14 quadri che mi hanno (quasi) cambiato la vita

Manuale del Pulp

Probabilmente di arte ne so quanto un bonobo dell’Africa occidentale ne sa di motori a turbogetto aeronautici, ma non sarà certo questo a dissuadermi nello scrivere un post sul tema. Invoco già da ora il perdono e la comprensione di San Sgarbi e San Philippe Daverio, e anche la compassione e la pietà di tutti i laureati in storia dell’arte (e simili) che leggeranno questo post.

Ora, tralasciando le mie considerazioni sceniche (le folle amano gli ignoranti che parlano a random) ecco quattordici quadri che in diversa misura mi hanno ossessionato, quattordici quadri che amo e che spero apprezzerete anche voi. Come al solito ogni immagine sarà accompagnata da qualche riga dove vaneggerò sconclusionaggini, con molta leggerezza e ironia. Spero vi interesserete a questi dipinti e spero che sarete contenti quanto me nel guardarli, tutt’al più spero di strapparvi un sorriso.

P.S: Per gli amanti della nicchia sarà una delusione, sono tutti quadri famosissimi eccetto uno.

P.P.S: Non è che questi quadri mi abbiano effettivamente cambiato la vita, ma dopo il post “12 libri che mi hanno quasi cambiato la vita” non potevo chiamarlo altrimenti.

ARNOLD BOCKLIN – ISLE OF THE DEAD (1883-1886)

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L’isola dei morti, chissà cosa si nasconde all’ombra di quei cipressi, chissà cosa si cela in quei sepolcri scavati nella pietra, chissà come deve essere l’eternità da quelle parti. Amo ogni singola pennellata di questo quadro, amo i suoi misteri e la sua cupezza. Bocklin ne dipinse 5 versioni, quella che vedete qui è la terza, a mio parere la più bella insieme alla quinta. La quarta si trovava nell’ufficio personale di Hitler, si dice che egli lo apprezzasse molto, purtroppo quella versione andò distrutta. Bocklin inoltre dipinse anche un’isola dei vivi.

WILLIAM BOUGUEREAU – DANTE E VIRGILIO (1850)

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Le luci cupe e rossastre, i muscoli contratti, il ginocchio piantato nella schiena, il morso alla giugulare, le dita che artigliano il costato, il polso stritolato, il pallore dei corpi, il demone che ride beffardo, Dante e Virgilio intimoriti che quasi si abbraccino, i disperati sullo sfondo e il moribondo a terra con i pugni chiusi che mi immagino tremante. Come si fa a non apprezzare tanta audacia e crudezza. E poi si sa, la dannazione attira sempre.

JOHN COLLIER – LILITH (1892) 

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Proprio sopra dicevo che la dannazione attira sempre… Questa è Lilith e anche se non lo sembra è un demone. Se mi tentasse non resisterei un minuto, anzi accetterei di buon grado la dannazione eterna per del sesso con lei. E’ perfetta, è maledettamente intrigante, ne sono rapito.

GIORGIO DE CHIRICO – LE MUSE INQUIETANTI (1917)

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De Chirico è il mio pittore preferito e ci sarebbero cosi tante cose da dire sulla sua arte, sulla Metafisica e sulle muse inquietanti, ma sarò sintetico. La luce e le ombre in disaccordo, il piano inclinato, scatole e oggetti misteriosi e impossibili, manichini inquietanti e privi di senso, questo è il mio mondo ideale. Io amo amo amo la realtà di confine, la metafisica, l’ignoto, il privo di senso, desidero perdermi in dimensioni parallele incollate sull’altro lato dello spaziotempo. De Chirico riesce a rappresentare l’altra faccia della realtà e io sono fermamente convinto che quei luoghi esitano, quella realtà esista, e sono anche sicuro che in quei luoghi la dimensione temporale sia completamente diversa dalla nostra. In definitiva un brodo di fisica, metafisica e deliri.

GIORGIO DE CHIRICO – RITRATTO DI APOLLINAIRE (1914)

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Anche qui vale tutto ciò che ho scritto sopra. E vi do pure la ciliegina sulla torta, pare che questo sia stato un quadro premonitore, ora vi spiego: questo è un ritratto che De Chirico dipinse per l’amico Apollinaire, la sagoma nera sollo sfondo è proprio Apollinaire ed è dipinto come sagoma da tiro a segno, il centro del bersaglio è alla sua tempia. Quello sotto è De Chirico, porta gli occhiali neri da cieco, è un veggente. Bene, pochi anni dopo (in guerra) Apollinaire in un certo senso diventò davvero come un bersaglio del tiro a segno e morì proprio per un colpo alla tempia.

GIUSEPPE ARCIMBOLDO – IL LIBRARIO (1566)

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Questo quadro mi riporta alla mente bei ricordi, mi riporta alla mente la mia infanzia. Ricordo che era presente nel libro di italiano delle elementari, probabilmente messo li un po per caso sotto una qualche semplice poesia. Io passavo le ore a fissare quell’immagine, un essere fatto da vecchi libri che se ne veniva fuori da dietro una tenda era per la mia fervida immaginazione meglio di qualsiasi videogioco, era a dir poco fantastico. Dannazione è un essere fatto di libri dietro una tenda! Esiste qualcosa di più figo?! Spero afferiate anche voi la grandiosità di questa cosa!

MICHELANGELO MERISI – GIUDITTA E OLOFERNE (1599)

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Caravaggio è figo a priori. Una vita spericolata e la più alta tecnica pittorica mai raggiunta da uomo o donna nella storia dell’umanità. Il migliore. Non credo ci sia bisogno di spender parole su di lui tanto vincerebbe a mani basse.

CARLO CARRA’ – LA MUSA METAFISICA (1917)

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Altro pezzo da novanta, Carlo Carrà e la sua metafisica. Questo forse è il dipinto che amo di più in assoluto. Me ne innamorai a 12 – 13 anni, ricordo che era presente nel libro d’arte delle scuole medie e io ovviamente al posto di seguire le lezioni (ho sempre avuto un pessimo rapporto con la scuola) fantasticavo su questo dipinto. E’ stupendo, mi ricorda qualcosa di ancestrale, qualcosa di remoto ma familiare, qualcosa dietro l’angolo o dall’altra parte della parete o sotto il velo. Il tempo li è fermo e l’uomo non esiste, ma è una realtà tangibile ed è fatta di materia. E non so, mi fa pensare ad una soffitta ultradimensionale.

RENE’ MAGRITTE – LA LAMPE PHILOSOPHIQUE (1936)

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Un quadro che parla da solo.

RENE’ MAGRITTE – THE SON OF A MAN (1964)

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Assurdo e impossibile, lo trovo un quadro disturbante e lo amo proprio per questo. Mi trasmette quasi disagio, quasi inquietudine.

“Ebbene, qui abbiamo qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile.” Renè Magritte a proposito del Figlio dell’uomo

SALVADOR DALI’ – CRISTO DE SAN JUAN DE LA CRUZ (1951)

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Dalì mi sta un leggermente antipatico, ma dal punto di vista artistico era sicuramente geniale. Certo, sono dell’idea che il surrealismo non sia puro e assoluto come la metafisica, ma questa è un altra storia… Nel Cristo di San Giovanni è la prospettiva a mandarmi fuori di testa, a dir poco allucinante e ipnotica, fantastica. La mia personalissima idea abbia è che abbia a che fare con un ipercubo, una dimensione spaziale in più, già usata altre volte da Dalì.

SALVADOR DALI’ – LA PERSISTENCIA DE LA MEMORIA (1931)

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BOOOM! E’ la mia testa che esplode fiammeggiando sparpagliando grumi di cervello un po ovunque mentre osservo “la persistenza della memoria”.

WILLIAM BLAKE – THE NUMBER OF THE BEAST IS 666 (1805)

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Non lo trovo particolarmente interessante come quadro, inizialmente non volevo nemmeno metterlo… L’unica cosa degna di nota a riguardo è che una volta sognai di essere al cospetto di quel demone (credo sia Satana in persona) e nel sogno egli mi spiego per quale motivo avesse tre teste e l’utilità del suo bastone, in oltre mi disse di aver anche dei guanti bianchi… Ma questa è un altra storia, magari un giorno ne scriverò.

G.MOSCO – GRU CORONATE (?)

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Mi scuso per la foto di bassa qualità, l’ho scattata io. Questo quadro è diverso da tutti gli altri, questo quadro si trova a casa mia e c’è sempre stato da quando io ho memoria. Non so molto a proposito, mio padre mi disse che glielo regalò un suo amico pittore molti anni addietro. Ci sono affezionato, trovo che sia bello e mi piace molto osservarlo. Sul retro sta così scritto:

“Gru coronate. A Roberto per buon ricordo.”

ENRICO ALEXANDER N.

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