Theodore J. Kaczinski: La società industriale e il suo futuro

Manuale del Pulp
Unabomber (2)

Un giovane “di belle speranze” professor Kaczynski

Non mi dilungo in spiegazioni, se siete qui è perché state cercando quello che qui troverete. Se invece ci siete finiti per caso, esistono molti siti che spiegano chi era Theodore Kaczynski e cosa è “La società industriale e il suo futuro” meglio di quanto possa farlo io.

Certo Theodore Kaczinski era un pazzo sanguinario, un omicida ed un disadattato dall’altissimo quoziente intellettivo. Ma il suo manifesto non deve andare perso, è un testo estremamente interessante che andrebbe letto.

Purtroppo per noi la sua visione, forse e in parte, si sta rivelando corretta.

A questo link trovate il PDF scaricabile gratuitamente:

 La società industriale e il suo futuro (PDF)

Qui sotto invece trovate il testo completo (circa una quarantina di pagine Word).

Buona lettura.

(piccola curiosità che non ho potuto fare a meno di notare; l’acronimo F.C con cui si “firmano” ricorda molto F.ight C.lub. Le vicende di Kaczinski culminano con il suo arresto nel 95′, Fight Club di Palahniuk esce nel 96′. E i contenuti del testo di Kaczinski, e del libro di Palahniuk seppur “fictionati” sono simili. Da qui la certezza che quel pilastro di postmodernismo che è Fight Club attinge a piene mani dalle vicende di Unabomber. Pop che diventa Pulp che ridiventa Pop, postmodernismo, insomma nostra epoca in tutto per tutto)
Unabomber (1)

Kaczynski agli onori della cronaca

 

Theodore J. Kaczinski

LA SOCIETÀ INDUSTRIALE E IL SUO FUTURO

1. La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la

razza umana. Esse hanno incrementato a dismisura l’aspettativa di vita di coloro

che vivono in paesi “sviluppati” ma hanno destabilizzato la società, reso la

vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni,

diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni

notevoli al mondo naturale. Il continuo sviluppo della tecnologia peggiorerà la

situazione. Essa sicuramente sottometterà gli esseri umani a trattamenti sempre

più abietti, infliggerà al mondo naturale danni sempre maggiori, porterà

probabilmente a una maggiore disgregazione sociale e sofferenza psicologica e a

incrementare la sofferenza fisica in paesi “sviluppati”.

2. Il sistema tecnologico industriale può sopravvivere o crollare. Se

sopravvive, potrebbe, alla fine, raggiungere un basso livello di sofferenze

psicologiche e fisiche, ma solo dopo un lungo periodo, molto doloroso, di

aggiustamento e solo al costo di ridurre permanentemente gli esseri umani e

molti altri organismi viventi a prodotti costruiti, semplici ingranaggi nella

macchina socia- le. Inoltre, se il sistema sopravviverà, le conseguenze saranno

inevitabili: non vi e possibilità di riformare o modificare il sistema così da

impedire che esso privi la gente di dignità e autonomia.

3. Se il sistema crolla le conseguenze saranno ancora molto dolo- rose. Ma più

il sistema si ingrandisce più disastroso sarà il risultato del suo collasso,

così che se deve crollare e meglio che sia prima che dopo.

4. Per questo noi peroriamo una rivoluzione contro il sistema industriale.

Questa rivoluzione può o no fare uso di violenza: potrebbe essere un processo

rapido o relativamente graduale del- la durata di alcuni decenni. Non possiamo

saperlo, ma possiamo delineare in generale, le misure che coloro i quali odiano

il sistema industriale dovrebbero adottare per preparare la via verso una

rivoluzione contro quella forma di società. Questa non e una rivoluzione

politica. Il suo obiettivo sarà quello di rovescia- re non i governi ma i

principi economici e tecnologici.

5. In questa trattazione esamineremo solamente alcuni degli sviluppi negativi

prodotti dal sistema industriale – tecnologico; altri saranno solo accennati o

ignorati completamente. Questo non significa che noi li consideriamo non

rilevanti. Per ragioni pratiche circoscriviamo la discussione su aspetti che

hanno ricevuto insufficiente attenzione pubblica o sui quali abbiamo qualcosa di

nuovo da dire. Per esempio, vista l’efficienza dei movimenti ambientalisti e per

la salvaguardia della natura, ci siamo soffermati poco sul degrado ambientale o

sulla distruzione della natura selvaggia anche se li consideriamo della massima

importanza. La psicologia della sinistra moderna.

6. Quasi tutti saranno d’accordo sul fatto che noi viviamo in una società

profondamente turbata. Una delle più diffuse manifestazioni della pazzia è la

sinistra. Perciò, una discussione sulla psicologia della sinistra può servire

come introduzione alla disamina dei problemi della società moderna in generale.

7. Ma cos’è la sinistra? Durante la prima meta del XX secolo la sinistra poteva

essere identificata effettivamente con il socialismo. Oggi il movimento e

frammentato e non e chiaro chi possa essere chiamato precisamente una persona di

sinistra. Quando parliamo di gente di sinistra noi abbiamo in mente

principalmente i socialisti, i collettivisti, i caratteri “politicamente

corretti”, gli attivisti per i diritti delle femministe, dei gay, dei disabili e

degli animali e simili. Ma non tutti quelli che sono associati con uno di questi

movimenti sono persone di sinistra. Quello che noi vorremmo discutere non e

tanto un movimento o una ideologia, quanto un modello psicologico o piuttosto

una collezione di caratteri correlati. Così quello che noi consideriamo sinistra

emergerà più chiaramente nel corso della nostra discussione sulla psicologia

della sinistra (vedi anche i paragrafi 227-230).

8. Persino così la nostra concezione della sinistra rimarrà molto meno chiara di

quello che avremmo desiderato, ma sembra che non vi sia alcuna possibilità di

rimedio a ciò. Tutto quello che cerchiamo di fare e indicare, in modo rozzo e

approssimato, le due tendenze psicologiche che noi crediamo siano le principali

forze che guidano la sinistra moderna. Noi non pretendiamo di dire l’intera

verità sulla psicologia della sinistra. Inoltre la nostra discussione intende

limitarsi solo alla sinistra moderna. Lasciamo aperta la questione se la nostra

discussione possa essere applicata o no alla sinistra del XIX secolo e dei primi

del Novecento.

9. Le due tendenze psicologiche che costituiscono il fondamento della sinistra

moderna vengono da noi definite come “complessi di inferiorità” e

“sovrasocializzazione”. I complessi di inferiorità sono caratteristici

dell’intera sinistra moderna, mentre la sovrasocializzazione e una

caratteristica solo di un determinato segmento della sinistra moderna; ma questo

segmento e di gran lunga uno dei più influenti. Complessi di inferiorità

10. Con “complessi di inferiorità” non ci riferiamo solo a quei complessi nel

senso più stretto ma a uno spettro completo di tratti caratteristici correlati:

bassa autostima, sensazioni di impotenza, tendenze depressive, disfattismo,

sentimenti di colpa, odio di sé. Noi sosteniamo che le persone di sinistra

tendono ad avere questi complessi (di solito più o meno repressi) e che questi

sono decisivi nel determinare la direzione della sinistra moderna.

11. Quando qualcuno interpreta come degradante quasi tutto quello che si dice su

di lui (o sui gruppi con cui si identifica), noi deduciamo che soffre di

sentimenti di inferiorità o di bassa autostima. Questa tendenza e marcata tra

coloro che sostengono i diritti delle minoranze, appartengano o no ai gruppi

minoritari che difendono. Essi sono ipersuscettibili alle parole usate per

designare le minoranze. I termini negro, orientale, handicappato, o gallina per

un africano, un asiatico, un disabile o una donna, non hanno in origine alcuna

connotazione degradante. I termini “sguaiata” e “gallina” erano semplicemente

gli equivalenti femminili di ragazzo, damerino, o compagno. Le connotazioni

negative sono state associate a questi termini dagli stessi attivisti. Alcuni

sostenitori dei diritti degli animali sono andati così oltre da rigettare la

parola “pet” e insistere nel rimpiazzarla con “compagno animale”. Gli

antropologi di sinistra, per lo stesso motivo, evitano di dire, sui popoli

primitivi, cose che possano essere interpretate come negative. Vogliono cambiare

la parola primitivo con illetterato. Sembrano del tutto paranoici riguardo a

qualsiasi cosa che potrebbe far pensare che la cultura primitiva sia inferiore

alla nostra. (Non vogliamo dire che le culture primitive sono inferiori alla

nostra. Semplicemente evidenziamo l’ipersuscettibilità degli antropologi di

sinistra).

12. I più suscettibili all’uso di una terminologia “politicamente scorretta” non

sono gli abitanti comuni di un ghetto nero, l’immigrante asiatico, le donne

violentate o le persone disabili, ma una minoranza di attivisti, molti dei quali

non appartengono ad alcun gruppo “oppresso” ma provengono dalle classi

privilegiate della società. La correttezza politica ha la sua roccaforte tra i

professori universitari, persone cioè con un impiego sicuro, buone retribuzioni

e, per la maggior parte, eterosessuali, maschi bianchi e provenienti da famiglie

di classe media.

13. Molti uomini di sinistra si identificano profondamente con i problemi dei

gruppi che hanno un’immagine debole (donne), o di vinti (gli indiani americani),

repellenti (omosessuali) e inferiori. Gli stessi uomini di sinistra percepiscono

che questi gruppi sono inferiori. Non ammetterebbero questi sentimenti neanche

con sé stessi, ma il vero motivo e che essi vedono questi gruppi come inferiori

e li identificano con i loro problemi. (Non vogliamo dire che le donne, gli

indiani, ecc. sono inferiori; noi stiamo solo puntualizzando la psicologia della

sinistra.)

14. Le femministe sono disperatamente ansiose di provare che le donne sono forti

e capaci quanto gli uomini. Chiaramente esse sono dominate dalla paura che le

donne non possono essere forti e capaci come gli uomini.

15 Le persone di sinistra tendono a odiare qualsiasi cosa abbia un’immagine

forte, positiva e di successo. Le ragioni per le quali dichiarano di odiare la

civiltà occidentale, sono, senza ombra di dubbio, false. Essi dicono di odiare

l’Occidente perché è guerrafondaio, imperialista, sessista, etnocentrico e così

via, ma quando le stesse colpe appaiono nei paesi socialisti o nelle culture

primitive accampano scuse o, al più, ammettono tra i denti che esistono; mentre

invece sottolineano entusiasticamente (e spesso esagerano) queste colpe quando

appaiono nella civiltà occidentale. E ovvio, perciò, che queste colpe non sono

il vero motivo per cui odiano l’Occidente e l’America. La persona di sinistra

odia l’America e l’Occidente perché sono forti e hanno successo.

16. Parole come “fiducia in sé”, “sicurezza di sé”, “iniziativa”, “impresa”,

“ottimismo”, ecc. giocano un ruolo marginale nel vocabolario liberale e della

sinistra. L’uomo di sinistra è antindividualista, pro-collettivista. Egli vuole

che la società risolva qualsiasi suo bisogno, prendendosene cura. Egli non

possiede un innato senso di fiducia nella propria capacita di risolvere i suoi

problemi e soddisfare i suoi bisogni. L’uomo di sinistra e contro il concetto di

competizione perché, dentro di sé, si sente un perdente.

17. Le forme di arte che attraggono gli intellettuali moderni di sinistra

tendono a concentrarsi sullo squallore, la sconfitta e la disperazione, oppure

assumono un tono orgiastico, abbandonando il controllo razionale, come se non ci

fosse alcuna speranza di risolvere ogni cosa attraverso la razionalità e tutto

quello che rimane è l’immersione nelle sensazioni del momento.

18. I filosofi della sinistra moderna tendono a licenziare la ragione, la

scienza, la realtà obiettiva e a insistere che qualsiasi cosa è culturalmente

relativa. E’ vero che ci si possono porre domande serie sulle basi della

conoscenza scientifica e su come, se è possibile, si possa definire il concetto

di realtà oggettiva. Ma è ovvio che i filosofi della sinistra moderna non sono

semplicemente logici imperturbabili che analizzano sistematicamente le basi

della conoscenza. Essi sono profondamente coinvolti nel loro attacco alla verità

e alla realtà. Attaccano questi concetti a causa dei propri bisogni psicologici.

Per prima cosa, il loro attacco è un modo di sfogare l’ostilità, e, se esso è

ben riuscito, soddisfa l’impulso al potere. Più importante, le persone di

sinistra odiano la scienza e la razionalità perché classificano certi credo come

veri (per esempio ben riusciti, superiori) e altri credo come falsi (per esempio

falliti, inferiori). I sentimenti di inferiorità della persona di sinistra sono

così profondi da non tollerare questa classificazione. Questo inoltre è alla

base del rigetto che molti uomini di sinistra hanno del concetto di malattia

mentale e dell’utilità della prova per stabilire il quoziente di intelligenza.

Gli uomini di sinistra non ammettono che capacità umane o comportamenti possano

essere spiegati geneticamente poiché in questo modo alcuna persone apparirebbero

inferiori o superiori ad altre. Gli uomini di sinistra preferiscono attribuire

alla società il merito o il demerito delle capacità o delle carenze di un

individuo. Così se una persona è “inferiore” non è colpa sua ma della società,

perché egli non è stato educato adeguatamente.

19. L’uomo di sinistra non è di solito tipo di persona che il senso di

inferiorità rende spaccone, bullo, egocentrico, affarista, concorrente spietato.

Questo tipo di persona non ha ancora totalmente perso la fiducia in sé. Il suo

senso di potere e la stima di sé sono deficitari, ma può ancora pensare di avere

la capacità di essere forte, e i suoi sforzi in questo senso producono

comportamenti spiacevoli di cui sopra. Ma l’uomo di sinistra è andato ancora più

in là. I suoi sentimenti di inferiorità sono così connaturati che egli non può

concepire sé stesso come individualmente forte e considerato. Da qui quindi il

collettivismo della sinistra. Egli si può sentire forte solo come membro di una

ampia organizzazione o movimento di massa, con il quale si identifica.

20. Nota la tendenza masochistica delle tattiche di sinistra. La gente di

sinistra protesta mettendosi di fronte ai veicoli, provocando intenzionalmente

la polizia o i razzisti ad abusare di loro, ecc. Queste tattiche possono essere

efficaci, ma molti nella sinistra le usano non in quanto mezzi per raggiungere

un fine ma perché preferiscono tattiche masochiste. L’odio di sé è una

caratteristica della sinistra.

21. La gente di sinistra può rivendicare di essere spinta ad agire dalla

compassione o da un principio morale, e quest’ultimo gioca un ruolo per l’uomo

di sinistra del tipo sovrasocializzato. Ma la compassione e il principio morale

non possono essere i motivi principali dell’attivismo di sinistra. L’ostilità ne

è una componente fondamentale, così come la spinta per il potere. Inoltre, per

la gran parte, il modo d’agire della persona di sinistra non è razionalmente

calcolato per essere di beneficio a coloro che gli uomini di sinistra dichiarano

di aiutare. Per esempio, se si crede che l’azione affermativa sia positiva per

la gente nera, che senso ha comandare un’azione affermativa in termini dogmatici

o stili? Ovviamente sarebbe più produttivo intraprendere un approccio

diplomatico o conciliante, che permetterebbe al limite concessioni verbali e

simboliche alle persone bianche che pensano che l’azione affermativa li

discrimini. Ma gli attivisti di sinistra non utilizzano tale approccio perché

non soddisferebbe i loro bisogni emozionali. Il loro reale interesse non è

aiutare la gente nera. Il problema della razza, invece, serve come pretesto per

esprimere la loro ostilità e il bisogno frustrato di potere. Nel fare ciò

feriscono realmente la gente nera perché l’atteggiamento ostile degli attivisti

verso la maggioranza bianca tende a intensificare l’odio fra le razze.

22. Se la nostra società non avesse alcun problema sociale, la gente di sinistra

li inventerebbe, così da procurarsi un motivo per protestare.

23. Specifichiamo che quanto detto finora non pretende di essere una accurata

descrizione di qualunque persona che possa essere considerata di sinistra. Essa

è solo una esposizione sommaria della tendenza generale della sinistra.

Sovrasocializzazione

24. Gli psicologi usano il termine “sovrasocializzazione” per designare il

processo con il quale i bambini sono addestrati a pensare e agire come la

società richiede. Si dice che una persona sia ben socializzata se crede e

obbedisce al codice morale della sua società e se vi si inserisce bene come

parte funzionante di essa. Non avrebbe alcun senso dire che molte persone della

sinistra sono sovrasocializzate, visto che l’uomo di sinistra viene concepito

come un ribelle. Nondimeno, la posizione può essere difesa. Molte persone di

sinistra non sono ribelli come sembrano.

25. Il codice morale della nostra società è così esigente che nessuno può

pensare, sentire e agire in una maniera completamente morale. Per esempio, non

si presume che si possa odiare qualcuno; tuttavia quasi tutti noi odiamo

qualcuno in un momento o in un altro, sia che lo ammettiamo a noi stessi o no.

Alcune persone sono così altamente socializzate che il tentativo di pensare,

sentire e agire moralmente impone loro un pesante aggravio. Per evitare

sensazioni di colpa devono continuamente illudersi sulle proprie motivazioni e

trovare spiegazioni morali per sentimenti e azioni che in realtà non hanno una

origine morale. Noi usiamo il termini “sovrasocializzato” per descrivere tali

persone.

26. La sovrasocializzazione può portare a una bassa autostima, un senso di

impotenza, disfattismo, senso di colpa, ecc. Uno dei più importanti mezzi con il

quale la socializza i bambini è far sì che questi ultimi si vergognino di

comportamenti e discorsi che sono contrari alle aspettative della società. Se

questo punto viene esasperato, o se un bambino in particolare è piuttosto

suscettibile a tali sentimenti, egli finisce per vergognarsi di sé stesso.

Inoltre, il pensiero e il comportamento di una persona sovrasocializzata sono

più ristretti, a causa delle aspettative della società, rispetto a quelli di una

persona scarsamente socializzata. La maggior parte delle persone è occupata in

una qualità significativa di comportamenti inutili. Mentono, commettono piccoli

furti, non rispetto le regole del traffico, abbandonano il lavoro, odiamo

qualcuno, dicono maldicenze o usano qualche trucco sotto banco per superare il

loro vicino. La persona sovrasocializzata non può compiere queste cose, o se le

compie queste generano in lui un senso di vergogna e di odio di sé. La persona

sovrasocializzata, addirittura, non può neanche provare, senza sentirsi in

colpa,pensieri o sentimenti contrari alla moralità accettata; egli non può avere

“cattivi” pensieri. E la socializzazione non é solo materia di moralità. Noi

siamo sovrasocializzati per conformarci alle molte norme di comportamento che

non cadono sotto il titolo della moralità. Così la persona sovrasocializzata è

legata a un guinzaglio psicologico e spende la sua vita percorrendo binari che

la società ha costruito per lui. In molte persone sovrasocializzate il risultato

è un senso di coercizione che può divenire una dura sofferenza. Noi sosteniamo

che la crudeltà peggiore che gli esseri umani si infliggono l’un l’altro è la

sovrasocializzazione.

27. Noi sosteniamo che un segmento molto importante e influente della sinistra

moderna è sovrasocializzato e che questa sovrasocializzazione è di grande

importanza nel determinare la direzione della sinistra moderna. La tendenza

delle persone di sinistra del tipo sovrasocializzato è di appartenere alla

classe media o al ceto intellettuale. Da notare che gli intellettuali

universitari costituiscono il segmento più socializzato della nostra società e

quello più rivolto a sinistra.

28. Le persone di sinistra del tipo sovrasocializzato cercano di liberarsi dal

guinzaglio psicologico e asserire la loro autonomia attraverso la ribellione. Ma

di solito non sono così forti da ribellarsi contro i valori più fondamentali

della società. Parlando in generale, gli obiettivi degli uomini della sinistra

non sono in conflitto con la moralità accettata. Al contrario, la sinistra

prende un principio morale accettato, lo adotta per suoi comodi, e quindi accusa

la maggioranza della società di violare quel principio. Esempi: l’eguaglianza

razziale, l’eguaglianza dei sessi, l’aiutare la povera gente, la pace come

opposta alla guerra, la non violenza in generale, la libertà di espressione,

l’amore verso gli animali; più essenzialmente il compito dell’individuo di

servire la società e il compito della società di prendersi cura dell’individuo.

Questi sono valori profondamente radicati della nostra società (o almeno della

sua classe media e alta) da lungo tempo e che, esplicitamente o implicitamente

costituiscono materia preminente per i principali mezzi di comunicazione e per

il sistema educativo. Molti uomini di sinistra, specialmente quelli del tipo

sovrasocializzato, di solito non si ribellano contro questi principi, ma

giustificano la loro ostilità verso la società dichiarando (con qualche grado di

verità) che essa non vive secondo quei principi.

29. Qui illustriamo il modo in cui gli uomini di sinistra sovrasocializzati

mostrano il loro reale attaccamento alle attitudini convenzionali della nostra

società, pretendendo allo stesso tempo di ribellarsi a essa. Molte persone

sinistra spingono verso una azione affermativa, perché i neri possano assumere

incarichi di alto prestigio, per aumentare l’educazione nelle scuole nere e per

concedere loro maggiori fondi. Il modo di vivere della “sottoclasse” nera viene

visto come una disgrazia sociale. Vogliono integrare l’uomo nero nel sistema,

farne un manager, un avvocato, uno scienziato così come la popolazione bianca

della classe medio-alta. Gli uomini di sinistra replicheranno che l’ultima cosa

che farebbero sarebbe quella di rendere l’uomo nero una copia del bianco. Al

contrario, vogliono preservare la cultura afro-americana. Ma in cosa consiste

questa opera di conservazione? A stento si esplica in qualcosa di diverso dal

mangiare, dall’ascoltare musica, dal vestirsi secondo lo stile dei neri, dal

frequentare una moschea o una chiesa nera. In altre parole, può manifestarsi

solo in materie superficiali. In tutti i riferimenti essenziali la maggior parte

degli uomini di sinistra del tipo sovrasocializzato vuole rendere il nero

conforme agli ideali bianchi della classe medio-alta. Vuole far sì che studi

materie tecniche, che divenga un dirigente o uno scienziato, che spenda la sua

vita salendo la scala della condizione sociale al fine di provare che la gente

nera è valida quanto quella bianca. Vogliono rendere i padri neri

“responsabili”, vogliono che le gang di neri diventino non violente, ecc. Ma

questi sono precisamente i valori del sistema industriale-tecnologico. Al

sistema non interessa che tipo di musica un uomo ascolti, che tipo di vestiti

indossi o che religione pratichi fino a che egli studia in una scuola, ha un

lavoro rispettabile, sale la scala sociale, è un genitore responsabile, è non

violento e così via. In effetti, anche se cercherà di negarlo, l’uomo di

sinistra sovrasocializzato vuole integrare l’uomo nero nel sistema e far sì che

adotti i suoi valori.

3O. Noi, chiaramente, non sosteniamo che gli uomini di sinistra, persino del

tipo sovrasocializzato, non si ribellino mai contro i valori fondamentali della

nostra società. Evidentemente qualche volto lo fanno. Alcuni uomini della

sinistra sovrasocializzati si sono spinti così lontano da ribellarsi contro uno

dei più importanti principi della società moderna, adottando la violenza fisica.

Secondo il loro punto di vista, la violenza è una forma di “liberazione”. In

altre parole, commettendo violenza essi rompono quelle restrizioni psicologiche

che sono state loro imposte. Siccome sono sovrasocializzati, queste restrizioni

sono state limitanti più per loro che per altri; da qui il bisogno di abbatterle

per liberarsene. Ma di solito giustificano la loro ribellione in termini di

valori correnti. Se essi fanno uso della violenza sostengono di combattere

contro il razzismo o cose simili.

31. Siamo consapevoli che si possa obiettare a questo schematico abbozzo della

psicologia della sinistra. La situazione reale è complessa, e qualsiasi

descrizione completa di essa avrebbe bisogno di diversi volumi, persino se le

informazioni necessarie fossero disponibili. Noi sosteniamo solo di aver

sommariamente delineato le due più importanti tendenze della psicologia della

sinistra moderna.

32. I problemi degli uomini di sinistra sono indicativi dei problemi della

nostra società considerata nel suo complesso. Una bassa autostima, le tendenze

depressive e il disfattismo non sono propri solo della sinistra. Sebbene

specialmente evidenti nella sinistra, sono diffusi nella nostra società. E la

società di oggi tende a socializzarsi in maniera maggiore che qualsiasi società

precedente. Ci viene detto dagli esperti persino come mangiare, come fare

esercizio, come fare l’amore, come far crescere i nostri bambini e via dicendo.

Il processo del potere

33. Gli esseri umani hanno un bisogno (probabilmente biologico) per qualcosa che

noi chiameremo il “processo del potere”. Questo è strettamente collegato al

bisogno di potere (che è ampiamente riconosciuto) ma non è la stessa cosa. Il

processo del potere ha quattro elementi. I tre più chiari sono quelli che noi

chiamiamo lo scopo, lo sforzo, e il raggiungimento dell’obiettivo richiede uno

sforzo, e ha bisogno di riuscire a ottenere con successo almeno alcuni di essi).

Il quarto elemento è più difficile da definire e può non essere indispensabile.

Noi lo chiamiamo autonomia e sarà discusso in seguito (paragrafi 42-44).

34. Consideriamo il caso ipotetico di un uomo che può ottenere qualsiasi cosa

solo desiderandola. Questo individuo svilupperà seri problemi psicologici.

All’inizio si divertirà soltanto; in seguito, piano piano, comincerà ad

annoiarsi e a demoralizzarsi profondamente. Alla fine potrebbe divenire una

persona clinicamente depressa. La storia mostra che le aristocrazie ricche

tendono alla decadenza. Ciò non avviene nelle aristocrazie più combattive che

devono difendersi per mantenere il loro potere. Ma le aristocrazie ricche e

sicure che non hanno bisogno di impegnarsi per mantenere il loro potere di

solito appaiono insoddisfatte, edonistiche e demoralizzate. Questo mostra che il

potere non è tutto. Occorre avere degli obiettivi verso cui esercitare il

proprio potere. .

35. Ognuno di noi si pone degli obiettivi; se non altro per soddisfare i bisogni

fisici essenziali: cibo, acqua e qualsiasi indumento e riparo siano resi

necessari dal clima. Ma le aristocrazie agiate non devono compiere alcuno sforzo

per questo. Da ciò nasce la loro noia e demoralizzazione.

36. Il non conseguimento di importanti risultati sfocia nella morte se gli

obiettivi sono necessità fisiche, e in frustrazione se il non conseguirli è

compatibile con la sopravvivenza. Il fallimento costante nel raggiungimento

degli obiettivi lungo il percorso della propria vita dà luogo al disfattismo,

alla bassa autostima o alla depressione.

37. Così per evitare seri problemi psicologici, un essere umano ha bisogno di

obiettivi il cui raggiungimento richiede uno sforzo, di una certa dose di

successo nel conseguirli.

Attività sostitutive

38. Ma non tutti i ricchi aristocratici si annoiano e si demoralizzano. Per

esempio 1’imperatore Hirohito, invece di affondare nell’edonismo decadente si

consacro alla biologia marina, un campo nel quale divenne una personalità

eminente. Quando gli uomini non devono sforzarsi per soddisfare i propri bisogni

fisici, devono porsi degli obiettivi artificiali. In molti casi essi li

perseguono con la stessa energia e coinvolgimento emotivo che avrebbero usato

per soddisfare le necessita fisiche. Cosi gli aristocratici dell’impero romano

ebbero le loro pretese letterarie; molti aristocratici europei dei secoli

passati investirono una grande quantità di tempo ed energia nella caccia,

sebbene poi non mangiassero la carne; altre aristocrazie hanno concorso allo

status attraverso elaborate esposizioni di beni; e pochi aristocratici, come

Hirohito, si sono rivolti alla scienza.

39. Usiamo il termine “attività sostitutiva” per designare un’attività diretta

verso un obiettivo artificiale che le persone si prefiggono semplicemente per

avere uno scopo per cui lavorare, o lasciateci dire, semplicemente per la

soddisfazione che provano raggiungendolo. Ecco un metodo empirico per

identificare attività sostitutive. Data una persona che spende tempo ed energia

per uno scopo X, chiedetevi questo: se egli deve dedicare la maggior parte del

suo tempo e della sua energia per soddisfare i suoi bisogni biologici, e se

questo sforzo gli richiedesse di usare le sue abilità mentali e fisiche in modo

vario e interessante, si sentirebbe seriamente privato di qualcosa se non

raggiunge l’obiettivo X? Se la risposta e no, allora il raggiungimento

dell’obiettivo X e una attività sostitutiva. Gli studi di Hirohito sulla

biologia marina costituiscono chiaramente una attività sostitutiva, visto che

quasi certamente se Hirohito avesse dovuto spendere il suo tempo per

interessanti compiti non scientifici al fine d’ottemperare alle necessita della

vita egli non si sarebbe sentito privato di qualcosa perché non conosceva tutto

sull’anatomia e i cicli di vita degli animali marini. Dall’altro lato, la

ricerca del sesso e dell’amore (per esempio) non e una attività sostitutiva,

perché la maggior parte delle persone, persino se la loro esistenza fosse

soddisfacente in altri ambiti, si sentirebbero private di qualcosa se passassero

la loro vita senza avere mai una relazione con un membro del sesso opposto. (Ma

la ricerca di una quantità di sesso maggiore di quella di cui uno ha bisogno può

essere una attività sostitutiva.)

40. Nella società industriale moderna è necessario solo un minimo sforzo per

soddisfare i bisogni primari. E sufficiente passare attraverso un programma di

addestramento per acquisire qualche piccola abilita tecnica, quindi andare al

lavoro in orario e compiere uno sforzo molto modesto per mantenere il lavoro. I

soli requisiti sono una quantità moderata di intelligenza, e, più di tutto,

semplice obbedienza. Se uno possiede questi requisiti, la società si prende cura

di lui dalla culla alla tomba. (Si, esiste una sottoclasse che non può ritenere

che le sue necessita fisiche siano garantite, ma noi stiamo parlando della

maggioranza della società.) Cosi non sorprende che la società moderna sia piena

di attività sostitutive. Queste includono il lavoro scientifico, l’impresa

atletica, il lavoro umanitario, la creazione artistica e letteraria, la scalata

ai vertici aziendali, l’acquisizione di denaro e beni materiali molto oltre il

necessario, e l’attivismo sociale quando si indirizza verso temi che non sono

importanti per la vita personale dell’attivista, come nel caso di attivisti

bianchi che lavorano per i diritti delle minoranze non bianche. Queste non sono

sempre attività sostitutive tout court, visto che per molti esse possono essere

motivate in parte da altri bisogni che superano la semplice necessita di avere

qualche scopo da perseguire. Il lavoro scientifico può essere motivato in parte

da un desiderio di prestigio, la creazione artistica dal bisogno di esprimere

sentimenti, l’attivismo sociale militante dall’ostilità. Ma per la maggior parte

delle persone queste attività sono in gran parte attività sostitutive. Per

esempio, la maggioranza degli scienziati sarà probabilmente d’accordo che la

“soddisfazione” che ricevono dal loro lavoro e più importante del denaro e del

prestigio che guadagnano.

41. Per molti, se non per la maggior parte delle persone, le attività

sostitutive sono meno soddisfacenti del conseguimento di obiettivi reali (cioè,

obiettivi che si vorrebbero ottenere persino se il bisogno del processo di

potere fosse gia soddisfatto). Lo dimostra il fatto che le persone profondamente

coinvolte in attività sostitutive, in molti casi, non sono mai soddisfatte, non

si riposano mai. Cosi quello che si arricchisce costantemente si ingegna per

conseguire una ricchezza sempre maggiore. Lo scienziato, non appena risolve un

problema, rivolge la sua attenzione verso un altro problema. Il corridore di

lunghe distanze si impone di correre sempre più veloce e lontano. Molte persone

che praticano attività sostitutive diranno che ricevono maggiore soddisfazione

da queste attività che dagli affari “mondani” necessari per soddisfare i loro

bisogni biologici; ma questo succede perchè nella nostra società lo sforzo

richiesto per soddisfare i bisogni biologici si è ridotto a banalità. Quel che è

più importante, e che nella nostra società la gente non soddisfa i propri

bisogni biologici autonomamente ma funzionando come parti di un’immensa macchina

sociale. Al contrario, la gente in generale ha un grande margine di autonomia

nel praticare le attività sostitutive.

Autonomia.

42. L’autonomia come parte di un processo di potere può non essere

indispensabile per ogni individuo. Ma la maggior parte degli individui ha

bisogno di un grado più o meno grande di autonomia nel perseguire i propri

obiettivi. I loro sforzi devono essere intrapresi su propria iniziativa e devono

mantenersi sotto la loro direzione e controllo. Tuttavia la maggior parte della

gente non deve sforzarsi come singolo individuo per questa iniziativa, per la

direzione e il controllo. E’ sufficiente di solito agire come membro di un

piccolo gruppo. Cosi se mezza dozzina di persone discute un obiettivo e

intraprende uno sforzo comune che ha successo nell’ottenere quel dato risultato

il suo bisogno per il processo del potere sarà soddisfatto. Ma se si lavora

sotto rigidi ordini provenienti dall’alto, precludendo ai singoli ogni luogo in

cui prendere una decisione o una iniziativa autonoma, allora il loro bisogno per

il processo del potere non sarà soddisfatto. Si può dire la stessa cosa quando

le decisioni sono prese su scala collettiva, se il gruppo che prende la

decisione collettiva è così ampio da vanificare il ruolo del singolo.

43. E’ vero che qualche individuo sembra avere poco bisogno di autonomia. La sua

spinta per il potere è debole o la soddisfa identificandosi con qualche

organizzazione potente alla quale appartiene. E quindi vi sono tipi animali non

pensanti che sembrano essere soddisfatti da un senso puramente fisico di potere

(il bravo soldato combattente il cui senso di potere consiste nello sviluppare

abilita di combattimento che sarà contento di usare in cieca obbedienza ai suoi

superiori).

44. Ma per la maggior parte della gente attraverso il processo del potere avere

uno scopo, fare uno sforzo autonomo e ottenere il risultato che si acquisisce la

stima e la fiducia in sé, oltre a un senso di potere. Quando non si hanno

adeguate opportunità per passare attraverso il processo del potere le

conseguenze sono (a seconda dell’individuo e del modo in cui il processo di

potere e disgregato) noia, demoralizzazione, bassa autostima, sentimenti di

inferiorità, disfattismo, depressione, ansia, sensi di colpa, frustrazione,

ostilità, abuso di bambini e di coniugi, edonismo insaziabile, comportamenti

sessuali abnormi, disordini nel sonno, disordini nell’alimentazione ecc . Fonti

di problemi sociali.

45. I sintomi fin qui elencati possono essere presenti in qualsiasi società, ma

nella società moderna industriale sono presenti su vasta scala. Non siamo i

primi a sostenere che il mondo oggi sembra comportarsi come un folle. Questo

stato di cose non e normale per una società umana. Vi è motivo di credere che

1’uomo primitivo soffrisse di minor stress e frustrazione e che fosse più

soddisfatto del suo modo di vivere che non 1’uomo moderno. E’ vero che non tutto

era rose e fiori nelle società primitive. L’abuso di donne era comune presso gli

aborigeni australiani, e la transessualita era abbastanza diffusa tra alcune

delle tribù indiane d America. Ma pare che, parlando in generale, i tipi di

problemi che abbiamo enumerato nel paragrafo precedente fossero meno comuni tra

i popoli primitivi che nella società moderna.

46. Noi attribuiamo le problematiche sociali e psicologiche della società

moderna al fatto che essa richiede alla gente di vivere in condizioni

radicalmente differenti da quelle in cui la razza umana si è evoluta, e di

comportarsi in modo tale da entrare in conflitto con i modelli di comportamento

che la razza umana sviluppò durante la sua evoluzione. E’ chiaro, da quello che

abbiamo appena scritto, che noi consideriamo la mancanza di opportunità di

sperimentare propriamente il processo del potere la più importante delle

condizioni anormali alle quali la società moderna assoggetta l’individuo. Ma non

l’unica. Prima di trattare la disgregazione del processo del potere come fonte

di problemi sociali, discuteremo alcuni altri fattori.

47. Tra le anomalie presenti nella società industriale moderna vi sono

l’eccessiva densità della popolazione, l’isolamento dell’uomo dalla natura,

l’eccessiva rapidità dei cambiamenti sociali e il crollo delle comunità naturali

di piccole dimensioni, per esempio le famiglie allargate, il villaggio o la

tribù.

48. E’ accertato che la sovrappopolazione aumenta lo stress e 1’aggressività. Il

grado di affollamento che esiste oggi e l’isolamento dell’uomo dalla natura sono

conseguenze del progresso tecnologico. Tutte le società preindustriali erano in

prevalenza rurali. La rivoluzione industriale ha aumentato a dismisura

l’estensione delle città e la proporzione della popolazione che vi vive, e la

tecnologia moderna industriale hanno reso possibile alla Terra di sostentare una

popolazione sempre più densa. (Inoltre, la tecnologia inasprisce gli effetti

dell’affollamento perché pone un accresciuto potere disgregatore nelle mani

dell’uomo. Per esempio, una varietà di strumenti produttori di rumore: macchine

agricole, radio, motocicli, ecc. Se l’uso di questi strumenti non fosse limitato

le persone desiderose di pace e quiete sarebbero molestate dal rumore. Se il

loro uso è limitato, le persone che adoperano questi strumenti sono frustrate

dai regolamenti. Ma se queste macchine non fossero mai state inventate non vi

sarebbe stato alcun conflitto e non si sarebbe generata alcuna frustrazione.

49. Per le società primitive il mondo naturale (che, in genere, muta lentamente)

forniva una struttura stabile e quindi un senso di sicurezza. Nel mondo moderno

è la società umana che domina la natura, piuttosto che il contrario, e la

società moderna cambia molto rapidamente a causa dei mutamenti tecnologici. Così

non vi e una struttura stabile.

50. I conservatori sono sciocchi; lamentano la decadenza dei valori

tradizionali, tuttavia sostengono entusiasticamente il progresso tecnologico e

la crescita economica. Apparentemente sembra loro sfuggire il fatto che non si

possono produrre cambiamenti rapidi e drastici in campo tecnologico e nella

economia di una società senza causare rapidi mutamenti in tutti gli altri

aspetti di detta società; e tali mutamenti rapidi inevitabilmente fanno crollare

i valori tradizionali.

51. Il crollo dei valori tradizionali in una certa estensione implica il crollo

dei legami che uniscono gruppi sociali tradizionali di piccole dimensioni. La

disintegrazione dei gruppi sociali di piccole dimensioni è inoltre promossa dal

fatto che le condizioni moderne spesso richiedono, o tentano, di spostare

l’individuo verso altre località, separandolo dalla comunità di origine. Oltre a

ciò, una società tecnologica deve indebolire i legami familiari e le comunità

<>cali se vuole funzionare efficientemente. Nella società moderna la lealtà di

un individuo deve essere rivolta prima al sistema e solo in secondo luogo alla

comunità ristretta, perché se la lealtà interna di una piccola comunità è più

forte della lealtà al sistema tali comunità perseguiranno il loro vantaggio a

spese del sistema. Supponiamo che un pubblico ufficiale o un dirigente di

azienda assuma per un certo incarico suo cugino, un suo amico o il suo

correligionario piuttosto che una persona meglio qualificata. Egli ha permesso

alla lealtà personale di avere la meglio sulla lealtà al sistema, e questo è

“nepotismo” o “discriminazione”, entrambi terribili peccati nella società

moderna. Sedicenti societa industriali che si sono scarsamente impegnate nel

subordinare personale o realtà locali alla lealtà al sistema sono di solito

molto inefficienti (basta dare uno sguardo all’America Latina). Cosi una società

industriale avanzata può tollerare solo piccole comunità indebolite, piegate e

rese strumenti del sistema .

53. La sovrappopolazione, i cambiamenti rapidi e il collasso della comunità sono

stati ampiamente riconosciuti come fonti di problemi sociali, ma noi non

crediamo che essi siano sufficienti a giustificare l’estensione dei problemi che

si presentano oggi ai nostri occhi.

54. Poche città preindustriali erano molto estese e densamente popolate,

tuttavia i loro abitanti non sembra che abbiano sofferto di problemi psicologici

quanto l’uomo moderno. In America oggi esistono ancora aree rurali spopolate in

cui troviamo gli stessi problemi delle aree urbane, sebbene in modo meno acuto.

Cosi la sovrappopolazione non sembra essere il fattore decisivo.

55. Sul limite sempre in espansione della frontiera americana, durante il XIX

secolo la mobilità della popolazione probabilmente fece sparire estese famiglie

e gruppi sociali di piccole dimensioni forse nella stessa proporzione in cui

spariscono oggi. Di fatto molti nuclei familiari vivevano per scelta in totale

isolamento, non avendo vicini nell’arco di diverse miglia e non appartenendo ad

alcuna comunità, e tuttavia non sembra che abbiano sviluppato dei problemi.

56. Inoltre il cambiamento nella frontiera americana fu molto ~z~)ido e

profondo. Un uomo poteva essere nato e cresciuto in una capanna di legno, al di

fuori del raggio della legge e dell’origine ed essersi nutrito di selvaggina;

giunto a un’età adulta poteva accadere che si trovasse a svolgere un impiego

regolare in una comunità ordinata con una forte presenza della legge. Questo era

un cambiamento più profondo di quello che solitamente accade nella vita di un

individuo moderno, tuttavia non sembra che abbia portato a problemi psicologici.

Infatti la società americana del XIX secolo era caratterizzata da ottimismo e

autostima; esattamente il contrario della società odierna.

57. Noi sosteniamo che la differenza è che l’uomo moderno ha la consapevolezza

(largamente giustificata) che il cambiamento gli è imposto, mentre nel XIX

secolo l’uomo della frontiera aveva la consapevolezza (largamente giustificata)

di provocare i cambiamenti, di propria iniziativa. Cosi un pioniere insediatosi

su un pezzo di terra di sua proprietà, scelto da lui, attraverso i suoi sforzi

lo trasformava in una fattoria. In quei giorni un intero paese poteva contare

solo qualche centinaia di abitanti ed era un’entità molto più isolata e autonoma

che un paese moderno. Quindi il pioniere-fattore partecipava come membro di un

gruppo relativamente piccolo alla creazione di una nuova, ordinata comunità. Ci

si potrebbe chiedere se la creazione di questa comunità fosse un miglioramento;

a ogni modo essa soddisfaceva il bisogno del pioniere per il processo del

potere.

58. Dovrebbe essere possibile dare altri esempi di società soggette a rapidi

cambiamenti e/o prive di stretti legami collettivi senza che per questo si

verificassero le imponenti aberrazioni comportamentali che oggi si vedono nella

società industriale. Non vogliamo dire che la società moderna sia la sola in cui

il processo del potere è stato frantumato. Probabilmente la maggior parte delle

società civilizzate, se non tutte, hanno interferito con il processo del potere

in una proporzione più o meno grande. Ma nella società industriale moderna il

problema è divenuto particolarmente acuto. La sinistra, almeno nella sua recente

forma (dalla meta fino alla fine del XX secolo) e in parte un sintomo della

privazione del processo del potere.

La disgregazione del processo del potere nella società moderna

59. Noi dividiamo le spinte umane in tre gruppi: 1) quelle che possono essere

soddisfatte con un minimo sforzo; 2) quelle che possono essere soddisfatte ma

solo al prezzo di un serio sforzo; 3) quelle che non possono essere

adeguatamente soddisfatte non importa quanto grande sia lo sforzo impiegato. Il

processo del potere è il processo di soddisfare le spinte del secondo gruppo.

Più spinte ci sono del terzo gruppo, maggiore sarà la frustrazione, la rabbia, e

alla fine il disfattismo, la depressione, ecc.

60. Nella società industriale moderna le spinte dell’uomo naturale tendono a

essere quelle del primo e del terzo gruppo; il secondo gruppo tende a consistere

in maniera sempre maggiore di spinte create artificialmente.

61. Nelle società primitive, le necessità fisiche generalmente cadono nel

secondo gruppo. Esse possono essere soddisfatte, ma solo al costo di un grave

sforzo. Ma la società moderna tende a garantire le necessita fisiche a tutti in

cambio solo di un minimo sforzo, quindi i bisogni fisici sono posti nel primo

gruppo. (Si può discutere se lo sforzo richiesto per mantenere un lavoro debba

essere considerato “minimo”; ma di solito, in lavori di livello basso-medio,

l’unico sforzo richiesto e semplicemente quello dell’obbedienza. Tu siedi o stai

dove ti hanno detto di stare e fai quello che ti hanno detto di fare nel modo in

cui ti hanno detto di farlo. Raramente devi sforzarti seriamente, e in ogni caso

a stento hai una qualche autonomia nel lavoro, cosi che il bisogno per il

processo del potere non è ben garantito.)

62. I bisogni sociali, come il sesso, l’amore e lo status sociale, spesso

rimangono nel secondo gruppo nella società moderna, dipendendo dalla situazione

dell’individuo”. Ma eccetto che per coloro che hanno una forte spinta

particolare per lo status sociale, lo sforzo richiesto per soddisfare le spinte

sociali e insufficiente ad appagare adeguatamente il bisogno per il processo del

potere.

63. Cosi sono stati creati dei bisogni artificiali che cadono nel secondo gruppo

e quindi garantiscono il bisogno per il processo del potere. La pubblicità e le

tecniche di marketing sono state sviluppate in modo da far si che molte persone

sentano il bisogno di cose che i loro nonni non desiderarono o persino sognarono

mai. Ciò richiede un duro sforzo per guadagnare denaro sufficiente per

soddisfare questi bisogni artificiali, quindi essi ricado- no nel secondo gruppo

(ma vedi paragrafi 80-82.) L’uomo moderno deve soddisfare il suo bisogno per il

processo di potere in gran parte attraverso la ricerca di bisogni artificiali

creati dalla pubblicità e dalla industria del marketing”, e attraverso attività

sostitutive.

64. Sembra che per molte persone, forse la maggioranza, queste forme artificiali

del processo di potere siano insufficienti. Un tema ricorrente negli scritti dei

critici sociali della seconda metà del XX secolo è il senso di inutilità che

affligge molte persone nella società moderna. (Questa mancanza di scopi e spesso

chiamata con altri nomi, come “anomia” [una condizione della società

caratterizzata da un’assenza di norme e valori sociali, n.d.t.] e “vacuità della

classe media”.) Noi sosteniamo che la cosiddetta “crisi di identità” è di fatto

una ricerca di intento, spesso di impegno verso una conveniente attività

sostitutiva. Può essere che l’esistenzialismo sia in larga parte una risposta

alla mancanza di scopi della vita moderna”. Nella società moderna è molto

diffusa la ricerca del “raggiungimento”. Ma noi pensiamo che per la maggioranza

delle persone un’attività il cui principale obiettivo e la realizzazione (cioè

una attività sostitutiva) non sia una soddisfazione completamente soddisfacente.

In altre parole, non soddisfa pienamente il bisogno per il processo del potere

(vedi paragrafo 41). Questo bisogno può essere pienamente soddisfatto solo

attraverso attività che hanno qualche traguardo esterno, come le necessità

fisiche, il sesso, l’amore, lo status, la vendetta, ecc.

65. Inoltre, nei casi in cui 1’obiettivo e il guadagnare soldi, salire la scala

sociale o funzionare come parte del sistema in un modo diverso, la maggior parte

delle persone non sono nella posizione di perseguire i propri scopi

autonomamente: la maggior parte dei lavoratori è alle dipendenze di qualcun

altro e, come abbiamo sottolineato nel paragrafo 61, spendono i loro giorni

facendo quello che viene detto loro di fare nella maniera in cui viene detto

loro di farlo. Persino la maggior parte di coloro che sono in affari in proprio

hanno solo un’autonomia limitata. E una lagnanza cronica dei piccoli

imprenditori che le loro mani sono legate da un’eccessiva regolamentazione

governativa. Alcune di queste regole sono indubbiamente superflue, ma per la

maggior parte esse sono essenziali e parti inevitabili della nostra società

estremamente complessa. Una larga porzione di piccoli affari oggi opera sul

sistema delle concessioni (franchising). Il Wall Street Journal, alcuni anni fa,

riportò che molte delle compagnie che rilasciano la concessione chiedono ai

concessionari un test personale destinato a escludere coloro che hanno

creatività e iniziativa perché tali persone non danno sufficiente garanzia di

adeguarsi docilmente al sistema. Questo esclude dalle piccole attività molte

persone che hanno bisogno maggiore di autonomia.

66. Oggi la gente vive più in virtù di quello che il sistema fa per loro o a

loro che per quello che riescono a fare loro stessi. E quello che fanno per loro

è fatto sempre di più dentro canali costruiti dal sistema. Le opportunità

tendono a essere quelle che il sistema concede, ed essere sfruttate in accordo

con le regole e i regolamenti”, e perché vi sia una possibilità di successo

devono essere seguite le tecniche prescritte dagli esperti.

67. Cosi il processo del potere, nella nostra società, è spezzato attraverso una

mancanza di scopi reali e una mancanza di autonomia nel seguire gli obiettivi.

Ma si frantuma anche a causa di quelle spinte umane che cadono nel terzo gruppo:

le spinte che non possono essere adeguatamente soddisfatte non importa quanto

grande sia lo sforzo di chi si impegna per ottenerle. Una di queste spinte è il

bisogno di sicurezza. Le nostre vite dipendono dalle decisioni prese da altre

persone; noi non esercitiamo un controllo su queste decisioni e di solito non

conosciamo nemmeno coloro che decidono (“Viviamo in un mondo nel quale, in

proporzione, poche persone forse 500 o 100 prendono le decisioni importanti”,

Phlip B. Heymann della Scuola di legge di Harvard, citato da Anthony Lewis, New

York Times, 21 aprile 1995). Le nostre vite dipendono dal fatto che gli standard

di sicurezza negli stabilimenti nucleari siano mantenuti adeguatamente; o da

quanto pesticida viene ammesso nel nostro cibo o da quanto inquinamento vi è

nell’aria; dalla competenza (o incompetenza) del nostro dottore. Perdere il

lavoro o trovarlo dipende da decisioni prese dagli economisti del governo o dai

dirigenti delle aziende; e cosi via. La maggior parte degli individui non e

nella posizione di sentirsi sicura di fronte a queste minacce se non molto

limitatamente. La ricerca dell’individuo per la sicurezza è quindi frustrata, e

porta a un senso di impotenza. Si potrebbe obiettare che l’uomo primitivo è

fisicamente meno sicuro dell’uomo moderno, come e dimostrato dalla sua più breve

aspettativa di vita; quindi l’uomo moderno soffre di meno quel grado di

insicurezza normale per gli esseri umani. Ma la sicurezza psicologica non

dipende dalla sicurezza fisica. Quello che ci fa sentire sicuri non è un livello

maggiore di sicurezza oggettiva, ma un senso di fiducia nella nostra capacità di

avere cura di noi stessi. L’uomo primitivo, minacciato da un animale feroce o

dalla fame, può combattere in difesa di sé stesso o spostarsi alla ricerca di

cibo. Egli non ha la certezza del buon esito di questi sforzi, ma non si trova

indifeso di fronte agli aspetti che lo minacciano. L’individuo moderno, e

minacciato da molti aspetti contro i quali è inerme: incidenti nucleari,

sostanze cancerogene negli alimenti, inquinamento ambientale, guerre, aumento

delle tasse, invasione del suo privato da parte di grandi organizzazioni,

fenomeni economici o sociali di rilevanza nazionale che possono frantumare il

suo stile di vita.

69. È vero che l’uomo primitivo è impotente contro alcune minacce: la malattia

per esempio. Ma egli può accettare il rischio della malattia stoicamente. Essa

fa parte della natura delle cose. Non è colpa di alcuno, a meno che sia colpa di

qualche immaginario demone impersonale. Ma le minacce all’individuo moderno

tendono a essere costruite dall’uomo. Esse non sono il risultato del caso ma gli

sono imposte da altri le cui decisioni egli, come individuo, è incapace di

influenzare. Di conseguenza si sente frustrato, umiliato e pieno di rabbia.

7O. Così l’uomo primitivo per la maggior parte della sua vita mantiene la

propria sicurezza nelle sue mani (sia come individuo che come membro di un

piccolo gruppo), mentre la sicurezza dell’uomo moderno è nelle mani di persone o

organizzazioni che sono troppo remote o troppo estese perché egli sia in grado

di influenzarle personalmente. Così la spinta dell’uomo moderno per la sicurezza

tende a cadere nel primo e nel terzo gruppo; in alcune aree (cibo, riparo, ecc.)

la sua sicurezza è garantita col minimo sforzo, mentre in altre aree egli non

può raggiungere un grado di sicurezza. (Questo esempio semplifica molto la

situazione reale ma delinea sommariamente quanto la condizione dell’uomo moderno

differisca da quella dell’uomo primitivo.)

71. La gente ha molte spinte transitorie o impulsi che sono di necessità

frustrati nella vita moderna, quindi questi cadono nel terzo gruppo. Ci si può

arrabbiare, ma la società moderna non può permettere il combattimento. In molte

situazioni non permette nemmeno l’aggressione verbale. Quando si va in un posto

si può andare di fretta o si può essere nella condizione di viaggiare

lentamente, ma in generale non vi è altra possibilità che muoversi seguendo il

flusso del traffico e obbedire ai segnali. Si può desiderare di svolgere la

propria attività in modo diverso, ma di solito si può lavorare solo secondo le

regole stabilite dal datore di lavoro. In molti altri casi l’uomo moderno è

legato ad un sistema di regole e regolamenti (espliciti o impliciti) che

frustrano molti dei suoi impulsi e così interferiscono con il processo del

potere. La maggior parte di questi regolamenti non può essere messa in

discussione perché essi sono indispensabili per il funzionamento della società

industriale.

72. La società moderna è per certi aspetti estremamente permissiva. In materie

che sono irrilevanti per il funzionamento del sistema noi possiamo fare, in

generale, quello che ci aggrada. Possiamo credere in qualsiasi religione ci

piaccia (fino a quando non incoraggi comportamenti che sono pericolosi per il

sistema). Possiamo andare a letto con chi ci piace (fino a quando pratichiamo un

“sesso sicuro”). Possiamo fare qualsiasi cosa che ci piaccia purché non sia

importante. Ma in tutte le materie importanti il sistema tende a regolare sempre

più il nostro comportamento.

73. Il comportamento è regolato non solo da regole esplicite e dal governo. Il

controllo è spesso esercitato attraverso una coercizione indiretta, attraverso

una pressione psicologica o manipolazione, da organizzazioni, o da un sistema

considerato nel complesso. Le organizzazioni più forti usano la propaganda. La

propaganda non è solo limitata agli spot commerciali e alla pubblicità, e alcune

volte non è nemmeno consciamente intesa come propaganda dalla gente che la

produce. Per esempio, il contenuto di un programma d’intrattenimento è una forma

potente di propaganda. Un esempio di coercizione indiretta: non esiste alcuna

legge che dica che noi dobbiamo lavorare ogni giorno e seguire gli ordini di chi

ci impiega. Legalmente non vi è alcun divieto che ci impedisca di andare a

vivere in un posto selvaggio come i primitivi o di intraprendere un’attività

indipendente. Ma in pratica la parte ancora selvaggia è molto esigua e in

economia vi è posto solo per un limitato numero di piccoli impreditori. Quindi,

la maggior parte di noi può sopravvivere solo come l’impiegato di qualcun altro.

74. Noi sosteniamo che l’ossessione dell’uomo moderno per la longevità, per

mantenere il vigore fisico e l’attrattiva sessuale a un’età avanzata, è un

sintomo di incompiutezza derivante dal mancato processo per il potere. La “crisi

di mezza età” è esattamente questo. Lo stesso dicasi per la mancanza di

interesse verso la procreazione che è piuttosto comune nella società moderna ma

quasi del tutto inesistente nelle società primitive.

75. Nelle società primitive la vita è una successione di stadi. Avendo

soddisfatto i bisogni e gli scopi di uno stadio, non vi è alcuna particolare

riluttanza a passare allo stadio successivo. Un giovane uomo passa attraverso il

processo del potere divenendo un cacciatore, cacciando non per sport o per

realizzarsi ma per avere la carne necessaria per nutrirsi. (Nelle giovani donne

il processo è più complesso, focalizzato sul potere sociale; non vogliamo

discuterlo qui). Avendo attraversato questa fase con successo, l’uomo giovane

non si tira indietro di fronte alla responsabilità di costruire una famiglia.

(Al contrario, oggi molti rinviano indefinitamente il momento di avere figli

perché troppo occupati a cercare qualche tipo di “realizzazione”. Noi sosteniamo

che la realizzazione di cui hanno bisogno è una esperienza adeguata del processo

del potere, con reali obiettivi al posto di obiettivi artificiali di attività

sostitutive.) Ancora, essendo riuscito con successo a far crescere i suoi

bambini, passando attraverso il processo del potere di provvedere alle loro

necessità fisiche, l’uomo primitivo sente che il suo lavoro è compiuto e si

prepara ad accettare l’età avanzata (se sopravvive a lungo) e la morte. Molti

oggi, invece, sono disturbati dalla prospettiva della morte, come dimostrano gli

sforzi per mantenere la condizione fisica, un bell’aspetto e la salute. Noi

sosteniamo che ciò dipende dalla non realizzazione che scaturisce dal non usare

i propri poteri fisici per qualcosa, cioè: non sono mai passati attraverso il

processo del potere di utilizzare i loro corpi in una maniera seria. Non è

l’uomo primitivo, che usa quotidianamente il suo corpo per scopi pratici, a

temere il deterioramento dell’età, ma l’uomo moderno, che non ha mai utilizzato

il suo corpo per scopi pratici al di là del camminare dalla sua macchina alla

sua casa. L’uomo il cui bisogno per il processo del potere è stato soddisfatto

durante la sua vita è colui che è meglio preparato ad accettare la fine di

quella vita.

76. In risposta agli argomenti di questa sezione qualcuno dirà: “La società deve

trovare il modo di dare a tutti l’opportunità di passare attraverso il processo

del potere”. Ma il valore dell’opportunità viene distrutto dal fatto che la

società gliela concede. Questo di cui c’è bisogno è di trovare o concretizzare

le proprie opportunità. Fino a che il sistema concede agli individui le

opportunità li avrà sempre al guinzaglio. Per ottenere l’autonomia occorre

sciogliere questo laccio.

Come alcune persone si adattano

77. Non tutti nella società industriale tecnologica soffrono di problemi

psicologici. Alcuni sostengono persino di essere del tutto soddisfatti della

società così com’è. Vediamo ora il perché di questa disparità di vedute.

78. Primo, ci sono senza ombra di dubbio differenze nella forza della spinta per

il potere. Individui con una spinta debole possono avere, relativamente, poco

bisogno di passare attraverso il processo del potere, o almeno uno scarso

bisogno di autonomia all’interno di questo processo. Questi sono i caratteri

docili che sarebbero stati felici come i neri delle piantagioni del vecchio sud.

(Non intendiamo disprezzare i neri delle piantagioni. Diamo atto che la maggior

parte degli schiavi non era contenta della propria schiavitù. Ma noi

disprezziamo le persone che sono contente della loro schiavitù.)

79. Alcune persone possono avere una spinta eccezionale, inseguendo la quale

soddisfano il loro bisogno per il processo del potere. Per esempio, coloro che

hanno una spinta particolarmente forte per lo status sociale possono spendere

l’intera vita a salire la scala sociale senza mai annoiarsi.

8O. La gente ha vari gradi di suggestionabilità di fronte alla pubblicità e alle

tecniche di marketing. Alcune persone sono così influenzabili che pur avendo una

grande disponibilità di denaro non riescono a soddisfare la loro costante,

insaziabile bramosia per i nuovi giocattoli scintillanti che l’industria del

marketing fa penzolare davanti ai loro occhi. Così si sentono sempre

finanziariamente sotto pressione anche se loro entrate sono notevoli e la loro

bramosia è continuamente frustrata.

81. Alcuni hanno una scarsa permeabilità alla pubblicità e alle tecniche di

marketing. Sono le persone non interessate al denaro. Le acquisizioni materiali

non soddisfano il loro bisogno per il processo del potere.

82. Persone mediamente condizionabili dalla pubblicità e dalle tecniche di

marketing sono capaci di guadagnare abbastanza denaro per soddisfare i loro

desideri, ma solo al costo di un serio sforzo (straordinari, secondo lavoro,

promozioni). In questo caso l’acquisizione materiale va incontro al loro bisogno

per il processo del potere. Ma ciò non vuol dire che questo bisogno sia

pienamente soddisfatto. Essi possono avere una autonomia insufficiente nel

processo del potere (il loro lavoro può consistere nell’eseguire ordini) e

alcune delle loro spinte possono essere frustrate (per esempio la sicurezza e

l’aggressione). (Noi siamo colpevoli di una eccessiva semplificazione nei

paragrafi 8O-82 perché supponiamo che il desiderio per l’acquisizione materiale

sia, nel suo complesso, una creazione dell’industria della pubblicità e del

marketing. Naturalmente non è così semplice.)

83. Alcuni soddisfano in parte il loro bisogno per il potere identificandosi con

una potente organizzazione o con un movimento di massa. Un individuo che manca

di scopi o di potere si unisce a un movimento o a un’organizzazione, adotta i

suoi obiettivi come propri, quindi lavora per questi obiettivi. Quando alcuni di

questi sono raggiunti, l’individuo, anche se i suoi personali sforzi hanno

giocato solo una parte insignificante nel loro raggiungimento, si sente

(attraverso la sua identificazione con il movimento o l’organizzazione) come se

fosse passato attraverso il processo del potere. Questo fenomeno fu sfruttato

dai fascisti, dai nazisti e dai comunisti. La nostra società lo usa allo stesso

modo, sebbene in maniera meno crudele. Esempio: Manuel Noriega costituiva un

problema per gli Usa (obiettivo, quindi, punire Noriega). Gli Usa invasero

Panama (sforzo) e punirono Noriega (raggiungimento dell’obiettivo). Gli Usa

passarono attraverso il processo del potere e molti americani, in virtù della

loro identificazione con gli Usa, sperimentarono il processo del potere per

delega. Da ciò nacque l’approvazione pubblica dell’invasione di Panama; essa

diede alla gente un senso di potere. Noi vediamo lo stesso fenomeno negli

eserciti, nelle aziende, nei partiti politici, organizzazioni umanitarie,

movimenti religiosi o ideologici. In particolare, i movimenti di sinistra

tendono ad attrarre persone che cercano di soddisfare il loro bisogno di potere.

Ma per la maggior parte delle persone, l’identificazione con un’organizzazione o

movimento di massa non soddisfa pienamente il bisogno di potere.

84. Un altro modo con il quale si può soddisfare il proprio bisogno del processo

di potere sono le attività sostitutive. Come spieghiamo nei paragrafi 38-42,

un’attività sostitutiva è diretta verso un obiettivo artificiale; l’individuo la

pratica per l’interesse verso il processo di “conseguimento” che ne ricava, non

perché ha bisogno di soddisfare quello scopo specifico. Per esempio non vi è un

motivo pratico per costruirsi enormi muscoli, inviare una piccola palla dentro

una buca o acquisire una serie completa di francobolli postali. Tuttavia molte

persone nella nostra società si dedicano con passione al body-building, al golf

o a collezionare francobolli. Alcune persone facilmente influenzabili saranno

portate a dare più importanza a una attività sostitutiva perché le persone

intorno la considerano importante o perché la società dice che è importante.

Questa è la ragione per cui alcuni prendono molto sul serio attività

essenzialmente banali come gli sport, il bridge o gli scacchi o la ricerca di

arcane conoscenze, mentre altri che hanno una visione più chiara le vedono

niente altro che come attività sostitutive e di conseguenza non daranno

importanza a quel modo di soddisfare il bisogno per il processo del potere.

Rimane solo da sottolineare che, in molti casi, il modo in cui una persona si

guadagna la vita è anch’essa un’attività sostitutiva. Non una pura attività

sostitutiva, visto che, in parte, il motivo dell’attività è di ottemperare alle

necessità fisiche e (per alcune persone) raggiungere lo status sociale e le

agiatezze che la pubblicità gli fa desiderare. Ma molte persone si sforzano più

del necessario per guadagnare denaro e status, e questo sforzo aggiuntivo

costituisce un’attività sostitutiva. Questo sforzo addizionale, insieme

all’investimento emozionale che lo accompagna, è una delle forze più potenti che

agiscono verso il continuo sviluppo e perfezionamento del sistema, con

conseguenze negative per la libertà individuale (vedi paragrafi 131).

Specialmente per gli scienziati più fecondi e gli ingegneri, il lavoro tende ad

essere in larga misura un’attività sostitutiva. Questo punto è così importante

che merita una discussione a parte (paragrafi 87-92).

85. In questa sezione abbiamo spiegato come molte persone nella società moderna

soddisfano in misura variabile il loro bisogno per il processo del potere. Ma

noi pensiamo che per la maggioranza delle persone questo bisogno non sia

pienamente soddisfatto. In primo luogo, coloro che hanno una spinta eccessiva

per lo status, o che sono decisamente “agganciati” a una attività sostitutiva o

che si identificano abbastanza fortemente con un movimento o un’organizzazione

per soddisfare il loro bisogno di potere sono personalità inconsuete. Altri non

sono pienamente soddisfatti dalle attività sostitutive o dall’identificazione

con una organizzazione (vedi paragrafo 41, 64). In secondo luogo, un controllo

stretto viene imposto dal sistema attraverso una regolamentazione esplicita o

attraverso la socializzazione, e questo provoca mancanza di autonomia e

frustrazione, per l’impossibilità di raggiungere certi obiettivi e per la

necessità di contenere troppi impulsi.

86. Ma anche se la maggior parte delle persone nella società industriale

tecnologica fosse soddisfatta, noi (FC) ci opporremo sempre a quella forma di

società, perché (tra le altre ragioni) consideriamo degradante soddisfare il

bisogno di qualcuno per il processo del potere attraverso attività sostitutive o

attraverso l’identificazione con una organizzazione piuttosto che attraverso la

conquista di obiettivi reali.

Le ragioni degli scienziati

87. La scienza e la tecnologia forniscono i più importanti esempi di attività

sostitutive. Alcuni scienziati dichiarano che sono motivati dalla “curiosità”,

asserzione semplicemente assurda. La maggior parte degli scienziati lavora su

materie altamente specialistiche che non sono oggetto di normale curiosità. Per

esempio un astronomo, un matematico o un entomologo sono curiosi delle proprietà

dell’isopropiltrimetilmetano? Di sicuro no. Solo un chimico può esserlo e lo è

solo in quanto la chimica è la sua attività sostitutiva. Il chimico è curioso

dell’appropriata classificazione di nuove specie di scarabei? No. È una

questione che interessa solo l’entomologo, e lo interessa solo perché

l’entomologia è la sua attività sostitutiva. Se il chimico e l’entomologo

dovessero impegnarsi a fondo per soddisfare i bisogni primari e se qello sforzo

permettesse di esercitare le loro capacità in modo sì interessante seppure non

nel settore scientifico, allora non darebbero alcuna importanza

all’isopropiltrimetilmetano o alla classificazione degli scarabei. Supponiamo

che la mancanza di fondi per l’educazione scolastica di grado superiore avesse

costretto il chimico a divenire un agente assicurativo. In quel caso sarebbe

stato molto interessato alle materie assicurative e per nulla interessato

all’isopropiltrimetilmetano. In ogni caso non è nomale spendere la quantità di

tempo e di sforzi che gli scienziati dedicano al loro lavoro per soddisfare una

semplice curiosità. Perciò, la spiegazione della “curiosità” come ragione degli

scienziati per il loro lavoro non si regge in piedi.

88. La motivazione del “beneficio per l’umanità” non è da meno. Un certo tipo di

lavoro scientifico non ha niente a che vedere con il benessere della razza umana

– la maggior parte dell’archeologia e delle linguistiche comparate, per esempio.

Altre aree della scienza invece, possono presentare sbocchi pericolosi. Tuttavia

gli scienziati di queste aree sono entusiasti del loro lavoro allo stesso modo

di quelli che scoprono vaccini o studiano l’inquinamento dell’aria. Consideriamo

il caso di Edward Teller, che si impegnò a fondo nel promuovere installazioni di

energia nucleare. Il suo coinvolgimento derivava dal desiderio di beneficiare

l’umanità? Se è così, allora perché Teller non sentì alcun coinvolgimento per

altre cause “umanitarie”? Se era un tale filantropo allora perché partecipò alla

creazione della bomba H? Come per molti altri traguardi scientifici è aperta la

questione se il nucleare sia realmente un reale beneficio per l’umanità.

L’energia elettrica a basso costo è più importante dei rifiuti che si accumulano

e del rischio di incidenti? Teller parlò solo di una parte della questione.

Chiaramente questo profondo interesse verso il potenziale nucleare era motivato

non da un desiderio di beneficiare l’umanità ma dalla soddisfazione personale

che egli trasse dal suo lavoro e dal vederlo attuato.

89. Lo stesso si può dire degli scienziati in generale. Con qualche rara

eccezione le loro ragioni non sono né la curiosità né il desiderio di benessere

l’umanità bensì il bisogno di passare attraverso il processo del potere: avere

un obiettivo (un problema scientifico da risolvere), fare uno sforzo (ricerca) e

raggiungere un obiettivo (soluzione del problema). La scienza è una attività

sostitutiva perché gli scienziati lavorano soprattutto per la soddisfazione che

ne ricavano.

9O. Certamente la questione non è così semplice. Altri motivi giocano un ruolo

per molti scienziati. Il denaro e lo status per esempio. Alcuni scienziati

possono essere persone con una spinta insaziabile per lo status (vedi paragrafo

79) e questo potrebbe essere il motivo principale del loro lavoro. Senza dubbio

la maggioranza degli scienziati, come la maggioranza della popolazione comune, è

più o meno suscettibile alla pubblicità e alle tecniche di marketing e ha

bisogno di denaro per soddisfare l’ambizione di possedere determinati beni e

servizi. Così la scienza non è pura attività sostitutiva; ma è in gran parte una

attività sostitutiva.

91. Inoltre la scienza e la tecnologia costituiscono un potente movimento di

massa, molti scienziati gratificano il loro bisogno di potere attraverso

l’identificazione con esso (vedi paragrafo 83).

92. Così la scienza prosegue la sua marcia alla cieca, senza riguardo per il

reale benessere della razza umana o per ogni altro criterio, obbediente sono ai

bisogni psicologici degli scienziati e dei funzionari governativi e dei

dirigenti industriali che forniscono i fondi per la ricerca.

La natura della libertà

93. Stiamo arrivando a sostenere che la società industriale tecnologica non può

essere riformata in modo da impedire che essa progressivamente restringa la

sfera della libertà umana. Poiché la parola libertà può essere interpretata in

molti modi, dobbiamo prima chiarire a che tipo di libertà siamo interessati.

94. Con libertà intendiamo l’opportunità di passare attraverso il processo del

potere con obiettivi reali, non con quelli artificiali di attività sostitutive,

e senza interferenza, manipolazione o supervisione di alcuno, specialmente di

qualche organizzazione. Libertà significa essere in grado di controllare (sia

come individuo che come membro di un piccolo gruppo) tutti gli aspetti relativi

alla propria vita-morte; cibo, vestiti, riparo e difesa contro qualsiasi

pericolo ci possa essere nel proprio circondario. Libertà significa avere

potere; non il potere di controllare altre persone ma il potere di controllare

le circostanze della propria vita. Nessuno è libero se qualcun altro

(specialmente una grossa organizzazione) lo ha in suo potere, non importa con

quanta benevolenza, tolleranza e permissivismo questo potere sia esercitato. È

importante non confondere la libertà con il mero permissivismo (vedi paragrado

72).

95. Si dice che noi viviamo in una società libera perché abbiamo un certo numero

di diritti costituzionalmente garantiti. Ma questi non sono importanti come

sembra. Il grado di libertà personale che esiste in una società è determinato

più dalla struttura economica e tecnologica che dalle sue leggi o dalla sua

forma di governo. La maggior parte delle nazioni indiane del NewEngland erano

monarchie, e molte città del Rinascimento italiano erano controllate da

dittatori. Ma leggendo di queste società si ha l’impressione che esse

permettessero molta più libertà personale della nostra. In parte questo accadeva

perché non avevano meccanismi efficienti per rinforzare la volontà del reggente:

non vi era una forza di polizia moderna, bene organizzata, non vi erano

comunicazioni rapide tra lunghe distanze, non vi erano camere di sorveglianza,

né dossier informativi sulla vita dei cittadini comuni. Quindi era relativamente

facile evadere il controllo.

96. Fra i nostri diritti costituzionali consideriamo, per esempio, quello della

libertà di stampa. Noi certamente non vogliamo colpire quel diritto; è uno

strumento molto importante per limitare la concentrazione del potere politico e

tenerlo sotto controllo esponendo pubblicamente qualsiasi comportamento

scorretto. Ma la libertà è di poca utilità per il cittadino medio come

individuo. I mass media sono per la maggior parte sotto il controllo di grandi

organizzazioni integrate nel sistema. Qualsiasi persona, con pochi soldi, può

pubblicare uno scritto o distribuirlo su Internet o simili, ma quello che egli

avrà da dire sarà travolto da una enorme quantità di materiale prodotto dai

media, quindi non avrà alcun effetto pratico. Colpire l’attenzione della società

con le parole è quindi quasi impossibile per la maggior parte degli individui e

dei piccoli gruppi. Prendi noi (FC), per esempio. Se non avessimo compiuto

alcunché di violento e avessimo inviato il presente scritto a un editore,

probabilmente non sarebbe stato pubblicato. Se lo avessero accettato e

pubblicato probabilmente non avrebbe attratto molti lettori perché è più

interessante il divertimento messo in piedi dai media che leggere un saggio

serio. Persino se questi scritti avessero avuto molti lettori, la maggior parte

di loro li avrebbe presto dimenticati vista la massa di materiale con cui i

media inondano le loro menti. Per diffondere il nostro messaggio, con qualche

probabilità di avere un effetto duraturo, abbiamo dovuto uccidere delle persone.

97. I diritti costituzionali sono utili fino a un certo punto, ma non servono a

garantire molto di più di quello che potremmo chiamare la concezione borghese

della libertà. Secondo la concezione borghese, un uomo “libero” è essenzialmente

un elemento di una macchina sociale e ha solo un certo numero di libertà

codificare e circoscritte; libertà che sono disegnate per servire i bisogni

della macchina sociale piuttosto che quelli dell’individuo. Così l’uomo “libero”

borghese ha una libertà economica perché promuove la crescita e il processo; ha

libertà di stampa perché la critica pubblica limita il comportamento scorretto

dei leader politici; e ha diritto a un giusto processo perché, secondo il

sistema, la carcerazione per il capriccio di un potente sarebbe considerato un

atto iniquo. Questo fu sicuramente l’atteggiamento di Simòn BolÍvar. Per lui la

gente meritava la libertà solo se la si usava per promuovere il progresso

(progresso secondo la concezione borghese). Altri pensatori borghesi hanno avuto

un simile punto di vista della libertà come semplice mezzo per fini collettivi.

Chester C. Tan nel suo il pensiero politico cinese nel XX secolo (p.2O2) spiega

la filosofia del leader del Kuomintang, Hu-Ha-min: “A un individuo sono concessi

dei diritti perché egli è un membro della società e la sua vita comunitaria

richiede tali diritti. Con comunità Hu intende l’intera società della nazione”.

E a p. 259 Tan afferma che secondo Carsum Chang (Chang Chun-Mai, capo del

Partito di Stato Socialista in Cina) la libertà deve essere usata nell’interesse

dello Stato e della gente considerata nel suo complesso. Ma che tipo di libertà

possiede un individuo che può esercitare solo una libertà prescritta da qualcun

altro? La concezione di FC della libertà non è quella di Simòn BolÍvar, Hu,

Chang o altri teorici borghesi. Il problema di tali teorici è che hanno fatto

dello sviluppo e dell’applicazione delle teorie sociali la loro attività

sostitutiva. Conseguentemente, le teorie sono designate a servire i bisogni dei

teorici più che i bisogni di qualsiasi persona sufficientemente sfortunata da

vivere in una società nella quale quelle teorie sono imposte.

98. Un altro punto deve essere sottolineato in questa sezione non si dovrebbe

pensare che una persona ha abbastanza libertà solo perché dice di averla. La

libertà è in parte limitata dal controllo psicologico del quale la gente non si

rende conto. Inoltre, molte idee della gente su quello che costituisce la

libertà sono dettate più dalla convenzione sociale che dai bisogni reali. Per

esempio, è probabile che molti uomini di sinistra o del tipo sovrasocializzato

dicano che la maggior parte delle persone, inclusi loro stessi, sono

socializzati troppo poco piuttosto che troppo, tuttavia il sovrasocializzato di

sinistra paga un pesante prezzo psicologico per il suo alto livello di

socializzazione.

Alcuni princìpi di storia

99. Pensa alla storia come la somma di due componenti: una componente eratica

che consiste di eventi non prevedibili che seguono un iter non discernibile, e

una componente regolare che consiste di tendenze storiche di lungo termine. Qui

noi siamo interessati alle tendenze di lungo termine.

1OO. Primo principio. Se viene applicato un piccolo cambiamento che influenza

una tendenza storica di lungo periodo quel cambiamento sarà sempre transitorio:

la tendenza presto ritornerà al suo stato originale. (Esempio: un movimento di

riforma che ha il fine di eliminare la corruzione politica nella società

raramente ha più di un effetto a breve termine; presto o tardi i riformatori si

rilassano e la corruzione ritorna. Il livello della corruzione politica in una

data società tende a rimanere costante o a cambiare solo lentamente con

l’evoluzione della società. Normalmente una epurazione politica sarà permanente

solo se accompagnata da cambiamenti sociali diffusi; un piccolo cambiamento

nella società non sarà sufficiente.) Se un piccolo cambiamento in una tendenza

storica di lungo termine appare permanente è solo perché il cambiamento si muove

nella direzione in cui la tendenza si sta muovendo, così che la tendenza non

viene alterata ma solo aiutata a progredire.

Punti da 101 a 134

135. Nel paragrafo 124 abbiamo usato l’esempio del vicino debole che viene

sconfitto da un vicino forte, che costringendolo a una serie di compromessi gli

prende tutta la terra. Ma supponiamo ora che il vicino forte si ammali tanto da

essere incapace di difendersi. Il vicino debole può costringerlo affinché gli

ridia indietro la terra oppure può ucciderlo. Se permette all’uomo forte di

sopravvivere e si dà da fare solo per riavere la terra è uno stupido, perché

quando l’altro guarirà se la riprenderà. La sola alternativa possibile per

l’uomo debole è di uccidere il più forte quando ne ha la possibilità. Allo

stesso modo, dobbiamo distruggere il sistema industriale mentre è debole. Se ci

compromettiamo con esso e lo lasciamo guarire dalla sua malattia alla fine ci

toglierà tutta la nostra libertà.

I più semplici problemi sociali si sono dimostrati insolubili

136. Se nonostante ciò qualcuno immagina che sarebbe possibile riformare il

sistema in modo tale da proteggere la libertà dalla tecnologia inducetelo a

riflettere su come la società abbia affrontato altri problemi sociali, molto più

semplici e facili, con rozzezza e senza alcun risultato. Tra le altre cose, il

sistema non ha avuto successo nel fermare la degradazione ambientale, la

corruzione politica, il traffico di droga e l’abuso domestico.

137. Prendiamo per esempio i nostri problemi ambientali. Qui il conflitto di

valori è semplice: la convenienza economica attuale contro il salvataggio di

alcune risorse naturali per i nostri nipoti. Ma su questo argomento la risposta

è solo un mucchio di discorsi a vanvera e di ragionamenti confusi da parte delle

persone che detengono il potere; mai una linea di azione chiara e fondata, e

così continuiamo ad accrescere i problemi ambientali con cui dovranno vivere in

futuro i nostri nipoti. I tentativi di risolvere il tema ambientale consistono

in lotte e compromessi tra differenti fazioni, alcune delle quali prevalenti in

un dato momento o in un altro. La linea di azione cambia a seconda delle

correnti dell’opinione pubblica. Questo non è un processo razionale, o tale da

portare con buona probabilità a una soluzione definitiva e positiva del

problema. I maggiori problemi sociali, se “risolti” del tutto, raramente o mai

lo sono attraverso un qualunque piano razionale complessivo. Essi si risolvono

solo attraverso un processo nel quale vari gruppi in competizione ricercano il

loro proprio interesse, di solito a corto termine, arrivando (principalmente

grazie alla fortuna) a un certo modus vivendi più o meno stabile. Infatti, i

princìpi che abbiammo formulato nei paragrafi 1OO-1O6 fanno dubitare che la

pianificazione razionale sociale a lungo termine possa avere mai successo.

138. È chiaro, pertanto, che la razza umana ha, tutt’al più, una capacità molto

limitata di risolvere i problemi sociali, persino quelli relativamente facili.

Come si dovrebbe risolvere allora il problema molto più difficile e sottile di

riconciliare la libertà con la tecnologia? La tecnologia presenta vantaggi

materiali chiarissimi, mentre la libertà è un’astrazione che assume diverso

significato a seconda delle persone e la sua perdita è facilmente coperta dalla

propaganda chiacchiere inutili.

139. C’è inoltre una differenza importante: è possibile che i nostri problemi

ambientali (per esempio) possano un giorno essere risolti attraverso un piano

razionale complessivo, ma se questo accadrà sarà solo perché è nell’interesse a

lungo termine del sistema risolvere questi problemi. Invece non è interesse del

sistema preservare la libertà o l’autonomia di un piccolo gruppo. Al contrario,

è nell’interesse del sistema allargare il più possibile il controllo del

comportamento umano. Così mentre le considerazioni pratiche possono alla fine

obbligare il sistema ad avere un approccio razionale e prudente ai problemi

ambientali, considerazioni egualmente pratiche spingeranno il sistema a regolare

il comportamento umano ancora più accuratamente (di preferenza con mezzi

indiretti che dissimuleranno l’attacco alla libertà). Questa non è solo la

nostra opinione. Eminenti scienziati sociali (per esempio James Q. Wilson) hanno

sottolineato l’importanza di preparare meglio le persone alla “vita sociale”.

14O. Confidiamo di aver convito il lettore che il sistema non può essere

riformato in modo tale da conciliare la libertà con la tecnologia. Il solo modo

è di fare completamente a meno del sistema industriale tecnologico. Questo

implica la rivoluzione, non necessariamente un’insurrezione armata, ma

certamente un cambiamento radicale e fondamentale nella natura della società.

141. La gente pensa che poiché la rivoluzione implica un cambiamento molto più

radicale della riforma sia più difficile determinarla. In realtà, in certe

circostanze, la rivoluzione è più facile che la riforma. La ragione è che un

movimento rivoluzionario può ispirare una intensità di impegno che un movimento

di riforma non può ispirare. Un movimento di riforma offre solo la possibilità

di risolvere un problema sociale particolare. Un movimento rivoluzionario offre

la possibilità di risolvere tutti i problemi in un colpo solo e di creare un

mondo interamente nuovo; fornisce il tipo di ideale per il quale la gente

accetterà di accollarsi un rischio e di fare grandi sacrifici. Per queste

ragioni sarebbe molto più facile rovesciare l’intero sistema tecnologico che

imporre restrizioni e divieti permanenti allo sviluppo dell’applicazione di

qualunque segmento della tecnologia, come l’ingegneria genetica. In condizioni

opportune un grande numero di persone potrebbe dedicarsi con passione a una

rivoluzione contro il sistema industrile-tecnologico. Come notavamo nel

paragrafo 132, i riformatori che cercano di limitare certi aspetti della

tecnologia potrebbero impegnarsi per evitare un danno. Ma i rivoluzionari

lavorano per ottenere una altissima ricompensa: la realizzazione della loro

visione rivoluzionaria, e quindi lavorano più duramente e con più tenacia dei

riformatori.

142. La riforma è sempre frenata dalla paura delle possibili conseguenze

negative in caso di cambiamenti poco prevedibili. Ma, una volta che la febbre

rivoluzionaria ha preso piede in una società, la gente è disposta ad affrontare

infinite avversità per fine della rivoluzione. Questo fu dimostrato chiaramente

nella rivoluzione francese e russa. Potrebbe essere accaduto, in quei casi, che

solo una minoranza della popolazione fosse realmente impegnata nella

rivoluzione, ma questa minoranza era sufficientemente ampia e attiva da divenire

la forza dominante nella società. Riparleremo più a lungo della rivoluzione nei

paragrafi 180-185.

Controllo del comportamento umano

143. Sin dall’inizio della civiltà le società organizzate hanno imposto dei

condizionamenti agli essere umani a vantaggio del funzionamento dell’organismo

sociale. I tipi di condizionamenti variano grandemente da una società all’altra.

Alcuni sono fisici (dieta povera, lavoro eccessivo, inquinamento ambientale),

alcuni psicologici (rumore, affollamento, obbligo di adattare il proprio

comportamento al modello che la società richiede). Nel passato la natura umana è

stata molto stabile o, in ogni caso, poco mutevole. Di conseguenza, le società

sono state capaci di condizionare la gente solo entro certi limiti. Quando il

limite della sopportazione umana viene oltrepassato ecco comparire gli aspetti

negativi: ribellione, crimine, corruzione, assenteismo, depressione e altri

disturbi mentali, un elevato indice di mortalità, un indice di natalità basso o

altro ancora, così che la società o crolla o il suo funzionamento perde di

efficienza ed essa è sostituita (velocemente o gradualmente, attraverso la

conquista, il logoramento o l’evoluzione) da una forma di società più valida.

144. Così la natura umana, in passato, ha posto alcuni confini allo sviluppo

delle società. La gente poteva essere spinta verso schermi comportamentali

prefissati solo entro certi limiti. Ma oggi potrebbe avvenire un cambiamento

perché la tecnologia moderna sta sviluppando delle misure per modificare gli

esseri umani.

145. Immagina una società che costringe a vivere in condizioni di grande

infelicità così da fornire le droghe per scacciar via questa condizione.

Fantascienza? In un certo qual modo ciò sta realmente accadendo nella nostra

società. È noto quanto sia ampiamente aumentato l’indice della depressione

clinica negli ultimi decenni. Noi crediamo che questo sia dovuto alla

disgregazione del processo del potere, come spiegato nei paragrafi 59- Ma

persino se fossimo in errore l’aumentato indice della depressione è certamente

il risultato di alcune condizioni presenti nella società di oggi. Invece di

rimuovere le condizioni che rendono la gente depressa la società moderna

fornisce droghe antidepressive. In effetti gli antidepressivi sono un mezzo per

modificare l’interiorità dell’individuo in modo da permettergli di tollerare

condizioni sociali altrimenti insopportabili. (Naturalmente sappiamo che la

depressione è spesso di origine puramente genetica. Noi ci stiamo riferendo qui

a quei casi nei quali l’ambiente gioca il ruolo predominante).

146. Le droghe che condizionano la mente sono solo uno dei mezzi di controllo

del comportamento umano che la società moderna sta sviluppando. Guardiamone

qualche altro.

147. Per cominciare, vi sono le tecniche di sorveglianza. Attualmente

videocamere nascoste sono usate nella maggior parte dei negozi e in molti altri

posti; i computer sono usati per raccogliere e elaborare grandi quantità di

informazioni sugli individui. I dati così ottenuti aumentano l’efficacia della

coercizione fisica (esempio: rafforzamento delle leggi). Quindi vi sono i metodi

della propaganda, ai quali i mezzi di comunicazione di massa forniscono un

veicolo efficace. Tecniche efficaci sono state sviluppate per vincere le

elezioni, vendere prodotti, influenzare l’opinione pubblica. L’industria

dell’intrattenimento serve come importante strumento psicologico del sistema

persino quando scodella grandi quantità di sesso e violenza. L’intrattenimento

fornisce all’uomo moderno mezzi indispensabili di fuga. Assorbito dalla

televisione, video ecc., egli può dimenticare lo stress, l’ansia, la

frustrazione, l’insoddisfazione. Molte persone “non civilizzate” quando non

devono lavorare sono contente di sedere per ore non facendo nulla perché sono in

pace con sé stesse e con il mondo. Ma la maggior parte delle persone moderne

devono essere costantemente occupate o intrattenute sennò si “annoiano”,

diventano inquiete, agitate, irritabili.

148. Altre tecniche agiscono in modo più sotterraneo di quelle menzionate.

L’educazione non è più il semplice compito di punire il bambino quando non

conosce la lezione e di congratularsi con lui quando la sa. L’educazione sta

diventando una tecnica scientifica destinata a controllare lo sviluppo del

bambino. Il Centro di apprendimento Sylvan, per esempi, ha avuto un grande

successo nel motivare i bambini allo studio, e, allo stesso modo, tecniche

psicologiche sono usate con più o meno successo in molte scuole convenzionali.

Tecniche insegnate “ai genitori” servono a far sì che i bambini accettino i

valori fondamentali del sistema e a farli comportare nel modo che il sistema

trova desiderabile. Programmi di salute mentale, tecniche di “intervento”, la

psicoterapia e così via sono apparentemente destinate al benessere degli

individui, ma in pratica servono, di solito, come metodi per indurli a pensare e

a comportarsi come il sistema richiede. (Non vi è alcuna contraddizione. Un

individuo che, a causa del proprio atteggiamento o comportamento, si trovi in

conflitto con il sistema è destinato a fronteggiare una forza potente che non è

capace di sottomettere o di sfuggire, quindi è probabile che soffra di stress,

frustrazione, sconfitta. La sua strada sarà molto più facile se pensa e si

comporta come il sistema vuole. In questo senso, il sistema si muove per il bene

dell’individuo quando gli fa il lavaggio del cervello e lo induce al

conformismo). L’abuso di bambini nelle sue forme più rozze e ovvie è

disapprovato in quasi tutte le culture. Tormentare un bambino per una ragione

futile o per nessuna ragione è qualcosa che terrorizza quasi tutti. Ma molti

psicologi interpretano il concetto di abuso in una misura molto più ampia. Lo

sculacciare, quando usato come parte di un sistema razionale e esauriente di

disciplina, può essere una forma di abuso? La questione sarà alla fine decisa

dal sapere se le sculacciate tendono a produrre un comportamento che faciliterà

l’inserimento della persona nel sistema esistente di società. In pratica, la

parola “abuso” tende a includere qualsiasi metodo di educazione dei bambini che

produca comportamenti sconvenienti per il sistema. Così, quando vanno al di là

della prevenzione della ovvia crudeltà insensata, i programmi per prevenire

“abuso sui bambini” sono diretti verso il controllo del comportamento umano da

parte del sistema.

149. Presumibilmente la ricerca cercherà di aumentare l’efficacia delle tecniche

psicologiche nel controllo del comportamento umano. Ma noi pensiamo che sia

improbabile che le tecniche psicologiche da sole possano essere sufficienti a

far adattare gli esseri umani al tipo di società che la tecnologia sta creando.

Si dovrà ricorrere probabilmente a metodi biologici. Abbiamo già parlato

dell’uso delle droghe in relazione a questo. La neurologia potrebbe fornire

altre strade per modificare la mente umana. L’ingegneria genetica degli esseri

umani è già all’opera nella forma di “terapia dei geni” e non vi è alcuna

ragione per ritenere che tali metodi non saranno alla fine usati per modificare

quegli aspetti del corpo che condizionano il funzionamento mentale.

15O. Come abbiamo detto nel paragrafo 133 sembra che la società industriale stia

entrando in un periodo di pesante crisi, dovuto in parte ai problemi del

comportamento umano e in parte ai problemi economici e dell’ambiente. E una

considerevole proporzione dei problemi economici e ambientali del sistema deriva

dal modo in cui gli esseri umani si comportano. Alienazione, bassa autostima,

depressione, ostilità, ribellione, bambini che non vogliono studiare, gang di

giovani, uso di droghe illegali, abuso di bambini, altri crimini, sesso

insicuro, gravidanze di bambine, crescita della popolazione, corruzione

politica, odio tra razze, rivalità etnica, conflitti ideologici aspri (per

esempio gli abortisti “per la scelta” contro gli antiabortisti “per la vita”),

l’estremismo politico, il terrorismo, il sabotaggio, i gruppi antigoverno, i

gruppi di odio. Tutto questo minaccia la reale sopravvivenza del sistema. Il

sistemasi vedrà obbligato a usare qualunque mezzo pratico per controllare il

comportamento umano.

151. La disgregazione sociale che noi oggi vediamo non è certamente il risultato

di un caso. Esso può essere solo il risultato delle condizioni di vita che il

sistema impone alla gente. Noi abbiamo sostenuto che la più importante di queste

condizioni è la disgregazione del processo del potere. Se il sistema ha buon

esito nell’imporre un controllo sufficiente sul comportamento umano per

assicurare la sua propria sopravvivenza, un nuovo spartiacque nella storia umana

sarà oltrepassato. Dove in passato i limiti della resistenza umana hanno imposto

limiti allo sviluppo delle società (come abbiamo spiegato nei paragrafi 143 e

144) la società industriale-tecnologica sarà capace di oltrepassare questi

limiti modificando gli esseri umani, sia con metodi psicologici che con metodi

biologici o con entrambi. Nel futuro i sistemi sociali non dovranno adattarsi

alla richiesta dei bisogni degli esseri umani. Invece l’essere umano si adatterà

alla richiesta dei bisogni del sistema.

152. In generale, il controllo tecnologico sul comportamento umano probabilmente

non sarà introdotto con una intenzione totalitaria o col desiderio conscio di

restringere la libertà umana. Ogni nuovo passo nella diffusione del controllo

sulla mente umana sarà considerato come una risposta razionale al problema che

l’umanità affronta in quel momento: come curare l’alcoolismo, ridurre l’indice

della criminalità o indurre la gioventù a studiare la scienza e l’ingegneria. In

molti casi, vi sarà una giustificazione umanitaria. Per esempio, quando uno

psichiatra prescrive un antidepressivo a un paziente, egli sta sicuramente

facendo un favore a quell’individuo. Dovrebbe essere considerato inumano negare

la droga a qualcuno che ne ha bisogno. Quando i genitori inviano i loro bambini

al Centro di apprendimento Sylvan per far sì che siano manipolati al punto di

essere entusiasti dei loro studi lo fanno per interesse verso il benessere dei

loro bambini. Potrebbe accadere che alcuni genitori, però, pensino che non si

debba avere un educazione specializzata per avere un lavoro e che i loro bambini

non debbano subire il lavaggio del cervello per poi rincretinire di fronte al

computer. Ma cosa possono fare? Non possono cambiare la società e il loro

bambino potrebbe non avere un futuro lavorativo se non ha determinate capacità.

Così lo mandano alla Sylvan.

153. Così il controllo sul comportamento umano sarà introdotto non da una

decisione calcolata delle autorità ma attraverso un processo di evoluzione

sociale (comunque una rapida evoluzione). Sarà impossibile resistere a questo

processo perché ogni avanzamento considerato in sé apparirà vantaggioso o, al

limite, il male che ne deriva sembrerà minore del danno provocato dalla sua non

attuazione (vedere paragrafo 127). La propaganda, per esempio, è usata per molti

buoni motivi, come scoraggiare l’abuso sui bambini o l’odio di razza (vedi nota

14). L’educazione sussuale è ovviamente utile, tuttavia l’effetto

dell’educazione sessuale (laddove ha successo) è di togliere alla famiglia il

modellamento degli atteggiamenti sessuali ponendolo nelle mani dello Stato

tramite il sistema pubblico della scuola.

154. Supponiamo che venga scoperta una caratteristica biologica che aumenti la

probabilità che un bambino possa divenire un criminale e supponiamo qualche

sorta di terapia genetica che possa rimuovere questo tratto. Di sicuro la

maggior parte dei genitori i cui bambini possiedono questa caratteristica li

sottoporranno a terapia. Sarebbe inumano comportarsi altrimenti, visto che il

bambino probabilmente avrebbe una vita miserabile se divenisse un criminale. Ma

molte, o probabilmente la maggior parte, delle società primitive hanno un indice

limitato di criminalità in confronto a quello della nostra società, non avendo

né metodi ad alta tecnologia per l’educazione dei bambini né sistemi duri di

punizione. Visto che non è ragione di supporre che gli uomini moderni abbiano

tendenze innate predatorie maggiori degli uomini primitivi, l’alto indice di

criminalità della nostra società è probabilmente dovuto alle pressioni che le

condizioni moderne impongono alla gente, alle quali molti non possono o non

vogliono conformarsi. Così un trattamento programmato a rimuovere le tendenze

criminali potenziali è anche in parte un modo di rcostruire la gente in modo da

soddisfare le richieste del sistema.

155. La nostra società tende a considerare “malattie” qualsiasi opinione o

comportamento scomodo per il sistema e questo è plausibile perché, quando un

individuo non si adatta al sistema, egli viene colpito da qualche patologia

creando, in tal modo, problemi anche al sistema. Pertanto la manipolazione di un

individuo per adattarlo al sistema è vista come “cura” di una “malattia” e

quindi come cosa positiva.

156. Nel paragrafo 128 abbiamo sottolineato come l’uso di un nuovo prodotto

tecnologico è inizialmente facoltativo, ma non rimane in seguito necessariamente

tale perché la nuova tecnologia tende a cambiare la società e diviene difficile

o impossibile per chiunque operare senza farvi ricorso. Questo si applica anche

alla tecnologia del comportamento umano. In un modo nel quale la maggior parte

dei bambini è immessa in un programma che li rende entusiasti per lo studio, un

genitore si sentirà obbligato a inserire suo figlio in questo programma perché

altrimenti il bambino diventerebbe, in confronto agli altri, un ignorante e

quindi non utilizzabile. Oppure supponiamo che venga scoperto un trattamento

biologico che, senza gli indesiderabili effetti collaterali, riduca di gran

lunga lo stress psicologico di cui così tante persone soffrono nella nostra

società. Se un gran numero di persone scegliesse di sottoporsi al trattamento,

allora il livello generale di stress nella società si ridurrebbe e renderebbe

possibile al sistema aumentare la pressione produttrice di stress. Infatti,

qualcosa di simile sembra essere già accaduto con uno dei più importanti

strumenti psicologici della nostra società, che permette alla gente di ridurre

(o almeno fuggire temporaneamente) lo stress, vale a dire l’intrattenimento di

massa (vedi paragrafo 147). Il nostro uso dell’intrattenimento di massa è

“facoltativo”. Nessuna legge ci impone di vedere la televisione, ascoltare la

radio, leggere riviste. Tuttavia l’intrattenimento di massa è un mezzo di fuga e

di riduzione dello stress di cui la maggiore parte di noi è divenuta dipendente.

Tutti si lamentano di una televisione priva di valori, ma quasi tutti la

guardiamo. Pochi hanno abbandonato l’uso della televisione e sarebbe una persona

eccezionale quella che oggi potrebbe tirare avanti senza usare qualche forma di

intrattenimento di massa (tuttavia, fino a poco tempo fa, nella storia

dell’umanità la maggior parte degli individui tirava avanti piacevolmente senza

alcun intrattenimento di massa, a parte quello che ogni comunità locale creava

per sé). Senza l’industria dell’intrattenimento il sistema probabilmente non

sarebbe stato capace di imporci una così pesante pressione produttrice di

stress.

157. Presumendo che la società industriale sopravviva, è probabile che la

tecnologia, alla fine, acquisisca un qualcosa che si avvicini al controllo

completo del comportamento umano. È stato stabilito al di là di ogni ragionevole

dubbio che il pensiero umano e il comportamento hanno una larga base biologica.

Gli scienziati hanno dimostrato che sensazioni come la fame, il piacere, la

rabbia e la paura possono essere provocate o eliminate da una stimolazione

elettrica a determinate parti del cervello. La memoria può essere distrutta da

danni cerebrali o può essere portata alla superficie attraverso la stimolazione

elettrica. Possono essere indotte allucinazioni e i sentimenti possono essere

alterati dalle droghe. Ci può essere o no un’anima umana immateriale, ma, se

esistesse, essa sarebbe sicuramente meno potente dei meccanismi biologici del

comportamento umano. Perché se così non fosse allora i ricercatori non sarebbero

capaci di manipolare tanto facilmente le sensazioni e i comportamenti umani con

droghe e correnti elettriche.

158. Probabilmente non sarebbe pratico impiantare nella testa degli individui

elettrodi che ne permettano il controllo da parte delle autorità. Ma il fatto

che i pensieri e le sensazioni umane siano così aperti all’intervento biologico

dimostra che il problema di questo genere di controllo è principalmente un

problema tecnico: un problema di neuroni, e molecole complesse; il tipo di

problema che è aperto all’attacco scientifico. Dato il considerevole primato

della nostra società di risolvere problemi tecnici, è probabile che grandi

progressi saranno compiuti nel controllo del comportamento umano.

159. La resistenza pubblica imporrà l’introduzione del controllo tecnologico del

comportamento umano? Certamente potrebbe tentare di impedirlo qualora ci fosse

il tentativo di imporre tale controllo improvvisamente e in un sol colpo. Visto

però che il controllo tecnologico sarà introdotto attraverso una lunga sequela

di piccoli passi, non vi sarà una resistenza pubblica razionale ed efficace

(vedi i paragrafi 127,133,153.).

16O. A coloro che pensano che tutto questo sappia di fantascienza, noi mostriamo

come la fantascienza di ieri sia il nostro presente. La rivoluzione industriale

ha alterato radicalmente l’ambiente dell’uomo e il suo modo di vita e, visto che

la tecnologia è sempre più applicata al corpo umano e alla mente, ci si deve

solo aspettare che l’uomo stesso sia alterato radicalmente come lo sono stati il

suo ambiente e il suo modo di vita.

La razza umana a un bivio

161. Ma siamo andati avanti troppo in fretta rispetto alla nostra storia. Una

cosa è sviluppare in laboratorio una serie di tecniche psicologiche o biologiche

per la manipolazione del comportamento umano e un’altra è integrare queste

tecniche in un sistema sociale funzionante. La seconda è di gran lunga la più

difficile. Per esempio, mentre le tecniche di psicologia educativa operano con

profitto nelle “scuole laboratorio”, dove vengono sviluppare e messe in pratica,

non possono essere applicate con altrettanta efficacia in tutto il nostro

sistema educativo. Le nostre scuole sono, in generale, simili tra loro. I

maestri sono troppo impegnati a togliere coltelli e fucili ai ragazzi piuttosto

che assoggettarli alle più innovative tecniche che li rendano dei cretini del

computer. Così, a dispetto di tutti i progressi tecnici relativi al

comportamento umano, il sistema sino ad oggi non è riuscito con successo a

controllare gli esseri umani.Le persone il cui comportamento è considerato

discretamente buono dal sistema sono quelle che potremmo definire “borghesi”. Ma

sempre più numerosi sono quelli che, in un modo o nell’altro si ribellano al

sistema: i membri delle gang giovanili, i satanisti, i nazi, i radicali, gli

ambientalisti, gli uomini delle milizie ecc.

162. Il sistema è attualmente impegnato in una lotta disperata per superare

certi problemi che minacciano la sua sopravvivenza e i problemi del

comportamento umano sono i più importanti. Se il sistema riesce ad acquisire in

fretta un sufficiente controllo sul comportamento umano probabilmente

sopravviverà. Altrimenti crollerà. Noi pensiamo che la questione sarà

probabilmente risolta entro i prossimi decenni, diciamo da 4O a 1OO anni.

163. Supponiamo che il sistema sopravviva alla crisi futura. A quel punto dovrà

aver risolto, o almeno aver messo sotto controllo, i problemi principali con cui

si deve confrontare, in particolare quello della “socializzazione” degli esseri

umani: rendere cioè la gente sufficientemente docile così che il loro

comportamento non minacci più il sistema. Avendo raggiunto ciò, non dovrebbe

esserci alcun ulteriore ostacolo allo sviluppo della tecnologia ed essa

probabilmente avanzerebbe verso la sua logica conclusione, che è il controllo

completo di ogni cosa sulla Terra, inclusi gli esseri umani e tutti gli altri

importanti organismi. Il sistema potrebbe divenire una organizzazione unitaria,

monolitica, o potrebbe essere più o meno frammentato e consistere di una serie

di organizzazioni coesistenti in una relazione che include elementi sia di

cooperazione che di competizione, così come oggi il governo, le grandi imprese

ed altre grandi organizzazioni cooperano e competono allo stesso tempo una con

l’altra. La libertà umana svanirà, perché gli individui e i piccoli gruppi

saranno impotenti contro le organizzazioni armate con la supertecnologia e un

arsenale di avanzati strumenti psicologici e biologici per la manipolazione

degli esseri umani, oltre a strumenti di sorveglianza e di coercizione fisica.

Solo un piccolo numero di gente avrà un reale potere, e persino questi,

probabilmente, avranno solamente una libertà limitata perché anche il loro

comportamento sarà regolato; così come oggi i nostri politici e i dirigenti

delle grandi imprese possono conservare le loro posizioni di potere solo finché

il loro comportamento rimane entro certi limiti discretamente circoscritti.

164. Non immaginare che, una volta superata la crisi dei prossimi decenni i

sistemi porranno termine allo sviluppo di ulteriori tecniche di controllo degli

esseri umani e della natura, e che per la sopravvivenza del sistema non sia più

necessario aumentare il controllo. Al contrario, una volta che il peggio sarà

superato, il sistema aumenterà il controllo sulle persone e sulla natura più

velocemente, perché non sarà più ostacolato dalle difficoltà che attualmente

incontra. La sopravvivenza non è il motivo principale per estendere il

controllo.Come abbiamo spiegato nei paragrafi 87-9O, i tecnici e gli scienziati

portano avanti il loro lavoro essenzialmente come una attività sostitutiva; cioè

essi soddisfano il loro bisogno di potere risolvendo problemi tecnici. Essi

continueranno a far ciò con inesauribile entusiasmo, e i problemi più

interessanti che si imporranno alla loro attenzione saranno comprendere il corpo

umano e la mente e intervenire nel loro sviluppo. Per “il bene dell’umanità”,

naturalmente.

165. Ma supponiamo, al contrario, che le tensioni future si dimostrino eccessive

per il sistema. Se il sistema crolla vi potrebbe essere un periodo di caos, un

“periodo di difficoltà”, quali la storia ha registrato durante varie epoche nel

passato. È impossibile predire cosa emergerà da tale periodo, ma ad ogni modo

dovrebbe essere concessa alla razza umana una nuova possibilità. Il pericolo più

grande è che la società industriale cominci a ricostituirsi entro i primi anni

dopo il collasso. Certamente vi saranno molte persone (specialmente gli affamati

di potere) ansiose di riavere al più presto le fabbriche riaperte.

166. Quindi due compiti si presentano di fronte a coloro che odiano la servitù

alla quale il sistema industriale sta riducendo la razza umana. Primo, dobbiamo

lavorare per innalzare le tensioni sociali all’interno del sistema, così da

aumentare la probabilità del crollo o di un indebolimento tale da rendere

possibile una rivoluzione. Secondo, è necessario sviluppare e propagare

un’ideologia che si opponga alla tecnologia e alla società industriale, se e

quando il sistema si mostrerà sufficientemente indebolito. E tale ideologia ci

aiuterà ad assicurare che, se e quando la società industriale crollerà, i suoi

resti saranno fatti a pezzi senza possibilità che possano essere rimessi

insieme, così che il sistema non potrà essere più ricostituito. Le fabbriche

devono essere distrutte, manuali bruciati, ecc.

La sofferenza umana

167. Il sistema industriale non crollerà semplicemente sotto l’azione di una

azione rivoluzionaria. Sarà vulnerabile a un attacco rivoluzionario solo se i

suoi problemi interni di sviluppo gli creeranno serie difficoltà. Così se il

sistema crollerà lo farà o spontaneamente o attraverso un processo in parte

spontaneo ma aiutato parallelamente dai rivoluzionari. Se il collasso è

improvviso molte persone moriranno, visto che la popolazione del mondo è

divenuta così numerosa che non potrebbe nemmeno nutrirsi senza una tecnologia

avanzata. Persino se il crollo fosse abbastanza graduale, così che la riduzione

della popolazione potesse avvenire attraverso l’abbassamento degli indici di

natalità anziché l’aumento dell’indice di mortalità, il processo di

deindustrializzazione probabilmente sarebbe molto carico e comporterebbe di

conseguenza molta sofferenza. È semplicistico ritenere probabile che la

tecnologia possa essere interrotta in maniera puntuale e ordinata, poiché

specialmente i tecnofili combatteranno tenacemente in ogni momento. È quindi

crudele lavorare per il collasso del sistema? Forse, ma forse no. In primo

luogo, i rivoluzionari non saranno capaci di far crollare il sistema a meno che

esso non si dibatta in problemi profondi così da rendere probabile il suo finale

autocollasso; e più il sistema cresce, più disastrose saranno le conseguenze del

suo crollo; così può accadere che i rivoluzionari, affrettando l’inizio del

crollo, riducano l’estensione del disastro.

168. In secondo luogo, bisogna porre a confronto la lotta e la morte contro la

perdita di libertà e dignità. Per molti di noi, la libertà e la dignità sono più

importanti che vivere a lungo o evitare il dolore fisico. Inoltre dobbiamo tutti

morire alla fine, e sarebbe meglio morire combattendo per la sopravvivenza, o

per una causa, che vivere una vita lunga ma vuota e senza scopo.

169.In terzo luogo, non è del tutto certo che la sopravvivenza del sistema

provochi una sofferenza minore di quella causata dal crollo dello stesso. Il

sistema ha già provocato, e continua a provocare, una sofferenza immensa in

tutto il mondo. Culture antiche che per centinaia di anni diedero alla gente una

rete di relazioni umane e ambientali soddisfacente sono state distrutte dal

contatto con la società industriale e il risultato è stato un intero catalogo di

problemi economici, ambientali, sociali e psicologici. Uno degli effetti

dell’intromissione della società industriale è stato che in quasi tutto il mondo

i controlli tradizionali sulla popolazione hanno perso il loro equilibrio.

Quindi l’esplosione della popolazione, con tutto quello che implica. Inoltre vi

è la sofferenza psicologica, diffusa in tutti i “fortunati” paesi dell’Occidente

(vedi paragrafi 44, 45). Nessuno sa cosa accadrà in seguito all’esaurimento

costante dell’ozono, all’effetto serra e agli altri problemi ambientali che per

ora non possiamo ancora prevedere. E, come la proliferazione nucleare ha

mostrato, la nuova tecnologia non può essere tenuta lontana dalle mani di

dittatori e di irresponsabili nazioni del Terzo mondo. Vi piacerebbe immaginare

cosa farebbero l’Iraq o la Corea del nord con l’ingegneria genetica.

170. “Oh!” dicono i tecnofili, “la scienza risolverà tutto! Vinceremo la

carestia, elimineremo la sofferenza psicologica, renderemo tutti sani e felici”.

Sì, certo. Questo è quello che dicevano 2OO anni fa. Si pensava che la

rivoluzione industriale avrebbe eliminato la povertà, reso tutti felici ecc. Il

risultato reale è stato completamente diverso. I tecnofili sono dei semplicisti

senza speranza (o autoillusi) nella loro comprensione dei problemi sociali. Non

si rendono conto (o scelgono di ignorare) che quando in una società vengono

introdotti dei grandi cambiamenti, anche quando questi sembrano portare dei

vantaggi, provocano una lunga serie di altri cambiamenti la maggior parte dei

quali sono impossibili da prevedere (paragrafo 1O3). Il risultato è la

digregazione della società. Così è molto probabile che, nel loro tentativo di

porre fine alla povertà e alle malattie e di costruire docili e felici

personalità, i tecnofili creeranno sistemi sociali terribilmente agitati,

persino più di quelli odierni. Per esempio, gli scienziati si vantano di poter

porre fine alla carestia creando nuove piante alimentari costruite

geneticamente. Ma questo permetterà alla popolazione umana di espandersi

indefinitivamente e sappiamo bene che l’affollamento porterà a un aumento della

tensione e dell’aggressività. Questo è semplicemente uno dei problemi che si

possono presagire. Noi sottolineiamo che, come passate esperienze hanno

mostrato, il progresso tecnico innescherà nuovi problemi e con una tale rapidità

che i vecchi rimarranno irrisolti. Così i tecnofili dovranno passare attraverso

un lungo e difficile periodo per risolvere i difetti del loro Nuovo Mondo

Coraggioso (se ci riusciranno). Nel frattempo la sofferenza sarà grande. Perciò

non è chiaro se la sopravvivenza della società industriale significhi meno

sofferenza che non il crollo della stessa. La tecnologia ha posto la razza umana

in un pasticcio tale da rendere improbabile l’esistenza di una facile via

d’uscita.

Il futuro

171. Ma supponiamo ora che la società industriale sopravviva per i prossimi

decenni; che i problemi alla fine siano stati risolti dal sistema e che esso

funzioni perfettamente. Che tipo di sistema sarà? Consideriamo le differenti

possibilità.

172. Per prima cosa lasciateci ipotizzare il successo degli scienziati del

computer nello sviluppare macchine intelligenti in grado di fare tutto meglio

degli esseri umani. In questo caso, probabilmente, il lavoro sarà compiuto da

estesi e ben organizzati sistemi di macchine e non sarà più necessario alcuno

sforzo da parte dell’uomo. Due sarebbero le possibilità: permettere alle

macchine di procedere autonomamente senza sorveglianza umana, conservare il

controllo umano sulle macchine.

173. Nel primo caso, non possiamo fare alcuna congettura sui risultati, perché è

impossibile indovinare come tali macchine si possano comportare. Noi

sottolineiamo soltanto che il destino della razza umana potrebbe essere alla

mercé delle macchine. Si potrebbe sostenere che la razza umana non dovrebbe

essere tanto stupida da consegnare tutto il potere alle macchine. Ma noi

pensiamo che la razza umana non dovrebbe trasferire il potere alle macchine né

che le macchine dovrebbero ostinatamente impadronirsi del potere. Quello che noi

sosteniamo è che la razza umana potrebbe facilmente tollerare di scivolare in

una posizione di tale dipendenza dalle macchine da non dover esercitare alcuna

scelta pratica, accettando tutte le decisioni della macchina. Nel momento in cui

la società e i problemi da affrontare diventassero sempre più complessi, e le

macchine sempre più intelligenti, la gente permetterà sempre più a queste ultime

di prendere decisioni al suo posto semplicemente perché le decisioni prese dalle

macchine porterebbero a migliori risultati rispetto a quelle prese dagli uomini.

Alla fine potrebbe essere raggiunta una frase in cui le decisioni necessarie per

far sì che il sistema continui saranno così complesse che gli esseri umani

saranno incapaci di prenderle intelligentemente. In questa fase le macchine

avranno il controllo effettivo. La gente non sarà capace nemmeno di spegnere le

macchine perché saranno così dipendenti da esse che spegnerle equivarrebbe al

suicidio.

174. Dall’altro lato, è possibile che il controllo umano sulle macchine possa

essere conservato. In questo caso l’uomo comune può avere un controllo su alcune

macchine private di sua proprietà, come l’automobile e il personal computer, ma

il controllo su sistemi più grandi sarà nelle mani di una élite molto ristretta,

così come è oggi, ma con due differenze. A causa del miglioramento delle

tecniche l’élite avrà un maggiore controllo sulle masse; e poiché il lavoro

umano non sarà più necessario le masse saranno superflue, un peso inutile nel

sistema. Se i membri di questa élite sono spietati, possono semplicemente

decidere di sterminare la massa dell’umanità. Se invece sono umani possono usare

la propaganda o altre tecniche psicologiche o biologiche per ridurre l’indice di

natalità fino a che la massa dell’umanità si estingua lasciando il mondo a loro.

Oppure, se l’élite consiste di liberali dal cuore tenero, questi possono

decidere di giocare il ruolo di buoni pastori per il resto della razza umana.

Faranno in modo che i bisogni fisici di tutti siano soddisfatti, che tutti i

bambini vengano cresciuti in condizioni psicologicamente sane, che ognuno abbia

un hobby salutare per tenersi occupato, e che gli insoddisfatti possano

intraprendere un “trattamento” per curare il loro “problema”. Naturalmente, la

vita non avrà più alcuno scopo e la gente dovrà essere costruita biologicamente

o psicologicamente, sia per muovere il loro bisogno per il processo di potere e

sia per “sublimare” la loro spinta per il potere verso qualche hobby non

dannoso. Questi esseri umani costruiti possono essere felici in una tale

società, ma senza dubbio non saranno liberi. Saranno ridotti allo stato di

animali domestici.

175. Supponiamo ora l’insuccesso da parte degli scienziati del computer nello

sviluppo di un’intelligenza artificiale così da rendere necessario il loro

umano. Persino in questo caso le macchine, in misura sempre maggiore,

svolgeranno i compiti più semplici così che sempre più numerosi saranno i

lavoratori umani impiegati ai più bassi livelli. (Questo sta accadendo. Vi sono

molte persone per cui è impossibile o difficile trovare lavoro, perché, per

ragioni intellettuali o psicologiche, non possono acquisire il livello di

formazione adatto per rendersi utili nel presente sistema.) Pressioni sempre più

forti saranno esercitate sui lavoratori. Avranno bisogno di maggior

addestramento, maggiore abilità, e dovranno essere più sicuri, conformi e docili

perché saranno sempre più come cellule di un organismo di un gigante. I loro

compiti saranno sempre più specializzati così che il loro lavoro sarà, in un

certo senso contatto con il mondo reale, essendo concentrato solo su una fetta

minuscola della realtà. Il sistema dovrà usare qualsiasi mezzo, sia psicologico

che biologico, per rendere l’individuo docile, dotato delle capacità che il

sistema richiede e per “sublimare” la sua spinta per il potere in qualche

compito specializzato. Ma affermare che la gente di una tale società dovrà

essere docile può richiedere una precisazione. La società può trovare utile la

competitività, e fare in modo di dirigerla in canali utili al sistema. Possiamo

immaginare una società futura nella quale vi sia una competizione senza fine per

posizioni di prestigio e di potere. Ma solo poche persone raggiungeranno il

vertice, dove risiede il solo vero potere (vedi la fine del paragrafo 162).

Molto ripugnante è una società nella quale una persona possa soddisfare i suoi

bisogni di potere semplicemente allontanando un ampio numero di altre persone

dalla via e privandole della loro opportunità per il potere.

176. Allo stesso tempo si possono prefigurare scenari che incorporino aspetti di

ulteriori possibilità. Per esempio, può accadere che le macchine assumano la

maggior parte del lavoro di reale importanza pratica, tenendo occupati gli

esseri umani con un lavoro relativamente poco importante. Si sostiene che, per

esempio, un grande sviluppo del servizio delle industrie potrebbe fornire lavoro

agli esseri umani. Così le persone dovrebbero spendere il tempo pulendosi le

scarpe a vicenda, trasportandosi uno con l’altro in taxi, fabbricando prodotti

uno per l’altro, ecc. Questo ci sembra un modo assolutamente disprezzabile per

la fine della umanità e dubitiamo che molti troverebbero le loro vite

soddisfacenti in tali occupazioni senza senso. Cercherebbero piuttosto altri

sfoghi pericolosi (le droghe, i crimini, i culti, i gruppi di odio), a meno che

non siano costruiti biologicamente o psicologicamente per adattarsi a tale modo

di vita.

177. Inutile dirlo, gli scenari descritti non esauriscono tutte le possibilità.

Essi tratteggiano solo gli esiti che ci sembrano più probabili. Ma noi non

possiamo prefigurare alcuno scenario possibile che sia più gradevole di quelli

che abbiamo descritto. È assai probabile che se il sistema industriale

tecnologico sopravviverà per i prossimi 4O-1OO anni avrà sviluppato a quel punto

alcune caratteristiche generali: gli individui (almeno i “borghesi” integrati

nel sistema, che lo fanno procedere e quindi hanno tutto il potere) saranno

sempre più dipendenti dalle grandi organizzazioni; saranno sempre più

“socializzati” e le loro qualità fisiche e mentali saranno in misura

significativa (probabilmente in grande proporzione) quelle che gli saranno

precostituite piuttosto che il risultato del caso (o della volontà di Dio, o

qualunque altra cosa); e qualunque cosa possa essere rimasto di quello che è la

natura selvaggia, sarà ridotto a resti preservati per studi scientifici (quindi

non sarà più veramente selvaggia). Nel lungo periodo (diciamo da qui a qualche

secolo) è probabile che né la razza umana né qualsiasi altro importante

organismo esisterà come noi lo conosciamo oggi, perché una volta iniziato a

modificare gli organismi attraverso la ingegneria genetica non vi sarà alcuna

ragione di fermarsi a un qualsiasi punto particolare, così che le modificazioni

continueranno probabilmente fino a che l’uomo e altri organismi siano

completamente trasformati.

178. Qualunque possa essere lo sviluppo, è certo che la tecnologia sta creando

per gli esseri umani un nuovo ambiente fisico e sociale, radicalmente differente

dalla serie di ambienti al quale la selezione natura ha adattato la razza umana

fisicamente e psicologicamente. Se l’uomo non si adatta a questo nuovo ambiente

artificialmente ricostruito allora si adatterà attraverso un lungo e doloroso

processo di selezione naturale. Il primo caso è molto più probabile del secondo.

179. Sarebbe meglio rovesciare l’intero, disgustoso sistema e accettarne le

conseguenze.

Strategia

18O. I tecnofili ci stanno trascinando tutti in una imprudente corsa verso

l’ignoto. Molti comprendono qualcosa di quello che il progresso tecnologico ci

sta facendo però assumono un atteggiamento passivo perché pensano che sia

inevitabile. Ma noi non pensiamo che sia inevitabile. Pensiamo che possa essere

fermato e daremo qui alcune indicazioni su come fare.

181. Come abbiamo affermato nel paragrafo 165, i due principali compiti per il

presente sono promuovere tensione sociale e l’instabilità nella società

industriale e sviluppare e propagare un’ideologia che si opponga alla tecnologia

e al sistema industriale. Quando il sistema viene sottoposto a un sufficiente

grado di pressione e diventa instabile può essere possibile una rivoluzione

contro la tecnologia. Il modello dovrebbe essere simile a quello della

rivoluzione francese o russa. La società francese e quella russa, molti decenni

prima delle loro rispettive rivoluzioni mostrarono crescenti segni di

instabilità e debolezza. Nel frattempo si sviluppavano ideologie che offrivano

una nuova visione del mondo, del tutto diversa da quella antica. Nel caso russo,

i rivoluzionari lavoravano attivamente per minare il vecchio ordine. Allora,

quando il vecchio sistema fu sottoposto a una adeguata, ulteriore difficoltà

(una crisi finanziaria in Francia, la sconfitta militare in Russia) fu spazzato

via dalla rivoluzione. Quello che noi proponiamo è qualcosa che segua lo stesso

percorso.

182. Si obietterà che la rivoluzione francese e quella russa furono dei

fallimenti. Ma la maggior parte delle rivoluzioni hanno due obiettivi. Uno è

quello di distruggere una vecchia forma di società e l’altro di costruirne una

nuova ideata dai rivoluzionari. I rivoluzionari francesi e russi fallirono

(fortunatamente!) nel creare il tipo di società che sognavano, ma riuscirono in

ogni caso a distruggere la forma esistente di società.

183. Ma un’ideologia, per guadagnare un sostegno entusiastico, deve avere degli

ideali tanto positivi quanto negativi: deve essere per qualcosa così come contro

qualcosa. L’ideale positivo che noi proponiamo è la Natura. Cioè, la natura

selvaggia, quegli aspetti del funzionamento delle terra e dei suoi esseri

viventi che sono indipendenti dalla gestione umana e liberi dall’interferenza e

dal controllo umani. E nella natura selvaggia noi includiamo anche la natura

umana, in particolare quegli aspetti del funzionamento dell’individuo non

soggetti alla regolazione da parte di società organizzate ma prodotti del caso,

della liberta volontà, di Dio (a seconda delle proprie opinioni religiose o

filosofiche).

184. La natura è un ideale perfetto opposto alla tecnologia per diverse ragioni.

La natura (quella che è al di fuori del potere del sistema) è opposta alla

tecnologia (che cerca di espandere indefinitamente il potere del sistema). La

maggior parte delle persone concorderanno che la natura è bella; e questa

bellezza ha un forte richiamo popolare. Gli ambientalisti radicali hanno già

un’ideologia che esalta la natura e si oppone alla tecnologia. Non è necessario

per il bene della natura costruire qualche chimerica utopia o qualsiasi nuovo

tipo di ordine sociale. La natura si prende cura di sé: essa fu una creazione

spontanea esistente molto prima di qualunque società umana e innumerevoli

differenti tipi di società umane coesistettero con la natura senza recarle un

eccessivo danno. Solo con la rivoluzione industriale l’effetto della società

umana sulla natura divenne veramente devastante. Per alleviare la pressione

sulla natura non è necessario creare un tipo particolare di sistema sociale;

occorre solo liberarsi della società industriale. Ma anche quando questo

principio fosse accettato esso non risolverebbe tutti i problemi. La società

industriale ha recato inoltre un tremendo danno alla natura e passerà molto

tempo prima di poterne curare le ferite. Persino le società preindustriali

possono arrecare danni significativi alla natura. Nondimeno, liberarsi della

società industriale realizzerà un grande progetto. Alleggerirà, nei suoi aspetti

più devastanti, la pressione sulla natura così da poter rimarginare le sue

ferite. Toglierà alle società organizzate la capacità di aumentare il loro

controllo sul-a natura (inclusa quella umana). Qualunque tipo di società possa

esistere dopo il decesso del sistema industriale è certo che la maggior parte

delle persone vivrà vicino alla natura, perché in assenza di tecnologia avanzata

non vi è altro modo in cui la gente possa vivere. Per alimentarsi dovranno

tornare a essere contadini, pastori, pescatori, cacciatori, ecc. E, in generale,

l’autonomia locale dovrà tornare a svolgere un ruolo significativo perché la

mancanza di una tecnologia avanzata e di comunicazioni rapide limiteranno la

capacità dei governi o delle altre grandi organizzazioni di controllare le

comunità locali.

185. Relativamente alle conseguenze negative che potrebbero scaturire

dall’eliminazione della società industriale beh, non si può avere la botte piena

e la moglie ubriaca. Per ottenere una cosa si deve sacrificarne un’altra.

186. La maggior parte delle persone odiano i conflitti psicologici. Per questa

ragione evitano qualunque approfondimento sui difficili temi sociali e

preferiscono che gli si presentino in termini semplici, tipo bianco e nero.

Questo è tutto positivo e questo è tutto negativo. L’ideologia rivoluzionaria

dovrebbe quindi essere sviluppata su due livelli.

187. A un livello più sofisticato, l’ideologia dovrebbe indirizzarsi alle

persone intelligenti, ragionevoli e razionali. L’obiettivo dovrebbe essere

quello di creare un nucleo che si opponga al sistema industriale su una base

razionale, ponderata, con piena consapevolezza dei problemi e delle ambiguità

presenti e del prezzo che deve essere pagato per liberarsi del sistema. È

particolarmente importante attrarre gente di questo tipo, persone capaci e in

grado di influenzarne altre. Questi individui dovrebbero essere indirizzati

verso un livello il più razionale possibile. I fatti non dovrebbero mai essere

intenzionalmente distorti e il linguaggio essere sempre molto controllato.

Questo non significa che nessun richiamo possa essere fatto alle emozioni ma,

nel fare tali richiami, si deve evitare di travisare la verità o di fare

qualunque altra cosa che possa distruggere la rispettabilità intellettuale

dell’ideologia.

188. A un secondo livello, l’ideologia dovrebbe essere propagata in una forma

semplificata che permettesse alla maggioranza immatura di cogliere il conflitto

tra tecnologia e natura con chiarezza e senza ambiguità. Ma anche a questo

secondo livello l’ideologia non dovrebbe essere espressa in un linguaggio

approssimativo, violento o irrazionale, che aliena il tipo di persone

ragionevoli e razionali. Una propaganda meschina e smodata alcune volte

raggiunge dei risultati di grande effetto a breve termine, però potrà essere più

vantaggioso nel lungo periodo mantenere la lealtà di un piccolo numero di

persone impegnate con intelligenza piuttosto che suscitare passioni in una folla

capricciosa e irriflessiva che cambierà il suo atteggiamento nel momento in cui

qualcun altro arriverà esibendo un trucco propagandistico più efficace.

Comunque, la propaganda che agita le masse popolari può essere necessaria quando

il sistema è vicino al punto di collasso e vi sia una lotta fina le tra

ideologie rivali per determinare quella che diverrà dominante quando la visione

del vecchio mondo scomparirà.

189. Prima della lotta finale i rivoluzionari non dovrebbero aspettarsi di avere

la maggioranza dalla loro parte. La storia è fatta da minoranze attive e

determinate, non dalla maggioranza, che raramante ha una idea chiara e precisa

di quello che realmente vuole. Nel tempo necessario per arrivare allo sforzo

finale verso la rivoluzione il compito dei rivoluzionari sarà quello di

costituire un piccolo nucleo di persone profondamente coinvolte piuttosto che

cercare di guadagnarsi il favore della massa. Per quanto riguarda la

maggioranza, sarà sufficiente renderla consapevole dell’esistenza della nuova

ideologia e ricordargliela con frequenza: sebbene, naturalmente, sia

desiderabile avere il sostegno dalla maggioranza fino al punto in cui questo

possa essere ottenuto senza indebolire il nucleo delle persone seriamente

coinvolte.

19O. Qualunque tipo di conflitto sociale contribuisce a destabilizzare il

sistema ma bisogna fare attenzione al tipo di conflitto che si incoraggia. La

linea del conflitto dovrebbe essere tracciata tra la massa delle persone e

l’élite detentrice del potere nella società industriale (politici, scienziati,

dirigenti di affari di livello superiore, funzionari del governo, ecc.). Non

dovrebbe essere tracciata tra i rivoluzionari e la massa delle persone. Per

esempio, sarebbe una cattiva strategia per i rivoluzionari condannare gli

americani per le loro abitudini consumistiche. L’americano medio dovrebbe essere

invece ritratto come una vittima della industria del marketing e della

pubblicità, che lo ha truffato facendogli comprare un mucchio di rifiuti di cui

non ha bisogno e che questo è un piccolo risarcimento rispetto alla sua perdita

di libertà. Ogni approccio deve essere supportato dai fatti. È solo una

questione di atteggiamento: biasimare l’industria pubblicitaria per la sua

manipolazione del pubblico o biasimare il pubblico per essersi lasciato

manipolare. Per una questione di strategia si dovrebbe evitare di biasimare il

pubblico.

191. Prima di incoraggiare qualunque altro conflitto sociale ci si dovrebbe

dedicare a sollevare conflitti tra l’élite detentrice del potere (che possiede

la tecnologia) e il pubblico generale (sul quale la tecnologia esercita il suo

potere). Bisogna infatti considerare per prima cosa che troppi scontri tendono a

distrarre l’attenzione dai conflitti importanti (tra l’élite del potere e la

gente comune, tra la tecnologia e la natura); dall’altra parte nuovi contrasti

possono realmente incoraggiare la tecnologizzazione, perché ogni parte, in tale

guerra, potrebbe voler usare il potere tecnologico per guadagnare vantaggi sul

suo avversario. Questo si vede chiaramente nelle rivalità tra nazioni e nelle

lotte etniche all’interno di nazioni. Per esempio, in America molti leader neri

sono ansiosi di ottenere potere per gli afro-americani facendo arrivare

individui neri nella élite del potere tecnologico. Vogliano che ci siano molti

funzionari di governo neri, scienziati, dirigenti di grandi aziende e così via.

In questo modo aiutano all’assorbimento della subcultura afro-americana da parte

del sistema tecnologico. In generale si dovrebbero incoraggiare solo quei

conflitti sociali che possono essere inseriti nella struttura della lotta tra

l’élite di potere e la gente comune, la tecnologia e la natura.

192. Una difesa militante dei diritti delle minoranze non è la maniera per

scoraggiare un conflitto etnico (vedi paragrafo 22, 29). Invece i rivoluzionari

dovrebbero insistere sul fatto che, anche se le minoranze soffrono uno

svantaggio più o meno dannoso, questo svantaggio è di significato marginale. Il

nostro nemico vero è il sistema industriale-tecnologico, e nella lotta contro il

sistema le distinzioni etniche non hanno importanza.

193. Il tipo di rivoluzione che abbiamo in mente non implica necessariamente una

ribellione armata contro il governo. Può o no implicare violenza fisica, ma non

sarà mai una rivoluzione politica. Il suo epicentro sarà la tecnologia e le

economie, non le politiche.

194. Probabilmente i rivoluzionari dovrebbero evitare persino di assumere il

potere politico, sia con mezzi legali o illegali, fintanto che il sistema

industriale non sia talmente sotto pressione da giungere a un punto di un

ritorno, dimostrando così di essere un fallimento agli occhi della maggioranza

della gente. Supponiamo, per esempio, che un qualche partito “verde” ottenesse

con una elezione il controllo del Congresso degli Stati Uniti. Per evitare di

tradire o di annacquare la sua ideologia dovrebbe prendere rigide misure per

mutare la crescita economica in una contrazione economica. All’uomo comune i

risultati apparirebbero disastrosi: massiccia disoccupazione, penuria di

comodità, ecc. Persino se fossero evitati gli effetti negativi più evidenti,

attraverso una abile direzione sovraumana la gente dovrebbe abbandonare i lussi

da cui dipendeva. Crescerebbe l’insoddisfazione, il partito “verde” subirebbe un

crollo di voti e i rivoluzionari subirebbero un duro rovescio. Per questa

ragione i rivoluzionari non dovrebbero cercare di acquisire il potere politico

fintanto che il sistema non sia arrivato a creare un tale disordine che

qualunque privazione sarebbe vista come risultato dei fallimenti del sistema

industriale stesso e non delle politiche dei rivoluzionari. La rivoluzione

contro la tecnologia con tutta probabilità sarà la rivoluzione dal basso e non

dall’alto.

195. La rivoluzione deve essere internazionale e planetaria. Non può essere

condotta su base nazionale. Ogni qualvolta si sostiene che gli Stati Uniti, per

esempio, dovrebbero rallentare il progresso tecnologico o la crescita economica

la gente diventa isterica e incomincia a urlare che se noi abbassassimo il

livello tecnologico i giapponesi ci supererebbero. Sacri Robor! Il mondo esce

dalla sua orbita se il giapponese vende più macchine di noi! (Il nazionalismo è

il grande fautore della tecnologia.) Più ragionevolmente si sostiene che se le

nazioni relativamente democratiche abbassassero il proprio livello tecnologico

mentre le disgustose nazioni dittatoriali, come la Cina, il Vietnam e la Corea

del nord, continuano a progredire, alla fine i dittatori potrebbero arrivare a

dominare il mondo. Questa è la ragione per la quale il sistema industriale

dovrebbe essere attaccato in tutte le nazioni simultaneamente, per quanto

possibile. È vero, non vi è certezza che il sistema industriale possa essere

distrutto quasi nello stesso momento in tutto il mondo, ed è persino possibile

che il tentativo di rovesciare il sistema possa portare invece al dominio del

sistema da parte dei dittatori. Questo è un rischio che deve essere preso in

considerazione. E vale la pena considerarlo, visto che la differenza tra un

sistema industriale “democratico” e uno controllato da dittatori è piccola,

paragonata alla differenza tra un sistema industriale e uno non industriale. Si

potrebbe persino sostenere che un sistema industriale controllato da dittatori

sarebbe preferibile, perché i sistemi controllati da dittatori normalmente si

sono dimostrati inefficienti, quindi è più probabile che crollerebbero

spontaneamente. Vedi Cuba.

196. I rivoluzionari dovrebbero favorire misure che tendono a legare l’economia

del modo in un meccanismo unico. Trattati di libero commercio come Nafta e il

Gatt sono probabilmente dannosi per l’ambiente nel breve periodo, ma nel lungo

periodo possono forse essere vantaggiosi perché incoraggiano l’interdipendenza

economica tra le nazioni. Sarà più facile distruggere il sistema industriale su

base planetaria se l’economia del mondo è così unita che il collasso in una

delle sue maggiori nazioni provoca il crollo delle altre nazioni

industrializzate.

197. Alcune persone ritengono che l’uomo moderno abbia troppo potere, troppo

controllo sulla natura; sostengono un atteggiamento più passivo da parte della

razza umana. Il minimo che si possa dire è che queste persone non si esprimono

chiaramente, perché non riescono a distinguere tra potere di grandi

organizzazioni e potere di individui e piccoli gruppi. È un errore sostenere

l’impotenza e la passività perché la gente ha bisogno del potere. L’uomo moderno

come una entità collettivi – cioè il sistema industriale – ha un immenso potere

sulla natura e noi consideriamo ciò negativo. Ma gli individui e i piccoli

gruppi di individui hanno molto meno potere degli uomini primitivi. In generale,

l’ampio potere dell'”uomo moderno” sulla natura è esercitato non dagli individui

o piccoli gruppi ma da grandi organizzazioni. Fino al punto che l’individuo

moderno può dominare il potere della tecnologia ma ciò gli viene permesso solo

entro stretti limiti e solo la supervisione e il controllo del sistema (hai

bisogno di una patente per qualunque cosa e con la patente arrivano le regole e

i regolamenti). L’individuo riceve solo quei poteri tecnologici che il sistema

sceglie di concedergli. Il suo potere personale sulla natura è minimo.

198. Gli individui primitivi e i piccoli gruppi in realtà avevano un

considerevole potere sulla natura, o forse sarebbe meglio dire potere dentro la

natura. Quando l’uomo primitivo aveva bisogno di cibo sapeva come trovarlo e si

nutriva di radici commestibili, sapeva come seguire le tracce e come preparare

armi rudimentali. Conosceva il modo di proteggersi dal caldo, dal freddo, dalla

pioggia, dagli animali e dai pericoli ecc. Ma l’uomo primitivo danneggiava la

natura relativamente poco perché il potere collettivo della società primitiva

era insignificante in confronto al potere collettivo della società industriale.

199. Invece di sostenere l’impotenza e la passività si dovrebbe sostenere che il

potere del sistema industriale dovrebbe essere abbattuto, e che ciò aumenterebbe

grandemente il potere e la libertà degli individui e dei piccoli gruppi.

2OO. Fino a che il sistema industriale non sarà distrutto completamente la

distruzione di quel sistema deve essere l’unico obiettivo dei rivoluzionari.

Altri obiettivi distrarrebbero l’attenzione e l’energia dall’obiettivo

principale. Cosa ancora più importante, se i rivoluzionari acconsentono a

spostare la loro attenzione verso un obiettivo diverso dalla distruzione della

tecnologia, saranno tentati di usare la tecnologia come uno strumento per

raggiungere l’altro obiettivo. Se essi accettano questa tentazione ricadono

giusto nella trappola tecnologia, perché la tecnologia moderna è un sistema

unico, ermeticamente organizzato, così che per conservare qualche tecnologia ci

si trova obbligati a conservare la maggior parte della tecnologia, quindi si

finisce col sacrificare solo quantità simboliche di tecnologia.

2O1. Supponiamo per esempio che i rivoluzionari prendano come obiettivo la

“giustizia sociale”. Essendo la natura dell’essere umano quella che è, la

giustizia sociale non si instaurerebbe spontaneamente; dovrebbero essere

sostenuta. Per sostenerla i rivoluzionari dovrebbero conservare l’organizzazione

centrale e il controllo. Per questo avrebbero bisogno di trasporti rapidi a

lunga distanza e di comunicazioni, e quindi di tutta la tecnologia richiesta per

mantenere i sistemi di comunicazione e di trasporto. Per nutrire e vestire la

povera gente dovrebbero usare la tecnologia agricola e manifatturiera. E così

via. Così il tentativo di assicurare la giustizia sociale li forzerebbe a

conservare la maggior parte del sistema tecnologico. Non che abbiamo qualcosa

contro la giustizia sociale, ma non si può permettere che interferisca con il

tentativo di liberarsi dal sistema tecnologico.

2O2. Sarebbe ingenuo per i rivoluzionari attaccare il sistema senza usare

qualche tecnologia moderna. Se non altro perché occorrono i mezzi di

comunicazione per diffondere il messaggio. Ma dovrebbero usare la tecnologia

moderna solo per uno scopo: attaccare il sistema tecnologico.

2O3. Immaginiamo un alcolizzato seduto di fronte a una botte di vino.

Immaginiamo che egli comici col dire a sé stesso: “Il vino non ti fa danno se

usato con moderazione. Perché, dicono, le piccole dosi di vino ti fanno persino

bene! Non mi farà alcun male sorseggiarne un po’”. Sappiamo bene come va a

finire. Non dimenticare che la razza umana rispetto alla tecnologia è un

alcolizzato di fronte a botte di vino.

2O4. I rivoluzionari dovrebbero avere più bambini possibili. È provato con

sufficiente scientificità che le attitudini sociali sono, per gran parte,

ereditarie. Nessuno sostiene che l’attitudine sociale è un esito diretto della

costituzione genetica di una persona ma sembra che le caratteristiche della

personalità tendano, dentro il contesto della nostra società, a rendere più

probabile che una persona assuma un determinato atteggiamento sociale. Obiezioni

a queste conclusioni sono state mosse, ma sono deboli e sembrano essere motivate

ideologicamente. In ogni caso, nessuno nega, in genere, di avere atteggiamenti

sociali simili a quelli dei suoi genitori. Dal nostro punto di vista non importa

troppo se le attitudini siano trasmesse geneticamente o attraverso l’educazione.

In entrambi i casi esse vengono trasmesse.

2O5. Il problema è che molti di coloro che sono inclini a ribellarsi contro il

sistema industriale sono interessati anche ai problemi della popolazione, quindi

sono inclini ad avere pochi o nessun bambino. In questo modo essi consegnano il

mondo a coloro che sostengono o almeno accettano il sistema industriale. Per

assicurare la forza della prossima generazione di rivoluzionari la generazione

attuale deve riprodursi abbondantemente. Ciò peggiorerà il problema della

popolazione solo leggermente, e la cosa più importante è liberarsi del sistema

industriale perché, una volta distrutto, la popolazione del mondo

necessariamente decrescerà (vedi il paragrafo 166). Al contrario, se il sistema

industriale sopravvive continuerà a sviluppare nuove tecniche di produzione di

cibo che potranno permettere alla popolazione del mondo di continuare a crescere

in modo del tutto incalcolabile.

2O6. Riguardo alla strategia rivoluzionaria l’unico punto su cui insistiamo

molto è che l’obiettivo primario deve essere l’eliminazione della tecnologia

moderna e nessun altro obiettivo può competere con questo. Per il resto, i

rivoluzionari dovrebbero avere un approccio empirico. Se l’esperienza indica che

alcune raccomandazioni dei paragrafi precedenti non danno buoni risultati,

allora quelle stesse raccomandazioni dovrebbero essere scartate.

Due tipi di tecnologia

2O7. Una obiezione alla rivoluzione che proponiamo è che essa è destinata a

fallire perché (si sostiene), lungo tutta la nostra storia, la tecnologia è

sempre progredita, mai regredita, e quindi la regressione tecnologia è

impossibile. Ma questa affermazione è falsa.

2O8. Noi distinguiamo due tipi di tecnologia: tecnologia di piccole dimensioni e

tecnologia dipendente dall’organizzazione. La tecnologia di piccole dimensioni è

una tecnologia che può essere usata da comunità ristrette senza un’assistenza

esterna. La tecnologia dipendente da una organizzazione è quella che dipende da

organizzazioni sociali di grandi dimensioni. Noi siamo consapevoli che non

esistono casi significativi di regressione nella tecnologia di piccole

dimensioni. Ma la tecnologia dipendente da organizzazione regredisce. Quando

l’Impero romano cadde, la tecnologia di piccole dimensioni dei Romani

sopravvisse perché qualsiasi intelligente artigiano del villaggio poteva

costruire, per esempio, una ruota per l’acqua, qualsiasi fabbro esperto poteva

forgiare il ferro secondo il metodo correntemente usato, e così via. Ma la

tecnologia che dipendeva dall’organizzazione dei Romani regredì. Gli acquedotti

caddero in rovina e non furono più ricostruiti; si persero le tecniche di

costruzione stradale; il sistema fognario urbano fu dimenticato così che sono in

tempi recenti il sistema igienico-sanitario delle città europee fu ricostruito

in base a quello dell’antica Roma.

2O9. La ragione del perché la tecnologia è sembrata progredire incessantemente è

che fino a uno o due secoli circa prima della rivoluzione Industriale la maggior

parte della tecnologia era una tecnologia di piccole dimensioni. La

refrigerazione, per esempio. Sarebbe stato virtualmente impossibile per un

gruppo di artigiani locali costruire un frigorifero senza le parti costruite in

fabbrica o le capacità di un laboratorio post-industriale. Se per qualche

miracolo fossero riusciti a costruire uno non sarebbe servito a nulla senza una

sicura fonte di energia elettrica. Così avrebbero dovuto arginare un torrente e

costruire un generatore. I generatori richiedono delle grandi quantità di filo

di rame. Immagina cercare di fare quel filo senza una macchina moderna. E dove

avrebbero trovato un gas adatto per la refrigerazione? Sarebbe stato molto più

facile costruire una casa di ghiaccio o preservare il cibo essiccandolo o

appendendolo, come avveniva prima dell’invenzione del frigorifero.

210. Così è chiaro che se il sistema industriale crollasse definitivamente la

tecnologia della refrigerazione andrebbe velocemente persa. Lo stesso si può

dire di altre tecnologie dipendenti da un’organizzazione. E una volta che questa

tecnologia viene perduta per una generazione ci vorrebbero secoli per

ricostruirla, così come ci vollero secoli per costruirla la prima volta. I

manuali che conserverebbero sarebbero pochi e sciupati. Una società industriale,

se costruita dal nulla senza aiuto esterno, può solo essere costruita per stadi.

Per costruire degli strumenti hai bisogno di altri strumenti…È necessario un

lungo processo di sviluppo economico e di processo nell’organizzazione sociale.

E anche in assenza di un’ideologia opposta alla tecnologia non vi è ragione di

credere che chiunque sia interessato a ricostruire una società industriale.

L’entusiasmo del “processo” è un fenomeno tipico della forma moderna della

società e sembra non essere esistito all’incirca prima del XVII secolo.

211. Nel tardo Medioevo vi erano quattro principali civiltà progredire allo

stesso modo: l’Europa, il mondo islamico, l’India e l’Estremo Oriente (Cina,

Giappone, Corea). Tre di queste civiltà rimasero più o meno stabili e solo in

Europa si verificò un processo dinamico. Nessuno sa perché ciò sia avvenuto: gli

storici hanno le loro teorie ma sono solo speculazioni. Ad ogni modo è chiaro

che lo sviluppo rapido verso una forma tecnologica di società ebbe luogo solo

sotto speciali condizioni. Così non vi è alcuna ragione per ritenere che non si

possa provocare una regressione tecnologica di lunga durata.

212. Alla fine la società si indirizzerebbe di nuovo verso una forma industriale

tecnologica? Forse, ma non vi è alcuna utilità nel preoccuparsi di ciò, visto

che non possiamo predire eventi che accadranno tra 500 o 1000 anni. Questi

problemi dovranno essere affrontati dalle persone che vivranno allora.

Il pericolo della sinistra

213. A causa del loro bisogno di ribellione e di appartenere ad un movimento, le

persone di sinistra o del tipo psicologico simile in genere non sono attratte da

un movimento di protesta o di azione i cui obiettivi e la cui appartenenza non

sono di sinistra. L’afflusso di mentalità di sinistra può facilmente volgere un

movimento non di sinistra in uno di sinistra così che gli obiettivi di sinistra

sostituiscono o distorcono gli obiettivi originali del movimento.

214. Per evitare ciò un movimento che esalta la natura e che si oppone alla

tecnologia deve prendere una posizione risolutamente anti-sinistra e deve

evitare qualsiasi collaborazione con la sinistra. La sinistra è nel lungo

periodo inaffidabile riguardo la natura selvaggia, la libertà umana e la

eliminazione della tecnologia moderna. La sinistra è collettivista; cerca di

unire insieme l’intero mondo (sia la razza umana che la natura) in un complesso

unificato. Ma questo implica la direzione della natura e della vita umana da

parte di una società organizzata, e richiede una tecnologia avanzata. Non puoi

avere un mondo unico senza un trasporto rapido e una rapida comunicazione. Non

puoi rendere tutta la gente capace di amarsi l’un con l’altra senza sofisticate

tecniche psicologiche, non puoi avere una “società pianificata” senza la

necessaria base tecnologica. Soprattutto, la sinistra è guidata dal bisogno di

potere, e l’uomo di sinistra cerca potere su una base collettiva, attraverso

l’identificazione con un movimento di massa o una organizzazione. La sinistra

molto probabilmente non abbandonerà mai la tecnologia, perché è troppo preziosa

come fonte di potere collettivo.

215. Anche l’anarchico cerca il potere, ma lo cerca su una base individuale o di

piccolo gruppo; egli vuole che gli individui e i piccoli gruppi siano capaci di

controllare gli avvenimenti delle loro vite. Egli si oppone alla tecnologia

perché rende i piccoli gruppi dipendenti da ampie organizzazioni.

216. Alcuni uomini di sinistra sembrano opporsi alla tecnologia, ma si

opporranno solo fino a quando essi ne sono al di fuori e fino a quando il

sistema tecnologico sarà controllato da uomini non di sinistra. Se la sinistra

divenisse sempre più dominante nella società, così da far divenire il sistema

tecnologico uno strumento nelle mani degli uomini di sinistra, essi lo

userebbero con entusiasmo e promuoverebbero la sua crescita. Nel fare ciò essi

agirebbero secondo un modello che l’uomo di sinistra ha seguito sempre nel

passato. Quando i bolscevichi in Russia non erano ancora al potere si opposero

vigorosamente alla censura e alla polizia segreta, sostennero

l’autodeterminazione per le minoranze etniche e così via; ma nel momento in cui

arrivarono al potere imposero una censura ancora più stretta e crearono una

polizia segreta più bieca di qualsiasi altra polizia zarista, opprimendo le

minoranze etniche almeno quando avevano fatto gli zar. Negli Stati Uniti venti

anni fa, quando gli uomini di sinistra erano una minoranza nelle nostre

università, i professori di sinistra proponevano con vigore la libertà

accademica, ma oggi, in quelle università dove gli uomini di sinistra sono

divenuti dominanti, essi si sono mostrati pronti a rimuovere la libertà

accademica (questa é la “correttezza politica”). Lo stesso accadrà con gli

uomini di sinistra e la tecnologia. La useranno per opprimere gli altri se

riusciranno ad averne il controllo.

217. Nelle rivoluzioni precedenti, gli uomini di sinistra più affamati di potere

ripetutamente hanno prima cooperato tanto con rivoluzionari non di sinistra,

come con uomini di sinistra o di inclinazione più libertaria, e più tardi li

hanno traditi per impadronirsi del potere. Robespierre fece questo nella

rivoluzione francese, così come i bolscevichi nella rivoluzione russa, i

comunisti nella Spagna del 1938 e Castro e i suoi seguaci a Cuba, Data la storia

della sinistra, sarebbe completamente insensato per i rivoluzionari non di

sinistra collaborare ora con gli uomini di sinistra.

218. Vari pensatori hanno sottolineato che la sinistra è un tipo di religione.

La sinistra non è una religione in senso stretto perché la sua dottrina non

postula l’esistenza di un essere sovrannaturale. Ma per l’uomo di sinistra, la

sinistra gioca un ruolo psicologico molto più importante della religione. Egli

ha bisogno di credere nella sinistra; essa gioca un ruolo vitale nella sua

economia psicologica. Le sue opinioni non vengono facilmente modificate dalla

logica o dai fatti. Egli ha la convinzione profonda che la sinistra è moralmente

giusta, con la G maiuscola, e che egli ha non solo il diritto ma il dovere di

imporre la moralità di sinistra a chiunque (comunque, molti di coloro che noi

classifichiamo come “di sinistra” non pensano di esserlo e non descriverebbero

il loro sistema di convinzioni come di sinistra. Noi usiamo il termine

“sinistra” perché non conosciamo una parola migliore per designare la gamma di

princìpi professati e in relazione tra loro che includono i movimenti

femministi, i diritti dei gay, la correttezza politica ecc. e perché questi

movimenti hanno una forte affinità con la vecchia sinistra. Vedi paragrafo 228-

231).

219. La sinistra è una forza totalitaria. Ogni volta che la sinistra è in una

posizione di potere tende a invadere ogni angolo privato e obbliga ogni pensiero

a conformarsi a un modello di sinistra. In parte questo deriva dal carattere

quasi religioso della sinistra: ogni cosa contraria alle credenze di sinistra

rappresenta il Peccato. più importante, la sinistra è una forza totalitaria a

causa della spinta degli uomini di sinistra per il potere. L’uomo di sinistra

cerca di soddisfare il suo bisogno di potere attraverso un’identificazione con

un movimento sociale e cerca di passare attraverso il processo del potere

aiutando a perseguire e raggiungere gli obiettivi del movimento (vedi paragrafo

83). Non importa Quanto lontano è andato il movimento nel raggiungere i suoi

obiettivi; l’uomo di sinistra non è mai soddisfatto perché il suo attivismo è

un’attività sostitutiva (vedi paragrafo 41). Il motivo vero dell’uomo di

sinistra non è di raggiungere gli obiettivi apparenti della sinistra, in realtà

egli è motivato dal senso di potere che trae dalla lotta e dal raggiungimento di

un obiettivo sociale. Di conseguenza, l’uomo di sinistra non è mai soddisfatto

degli obiettivi che ha già raggiunto; il suo bisogno per il processo di potere

lo porta sempre a perseguire qualche nuovo obiettivo. L’uomo di sinistra vuole

eguali opportunità per le minoranze. Quando queste vengono raggiunte egli

insiste sull’eguaglianza statistica dell’impresa da parte delle minoranze. E

fino a che un solo uomo ospita in qualche minoranza l’uomo di sinistra deve

rieducarlo. E le minoranze etniche non sono ancora abbastanza: nessuno può

permettersi di avere un atteggiamento negativo verso gli omosessuali, i

disabili, i grassi, i vecchi, i brutti, e così via. Non è sufficiente che il

pubblico sia informato sul rischio del fumo: un avviso deve essere stampato su

ogni pacchetto di sigarette. Così la pubblicità delle sigarette deve essere

ristretta se non bandita. Gli attivisti non saranno soddisfatti fino a quando il

tabacco sarà posto fuori legge, e dopo toccherà all’alcool e poi agli alimenti

inutili, ecc. Gli attivisti hanno combattuto l’abuso volgare dei bambini, il che

è ragionevole. Ma ora essi vogliono vietare anche la sculacciata. Ottenuta una

cosa, ne vorranno bandire un’altra che considerano nociva, poi un’altra e quindi

un’altra ancora. Non saranno mai soddisfatti fino a quando non avranno un

controllo completo su tutti i metodi di educazione infantile. E poi si

muoveranno verso un’altra causa.

22O. Supponiamo di chiedere a un uomo di sinistra di fare una lista di tutte le

cose ritenute sbagliate nella società e quindi supponiamo di apportare ogni

cambiamento sociale che essi domandassero. È sicuro che entro due anni la

maggioranza degli uomini di sinistra troverebbe di nuovo qualcosa di cui

lamentarsi, qualche nuovo “male” sociale da correggere perché, una volta ancora,

l’uomo di sinistra è motivato meno dalla sofferenza verso qualche malessere

della società che dal bisogno di soddisfare la sua spinta verso il potere,

imponendo le sue soluzioni alla società.

221. A causa delle restrizioni imposte dal loro alto livello di socializzazione

sui loro pensieri e sui comportamenti, molti uomini di sinistra del tipo

sovrasocializzato non possono perseguire il potere come gli altri. Per loro la

spinta verso il potere ha soltanto uno sbocco moralmente accettabile, e questo è

la lotta per imporre la loro moralità a chiunque.

222. Gli uomini di sinistra, specialmente quelli del tipo sovrasocializzato,

sono Veri Credenti, nel senso del libro di Eric Hoffer, Il Vero Credente. Ma non

tutti i Veri Credenti hanno gli stessi tratti psicologici degli uomini di

sinistra. Presumibilmente un vero credente nazi, per esempio, è molto differente

psicologicamente da un vero credente di sinistra. A causa della sua capacità per

una fedeltà diretta solamente verso una causa il Vero Credente è un utile, forse

necessario ingrediente di qualsiasi movimento rivoluzionario. Qui si presenta un

problema di fronte al quale dobbiamo ammettere che non sappiamo come

comportarci. Noi non siamo sicuri di come imbrigliare le energie dei Veri

Credenti verso una rivoluzione contro la tecnologia. Al presente tutto quello

che possiamo dire è che nessun Vero Credente sarà una recluta utile per la

rivoluzione a meno che il suo coinvolgimento non sia esclusivamente diretto

verso la distruzione della tecnologia. Se egli è legato anche a un altro ideale

potrebbe usare la tecnologia come strumento per perseguirlo (vedi paragrafi 222,

223.)

223. Alcuni lettori possono dire: “Questo materiale sulla sinistra è una

sciocchezza.Io conosco John e Jane che sono di sinistra e non hanno tutte queste

tendenze totalitarie”. È del tutto vero che molti uomini di sinistra,

probabilmente anche una maggioranza numerica, sono persone decenti che

sinceramente credono nella tolleranza dei valori altrui (fino a un certo punto)

e non vorrebbero usare metodi arroganti per raggiungere i loro obiettivi

sociali. I nostri commenti sulla sinistra non si intendono applicati a ogni

singola persona di sinistra ma vogliono descrivere il carattere generale della

sinistra come movimento. E il carattere generale di un movimento non è

necessariamente determinato dalle proporzioni numeriche dei vari tipi di persone

presenti in esso.

224. Coloro che raggiungono posizioni di potere nei movimenti di sinistra

generalmente sono quelli più affamati di potere perché sono questi ultimi che si

sottopongono anche a durissimi sforzi per arrivare a posizioni di potere. Una

volta che persone di questo tipo hanno il controllo del movimento, vi sono molti

uomini di sinistra meno estremisti che interiormente disapprovano molte delle

azioni dei leader ma non vi si possono opporre. Essi hanno bisogno della loro

fede nel movimento, e poiché non possono abbandonare questa fede continuano a

sostenere i loro leader. È vero, alcuni uomini di sinistra hanno il fegato di

opporsi alle tendenze totalitarie che emergono, ma di solito perdono perché i

tipi affamati di potere sono meglio organizzati, senza scrupoli e machiavellici,

e sono stati così accorti da costruirsi una forte base di potere.

225. Questi fenomeni apparirono chiaramente in Russia e in altri paesi

conquistati dalla sinistra. Allo stesso modo, prima del crollo del comunismo in

URSS, gli aderenti alla sinistra in occidente raramente criticavano quei paesi.

Se pungolati, ammettevano che nell’URSS molte cose andavano male ma poi

cercavano di giustificare i comunisti cominciando a parlare delle colpe

dell’occidente. Si opponevano sempre alla resistenza militare dell’occidente

contro l’aggressione comunista. Gli uomini di sinistra di tutto il mondo

protestarono vigorosamente contro la guerra degli Stati Uniti in Vietnam, ma

quando l’URSS invase l’Afghanistan nessuno si mosse. Non che approvassero le

azioni dei sovietici; ma a causa della loro fede di sinistra non potevano

opporsi al comunismo. Oggi, in quelle università dove la “correttezza politica”

è divenuta dominante vi sono probabilmente molti uomini di sinistra che in

privato disapprovano la soppres-sione della libertà accademica ma ad ogni modo

la perpetuano.

226. Pertanto, il fatto che molti di coloro che professano idee di sinistra

siano individualmente moderati e sufficientemente tolleranti non frena la

sinistra nel suo complesso dalle tendenze totalitarie.

227. La nostra discussione sulla sinistra ha un grosso punto debole. Essa è

ancora lontana dal chiarire cosa intendiamo con il termine “sinistra”, ma sembra

che non possiamo aggiungere molto. Oggi la sinistra è frammentata in una miriade

di movimenti. Tuttavia non tutti i movimenti sono di sinistra e alcuni (per

esempio l’ambientalismo radicale) sembrano includere personalità sia di sinistra

che non. Persone di sinistra gradualmente perdono questa connotazione e noi

stessi molte volte siamo imbarazzati nel decidere se un dato individuo è o no di

sinistra. Tenuto conto che una definizione di sinistra esiste, la nostra

concezione della sinistra è definita dalla disamina effettuata in questo scritto

e possiamo solo esortare il lettore a usare il suo proprio giudizio nel decidere

chi è di sinistra.

228. Ma sarà di aiuto enumerare alcuni criteri per riconoscere la sinistra. Essi

non possono essere applicati in maniera rozza e grossolana. Alcuni individui

possono avere delle caratteristiche senza essere di sinistra mentre alcune

persone di sinistra possono non riconoscersi in alcuna di queste

caratteristiche. Di nuovo, dovete solo usare il vostro giudizio.

229. La persona di sinistra è orientata verso un collettivismo di grandi

dimensioni. Enfatizza il volere dell’individuo di servire la società e il dovere

della società di prendersi cura dell’individuo. Ha un atteggiamento negativo

verso l’individualismo. Spesso ha un tono moralistico. Tende a sostenere il

controllo delle armi, l’educazione sessuale e altri metodi educativi

psicologicamente “illuminati”, la pianificazione, l’azione affermativa, il

multiculturalismo. Tende a identificarsi con le vittime. È contro la

competizione e contro la violenza, ma spesso giustifica quelle persone di

sinistra che commettono violenza. Ricorre con entusiasmo a un linguaggio tipico

della sinistra: “razzismo”, “sessismo”, “omofobia”, “responsabilità sociale”,

“capitalismo”, “imperialismo”, “neocolonialismo”, “genocidio”, “cambiamento

sociale”, “giustizia sociale”, “responsabilità sociale”.Forse il miglior tratto

distintivo dell’uomo di sinistra è la sua tendenza a sostenere i seguenti

movimenti: femminismo, diritti dei gay, diritti etnici, diritti dei disabili,

diritti degli animali, correttezza politica. Qualunque persona che simpatizza

fortemente con tutti questi movimenti è quasi sicuramente un uomo di sinistra.

23O. I più pericolosi uomini di sinistra, cioè coloro che sono più affamati di

potere, sono spesso caratterizzati dall’arroganza o da un approccio dogmatico

all’ideologia. Comunque i più pericolosi uomini di sinistra sono i tipi

sovrasocializzati che evitano irritanti esibizioni di aggressività e si

trattengono dal pubblicizzare il loro essere di sinistra ma lavorano quietamente

e con discrezione per promuovere valori collettivi, tecniche psicologiche

“illuminate” per socializzare i bambini, dipendenza dell’individuo dal sistema e

così via. Queste persone “cripto di sinistra” (come possiamo chiamarle) si

avvicinano a determinati tipi borghesi nel momento in cui è necessaria l’azione

pratica, ma differiscono da loro in psicologia, ideologia e motivazione. Il

borghese comune cerca di portare le persone sotto il controllo del sistema in

modo da proteggere il suo modo di vita, o si comporta in questo modo

semplicemente perché le sue attitudini sono convenzionali. Il “cripto di

sinistra” cerca di portare la gente sotto il controllo del sistema perché egli è

un Vero Credente in una ideologia collettivista. Il “cripto di sinistra”

differisce dalle comuni persone di sinistra del tipo sovrasocializzato per il

fatto che il suo impulso ribelle è più debole ed egli è sicuramente più

socializzato. Egli si differenzia dal comune borghese ben socializzato per il

fatto che vi è in lui una qualche profonda mancanza che fa sì che ritenga

necessario dedicarsi a una causa e immergersi nella collettività. E forse la sua

spinta (ben sublimata)per il potere è più forte di quello del comune borghese.

Nota finale

231. Lungo tutto questo scritto abbiamo fatto delle affermazioni imprecise e

affermazioni che avrebbero avuto bisogno di tutta una serie di puntualizzazioni

nonché di riserve; e alcune delle nostre affermazioni possono essere del tutto

false. La mancanza di sufficiente informazione e il bisogno di brevità hanno

reso impossibile formulare le nostre teorie in termini più precisi o aggiungere

tutte le necessarie precisazioni. E, naturalmente, in una esposizione di questo

tipo si deve necessariamente confidare nel giudizio intuitivo, e questo può a

volte essere sbagliato. Quindi non pretendiamo che questo testo esprima niente

più che una generica approssimazione della verità.

232. Allo stesso modo siamo ragionevolmente fiduciosi che le linee generali del

quadro che abbiamo qui raffigurato siano grosso modo corrette. Abbiamo ritratto

la sinistra nella sua forma moderna come un fenomeno peculiare del nostro tempo

e come un sintomo della disgregazione del processo del potere. Ma su questo

possiamo forse esserci sbagliati. I tipi sovrasocializzati che cercano di

soddisfare la loro spinta per il potere imponendo la loro moralità su ognuno

sono certamente presenti intorno a noi da lungo tempo. Pensiamo che il ruolo

decisivo giocato dai complessi di inferiorità, dalla bassa autostima, dal senso

di impotenza, dall’identificazione con le vittime da parte di persone che non

sono vittime sia una peculiarità della sinistra moderna. L’identificazione con

le vittime da parte di persone che non lo sono si può ritrovare in una certa

proporzione nella sinistra del XIX secolo e nel primo Cristianesimo ma, per

quanto ne sappiamo, i sintomi di bassa autostima ecc. non erano così chiaramente

evidenti, in questi o in qualunque altro movimento, come appaiono ora nella

sinistra moderna. Ma non siamo nella posizione di poter affermare che tali

movimenti non siano esistiti precedentemente alla sinistra moderna. Questo è un

problema significativo al quale gli storici devono dedicare la loro attenzione.

Terrore e puzza di morte a 56k

Manuale del Pulp

Sono un paio di mesi che non mi faccio sentire, vogliate scusarmi, mi è mancato il tempo materiale per scrivere, ma tornerò.

Nel frattempo vi lascio un brevissimo mio ricordo e una singola immagine che per molti ha voluto dire terrore.

Si, forse è post un po macabro, ma comunque di un certo fascino.

Veniamo a noi: se anche voi eravate dodicenni curiosi che, gli albori del web, si sono imbattuti in un passaparola, una voce di corridoio, un sussurro a proposito di un certo sito davvero particolare, e poi sul loro fido Internet Explorer hanno digitato quelle poche lettere “r-o-t-t-e-n” sapete di che genere di terrore parlo.

E badate bene voi che per una questione anagrafica non potete ricordare quell’epoca dell’internet, erano i primissimi anni 2000 ma era tutto parecchio diverso da ora, vedere certe cose poteva essere davvero un’esperienza destabilizzante.

Non esisteva Youtube, non esistevano social, non esistevano smartphone e Google era solo un neonato.

L’unico sangue visto era quello in bianco e nero sui libri storia.

Ricordo ancora il giorno che capitai su quel sito, dal disgusto mi sembrava di sentire l’odore di carne putrefatta e sangue aleggiare nella mia cameretta mentre le immagini si mostravano al lento ritmo del 56k.

E vi giuro che quell’odore lo sentivo davvero e me lo ricordo ancora.

Personalmente credo di aver smesso di essere un bambino quel giorno.

Passarono quasi 10 anni prima che ebbi il coraggio di ridigitare “r-o-t-t-e-n”.

Ed ecco l’immagine: il logo di rotten.com, mai cambiato di una virgola dal 1996 ad oggi.

…e lo so che vi spaventa ancora.

rotten_3.17_capture

“When hell is full, the dead shall walk the Earth”