Viaggio all’acquapark abbandonato

Diari di Viaggio

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Aquaria Park visto dalla Polaroid di Mirko

Bib-bib. È il telefono, un messaggio da Mirko:

Domenica ti andrebbe di venire con me in un parco acquatico abbandonato?
Voglio scattare qualche foto. 

Lo sapete anche voi, come potevo rifiutare un’offerta del genere…

L’ultima volta che avevo sentito parlare di Aquaria Park erano gli anni 90 ed io ero poco più che un bambino. Ricordo abbastanza chiaramente calde domeniche d’estate passate a bagno in quelle piscine fingendo di combattere il supernemico di turno (spesso si trattava di Freezer…). Ricordo anche che consideravamo Aquaria un parco di serie B, non era certo ai livelli di Aquafan o Aquabell, semmai era paragonabile al vicino Atlantica. Si, eravamo bambini particolarmente critici in fatto di parchi divertimento, ma erano gli anni 90 ed abitavamo nella Riviera Romagnola, eravamo i californiani d’Italia.

Comunque sia passarono gli anni, e come prevedibile, circa 12 anni fa il parco chiuse definitivamente e fu lasciato all’abbandono.

Come per un buon vino che si rispetti, un decennio è un ottimo lasso di tempo per far invecchiare un luogo abbandonato. Non troppo da distruggere tutto, non poco da essere ancora tutto perfettamente preservato.

E niente, direi che ho già cianciato abbastanza. Siamo andati al parco abbandonato e abbiamo scattato delle foto, le trovate tutte qui sotto, ci sono anche quelle scattate da Mirko con la Polaroid. Il tutto, come sempre, è corredato da brevissime descrizioni.

Buona visione!

 

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Altra Polaroid di Mirko, quello che guarda nel vuoto sono io.

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L’ingresso del parco

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Gli uffici

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La biglietteria (il logo con la papera è fantastico!)

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Bagni, c’era un grande quantità di bagni…

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Sempre gli uffici

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Muuu

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Birretta fresca?

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Viale principale

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Non saprei dire a cosa fosse adibito questo edificio

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Infermeria?

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Altra vista della presunta infermeria

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666 the number of the beast

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Spogliatoi

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Ristorante e pontile

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Docce

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In giro per i vialetti del parco I

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In giro per i vialetti del parco II

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Interni del ristorante I

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Interni del ristorante II

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Quello che resta del pontile

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Cucine

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Li sotto, con buon probabilità, c’è IT il pagliaccio assassino

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Buste intestate del parco

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Ne ho anche prese un paio come souvenir

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Sotterranei (allagati)

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Complesso degli scivoli

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Tendone delle feste?

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Ancora 666, abbiamo trovato parecchi riferimenti a Satana qua e la…

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Tendone delle feste

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“fanculo”

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Immondizia varia

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Piscina I

 

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Piscina II

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Altra veduta degli scivoli

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Locale caldaie

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Ristorante in lontananza

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Scivoli I

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Scivoli II

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Scivoli III

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Scivoli IV

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Scivoli V

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Salendo le scale…

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In cima agli scivoli I

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In cima agli scivoli II (non erano proprio stabilissimi)

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Altri bellissimi scatti di Mirko

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ENRICO ALEXANDER N.

2018

Il Ratto

Shortcore

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Questa qui sopra è una della pitture nere di Goya, Saturno che divora i suoi figli, non c’entra molto ma la trovavo esplicativa. Quello sotto invece è uno sputo di racconto che ho scritto io un paio di anni fa. Lo ripropongo ora perché sono pigro, non mi impegno e non ho voglia di faticare. Esattamente come fa un mago un pò scarso a cui non riescono i trucchi e che per salvare lo show tira fuori dal cilindro il buon vecchio coniglio. Ecco quello che segue è uno dei mie conigli d’emergenza. Parla del vizio e del degrado, dell’equilibrio che si perde e dei bassi istinti che trionfano.

Durante il giorno odiava e disprezzava gli altri, durante la notte odiava e disprezzava se stesso. Dentro di lui dimorava l’uomo ratto.

Ratto fatto uomo, creatura singolare, la sua forza sta nel poter essere ovunque, in ognuno di noi, nel profondo dei nostri animi in attesa di azioni indegne ed indecenti che gli donino vita e gli permettano di esistere.

L’uomo ratto è infido, malvagio, meschino, assassino di virtù ed di ideali, ombra nera che tutto ingoia. L’uomo ratto puzza, un tanfo nauseabondo e putrido si porta appresso. E quando lo si sfama e lo si ingrassa, e sopratutto quando meno ce lo sia aspetta, lui nasce, e rinasce, e rinasce in un circolo infinito in ognuno di noi.

Egli è deciso e sempre pronto a sgozzare alle spalle, e cosa ancor peggiore, a divorare i nostri pochi buoni sentimenti e a sbranare intenti ed intenzioni benefiche.

L’uomo ratto è cancrenoso, infestante ed infetto. E purtroppo l’uomo ratto esiste o esisterà.

A volte ne riesco quasi a sentire l’olezzo miasmatico ed il feroce digrignare delle nere fauci. Ignorarlo non fa solamente che saziarlo ulteriormente.

L’uomo ratto è l’oscurità più profonda, un buco nero, una voragine senza fondo, un abisso che cresce dentro di noi.

L’uomo ratto ha file di denti aguzzi che scintillano taglienti.

L’uomo ratto si nasconde, striscia immondamente, bisbiglia, passa veloce alle spalle celato dalla notte.

L’uomo ratto affila i coltelli nell’ombra.

L’uomo ratto non aspetta invito, nasce, esiste e sbrana le nostre carni ed il nostro amore con fame bestiale.

L’uomo ratto è figlio dell’errore, dell’imperfezione e della malvagità.

Enrico Alexander N.

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