma comunque di un certo fascino.

Veniamo a noi: se anche voi eravate dodicenni curiosi che, gli albori del web, si sono imbattuti in un passaparola, una voce di corridoio, un sussurro a proposito di un certo sito davvero particolare, e poi sul loro fido Internet Explorer hanno digitato quelle poche lettere “r-o-t-t-e-n” sapete di che genere di terrore parlo.

E badate bene voi che per una questione anagrafica non potete ricordare quell’epoca dell’internet, erano i primissimi anni 2000 ma era tutto parecchio diverso da ora, vedere certe cose poteva essere davvero un’esperienza destabilizzante.

Non esisteva Youtube, non esistevano social, non esistevano smartphone e Google era solo un neonato.

L’unico sangue visto era quello in bianco e nero sui libri storia.

Ricordo ancora il giorno che capitai su quel sito, dal disgusto mi sembrava di sentire l’odore di carne putrefatta e sangue aleggiare nella mia cameretta mentre le immagini si mostravano al lento ritmo del 56k.

E vi giuro che quell’odore lo sentivo davvero e me lo ricordo ancora.

Personalmente credo di aver smesso di essere un bambino quel giorno.

Passarono quasi 10 anni prima che ebbi il coraggio di ridigitare “r-o-t-t-e-n”.

Ed ecco l’immagine: il logo di rotten.com, mai cambiato di una virgola dal 1996 ad oggi.

…e lo so che vi spaventa ancora.

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“When hell is full, the dead shall walk the Earth”

1987: hacker analogici e orrore ultradimensionale

Manuale del Pulp

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Non ho voglia di spiegare un bel niente, dovrei dilungarmi troppo per rendere la bellezza di tutto ciò… Solo guardatevi questi due video! Poi, se vi va, andate a cercarvi la storia. Qui e qui se ne parla.

Per quel che mi riguarda, questa è una delle vicende più fighe di cui io abbia mai sentito parlare. E questi video sono un vero capolavoro. Ci sono tutti gli ingredienti giusti, sembra una cosa uscita da un fumetto di Dylan Dog o da un album dei Ramones. Che spettacolo!

Queste sono il genere di cose che incarnano il vero spirito di questo blog!

Di quella volta che distrussi Internet…

Manuale del Pulp

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Se l’attuale Internet venisse distrutto e poi rimpiazzato da una sorta di paleoweb idiota a 56k sarebbe meglio per tutti. Niente più video, niente più social, niente più app. Solo una infinita, e con infinita intendo l’horror vacui più assoluto, distesa di chatroom, pagine Word, colori sgargianti, videogames sotto forma di avventure grafiche, text forum, glitter a cascata, gif a bassissima risoluzione e fotografie scannerizzate.

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Un luogo così vasto da sembrare praticamente disabitato, qualcosa tipo 10100  volte l’attuale web. Un Internet lobotomizzato e poi srotolato bit a bit. Un bellissimo incubo.

Perché tutto ciò? Perché non ho nessuna voglia di scrivere altro se non bellissime visioni distopiche; e poi perché vi consiglio di leggere questo articolo di Motherboard che le rappresenta in pieno. E’ una storia affascinate e Terry Davis, il suo protagonista, starebbe al vertice di tutta la faccenda di cui ho scritto sopra, sarebbe il padre ideologico o perché no il messia di questo vecchio-nuovo-internet.

photo (1)

Poi, se vi va, potete anche dare un’occhiata al mio piccolo contributo alla causa e andare su Archivi Weasel, un blog sul pezzo che mando avanti con due vecchi amici. E in fine fatevi un giro su Archivio Weasel (con la O) che è il vero cuore di tutta la faccenda, il punto fondamentale di tutto quanto, di me, di voi, degli Archivi Weasel, di Terry Davis, di Internet, della distopia…

E se alla fine non capirete il senso di tutto ciò, non preoccupatevi, forse non c’è proprio niente da capire.

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 ∎

ENRICO ALEXANDER N.

2016

CONTROCULTURA

Manuale del Pulp
FCbTdgq

Artwork  Vladimir Manyuhin

Sono dell’idea che…

Non dobbiamo farci distrarre. Buona parte della nostra vita è composta da cazzate inutili; vizi, mode, stereotipi, informazioni superflue, beni inservibili… Siamo così accecati e assuefatti da non rendercene neanche conto. La norma è sprecare le nostre uniche e irripetibili vite, è la norma buttare nel cesso le nostre esistenze.

E invece dobbiamo dare uno scopo alle nostre esistenze, dobbiamo lasciare il segno, dobbiamo creare e distruggere, dobbiamo lavorare per l’evoluzione (o per l’involuzione), dobbiamo piegare la realtà al nostro volere. Dobbiamo essere noi a prendere il timone e non farci trasportare dagli eventi fino al letto di morte. Dominare la vita e gli eventi.

Può sembrare un concetto nebuloso e pieno di controsensi ma in realtà non lo è, anzi è semplicissimo.

E’ una controcultura, e ha i suoi principi e i suoi obbiettivi.

Dovrete fare un balzo di fantasia notevole e mi rendo conto che tutto ciò possa sembrare un delirio, ma tutto sommato fare balzi di fantasia non ha mai fatto male a nessuno, fantasticare non nuoce.

Per il momento è solo una bozza che necessita ancora di modifiche, ma è estremamente semplice, basilare e immediato, ne abbiamo già i televisori e la rete piena di persone che costruiscono sovrastrutture, idee macchinose e concetti artificiosi, è un modo di fare obsoleto e controproducente. Sono 6 punti, ognuno di essi è seguito da una piccola spiegazione.

1. Noi ci dedichiamo ad ogni forma d’arte e di bellezza, sia come consumatori che come produttori.

(Ovvero i nostri sforzi devono essere rivolti alla creazione e al consumo del bello: musica, letteratura, cinema, pittura, scultura, architettura e quant’altro. Così che le nostre vite una volta giunte al termine avranno avuto un senso.)

2. Noi coltiviamo i nostri corpi.

(Ovvero dobbiamo dare alle nostre menti involucri il più possibile forti, atletici, sani, invulnerabili, belli e famelici. Ma senza l’obbligo di negarci piaceri. Pensate alla visione ellenica del corpo umano.)

3. Noi coltiviamo le nostre menti.

(Ovvero dobbiamo apprendere ed elevarci ad un livello culturale superiore, potenziare le nostre capacità intellettive e allargare i nostri orizzonti. In ogni campo del sapere. Noi siamo per il progresso scientifico e culturale. Se tutti ci impegniamo in questo esso accelera.)

4. Noi coltiviamo i più alti valori morali.

(Ovvero empatia, altruismo, generosità, condivisone… Questo ci differenzia dai sub-umani di cui è pieno il mondo. Pensate ai concetti del buddismo.)

5. Noi siamo liberi, incondizionabili e artefici delle nostre vite.

(Ovvero ripudiamo ogni forma di costrizione, il lavoro in eccesso, il denaro in eccesso, gli svaghi beceri e preconfezionati, le mode, gli status symbol e l’apparire. Noi non siamo ne prodotti, ne schiavi ne consumatori. Noi non ci curiamo delle questioni da sub-umani. Noi professiamo ogni forma di libertà.)

6. Noi lottiamo per un rinvigorimento dell’ambiente naturale e cerchiamo di arrecar minor danno possibile alla natura e agli animali.

(La  natura è la più alta e perfetta forma di bellezza, in oltre un pianeta sano è essenziale per la nostra vita ideale. I nostri sforzi sono tesi a ridimensionare e a riportare l’uomo al suo posto come figlio della natura. Siamo essenzialmente primati particolarmente intelligenti.)

Pensate a città fatte di capanne nelle foreste, pensate ad un livello tecnologico superiore, pensate al non dover lavorare se non per raccogliere o cacciare, pensate ad un popolazione culturalmente elevata, pensate all’assenza di automobili e di rumori e di smog e di traffico, pensate alla libertà, pensate alla fratellanza, pensate che professioni come  l’avvocato neanche esiterebbero.

Ora la palla passa a voi, c’è tanto altro da dire, aiutatemi a fare di questa bozza un vero e proprio manifesto.

ENRICO ALEXANDER N.

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2016

CONTROCULTURA

Manuale del Pulp
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Artwork  Vladimir Manyuhin

Sono dell’idea che…

Non dobbiamo farci distrarre. Buona parte della nostra vita è composta da cazzate inutili; vizi, mode, stereotipi, informazioni superflue, beni inservibili… Siamo così accecati e assuefatti da non rendercene neanche conto. La norma è sprecare le nostre uniche e irripetibili vite, è la norma buttare nel cesso le nostre esistenze.

E invece dobbiamo dare uno scopo alle nostre esistenze, dobbiamo lasciare il segno, dobbiamo creare e distruggere, dobbiamo lavorare per l’evoluzione (o per l’involuzione), dobbiamo piegare la realtà al nostro volere. Dobbiamo essere noi a prendere il timone e non farci trasportare dagli eventi fino al letto di morte. Dominare la vita e gli eventi.

Può sembrare un concetto nebuloso e pieno di controsensi ma in realtà non lo è, anzi è semplicissimo.

E’ una controcultura, e ha i suoi principi e i suoi obbiettivi.

Ovvio, dovrete fare un balzo di fantasia notevole e mi rendo conto che tutto ciò possa sembrare un delirio, ma tutto sommato fare balzi di fantasia non ha mai fatto male a nessuno, fantasticare non nuoce.

Per il momento è solo una bozza che necessita ancora di modifiche, ma è estremamente semplice, basilare e immediato, ne abbiamo già i televisori e la rete piena di persone che costruiscono sovrastrutture, idee macchinose e concetti artificiosi, è un modo di fare obsoleto e controproducente. Sono 6 punti, ognuno di essi è seguito da una piccola spiegazione.

1. Noi ci dedichiamo ad ogni forma d’arte e di bellezza, sia come consumatori che come produttori.

(Ovvero i nostri sforzi devono essere rivolti alla creazione e al consumo del bello: musica, letteratura, cinema, pittura, scultura, architettura e quant’altro. Così che le nostre vite una volta giunte al termine avranno avuto un senso.)

2. Noi coltiviamo i nostri corpi.

(Ovvero dobbiamo dare alle nostre menti involucri il più possibile forti, atletici, sani, invulnerabili, belli e famelici. Ma senza l’obbligo di negarci piaceri. Pensate alla visione ellenica del corpo umano.)

3. Noi coltiviamo le nostre menti.

(Ovvero dobbiamo apprendere ed elevarci ad un livello culturale superiore, potenziare le nostre capacità intellettive e allargare i nostri orizzonti. In ogni campo del sapere. Noi siamo per il progresso scientifico e culturale. Se tutti ci impegniamo in questo esso accelera.)

4. Noi coltiviamo i più alti valori morali.

(Ovvero empatia, altruismo, generosità, condivisone… Questo ci differenzia dai sub-umani di cui è pieno il mondo. Pensate ai concetti del buddismo.)

5. Noi siamo liberi, incondizionabili e artefici delle nostre vite.

(Ovvero ripudiamo ogni forma di costrizione, il lavoro in eccesso, il denaro in eccesso, gli svaghi beceri e preconfezionati, le mode, gli status symbol e l’apparire. Noi non siamo ne prodotti, ne schiavi ne consumatori. Noi non ci curiamo delle questioni da sub-umani. Noi professiamo ogni forma di libertà.)

6. Noi lottiamo per un rinvigorimento dell’ambiente naturale e cerchiamo di arrecar minor danno possibile alla natura e agli animali.

(La  natura è la più alta e perfetta forma di bellezza, in oltre un pianeta sano è essenziale per la nostra vita ideale. I nostri sforzi sono tesi a ridimensionare e a riportare l’uomo al suo posto come figlio della natura. Siamo essenzialmente primati particolarmente intelligenti.)

Pensate a città fatte di capanne nelle foreste, pensate ad un livello tecnologico superiore, pensate al non dover lavorare se non per raccogliere o cacciare, pensate ad un popolazione culturalmente elevata, pensate all’assenza di automobili e di rumori e di smog e di traffico, pensate alla libertà, pensate alla fratellanza, pensate che professioni come  l’avvocato neanche esiterebbero.

Ora la palla passa a voi, c’è tanto altro da dire, aiutatemi a fare di questa bozza un vero e proprio manifesto.

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2016

1994: Cultura Pop

Manuale del Pulp

Tipo: Fulcro di qualcosa?     Anno: 1993-1996

Orwell ha scritto 1984, Murakami ha scritto 1Q84, io ironicamente vi parlo del 1994.

ffff

Dico sempre che non è Pop ma è Pulp, ok in questo caso è anche Pop.  Il fatto è che dovevo farlo, dovevo parlare del 1994. Credo che quell’anno sia stato il fulcro di tutto ciò che è il futuro, almeno per quanto riguarda le cultura pop e mainstream. Io ero un bambino, ma ho diversi ricordi (sicuramente distorti e poco reali) di quegli anni. Principalmente ricordo questa spinta USA; film, musica, videogiochi, cartoni animati, mode, sembrava che ogni cosa considerata figa provenisse dagli Stati Uniti, la sensazione era quella di essere un pò al di fuori del centro del mondo, di essere “solo” in Italia, e in italia non c’erano Jurassic Park, DeLorean volanti e skateboard. Ma sono ricordi di bambino, magari mi sbaglio…

Ok, incominciamo

883- Pezzali e Repetto, pop icon italiana per eccellenza. Il 1994 è il loro apice. L’anno in cui Repetto abbandona, l’anno (1995) in cui esce La donna il sogno & il grande incubo, decisamente il loro migliore lavoro, e sinceramente davvero un bellissimo album pop.

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Il Super Nintendo, che è stato presentato in europa solo 2 anni prima, spinge ancora fortissimo. Ma in Giappone il 3 Dicembre 1994 la Sony sgancia sul mercato la bomba atomica Playstation (ok, il binomio Giappone\Bombe atomiche non è dei migliori) e come sapete anche voi da li in poi cambierà tutto.

SNES ControlIl primo Febbraio 1994 esce Dookie, terzo album dei Green Day. Un disco che lascerà un solco bello profondo nella cultura musicale di massa. Ancora oggi nei garage di tutto il mondo migliaia di band di teenagers suonano cose ispirate a\da Dookie (spesso senza neanche saperlo).

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Beh poi nel 1994 muore Kurt Cobain, si sciolgono i Nirvana e nascono i Foo Fighters. Ci sarebbero cosi tante cose da dire a proposito… Così tante che alla fine è meglio se non ne dico nessuna.

ffff

Sempre nel 1994 esce Pulp Fiction, cult di Quentin Tarantino (e film che lo consacra al successo). A mio avviso uno dei migliori film di tutti i tempi, cast stellare (John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Tim Roth, Bruce Willis) si aggiudica Palma d’oro e Oscar alla sceneggiatura. L’impatto culturale è immenso, al giorno d’oggi tutti usano espressioni provenienti da quella pellicola senza neanche rendersene conto.

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Il 1994 è anche l’anno di internet, nonostante sia stato ideato dal CERN nel 1991, solo nel 1993 diventa di uso pubblico. E beh, se non ha cambiato il mondo questo non so cosa altro possa averlo fatto…

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C’è davvero tanta carne al fuoco nel 1994 e io sono un fannullone punk che non ha voglia di proseguir oltre. Indagate voi stessi, andate alle radici dei fenomeni culturali pop, vi accorgerete che molti di essi provengono da quel breve periodo tra il 1993 e il 1996.

Vado ad ascoltare gli 883, ciao.

 ∎

ENRICO ALEXANDER N.

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ATOMIC SPACE AGE

Manuale del Pulp

Il fatto è che corriamo verso gli anni 20 e non vedo avverata nessuna delle promesse fantascientifiche del secolo scorso, penso che il futuro sia morto. 


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ARTWORK BY SYD MEAD

Questo qui sotto è un estratto del capitolo 8 di Invisible Monsters di Chuck Palahniuk. Estrapolato dal contesto è un pò contorto, ma esprime pienamente il concetto. Leggetelo. Più sotto ancora c’è il mio pensiero.

«Vi devo mostrare dove è finito il futuro» dice Seth. «Voglio che noi siamo quelli che scelgono il viaggio».
Secondo Seth il futuro è finito nel 1962 alla Fiera Mondiale di Seattle. Ecco tutto ciò che avremmo dovuto ereditare: l’uomo sulla luna entro il decennio -l’asbesto è il nostro amico miracoloso- il mondo dell’era spaziale messo in moto dal nucleare e alimentato da combustibili fossili, dove si sarebbe potuto salire a visitare il palazzo volante dei Jetsons per poi prendere la monorotaia verso il centro per un divertente cappellino portapillole al Bon Marché.
Tutta questa speranza e scienza e ricerca e glamour in rovina:
Lo Space Needle.
Il Science Center con le sue cupole di pizzo e i globi di luci penzolanti.
La Monorotaia che corre veloce ricoperta di liscio alluminio.
Ecco come le nostre vite sarebbero dovute diventare.

…Vai lì. Fai il viaggio, dice Seth. Ti spezzerà il cuore, perché i Jetsons con la loro robot domestica, Rosie, e i loro dischi volanti e i loro letti tostapane che ti sputano fuori la mattina, è come se i Jetsons abbiano subaffittato lo Space Needle ai Flinstone.

….E oggi le persone che vengono qui indossando i sandali di cuoio che si sono fabbricati da loro. Chiamano i propri figli Zilpah e Zabulon dal Vecchio Testamento. Le lenticchie sono importantissime.»

La gente che va allo Space Needle adesso hanno tutti delle lenticchie a mollo a casa, e tutti stanno camminando tra le rovine del futuro proprio come i barbari quando hanno trovato le rovine greche e si sono detti che doveva essere stato Dio a costruirle.»

…Vai al triste momento in cui compriamo i nostri biglietti ed entriamo nel grande ascensore di vetro che scivola verso l’alto nel mezzo dello Space Needle. Siamo in questa gabbia da discoteca in vetro e ottone verso le stelle. Andando su, voglio sentire musica Telestar ipoallergenica, non toccata da mani umane. Qualunque cosa sia generata da computer e suonata su un sintetizzatore Moog. Voglio ballare il frug a un party danzante su un volo della TWA diretto sulla luna, dove ragazzi e ragazze fichi fanno il purè di patata a gravità zero e mangiano deliziose pillole snack. Voglio tutto questo.
Lo dico a Brandy Alexander, e lei va subito alle finestre in ottone e vetro e si mette a fare il frug intanto che saliamo, e per la forza di gravità è come ballare il frug su Marte pesando quattrocento chili. La parte triste è il tizio in divisa misto poliestere che fa andare l’ascensore, al quale sfugge completamente il significato del futuro.

…Vai al punto di osservazione in cima allo Space Needle, dove non puoi vedere le gambe d’acciaio e così sembra che stai sorvolando Seattle su un disco volante con un sacco di souvenir da vendere. Comunque, la maggior parte non sono souvenir del futuro. Sono magliette con le scritte ecologiche e batik e roba stinta di cotone naturale cento per cento che non puoi lavare insieme a nient altro perché scoloriscono sempre. Nastri registrati di balene che cantano mentre fanno sesso. Altre cose che odio.

Brandy se ne va in cerca di relitti e manufatti provenienti dal futuro. Acrilico. Plexiglas. Alluminio. Polistirolo. Radio. Seth si dirige verso la ringhiera, si sporge oltre le reti antisuicidio e sputa. Lo sputo cade indietro giù nel ventunesimo secolo.

…Nel futuro, nel vento, nell’oscurità del ponte di osservazione in cima allo Space Needle, Brandy Alexander, regina suprema di marca quale è, Brandy arriva da Seth e me con souvenir del futuro. Queste sono cartoline. Brandy ci da un mazzo di cartoline ciascuno, talmente sbiadite con le orecchie, e sfogliate e ignorate, che per anni sono sopravvissute in fondo a uno scaffale girevole. Ecco le foto del futuro con cieli puliti, schiariti dal sole dietro uno Space Needle all’alba. Ecco la monorotaia piena di ragazze sorridenti con degli abiti di lana d’angora rosa alla Jackie ‘O e tre enormi bottoni rivestiti di stoffa sul davanti. Bambini con magliette a strisce e capelli biondi a spazzola stile astronauta che corrono per tutto il Science Center dove tutte le fontane funzionano ancora. «Raccontate al mondo cosa vi spaventa di più» dice Brandy. Ci da una matita per sopracciglia Aubergine Dreams ciascuno e dice: «Salvate il mondo con qualche consiglio dal futuro».

(Chuck Palahniuk, Invisible Monsters, Mondadori 2003, ISBN 88-04-52136-8)

Palahniuk, come sempre, colpisce nel centro. Che fine ha fatto quel futuro splendente e glorioso dove le macchine sono al nostro servizio e i cieli cristallini sono solcati da mezzi volanti? Navi cargo grosse come stadi partono ogni giorno da spazioporti in direzione di colonie lunari, villaggi turistici orbitanti accolgono pensionati in vacanza, le cose sono fatte di alluminio anodizzato e i nostri abiti sono kimono in tessuti eterni che non si consumano. I colori predominanti sono ovunque sfumature di blu elettrico, azzurro, verde, grigio metallico RGB 192-192-192, satinato e cromato.

Vedo limpidamente quel futuro che ci siam persi, dove tutto è mosso da energia nucleare eterna e pulita, niente traffico, niente smog, niente immondizia e niente mignoli che la mattina sbattono negli spigoli dei mobili. Una visione quasi da Terzo Reich, società pulita e splendente. Niente pioggia nei weekend, niente code alla poste, niente social. Al largo delle lune di Giove droidi estraggono terre rare, su Marte si lavora per la terraformazione e squadre di donne e uomini esplorano lo spazio interstellare con mezzi a curvatura. Robot assoggetati fanno lavori di fatica, noi umani lavoriamo 4 ore al giorno e facciamo sport. Il sesso non è più un tabù e lo si fa promiscuamente e di continuo anche solo per passare il tempo.

E invece…. Invece le cose non sono andate come ci aspettavamo.

È esistita un’epoca dove il genere umano (beh, il nord del mondo) conscio di un’accelerazione tecnologica incredibile era totalmente proiettato verso il futuro, e niente avrebbe potuto fermare quella veloce corsa a quattro zampe con la lingua fuori verso la modernità. Razzi Saturn V alti centodieci metri portavano uomini sulla luna, aerei di linea supersonici facevano New York – Londra in meno di tre ore a velocità di crociera oltre il Mach 2. Niente plastica, oggetti duraturi, niente usa e getta. Televisori, giradischi, telefoni, automobili, edifici erano tutti quanti figli di design ellittici, curvati e puliti, come se tutto fosse stato costruito da una civiltà superiore con una tecnologia arretrata. Quaranta o cinquanta anni fa vivevamo l’Atomic Space Age.

future

Ora, in questo futuro che è divenuto presente gli arei di linea più veloci raggiungono un terzo della velocità di un vecchio Concorde, gli Stati Uniti d’America non hanno neanche più un mezzo per andare nello spazio, una buona parte della popolazione mondiale soffre ancora per fame, guerre e malattie. Barbari e barbarie perdurano (vedi stato islamico, fanatici vari e cazzi e mazzi) l’inquinamento ci soffoca e oramai plastica ed immondizia ci hanno intoppato anche gli intestini. Siamo schiavi di macchine ottuse (vedi smartphone) e sembra diventato impossibile far sesso.

Il futuro è già passato. E l’unica cosa positiva del futuro che viviamo è la pornografia illimitata.

(se volete trastullarvi ancora con antiche visioni di modernità ho scovato un blog fotografico che fa al caso vostro)

ENRICO ALEXANDER N.

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