Trekking, monasteri e considerazioni random

Diari di Viaggio
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Io… e le Foreste Casentinesi

Dunque, qualche settimana fa feci un breve trekking di un paio di giorni nelle foreste Casentinesi. Da Badia Prataglia al Monastero di La Verna, e poi di nuovo a Badia Prataglia. Quello che segue, conoscete la formula, è il diario di viaggio che scrissi sul mio fido moleskine.

Vi avviso, questa volta è davvero solo un breve guazzabuglio di parole e idee dal senso vago e bizzarro. Parole senza bussola. Peggio che semplici appunti. Sconclusionate divagazioni. Si, davvero riprovevole da parte mia aver perso il lume nel raccontare cose, ma non m’importa più di tanto, lo posto comunque, buona lettura.

Oh e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ancora una volta al santuario. Tra i miei vari viaggi e l’infanzia cattolica fatta di campeggi parrocchiali, oramai ci sono stato diverse volte. Trekking quando mai rapido per arrivare qui. Sono partito circa alle 8:30 da Badia Prataglia e alle 14:00 e poco più ero arrivato. Davvero sorprendente. Credevo ci avrei messo messo molto di più. Che abbia inconsciamente fatto una strada più breve? Boh? Mi sono solo limitato a seguire le indicazioni lungo la via e interpretare la varia segnaletica, prima il sentiero CAI 073 poi lo 070 e infine lo 053. Inoltre questo weekend c’è una tappa al Campionato del Mondo di trial running da queste parti, e le indicazioni del percorso erano, a quanto pare, le stesse che mi hanno condotto qui a La Verna.

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I miei appunti “cartografici”

Ora veniamo a noi; mentre camminavo ho pensato prevalentemente alla mia formazione BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella. C’è poco da dire, si, sono stati i miei riferimenti culturali adolescenziali e post-adolescenziali. E quindi? E quindi niente.

Ho pensato anche che devo e voglio continuare a scrivere dei miei viaggi. Anche perché più passano gli anni, più per forza di cose i miei viaggi non potranno più avere un certo tipo di stampo. Anzi, se tutto va come deve andare, nel prossimo futuro cambieranno un po’ di cose, parafrasandomi da solo direi che “metter su famiglia è l’obbiettivo minimo richiesto in questo gioco”. Nel bene o nel male, è giusto che succeda, e ne sarò molto felice.

Poi altre due cose, veramente di poco conto, che ho pensato; uno, certe salite è meglio fare in discesa (che può vuol dire tutto e niente). E due, Facebook si può considerare un retaggio degli anni 10, roba vecchia che va superata. E spero di non sbagliarmi. Facebook, mostro ostico come l’idra di Lerna, io mi sono cancellato da qualche mese ma le sue innumerevoli teste continuano a ricrescere perseguitandomi. E non è una metafora, il fatto è che tante cose si basano su account fb…

Ah sì, e voglio finire quel dannato Alcolcrazia (ovvero il libro che sto scrivendo da sempre-sempre-sempre, nient’altro che un piatto misto a base di rabbia e scritti adolescenziali. A tempo debito ve ne parlerò qui su guignolesco). Che poi, a ripensarci, mi sembrano tutte sciocchezze. Ho la sensazione che perdere tempo a pensare (e a scrivere) del background a base di album dei Killers, viaggi senza senso in giro per l’Europa, sbornie e quant’altro, sia un tornare indietro. Concetti superati. Feci altro dopo, il mio période ascétique tra Santiago e San Francesco e tutto ciò che ne conseguì è lo step successivo. Forse anch’esso già evoluto in una decadenza di fondo da vecchia nobiltà, che comunque non ho. Oppure in uno spiazzante normcore. Ma perché dovrei impuntarmi proprio sul passato?

Ma forse, in fin dei conti, è sempre la stessa storia: chi vi scrive è un preparato a base di diavolo e acquasanta con una buona dose di cultura generale e una spolverata di pop.

Ah, una cosa importantissima; il sentiero CAI 053, cioè quello che da Rimbocchi giunge al La Verna. È qualcosa di fantastico! In particolar modo il tratto finale proprio prima e sotto il monte santo. Una foresta stupenda, molto probabilmente una delle più belle che abbia mai visto in vita mia (insieme quelle galiziane?). Alberi secolari che svettano a quaranta e forse più metri da terra. Massi enormi ricoperti di muschio, come se fossero stati scagliati dagli Dei in un’epoca lontana. Un sottobosco verde e pulito. Tutto davvero fantastico, da tenere a mente.

Sarà che sto leggendo quel libro, City si chiama, ventimila anni di fantascienza, Villa Webster che è abitata per millenni… Ho notato una cosa, e non da poco conto, qui al monastero le cose sono fatte per durare. Non c’è plastica o materiali leggeri di qualsiasi genere. Tutto, fino all’ultimo tombino-ringhiera-grondaia-gradino-tegola-vite-e altro è fatto per affrontare i secoli. Acciaio massiccio o pietra verginale, il materiale più leggero che ho visto sono travi di legno massello spesse decine e decine di centimetri. Questo sì che vuol dire costruire. Figuratevi, i tombini di scolo dell’acqua piovana sono fatti con barre di acciaio speciale per edilizia spesse 4 centimetri e saldate tra loro! Un tombino così, oltre a pesare un’enormità, può durare millenni. Non secoli, millenni.

Ecco mentre leggevo questo libro, City, mi chiedevo che aspetto potesse avere una casa millenaria. Il santuario di La Verna ha circa 800 anni e non li sente minimamente. I francescani sono stati previdenti, tipico della Chiesa Romana, non hanno fretta, loro rimarranno, li ammiro molto per questo. Il monastero di Camaldoli, non troppo lontano da qui, credo ne abbia 1000, o giù di li, di anni.

Mille primavere e mille inverni e mille estati. Quante vite.

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A casa, pronto per partire

Ho anche un paio di appunti molto importanti per il prossimo viaggio: anche se parto per un’escursione brevissima e per giunta d’estate, devo sempre mettere nello zaino dei pantaloni lunghi. Altra cosa è che devo sempre portare con me è qualcosa da leggere.

E mannaggia a me ho freddo alle gambe e non ho niente da leggere. Non che le due cose siano conseguenti.

Altro piccolo memorandum: nella foresteria del monastero, il pasto del pellegrino compreso nel prezzo è in realtà una cena infinita. Continuavano a portare cibo. Anche troppo. Sono davvero esageratamente pieno per dormire.

E, poi, qui nel dormitorio, tutti parlano del Cammino di Santiago, e io di conseguenza sto pensando fatto che Santiago effettivamente rimane il più bel viaggio che abbia mai fatto. Fino ad ora.

Oggi, nel viaggio di ritorno, finalmente mi sono reso conto e mi sono ricordato che si, tutte quelle cazzate alla BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella di cui parlavo ieri, sono davvero cose inutili superate. Mi son detto: Enrico, per esempio, ricordati del ritorno da Berlino. Ricordati di quanto fu pessimo. Fanne tesoro, ricordatene per il futuro.

E allora via a vele spiegate verso il futuro, motori alimentati a nitrometano che si scagliano contro il destino. Vento in faccia e poche pugnette, come dicono dalle mie parti.

Ah si, e devo organizzarmi per un altro trekking a Luglio, un bel percorso ad anello, sempre qui sull’appennino, ring around the rosey, ho pure le ferie.

ENRICO ALEXANDER

Il mio Cammino di Santiago

Diari di Viaggio

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Ed ecco un altro diario di viaggio. Era il 2013 e decisi di intraprendere (con Miss.S) il Cammino di Santiago. Furono 46 giorni intensi dove percorremmo più di 1000 km a piedi con zaini da 10kg sulle spalle. Da St. Jean a Santiago de Compostela e poi ancora oltre fino a Muxia. Pochissimi soldi con me e molto spirito d’avventura, non fu una passeggiata, al mio ritorno pesavo poco più di 60 kg, ma fu una delle esperienze più belle e intense della mia vita.

Tutto ciò che segue è la fedele trascrizione di ciò che scrissi in viaggio, cioè frettolosi appunti che presi quasi ogni sera rannicchiato nel mio sacco a pelo.

Giorno 1 – Treno TGV Bordeaux-Bayonne

Per arrivare dove siamo ora abbiamo dovuto prendere treni, tram e aerei. Ci siamo abituati, dopo il viaggio dell’anno scorso…

Al momento siamo immersi nella notte francese dietro finestre a specchio di un bel treno, direzione Bayonne, Pirenei atlantici, e l’unica cosa che mi salta alla mente è che l’importante è il “qui e adesso” tutto il resto non conta.

Giorno 2 – St. Jean Pied De Port

Nottata e mattinata trascorse a Bayonne, città affascinante che abbiamo avuto modo di visitare con relativa calma dopo un’abbondante colazione. Poi nel pomeriggio siamo finalmente giunti a St.Jean, qualche peripezia, treni assenti ma autobus fortunatamente efficienti.

Termino qui queste memorie della giornata, posizione troppo scomoda per scrivere.

L’ultimo pensiero va al viaggiare, spostarsi, assaporare, vedere, girovagare, che senso avrebbe tutto questo se non ne rimanessero memorie?

Giorno 3 – Roncevaux

Titanica impresa attraversare i Pirenei un passo alla volta, non siamo abituati. Sopratutto Miss S, che poco fa, dopo un ottima cena con altri peregrinos (ovvero pellegrini, cioè chi come noi intraprende il cammino) ha vomitato ed è crollata a terra priva forze.

Giorno 4 – Zubiri

Lunghi chilometri abbiamo percorso, ma è solo un assaggio, molti altri ce ne aspettano. Soddisfazioni, non si crede di poter fare esperienze, avventure e fatiche tali. Ostelli incredibili, persone interessanti e cordiali da ogni parte del mondo, generosità e altruismo molto in voga. Età, sesso, nazionalità ed estrazione non contano, si fa amicizia con tutti.

Mi dispiace solo non aver il tempo e la voglia per rendere l’idea tramite la carta e la penna di quanto sia incredibile questa esperienza.

Giorno 5 – Pamplona

Dopo l’estenuante, infinito, cammino giornaliero il destino ha voluto che approdassimo in un fantastico hotel “El horno de Aralar” un posticino economico con camere singole, docce e bagni privati. Nonché ottimo cibo. Fantastico. Ho mangiato la mia prima Paella, era di pesce, squisita.

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Alto del Perdon, poco dopo Pamplona.

Giorno 6 – Puente la Reina

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Giorno 7 – Estrella

Arrivati ad Estrella abbiamo trovato alloggio in un piccolo ma piacevole ostello. È gestito da un’associazione che si occupa di persone con handicap e problemi mentali, AFAS è il nome di questo luogo. Abbiamo trovato posto per miracolo, erano rimasti solo quattro letti e sarebbe stato veramente duro dover rimettersi in viaggio alla ricerca di un altro posto dove poter dormire. Qui ci si sente come a casa, in famiglia, si sta bene, ma ovviamente domani all’alba si riparte.

Piccola nota curiosa, ieri, mentre eravamo intenti (e stremati) a cercar rifugio a Puente de la Reina, proprio sul ponte della Reina che da il nome al paese, esattamente a metà di esso, abbiamo rincontrato Marco. Incontro interessante, e proprio su di un ponte così importante nel Cammino. Sembra che siamo destinati a rincontrare le persone che erano con noi quella prima notte a St.Jean…

Poi abbiamo passato la notte nello stesso ostello al margine del paese trovato grazie a lui. Tutti gli altri ostelli erano pieni, anche quello dei “Padri Riparatori” il cui nome mi ispirava tanto, si Padri Riparatori, che bel nome. Ed ovviamente abbiamo mangiato insieme, ragazzo molto strano quel Marco…

Giorno 8 – Los Arcos

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Giorno 9 – Torres del Rio

Accuso una terribile forma fisica, ieri ho scoperto di avere una leggera febbre (36,9-37,2) quindi dopo aver passato una notte a Los Arcos ci siamo incamminati per una mezza tappa di 10 km e abbiamo trovato rifugio verso mezzogiorno in un bell’ostello in stile medioevale, la Pata De Oca, a Torres del Rio. Continuano vari problemi di salute, quindi ho deciso di intraprendere una dieta vegetariana, meglio tenersi leggeri. Presa anche la decisione di risparmiare soldi nei giorni avvenire, così da poter completare il viaggio senza problemi.

Abbiamo rincontrato Francesco (anche lui con noi quella prima notte a St.Jean), per di più nel giorno del suo compleanno, si direbbe che le coincidenze camminino con noi.

Giorno 10 – Logrogno

Siamo giunti a Logrogno, bella città per quel poco che ho visto, la tappa è stata abbastanza semplice e siamo giunti qui entro le 14:00 avendo poi il tempo di riposare. Domani ci aspetta un cammino lungo, all’incirca 30 km, sarà dura. La buona notizia è che l’influenza sembrerebbe in via di guarigione, oggi temperatura normale, solo un giorno di malanno per fortuna, forse era solamente disidratazione dovuta al lungo cammino sotto il sole cocente.

L’ultimo appunto riguarda uno strano sogno che ho fatto ieri notte (nottata inquieta) cercherò di trascriverlo per quel poco che lo ricordo e con quel poco di tempo che mi rimane prima che spengano le luci, ecco il sogno:

Un vecchio, un saggio, forse uno strano commerciante di oggetti particolari o un esperto di occultismo, non ricordo esattamente, comunque egli mi disse:

“gli spiriti (forse disse fantasmi o spettri) esistono ma non si mostrano a tutti, solo a vecchi e ricchi signori. Gli spettri non fanno promesse o stipulano contratti, perché in lunghe esistenze hanno imparato che ingannare (o tradire ecc) non è giusto.

Come per dire che l’inganno è nell’indole umana? Non c’è promessa, accordo o contratto che non abbia un intrinseco e a volte involontario inganno?

In cima a questo bastardissimo deserto!!!

Non ricordo dove l’ho scattata, ma ricordo che era troppo caldo quel giorno.

Giorno 11 – Najera

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Giorno 12 – Santo Domingo de la Calzada

Quest’oggi tappa decisamente semplice, per di più dopo una buonissima dormita consumata nella palestra comunale di Najera. Questo da dove sto scrivendo (st. Domingo) è un ostello stupendo, incredibile. Sicuramente uno, se non il più, bello visto fino ad ora. Per il resto tutto scorre velocemente, tappa dopo tappa, ogni giorno una città nuova e sconosciuta ed ogni notte un letto diverso. Oggi mi è venuto in mente che mai in vita mia (neanche appena nato probabilmente) sono stato così tanti giorni senza salire su di un qualsiasi mezzo di trasporto, a motore e non.

Miss S. ha detto che “siamo noi il nostro unico mezzo di trasporto” e concordo.

Per il resto forma fisica più che eccellente, niente vesciche ai piedi, niente acciacchi, influenza oramai passata e sopratutto la dieta vegetariana sembra funzionare egregiamente. Ovviamente accuso una stanchezza di fondo notevole, i chilometri si sentono.

Giorno 13 – Tosantos

Quella di oggi è stata una giornata ricca e intensa, degna di nota, sicuramente fino ad ora una delle più dense del cammino. Vedrò di farne un resoconto accurato se pur frettoloso, spero di riuscire a coglierne ed imprimerne il succo.

Sveglia più che mai presto essendo “saltato” completamente il mio orologio durante la notte, non ho potuto avere un’idea di che ore fosse, l’orologio segnava le 8 ma erano almeno le 4. Quindi prima delle cinque mi ritrovavo, quantomai spaesato, in piedi. Colazione, faccende varie, raccogliere i panni stesi e ci siamo messi in cammino.

Arrivati in paese, di cui ignoro il nome, fortuitamente abbiamo rincontrato il buon Francesco, la simpatica Miss Airlines (il suo nome è lo stesso di Miss S. quindi per non far confusione in questi appunti è diventata Miss Airlines. Lavora sugli aerei…) e un’altra ragazza che attualmente è imbacuccata nel suo sacco a pelo affianco me anch’essa intenta a scrivere, di nome Ada. Concedetemi di spendere un paio di parole su di lei; che tenacia e forza d’animo, 19 anni e ha intrapreso il cammino da sola, dietro i suoi modi gentili ed educati e dietro la sua figura minuta e aggraziata si cela sicuramente una forza degna di un leone, anche nel viaggio ha camminato sempre davanti a noi denotando grande resistenza e forza fisica.

Spuntino in una sorta di elegante ristorante (trovato inaspettatamente nel bel mezzo del nulla) a base di bocadillos, cioè panini, con tonno e peperoni piccanti sott’olio, assolutamente ottimi.

Dopo qualche altra ora siamo finalmente giunti a destinazione, Belorado, dove chissà perché abbiamo deciso di proseguire per altri 5 km (per un totale di 30 km) fino al paesino successivo. Solo in seguito avremmo capito che era stata una decisione quanto mai azzeccata, inizialmente il progetto era di farne di più oggi (di km) per farne di meno domani. Decisione che ci ha condotto dove ci troviamo ora. Quest’evento è cosi importante che credo meriti più parole e più tempo di quello che ora ho, ma ci provo comunque:

C’è troppo che non riuscirò a dire su questo evento condensandolo in cosi poche parole, ma lo dimenticherò mai. Juan Manuel, il pellegrino della musica, è una di quella persone uniche che si incontrano poche volte nell’arco di una vita, almeno questa è l’idea che mi sono fatto a suo proposito in cosi poche ore di convitto.

Da quel che sono riuscito a capire egli era un meccanico, che qualche anno addietro, sulla via di Santiago, ha ricevuto ciò che viene chiamata “un’illuminazione divina” se cosi la si può definire. Una cosa è certa, nonostante io tenda ad essere scettico, nei suoi occhi e nel suo volto e nelle sue parole e nei suoi gesti c’era solo pace e autentica gioia di vivere. A parole non riesco a rendere la potenza di questo incontro, ma vi posso dire che eravamo in quattro (io, S, Francesco, Ada) e credo che per tutti e quattro questo incontro abbia cambiato la vita.

Juan Manuel è una persona fantastica, con quel raro dono di trasmettere pace solamente con la sua presenza. “Finalmente qualcuno veramente felice” ho pensato, e poi mi sono detto “d’ora in poi cercherò di seguire il suo esempio” persone cosi ispirano esistenze migliori.

Ci ha accolto con dei bicchieri d’acqua e dei salatini (già di per se cosa strana) e quando gli abbiamo chiesto se c’era posto nell’ostello ha detto che l’ostello non era il suo e di riposarci e di non pensare ad altro, ad ogni nostra domanda continuava a dirci di riposarci. In primo momento ho pensato fosse totalmente matto e ho diffidato di lui, ma poi ho capito che era solo felice, è cosi raro vedere la vera felicità che quando incontriamo persone pervase da essa tendiamo a credere siano matte.

Ha suonato il flauto per noi, e sembrava uno spiritello della foresta, un fauno, una creatura fantastica ed affascinate mentre danzava e vorticava con il suo flauto. Ha cucinato per noi (ottima paella) del cibo offerto da passanti e amici, abbiamo diviso il vino con gli altri commensali (una gran bella tavolata multietnica), ci ha parlato in più lingue diverse affinché tutti capissimo.

E’ inutile, questo incontro, tentando di descriverlo tendo solo a sminuirlo, meglio lasciar perdere. Comunque c’è stato pure chi ha pianto, credo che nell’insieme si possa definire un’esperienza mistica. Io, Miss S, Ada e Francesco possiamo ritenerci fortunati ad aver incontrato Juan.

Una casa umile ma impeccabile, e compagnia perfetta. Ho conosciuto un signore coreano sui 50 anni, Mr. Killing Time, davvero simpatico e pittoresco.

Ah, Juan aveva pure un cane, Gila, e rispecchiava pienamente il padrone.

Alba Castigliana!

L’alba in Castiglia

Giorno 14 – San Juan De Ortega

Quello di oggi è l’ostello e il paese (se cosi si possono definire due chiese, un ostello e un bar mal gestito) più sgradevole di tutto il cammino fino ad adesso. Per il resto Francesco si dimostra sempre più una gran brava persona. Vado di fretta, le luci si sono spente.

Giorno 15 – Burgos

Burgos città interessante, ma probabilmente non al livello di Pamplona, è talmente difficile fare paragoni restando solamente manciate di ore nelle città.

Io e Miss S. siamo nuovamente rimasti soli. In giornata abbiamo macinato più di 30 km, poi dormito in una sorta di appartamento in compagnia di un francese, un signore inglese sulla sessantina ed un altro inquilino ignoto, in quanto ho visto solo il suo zaino e mai la sua persona.

Giorno 16 – Hornillos del Camino

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Giorno 17 – Castrojeriz

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Giorno 18 – Boadilla del Camino

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Giorno 19 – Carrion de los Condes

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Giorno 20 – Calzadilla de la Cueza

Al momento ignoro che giorno sia, mi trovo qui steso nel mio sacco a pelo in una affollata stanza d’ostello da qualche parte dopo Carrion. Sono le 15 e 30 e mi trovo qua perché fuori ce un tempaccio e sopratutto perché nella mattina ho preso tanta acqua come mai nella mia vita. Francesco e Miss Airlines stoicamente hanno deciso di proseguire, forse li rincontreremo, ma poco importa non ci si può soffermare su poche persone in un viaggio cosi denso e straordinario.

Sono passati diversi giorni dall’ultima volta che ho preso appunti, troppi impegni, troppe mangiate con vino e luci spente troppo (ma in fin dei conti neanche troppo visto la nostra attuale vita) presto. Abbiamo soggiornato in splendidi ostelli simili ad oasi, e in conventi gestiti da suore (di statura incredibilmente bassa), preparato umili ma ottime cenette, giocato come bambini con i nostri compagni di viaggio conosciti in viaggio, fumato erba, camminato molto, visto tanto e conosciuto ancor di più, abbiamo vissuto pienamente. E ora ci troviamo qui, neanche a metà del viaggio, e nella mia testa si fa sempre più strada l’idea di continuare oltre Finisterre, continuare per sempre. C’è ancora tanto da vedere, tanto da imparare, e molte realtà e persone da conoscere, e quando farlo se non adesso? Quando ancora capiterà una occasione del genere? Non ho più un lavoro, famiglia unita e in salute, niente impegni ed un corpo giovane e forte. Vedrò strada facendo, a parte i soldi ho tutte le carte in regola per proseguire.

Piccoli appunti finali; ho avuto modo di approfondire l’amicizia con Tazio, molto simpatico, purtroppo un poco sfortunato in quanto si è procurato una particolarissima lesione (su cui è meglio sorvolare) che lo ha fatto sanguinare cosi copiosamente da colorare costantemente i suoi vestiti di rosso, il che lo ha trattenuto in albergo una tappa addietro, probabilmente per un paio di giorni, e credo sia stato anche stato in ospedale…

Miss S. invece migliora, seppur qualche crisi psicologica per il duro cammino ancora persiste, passo comunque ancora lento e svogliato.

Una curiosità che ho notato è che qui, in questo viaggio, non si incontrano più di tanti stolti (almeno cosi sembra) anzi tutte persone molto interessanti, probabilmente il tipo di viaggio stesso è un filtro, non tutti decidono di intraprendere questa esperienza, anzi fortunatamente molti la considerano una cosa stupida.

Altro piccolo appunto; qualche giorno fa (non ricordo esattamente quando) arrivati in un ostello, e dopo aver fatto una doccia ed esserci sistemati, abbiamo deciso di uscire a fare spesa per preparare la cena. Il paese era molto piccolo ma era presente una minuta bottega a gestione famigliare che faceva da bar\minimarket. Solo dopo aver comprato il necessario per farci una bel piatto di pasta ci siamo resi conto che nell’ostello non era presente una cucina. Come fare? Beh dovevamo pur mangiare? Quindi siamo tornati al minimarket e abbiamo esposto il problema alla signora, incredibilmente e davvero gentilmente ella ci ha messo a disposizione la bellissima cucina di casa sua (al piano di sopra c’erano dei tedeschi, boh, credo l’affittasse.). Davvero una bella serata.

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Giorno 21 – Bercianos del Camino

Quest’oggi tappa lunga, almeno 32 km, forse più. Niente di particolare da appuntare, forse Sahagun, città davvero poco bella, almeno questa è l’impressione che ne ho tratto fermandoci a mangiare li.

Al momento, fortunatamente, ci troviamo in un bell’ostello (con una capra in giardino) dico fortunatamente perché tutti gli altri ostelli del paese (due) erano pieni ma siamo riusciti a trovare rifugio nell’unico altro disponibile. Questa casa\ostello ha solo cinque posti letto, ed è davvero piacevole.

Oggi, come negli ultimi due o tre giorni, è un crescendo di pensieri. San Francesco d’Assisi. Poi i grandi spazia aperti, le vaste pianure coltivate, latifondi senza nome e senza anima viva, nessuna edificio per chilometri e chilometri, strade drittissime e deserte senza incontrare macchine o bici o viandanti per ore, cielo pesante di nubi sopra le nostre teste (e per fortuna, attraversare questo “deserto” col sole dev’essere un’impresa) ti portano a pensare parecchio, non ci sono distrazioni, solo cammino e pensieri.

Giorno 22 – Reliegos de las Matas

Elvis.*

*E’ l’unico appunto che presi quel giorno, mi ero ripromesso di parlarne, ma oramai è passato troppo tempo. Sappiate solo che Elvis è un pittoresco gestore di un bar a pochi chilometri da Leon, egli ci offri prosciutto e formaggio, e noi in cambio bevemmo birre. Cioè, almeno io, perché da quel che ricordo Miss. S odiava sia il formaggio che il prosciutto che la birra, credo abbia bevuto Gin Lemon…

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Il bar di Elvis fuori

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E il bar di Elvis dentro. Quella che guarda verso di noi è Miss S.

Giorno 23 – Leon

Questa sera ho poca voglia di darmi alle, seppur brevi, narrazioni. È la stanchezza probabilmente, quindi sintetizzo(erò).

Cammino quasi tutt’oggi sotto la pioggia incessante, un po più fiacchi del solito perché ieri abbiamo fatto baldoria da Elvis… Siamo giunti a Leon, bella città, davvero viva, quasi hai livelli di Pamplona. Visto la cattedrale, stupenda, perfetta ed immensa. Alloggiato in un buon ostello, 10€ a testa, camere private da quattro con bagno privato. Cena da Burger King (per alzare il morale delle truppe, cioè di Miss S, ma anche il mio) e shopping economico in un mega negozio cinese. Una routine quasi turistica con cui abbiamo speso le nostre poche ore libere, ci voleva proprio, e poi come non approfittare di una grande città, se ne vedono cosi poche lungo il cammino. Per ragioni che non sto a spiegare abbiamo fatto tappa in una farmacia e fortuna ha voluto che l’ostello (o forse è una residenza universitaria, non saprei?) c’è l’abbia indicato la gentilissima farmacista, una mappa davvero molto dettagliata quella che ci ha disegnato.

Lungo le montone ed interminabili strade accanto ai campi di grano, l’atmosfera creata dalle nubi cariche di pioggia e l’assoluta solitudine di quei luoghi mi aiutato a pensare. Ultimamente ho elaborato l’idea di intraprendere il Cammino Portoghese con bici di fortuna una volta arrivati a Finisterre, si vedrà. Poi persiste l’idea di scrivere libri per ragazzi e bambini, sarebbe un bellissimo modo di campare. Ma ora basta scrivere, sono stanco.

Giorno 24 – Villadangos del Paramo

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Giorno 25 – Astorga

Ancora densissime giornate, due tappe da circa 30 km l’una mi hanno portato qui da dove sto scrivendo ora, un lussuoso hotel 4 stelle in quel di Astorga.

In giornata abbiamo usufruito della spa, stupenda e rigenerante, poi la serata è continuata in un ottimo ristorante del centro, il tutto in compagnia di Francesco e Miss Airlines, che il caso e la fortuna ci hanno fatto rincontrare ancora una volta, precisamente ieri nell’ostello di Villadangos, in cui abbiamo avuto il piacere di imbastire una cena in compagnia del tedesco-macchina-da-guerra-Ian, di un pittore francese davvero interessante ed il Signor Barbone che meriterebbe sicuramente più parole di queste poche che sto spendendo per lui, ma verrà anche il tempo di scriverne, ah il Signor Barbone…

Ora sono troppo stanco per proseguire, oramai è mezzanotte, orario più che tardo per dei pellegrini quali noi. Spero che riuscirò a ricordare abbastanza di questo incredibile viaggio, quando trascriverò tutto al PC dovrei aggiungere ogni importante avvenimento, ma so che non lo farò.

E’ notte fonda, sono lavato e profumato, a stomaco pieno, una birretta e un goccio di whisky, un paio di tiri d’erba. Ora il sonno.

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Panorami di viaggio

Giorno 26 – Rabanal del Camino

Stanza fredda questa, d’altronde il tempo è peggiorato nuovamente e per giunta ci troviamo in montagna, ipotizzo sui 1000 mt. Quest’oggi tappa veramente semplice, come poteva non esserlo dopo un soggiorno in un lussuoso e rigenerante hotel, ci siamo divisi nuovamente da Francesco e Miss Airlines, per poi probabilmente rincontrarci domani a Ponferrada, città dalla quale mi aspetto molto.

Affinata e accresciuta amicizia con Ian (se questo è veramente il suo nome?).

Le ultime parole della giornata le spendo per affermare che, oramai, il cammino mi ha positivamente segnato, mi sento felice, quel fragile e sfuggevole stato d’animo che è la pace aleggia attorno a me, mi sento bene e anche se è presto per dirlo. Ma come forse ho già detto, ancora tanto ci sarebbe (e c’è!) da imparare, vedere, scoprire, gente da conoscere e altre realtà da indagare, viaggiare e vivere.

Ho fatto l’ennesimo sogno di spettri, che voglia dire qualcosa? Qualche giorno fa, o forse settimana, non saprei dire con esattezza, ho troppo poco tempo per scrivere (ma non per riflettere) ho fatto l’ennesimo sogno a sfondo funebre\paranormale, come al solito il poco tempo che mi resta prima del buoi imposto (spengono le luci) la stanchezza e la voglia mi obbligano a comprimere e stringere il resoconto all’estremo. Eccolo qui:

In principio ricordo che sognai la morte del mio amico Mr.P e la sua per me famosa frase “il corpo va lascito stanco nella tomba” poi mi sono svegliato, era piena notte, e come spesso succede in quello stato di incertezza che è il dormiveglia non sapevo se il sogno era fantasia o realtà, ma sono stato comunque lucido per pensare che l’avrei scoperto in mattina ed al momento non serviva a niente scervellarsi. Nuovamente sono caduto tra le braccia di Morfeo e ho sognato di essere sposato, o comunque convivente con Miss S, anzi di essere stato sposato perché ella nel sogno era morta. Io ovviamente ne ero tristissimo, ma, durante la notte, lei tornava sotto forma di fantasma e mi ammoniva sul futuro. Non ricordo cosa esattamente dicesse.*

*Rileggendo adesso questo appunto, cioè più di tre anni dopo, mi si gela il sangue. Esso premunisce con un’esattezza spaventosa un evento impossibile da prevedere che si sarebbe verificato anni dopo. Certo, il matrimonio, e le morti (di Miss S e Mr P) sono un allegoria, ma davvero credetemi quando vi dico che questo sogno non ha sbagliato di una virgola un evento assolutamente imprevedibile, specialmente per quel che riguarda Mr P. Una cosa inimmaginabile. Al risveglio non ricordavo quali erano gli ammonimenti lasciati del fantasma di Miss S sul futuro, ma ora lo so. In oltre questo sogno sembra essere il continuo di quell’altro che feci all’inizio del cammino, dove il fanatasma mi disse qualcosa tipo

l’inganno è nell’indole umana? Non c’è promessa, accordo o contratto che non abbia un intrinseco e a volte involontario inganno?”

Ebbene questo chiude il cerchio. Anni dopo gli eventi andarono esattamente come descritto da questi due sogni e pure i protagonisti furono gli stessi. Incredibile.

Giorno 27 – Ponferrada

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Giorno 28 – Cacabelos

Anche Ponferrada superata, oramai delle “grosse” rimane solamente Santiago. Quest’oggi tappa corta ma estremamente impegnativa, anche perché i 34 km in montagna di ieri si fanno sentire. Abbiamo nuovamente staccato Francesco e Miss Airlines, ho come l’impressione che Miss Airlines non la rivedremo più visto la sua decisione di fare tappe lunghe.

In giornata abbiamo avuto anche modo di visitare il castello di Ponferrada, carino ma niente di speciale. Ora ci troviamo in un bellissimo ed economico ostello con camera da due, nella stanza affianco riposano l’Ada e Hugò che abbiamo ritrovato qualche ora fa proprio qui.

Sono tremendamente stanco e come al solito il tempo libero è pochissimo, in questo cammino si ha sempre qualcosa da fare, il tempo è cosi poco che non ho neanche voglia di controllare le mappe per domani, poco importa.

Giorno 29 – Las Herrerias

Ieri evidentemente mi sono addormentato mentre scrivevo, lasciando incompiuto il tutto, oggi potrebbe succedere nuovamente… Sonnolenza a parte, quest’oggi mi trovo a Las Herrerias (se cosi si scrive?) in un ostello ancora più bello di quello di ieri, abbiamo cenato con dell’ottima zuppa di verdure ed insalata. Domani varcheremo la Galizia, ma già da un paio di giorni i paesaggi sono stupendi, forse i migliori visti fino ad ora.

Sto pensato che questo diario di viaggio è esteticamente pessimo, ma al momento non è cosa importante, e sempre a proposito di lettere, tra le cose che mi mancano di più di casa c’è sicuramente la lettura, i libri. Vabbè vado a dormire, buona notte.

Giorno 30 – Fonfria

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Giorno 31 – Sarria

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Giorno 32 – Portomarin

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Giorno 33 – Ponte Campana

Tappa affascinante, bei territori e bel ostello (davvero sperduto tra le colline galiziane) pochi pellegrini sui sentieri quest oggi. Tutto ottimo, a parte una terribile doccia fredda, che alla fine ho fatto per metà. Miss S stoicamente si è lavata completamente. Cena comunitaria in ostello, buon cibo.

E domani??

Mappe e credenziale

Giorno 34 – Ribadiso de Baixo

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Giorno 35 – Lavacolla

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Eravamo determinati ad arrivare al Monte do Gozo, il grandissimo ostello (400 posti letto secondo il foglio) appena prima di Santiago, ma le abbondatissime piogge c’è lo hanno impedito. Per trovarne scampo ci siamo fermati in un bar nei pressi dell’aeroporto di Santiago, poi stremati e bagnati fino al midollo abbiamo trovato rifugio in un albergo pochi chilometri prima di quella che sarebbe dovuta essere la nostra meta.

Giorno 36 – Santiago de Compostela

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Giorno 37 – Santiago de Compostela

Oramai molti giorni e molte notti si sono susseguite, tutte incredibili e uniche. Ho avuto poco tempo per scrivere e descrivere, ma non è essenziale. Negli ultimi giorni poi, parte di quel poco di tempo libero mi è stato portato via da un libro trovato in un ostello, “Achille piè veloce” di Benni. Mi mancava la lettura.

Neanche io so in quale ordine si sono susseguite; città, cammini brevi, cammini lunghi, amici, addii, incontri, cibo buono, cibo cattivo, cibo economico e cibo costoso. Ma anche ostelli fantastici ed ostelli (pochi) brutti, alberi, boschi, fonti e foreste, pioggia e sole, vino, gioie e fatiche, divertimento e sconforto. Siamo addirittura stati in un hotel di lusso, e poi stazioni ed aeroporti. Quante cose che ho visto.

Ora sono, anzi siamo, a Santiago de Compostela. E’ già il secondo giorno che ci troviamo qui, ci godiamo la meta. Nel frattempo piove e secondo meteo ed opinione comune continuerà a piovere per tutta la settimana. I soldi sono finiti, niente Portogallo, ma chissà dove ci porterà il destino.

Per onore di cronaca aggiungo che in giornata siamo riusciti a prenotare da un internet point i biglietti aerei Santiago-Milano per il 23, dopo essere stati a vuoto all’aeroporto. Ma in fin dei conti mai niente è veramente a vuoto, tutto vale in viaggio.

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L’alba in Galizia

Giorno 38 – Negreira

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Giorno 39 – Olveiroa

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Giorno 40 – Cee

Cee, ci troviamo a Cee. “Che razza di nome è mai questo per un paese?!” ho pensato più volte nell’arco della giornata.

Oggi tappa durissima, 20 km totalmente immersi in una tempesta, acqua e vento in proporzioni titaniche e sopratutto almeno 15 km senza traccia umana se si esclude una piccola chiesa (Virgen de la Neves) dove abbiamo trovato riparo all’esterno in quanto ogni porta era ben serrata, per quasi due ore. Quando pensavamo oramai che l’avventura giungesse al termine ed il gioco fosse fatto ecco che una dura prova ci sorprende, bene!

Un appunto da tenere bene a mente: siamo totalmente ed incredibilmente disarmati e male attrezzati per la pioggia. In viaggi futuri occhio di riguardo alla scelta dell’equipaggiamento.

Domani Finisterra, il 23 notte in Italia. Guardandomi indietro, poco più di un mese mi ha cresciuto. Quello che vedo alle mie spalle, quello del 9 Settembre, è un Enrico ristretto. Un solo mese mi ha fortificato dentro e fuori, o almeno così mi è parso. Il futuro che mi attende d’altro canto è tosto, dure prove di vita mi attendono, come sempre, come a tutti. Punto primo devo trovare lavoro per la preziosa pecunia, poi il resto si vedrà.

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Una mucca o forse un toro, non ricordo dove.

Giorno 41 – Finisterra

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Giorno 42 – Finisterra

Ancora Finisterra, o Fisterra come la chiamano qui. È quasi strano fermarsi due giorni nello stesso posto dopo tante settimane passate saltando di luogo in luogo, di paese in paese. Ma ancora regge il primato del letto diverso ogni sera, con questo di oggi siamo a 42 giacigli differenti.

Al momento ci troviamo in un bell’ostello e in giornata abbiamo raggiunto il punto più ad occidente possibile, li dove finisce il mondo, dove oltre non è più possibile proseguire. Bel posto, anche se non sono certo che geograficamente sia il punto più ad ovest possibile, guardando le mappe forse c’è un promontorio a nord, oppure qualcosa in terre portoghesi.

Abbiamo gettato un anello, che ci portavamo dietro dall’inizio, nell’oceano. Faceva molto Signore degli Anelli e Monte Fato, è stato bello.

Poi incredibilmente e per la centesima volta abbiamo rincontrato Marco, sembra che il destino per qualche ignoto motivo c’è lo metta alle calcagna. L’ho interpretata come una lezione di pazienza, bontà ed accettazione in quanto non mi è mai stato particolarmente simpatico. L’ho sempre visto come un satanasso vestito da santo, ma sicuramente mi sto ingannando.

Domani Muxia, i soldi scarseggiano, ma per adesso la sopravvivenza (cibo e ostelli) è garantita. La data di ritorno si avvicina, faccio e farò tesoro di esperienze ed insegnamenti da questo incredibile viaggio.

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Finalmente l’oceano Atlantico, in lontananza Finisterre.

Giorno 43 – Muxia

Ennesima (terza) tempesta perfetta, 30 km sotto pioggia e vento indomabili per giungere a Muxia. Attualmente siamo in ostello, ma le intemperie ci proibiscono di fare acquisti, forse questa sera non si mangia. Domani in teoria Santiago. Ultreia!

Giorno 44 (mattina) – Muxia

Ore e ore in un bar del porto di Muxia; stile marinaro, atmosfera ottima e un paio di birre. Il tutto in attesa dell’autobus che ci porterà nuovamente a Santiago.

Mi sono innamorato delle due bariste…

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Il faro di Muxia

Giorno 44 (sera) – Santiago

Santiago, siamo ancora una volta qui, è il terzo giorno ma non consecutivo. La fortuna ci ha assistito anche questa volta, abbiamo trovato un bellissimo ostello vicino alla fermata del bus. Tale ostello possiede una attrezzatissima cucina, ovvero tutto ciò di cui avevamo bisogno.

La carica cresce costantemente e la molla è pronta per il grande ritorno a casa, si mi spiace di non poter continuare oltre, ma d’altro canto 45 giorni di viaggio sono uno splendore più che sufficiente. Ed il rientro si prospetta splendido.

Altra grande fortuna è il fatto che pur non facendo niente, pur sbattendomene, oggi ho trovato il lavoro. O meglio, il lavoro ha trovato me, tramite una piacevolissima telefonata del direttore della multisala… Bene!

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La cattedrale di Santiago

Giorno 45 – Milano

Giunti all’aeroporto di Santiago con parecchie ore di anticipo, abbiamo rincontrato Marco, un vero segno del destino, anche lui sul nostro stesso aereo. Era con noi la prima notte, è stato con noi l’ultima.

Fino all’ultimo abbiamo creduto che l’aereo sarebbe atterrato a Milano, invece è atterrato a Bergamo, che non si può definire neanche un aeroporto. Con gli ultimi soldi rimasti abbiamo preso un pullman per Milano, dove vi siamo giunti a notte fonda. Trovare una stanza di hotel praticamente senza soldi è stata un’impresa, ma c’è l abbiamo fatta. In mattinata vedrò di chiamare la banca e farmi mandare un centone a credito (speriamo bene) così da poter prendere un treno per tornare a casa.

Che viaggio, che incredibile viaggio.

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Beh questo sono io che mi atteggio a grande eroe conquistatore di terre lontane

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ENRICO ALEXANDER

2017

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Di quella volta che… Interrail!

Diari di Viaggio
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Faccia stanca e Mare del Nord

Altro diario di viaggio. Era il 2012 ed insieme alla ragazza dell’epoca decidemmo di intraprendere il tanto citato Interrail! Quelle che seguono sono le foto e gli appunti che presi durante e subito dopo il viaggio e questo è l’itinerario che in soli 10 giorni seguimmo:

Rimini – Milano
Milano – Ginevra
Ginevra – Parigi
Parigi – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Hook of Holland
Hook of Holland – Rotterdam
Rotterdam – Amsterdam
Amsterdam – Koln
Koln – Zurigo
Zurigo – Milano
Milano – Rimini

Ma effettivamente ci fermammo solo a Parigi, Londra ed Amsterdam.

 Abbiate pietà di me, avevo 22 anni e attraversavo il tipico periodo “giovane-eurosballato-farcito-di-postmodernismo-e-letteratura-americana-contemporanea” ci passano in molti. Che vergogna. Chi credevo di essere? Il nuovo Bret Ellis? E che stile di scrittura ridicolo… Fortuna che poi si cresce.

Prendete quello che segue con molta ironia. E’ del Gonzo Journalism fondamentalmente.

Buona lettura e buon viaggio!

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Sul traghetto per l’Olanda

Vi ha mai fluttuato in testa la bislacca idea di attraversare l’Europa in treno? Vi siete un mai chiesti cos’è un Interrail? Ecco, quello che segue fa al caso vostro, quello che segue è il resoconto di un Interrail, il mio. Dieci giorni tra Parigi, Londra e Amsterdam, poche ore di sonno e molto lavoro per fegato e quant’altro.

In queste righe troverete tutto ciò che vale la pena sapere sul cavalcare treni elettrici e sulla sostanziale decenza della cultura europea.

Mi raccomando, se avete già deciso di partire non dimenticate di prendere con vuoi un compagno di viaggio, possibilmente del sesso opposto al vostro. Nel mio caso ho volontariamente omesso quasi ogni riferimento alla mia splendida compagna di viaggio, non per mania di protagonismo, ma per praticità, se avessi parlato di lei sarei finto per trasformare questo resoconto in un monologo, quindi ho deciso di tralasciare da questi appunti la mia bella donzella.

Giusto per essere esaustivi, l’Interrail è un biglietto ferroviario con validità a-cazzo-duro, ovvero vi dà la possibilità di salire su ogni treno che vediate. Un altra nota importate è il danaro, immagino esista anche un modo economico di viaggiare, ma di certo non è il modo che seguimmo noi. Spendemmo cifre esorbitanti.

Punto ultimo, indipendentemente da ciò che ho scritto vi posso assicurare che fu un viaggio fantastico, che rifarei all’istante.

“Pesce, ti voglio bene e ti rispetto molto, ma ti avrò ammazzato prima che finisca questa giornata”

Una frase di Hemingway, tirata fuori da chissà quale assurdo contesto, letta in stato pietoso in quella giostra alcolica che è il venerdì notte, non ricordo e non m’importa. E non vedo come questo possa centrare qualcosa con Hunter Thompson, che sto leggendo e che a sua volta non c’entra niente con l’Interrail. I suoi viaggi, erano “un grossolano tributo fisico alle fantastiche possibilità di vita in questo paese” i mie no, nessun sogno americano, nessuna paura e nessun disgusto, niente fantastiche possibilità. Solo un sano ed onesto viaggio culturale, selvaggio e perverso in pieno stile europeo. Un vantaggio, questo si, essere nato nella vecchia Europa. A volte è un vero e proprio calcio in culo della sorte.

Ma citare personaggi bizzarri, vaneggiare ed evitate accuratamente un qualsiasi senso logico è solo il modo migliore per iniziare a raccontare questo viaggio, un racconto che si scrive da solo, nient’altro che una cavalcata priva di senso, illogica ed irragionevole, senza nessuna possibilità di comprensione, praticamente perfetta e senza dubbio inoppugnabile. Ora, tenendo sempre bene a mente che con un inizio vago niente è perfetto quanto un finale stupido e privo di senso, inizia l’avventura.

C’era poca gente quella sera al pub, nottata calma, niente domande e niente risposte. Niente stupide scimmie. Solo un paio di birre, due grossi zaini che ancora non sembravano pesare quanto dei dannati ippopotami, contanti, una Master Card magica quanto un folletto, sigarette ed il nostro temporaneo autista che ci avrebbe accompagnato alla stazione di Rimini.

All’una di notte eravamo li, il nostro treno non sarebbe partito prima delle 3:30. Che orari pessimi per prender treni.

Le partenze sono tutte uguali, solite attese, soliti esseri ignobili che solitamente abitano le solite stazioni e treni infiniti che scorrono lentamente in una leggerissima curva.

Nel nostro caso era presente pure una specie di vecchia, anche se vecchia non era, malefica e a mio avviso maledetta, se ne andava in giro per la stazione urlando al telefono “Morte! Ultimatum! Morte!” e diavolerie simili in una lingua a me non del tutto chiara.

Come descrivere quella leggera ma persistente sensazione di ribrezzo, pericolo e disgusto che mi correva lungo la schiena in sua presenza? Non saprei. Ci allontanammo rapidamente e la mia bella compagna di viaggio disse qualcosa del tipo –peccato che non ci sia più la persecuzione alle streghe– entrammo in un bar e pagammo una bottiglietta d’acqua un infinità, e poi, non so quanto dopo, finalmente arrivò il nostro putrido e scomodo treno delle 3:24.

Viaggio lungo, rumoroso e sobbalzante. Circondati da un infinità di biechi individui, un alba nebbiosa ci accolse a Milano.

Dopo l’attesa snervante a Rimini, il viaggio scomodo, ed il fatto che ancora non eravamo partiti ma era già più di un giorno che non dormivamo, finalmente la banderuola della fortuna o un capriccio di quella sgangherata bilancia che è il karma mi fece un piccolissimo regalo; la barista bellissima e antipatica che ci servì la colazione. Probabilmente non era antipatica ma solo indaffarata, alle 8 di lunedì mattina in stazione centrale a Milano i caffè di certo non si servono da soli, comunque era davvero affascinante. Grembiule nero, capelli raccolti, seno prosperoso e sguardo malizioso che lasciava intendere quale genere di indecenze spudorate, oscene ed immorali consumasse nella sua riservatezza… Ma in verità non era niente di più che una normalissima barista impegnata nel suo lavoro.

Facemmo scorta di sigarette e poi pagammo un euro a testa per andare al bagno, si era splendente come uno zaffiro, ma un euro per pisciare non è poi poco, fosse stato per me l’avrei fatta in un bidone…

Mentre ritornavamo ai binari per aspettare il nostro treno, ci passo davanti una barbona senza barba ma con dread naturali di immondizia, era coperta da solo una vestaglia che un tempo era stata azzurra ed emanava l’odore più terribile che abbia mai sentito, prima mi venne in mente la strega alla stazione di Rimini, poi pensai che in una società civile quale la nostra qualcuno dovrebbe aiutare gente in quelle condizioni, ma a giudicare dall’olezzo nessuno lo faceva. Finalmente arrivò il nostro treno per Ginevra, e dio del cielo era splendido, comodo e veloce! Viaggio tranquillo, niente da aggiungere.

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Londra

Svizzera, non credete a quello che dicono, la Svizzera è una merda. E ve lo dice uno che c’è passato di sfuggita in treno una volta e si è fermato per un paio di ore nelle nella stazione di Ginevra, che poi sarebbe Genevè, praticamente un esperto.

Svizzera terra neutrale di orologi a cucù e cioccolata, i presupposti sono ottimi per mandarla a-fare-in-culo e abbandonarla il prima possibile.

Solo una vittima della vita andrebbe in vacanza in svizzera. Già ce lo vedo, un tipino tutto ossa che lavora alle poste con una frigida moglie grassa ma non troppo, niente figli, e finalmente dopo un lungo anno di lavoro, dove il nostro eroe è stato sodomizzato ed umiliato giorno dopo giorno dal suo capo Mr.Spendor, le vacanze! Si, in Svizzera, dove con un po’ di fortuna verranno nuovamente sbeffeggiati e penetrati analmente da ogni negoziante, ristoratore, barista o cittadino comune del paese. Spenderanno cifre esorbitanti per sciocchezze inutili per poi tornarsene a casa, sicuramente in un piccolo appartamento all’ultimo piano di qualche grosso condomino, dove condivideranno la terrazza con grosse antenne delle telecomunicazioni che prima o poi li spediranno nella fossa per qualche relazione non ancora scientificamente chiara tra le dannate antenne e dei terribili tumori.

Una vacanza in svizzera, una vacanza da coglioni, mi pare di averlo già detto, no?

Anche noi ci prendemmo la nostra dose di vasellina nel di-dietro, ma abbandonammo quel maledetto stato neutrale in tempo. Era circa mezzogiorno e  la fame non mancava. Prendemmo una pizza, e dannata moneta, dannati franchi, non so ancora oggi quando spendemmo, probabilmente molto. Cinquanta franchi quanti sono?

Rovistando tra la montagna di scartoffie, dépliant e scontrini che ho previdentemente accumulato durante tutto il viaggio per poi cercare di ricostruirlo e tentare di descriverlo con un minino di serietà (cosa alquanto difficile) ecco cosa cita lo scontrino:

Hotel Le Montbrillant
Rou Montbrillant 2
1201 Geneve
Justficatif Client
Vente MasterCard
10.09.2012 13:33:35
Total EFT CHF: 50.20
SIX Payment Services

Pagai col bancomat e andammo via.

Avevamo viaggiato veloce, eravamo ancora al primo giorno ed avevamo già fatto discreti km, ma ancora non avevamo raggiunto la nostra bramata, temporanea e accogliente casa a Parigi.

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In treno, probabilmente in Svizzera

Ed ora il diretto Genevè-Parigi delle 14 e 30 partiva placido e silenzioso, buongiorno Francia.

Probabilmente se fossi arrivato in Francia con intenzioni li bellicose avrei avuto buone probabilità di conquistarla, è risaputo i francesi sono arrendevoli, e nessuna cazzo di bomba atomica avrebbe cambiato le cose. E’ palese, la Francia ha la bomba atomica per le stesse ragioni per cui un uomo con il pene piccolo ha una automobile costosa.

Eravamo in quella condizione comunemente chiamata “dritto” ovvero stato di veglia per più di 24 ore consecutive, senza averne la certezza, ma sospettandolo, sapevo che mi aspettavano lunghi giorni ed ancora più lunghe notti senza riposo, il sonno non era contemplato in un viaggio del genere, anzi non era proprio previsto. Il mio cervello era impostato sui giusti canoni, l’idea era di sfibrarsi e demolirsi nelle città e riposarsi durante i viaggi. Avrebbe funzionato? Era ovvio, no. Comunque riposai un oretta.

E poi, finalmente quella grande e bella prostituta d’altro borgo che è Parigi! Morale alle stelle, presto sarebbe arrivato del buon cibo nei nostri stomaci (non come l’obbrobriosa pizza svizzera) e un qualche bel posto dove sederci e apprezzare la vita tranquillamente.

Girammo come due pazzi per almeno un ora prima trovare l’hotel, devo dire che la metrò di Parigi è alquanto carente e mappe ed indicazioni non sono proprio il massimo. Ma alla fine lo trovammo.

Era un piccolissimo hotel in un affascinante quartiere. Entrammo nella hall, se cosi si può definire, era piccolissima e tappezzata di strani arnesi riconducibili alla marineria. Perché poi? A Parigi non c’è neanche il mare. Un’altra innegabile prova della depravazione francese…

Il tizio alla reception assomigliava incredibilmente ad Ahmadinejad. In ogni modo riuscimmo a farci dare una stanza, sistemammo gli zaini e passammo quello che rimaneva del giorno a fare l’amore.

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Materiale (trash-tattico) da viaggio

Poi uscimmo nella notte parigina in cerca di cibo, vino e divertimento. Per nostra fortuna alloggiavamo in un quartiere riccamente costellato da cafè, pub e locali notturni in generale. E dopo una più che rapida occhiata trovammo il nostro posto, il più adatto alle nostre esigente, forse addirittura il migliore locale della zona. Ecco lo scontrino:

Cafè Du Centre
57 Rou Montorgueil 75002 Paris
Tel:01.42.33.20.40
TABLE 31
1 Planche Cremiere 16.00 €
1 Cheesburger 14.50 €
1 28cl Bordeaux 9.10 €
1 J&B 8.00 €
TOTAL 47.70 €
Merci De Votrie Visite
Thank You
Votre Servitour: Ludovic

In verità qualsiasi posto sarebbe andato bene, dopo il viaggio eravamo stanchi e bramosi di divertirci, all’incirca come sarebbe stato per tutti i giorni seguenti, ed era perfetto.

Entrammo, mangiammo, bevemmo e scherzammo con un cameriere incredibilmente professionale. Poi forse piovve o forse no, non ricordo ed è possibile che sia successo in un altro tempo e in altro luogo del nostro viaggio. Alla fine pagammo e lasciammo una lauta mancia a Ludovic, il cameriere. Per qualche strano motivo iniziammo a spendere come se fossimo schifosamente ricchi, cosa assolutamente non vera.

Uscimmo e andammo alla ricerca di altri locali.

Rivedo in prima persona abbastanza chiaramente le vie di Parigi di notte, i bianchi e massicci palazzi, le piccole rotonde con bronzi equini rampanti con tanto di condottiero, la pioggia. Veramente stupendo, sembrava ci fossimo sono noi, silenzio, deserto, solo noi due e i marmi levigati neoclassici.

Ovviamente ciò era impossibile, Parigi conta 2 milioni di abitanti, ma un po per l’alcol un po per la pioggia (se veramente c’è stata?) che obbligava la gente a starsene all’interno dei locali  fu così!

Alla fine ce ne tornammo in albergo, facemmo l’amore e poi dormimmo.

L’indomani notammo una cosa che l’oscurità e la stanchezza del giorno precedente non ci aveva fatto notare, l’intero corridoio dell’hotel mancava di soffitto, solo cemento grezzo, fili elettrici e tubi e vista. Poco male, che importava.

Uscimmo e potemmo apprezzare la vitalità del quartiere dove ci trovavamo; bar pieni, barboni elemosinanti e gente con baguette (che assurdità, i francesi vanno veramente in giro con baguette sotto braccio?!). Facemmo colazione con il peggior cappuccino del mondo, servito in un bicchiere da cocktail con fondi di caffè per guarnizione ed una ottima brioche, tutto troppo costoso:

Pur Endrot
58 Rue Montorgueil
75002 Paris
Tel:01.42.36.36.43
Table 17
2 cappuccino 10.00 €
3 divers solide 3.00 €
TOTAL 13.00 €
mercredi 12.09.2012 – 10:11:01

E da li fino sera fu un susseguirsi di luoghi con un qualche interesse artistico, culturale e turistico. Ricostruendo dagli scontrini posso citare:

Notre Dame Tours
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Molta molta gente, molta fila. Ma ne è valsa la pena, Notre Dame è una bellissima cattedrale, ed dal l’alto si gode di una ottima vista su Parigi ed i suoi forse famosi comignoli. E poi come si può leggere nel biglietto era gratuito, come quasi tutte gli altri luoghi turistici per noi giovani cazzoni europei.

Pantheon
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Veramente bello, immenso e maestoso, a parer mio il più bel luogo che visitammo a Parigi. Visitammo anche la tomba, secondo me radioattiva, di Mariè Curiè al suo interno.

Sainte Chapelle
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Saint Chapelle, se non fosse stato per la pioggia che prendemmo mentre eravamo in fila e per l’interessante mendicante che vidi al suo esterno sarebbe stata una delusione totale, niente di più che un chiesa con una vetrata colorata. Moto meglio la cattedrale di Saint Esustace (se quello era il suo nome, non ricordo) che visitammo per caso, ce la trovammo davanti mentre cercavamo Notre Dame, bella alta e tetra, pochi turisti ed una sorta di piccola messa al suo interno.

Ed infine la Tour Eiffel, facemmo la prima parte a piedi, in quanto priva di fila, i ciccioni panzoni volevano tutti quanti usare l’ascensore a giudicare dalla calca.

Altri scontrini citano un “Mc Donald’s Paris Magenta” alle 13:51 dove a grandi linee spendemmo 19.35€ in schifezze, e un “Monop Gare de l’est” ovvero un supermercato dove alle 20:38:38 acquistammo alla modica cifra di 6.50€ una Heineken da 66, dei Cookies Toutchoco e un Cadum deo bil hypo. Strana spesa.

Tutto quanto il nostro soggiorno a Parigi mi risulta nebuloso ed incerto. Ricordo distrattamente i musei e le chiese, ricordo la Tour Eiffel, fatta fino dove possibile a piedi per evitare la lunga fila popolata da sub-turisti panzoni con macchina fotografica al collo e K-Way, ricordo la magnificenza del Pantheon ed un innumerevole quantità di colonne, archi gotici e merletti. Fummo pure fermati da una troupe di tv francese che per qualche motivo voleva intervistarci, gli dissi qualcosa tipo Je ne parle française ce ne andammo.

Restammo a Parigi per 4 giorni, sarebbero dovuti essere solo 3, ma giunto il momento di andare a Londra ci recammo troppo tardi in stazione per prendere il famoso Eurostar Parigi-Londra, esatto quello che sfreccia sotto la manica a 300km\h, e ci comunicarono che non c’erano più posti disponibili. Dopo una attena analisi dei fatti decidemmo di soggiornare un altro giorno a Parigi attendendo il prossimo treno il giorno seguente, prendemmo una stanza (Hotel Jarry) in quello che credo sia stato il quartiere più povero e malfamato della città e si rivelò essere un posto davvero affascinante.

Ci accaddero fatti molto interessanti nelle ultime 24 ore parigine, ma non ho la benché minima voglia di riportarli.

Considerazioni su Parigi? E’ una città di ubriachi, se non sei sbronzo come un cane non ti vogliono. E’ tutto il tutto abbastanza costoso. E nei quartieri più modaioli sub-human ridotti quasi a zero, pure i barboni hanno un certo stile. Durante un viaggio on the road attraverso il vecchio continente, culla della civiltà Europa, sfibrarsi, sfarsi e farsi detonare è indubbiamente un obbligo morale. Ma non prendete troppo seriamente quello che dico.

Londra. Arrivati a Londra le cose rapidamente si fecero più hardcore, in effetti non scrissi più niente. Ci furono, serate moleste, prenotazioni web che non funzionarono, lunghi viaggi fino le coste inglesi, whisky, musei, ostelli, treni, tram, traghetti, sbronze in mezzo al mare, e poi l’Olanda. Rotterdam, Amsterdam, bistecche di manzo, coffee shop, Zoo, team automobilisticI, zoccoli di legno, ice cream e poi ancora treni, albe gelide, Stazioni tedesche, Alpi, febbre, disgusto. E tanto altro.

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Londra, Serena e il dj del locale

L’unico appunto (davvero stupido) che presi in quei giorni fu questo:

Ore 10:35, probabilmente è sabato. Stavo riflettendo sul fatto che un viaggio del genere ti sconquassa dentro, bombardato culturalmente e distrutto fisicamente. Tre capitali europee in 10 giorni, migliaia di anni di storia, milioni di persone, lingue diverse, cibi diversi…

Cosa fare quando la mente funziona in modo strano ed improbabile, strani pensieri che chiaramente non comprendo pienamente. Ma scrivere svuota, libera almeno in parte l’intoppo celebrale. Grande casino, poche parole, molto tempo. Il tempo salva sempre i cervelli sotto vivida paranoia. 

E questo fu tutto. E fu divertente. Il viaggio si concluse a notte fonda del decimo giorno con la Serena febbricitante che vomitava dal finestrino dell’automobile di suo fratello a pochissimi km da casa. Il giusto finale direi.

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Amsterdam, ovviamente.

ENRICO ALEXANDER

2016

Di quella volta che a 18 anni tentai di trasferirmi a Londra

Diari di Viaggio

 

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Il me stesso diciottenne in aeroporto

 

Quella che segue è la fedele trascrizione (mamma spero non leggerai mai) del mio diario di viaggio di quando a 18 anni appena compiuti mollai lavoro, famiglia e amici e contro il volere di tutti tentai di trasferirmi a Londra. Si, ora mi rendo conto che era una cosa completamente fuori di testa; solo, senza soldi e senza sapere una parola di inglese partii per l’Inghilterra, durai poco ma fu un viaggio davvero epico per me. Rileggendo ora questi appunti mi rendo conto di quanto fossi piccolo e ingenuo e un po stupido, ma anche di quanto fossi libero e indomito. Insomma ero un teenager a tutti gli effetti, e nel mio modo di pensare c’era tutta l’avventatezza, la bellezza e l’inesperienza di quell’età.

23 Settembre

Sono partito dall’Italia senza pensarci su nemmeno un momento. Scendo dall’aereo, solo, con pochi soldi e senza sapere una parola d’inglese. Non so esattamente dove mi trovo, vicinanze di Londra, spero.

Prima vedevo cielo azzurro ed un pavimento di nuvole bianche, poi attraversate le nuvole mi si è aperto un mondo di terra, strade e case. Un effetto simile ad un flash. Cammino seguendo gli altri, ecco il primo luogo comune che diventa realtà; cielo grigio e leggera pioggerella, cazzo me ne frega. Esco dall’aeroporto tiro fuori le sigarette e noto una bizzarria per me italico, zero bidoni e neanche una cartaccia o un mozzicone a terra.
La giornata è volata via veloce, ora è buio e in qualche modo sono riuscito a trovare un ostello e rimediarmi a pagare, pensavo fosse più difficile, ma vedo che sono abituati agli stranieri sprovveduti come me, devono essercene molti…
Ho fatto più di un giro dell’isolato e in ostello ho conosciuto un portoghese, niente di cui scrivere anzi niente che abbia smosso la mia voglia di scrivere. Londra si presenta come una città bastarda, sarà dura. Avrò bisogno di aiuto, forse il portoghese potrà darmelo.

25 Settembre
Londra mi sta facendo capire che io e non solo (un po tutti quelli che non abitano in una megalopoli) dormono sugli allori. Qui tutti vanno a palla, gente che lavora al computer, legge, ascolta la musica, oppure chiude gli occhi qualche minuto sui metrò, che passano ogni secondo in ogni direzione in una galassia multicolore di linee, vanno e vengono ovunque, pubblicità onnipresente, dentro-fuori-sopra-e-sotto, mille negozi aperti ad ogni ora, mille ristoranti di ogni regione del mondo, mille lingue e nazionalità diverse, gialli-bianchi-neri-rossi, insomma di ogni colore di pelle. E trovano tempo per fare tutto, come se le giornate durassero 48 ore. Avere un “ritmo londinese” può essere un gran vantaggio.

27 Settembre
È sabato mattina, quindi dovrei essere al quinto giorno. Rimane una città bastarda anche se lentamente le cose si stanno sistemando ed io mi sto abituando. Il più è arrivare al 10, 11 di Ottobre. Ora riesco a mangiare con 3 o 4 sterline al giorno, quindi facendo una rapida botta di conti potrò rimanere senza problemi economici fino novembre, o ancora meglio fino a fine Novembre. Già perché sono partito senza sapere quando e se tornerò…
Ore 21:30 del medesimo giorno, sono in un McDonald’s, ma prima che entrassi qui a sfamarmi ero nel bazar dall’altro lato della strada ad acquistare Popper per poche sterline. Personalmente credo che sia una sostanza orribile, crea danni pari a droghe pesanti, ma è legale, legale solo perché meno rinomato ma forse più dannoso di altro. Comunque sia ora sono qui con il mio panino a scrivere rilassanti versi del cazzo, in altre parole solo un ridacchiante coniglio drogato che si auto-ipnotizza in un fottutissimo Mc tra altri milioni di persone a Londra. Meglio, peggio o come me.
Post scriptum: In giornata ho visitato il museo delle cere Madame Trussò, un bel posto. Magari un giorno ci finirò sotto forma di statua, non si sa mai nella vita.

28 Settembre
Camden sembra il paese dei balocchi, alternativo autodistruttivo. Sembra quasi un isola di Varano dove l’evoluzione è continuata in un’altra direzione. Si sembra quasi che nei primi anni 70 abbiano preso i rimasugli del 68 e li abbiano sbattuti in quel piccolo borgo intimandoli di riprodursi e di non dare troppo fastidio altrove, ora il tutto si è evoluto, ed è uno stupefacente intreccio di musica, colori, consumismo, dissoluzione, sentimenti vari e vita. Non dico che sia giusto e non dico che sia sbagliato, dico solo che tra quell’ammasso di turisti, strana gente e venditori ambulanti di qualsiasi tipo di merce mi trovo bene. Per una volta tanto su cento persone sono certo ce ne sia qualcuna come me. Posto fantastico, personalmente mi piace.

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A quanto pare a 18 anni avevo molta più faccia tosta di adesso

30 Settembre
Dunque, oramai è fatta. Rimarrò in questo ostello fino alla mattina del 11 Ottobre, ho speso 100 sterline per 10 giorni, me ne rimangono 60 con cui mangiare a bruciapelo, dovrei spendere una media di cinque sterline al dì. Questo vuol dire che fino ad allora non prenderò la metro. Nell’ostello tutto il dì fino all’undici Ottobre, poi via in cerca di un provvisorio ostello più economico.

2 Ottobre
Finora è una vacanza magnifica, molto dura, molto bella. Mi sta facendo crescere questo tour, avvenimenti che ti lasciano il segno, che sia il viaggio di passaggio della vita, parti ragazzo e torni… Cosa torno?
Come dimenticare gli australiani, le canne col il norvegese, l’arresto spettacolare di quel ragazzo, l’aspirante fotografo di guerra, le cibarie scarse e cattive, la metropolitana, gli ostelli, il supermarket, Candem, le migliaia di nazionalità diverse, i palazzi, i musei, i monumenti…
Per non parlare del ritorno, è una grande possibilità! Partire serve anche per tornare, e ricominciare, non da capo però, ma sempre di ricominciare si tratta.

4 Ottobre
Sto migliorando notevolmente il mio inglese, ho la possibilità di riflettere sul mio futuro e ho conosciuto anche moltissima gente. Tutto sommato, contando che sono partito da solo, me la sto cavando da Dio. Propositi per il futuro, insomma decidere della mia vita, quello che farò per il resto del mio tempo su questa terra.

5 Ottobre
È dura fare notte qui in ostello, non c’è mai niente da fare a parte internet, ma non posso spendere tutti quei soldi all’Internet point. C’è la TV, che però è in inglese, meglio di niente certo, ma la sala TV è sempre piena.
E cazzo, nelle sigarette mi vanno via un sacco di soldi, dovrei non fumare, sarà dura.

6 Ottobre
Questo libretto è magnifico, mi permette di relegare all’eternità i miei pensieri, le mie parole, i miei viaggi, sia mentali che fisici. A volte mi chiedo, nelle mie solite paranoie, se non stia scrivendo troppo? Ma se non sbaglio qualche nome notevole quando partì per l’Africa portò cento di questi libretti e non gli bastarono… E quando dico questo libretto, intendo proprio questo. Stesso, uguale, identico. Almeno cosi dicono loro, ufficio pubblicità pompose? Gran libretto comunque.
Tornando a noi, penso che Londra sia come una grande puttana, si fa scopare un po da tutti ma non ama nessuno. Ma a pensarci bene ho inventato solo una frase bella da ascoltare, non ha fondamento. È vero si fa scopare da tutti, qui c’è gente di ogni etnia che ci vive dentro e viene accettata “tra le sue gambe”, ma il secondo punto non regge assolutamente, una città non ama, semmai viene amata. Eh. Suvvia Enrico.
Chissà se un giorno, quando sarò morto e dopo aver condotto una vita da celebrità, troveranno i miei libretti e magari leggeranno questa frase e diranno “guarda qui, ci pensava anche da giovane a questo momento”. Mi piace molto lavorare di fantasia, e questa sera mi sento molto buono, molto positivo in generale, ottime frequenze. Scrivere la sera è molto meglio, perché si è un po come delle spugne, se scrivessi la mattina sarei vuoto invece la sera butto sulla carta tutte le feels della giornata, anche inconsciamente.
Se proprio devo divagare e essere schifosamente sdolcinato meglio farlo fino in fondo: Si, amo tutto ciò e amo il mondo! Che smancerie del cazzo però.

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Io con uno sguardo saggio e il London Bridge

7 Ottobre
Sono cambiate un sacco di cose, innanzitutto sono quattro giorni che ho finito i soldi, e quindi fumo poco e quelle che fumo sono tutte scroccate, mangio grazie agli amici e grazie ad un pacco di riso trovato in camera, era aperto, non ho idea da dove venga e di chi sia, lo cucino con pentole e posate trovate in giro. Condizioni igieniche precarie e tra l’altro non posso fare a meno di bere acqua dal rubinetto, che mi dicono non sia potabile, vecchie tubature londinesi, vecchi palazzi… Non avendo cash per la lavanderia i mie vestiti non sono propriamente definibili puliti, in oltre dormo in un letto che è stato sporco fin dal principio. Ogni tanto di notte passa correndo qualche ratto nella stanza, quando l’ho detto al tizio della reception egli mi ha dato un rotolo di carta adesiva e mi ha detto impassibilmente “catch it” ovvero prendilo. Per essere nel centro di Londra è uno strano ostello questo…
Poi per fortuna gli amici mi aiutano, come non ricordare i ragazzi di Roma che oggi mi hanno offerto un piatto di pasta, e quel altro tizio che mi offre birra e sigarette, e poi c’è G, di cui sicuramente troverò il tempo per parlarne più avanti.
Comunque sia sto imparando un sacco di cose, questa vita quasi di strada mi fortifica. Ne avrò molti benefici al mio ritorno e per il resto della mia vita.

8 Ottobre
Londra è un po’ come un grande polmone che respira, o un grande cuore che batte, Big City Life dei Matafix gli calza a pennello. È una città veloce che ti confonde le idee, non riesci bene a concentrarti ed elaborare di mente. Infatti da quando sono qui sembra che non abbia più attitudine e ispirazione al pensiero. È una città che ti da molte opportunità, ma anche una città dove è facile perdersi mentalmente e non combinare più un cazzo. L’equilibrio di tutte le cose si vede anche in questo, e quindi quello che Londra può darti, è pari a quello che può toglierti.
Ora, come mi ero ripromesso scriverò di G. Egli è una persona sicuramente unica. Si è vero ha fatto cose alquanto discutibili, orribili se vogliamo; violenza, eroina, arresti, vita da barbone e via dicendo… Però è fondamentalmente buono e si rende conto di non starci più con la testa. Se vogliamo è addirittura geniale, mi ha aperto gli occhi su molte cose ed è stato simile ad un maestro in questi giorni.
Mi ha dato da mangiare e mi ha insegnato molto, ma in lui c’è qualcosa che non va, che funziona male, e lui se ne rende conto. Forse è per via dell’affetto che gli ha negato la sua famiglia, abbandonandolo, o forse è solo colpa sua, o forse tutte e due le cose, o altro ancora. Fatto sta che è un po un mentore in questi giorni londinesi, grazie G.
Ieri mi ha detto “Hei Enrì, ma perché ogni giorno si diventa sempre un pochettino più cattivi?”

9 Ottobre
Ancora senza soldi, spero mi arrivino domani che è venerdì, oppure dovrò aspettare fino a lunedì. Oramai ho consumato il bancomat a forza di provare a prelevare soldi che non ci sono.
Domani mattina cambio ostello, vado in zona 2 che costa meno. Inizio a conoscere abbastanza bene Londra e mi ci sono abituato quasi totalmente. Tutto sommato, avendo soldi, non è male la vita, anzi direi che è bella se si ha un buon giro tra ragazze e amici. Certo, casa è un altra storia, Bellaria è il primo amore e non è confrontabile con altri posti. Anche se magari non ha certe qualità, è casa mia e quindi la preferisco sempre. Non si possono fare paragoni con la propria città.

10 Ottobre
Questa giornata ha fatto schifo. Non ho soldi, ho fame e sono in uno schifoso ostello pieno di scarafaggi. Sono anche l’unico culo bianco della stanza. E ora che sono a terra mi esplodono dentro brutte sensazioni, come bombe. Dicono che Dio è speranza forse perché quando non si ha più niente è l’ultimo appiglio, questo è molto opportunista, anche io lo sto facendo. Il tutto però mi sta dando appigli per il futuro, quando tornerò a casa voglio schizzare in cielo come una dannatissima-luminosa-cometa. Non mi rendevo conto di quello che avevo in Italia, aspettavo che il successo mi cadesse tra le mani, ma ora ho capito che con quello che ho posso raggiungerlo, devo raggiungerlo. Voglio sfruttare ogni secondo della mia vita.

11 Ottobre
Oggi le cose sono andate meglio, la mattina è partita malissimo, una gran fame ed ho dovuto dare la mia maglietta nuova in cambio di schifosi spaghetti precotti al canadese in camera con me, poi ho dovuto contattare G e chiedergli dove si trova la mensa dei poveri, ma credo che lui non abbia più intenzione di aiutarmi e quindi non si è visto nemmeno oggi. Poi vagabondando per l’ostello ho visto un pacco di biscotti incustodito, me ne sono appropriato. Il mio orgoglio ne ha sofferto, sia del rubare sia del chiedere per la mensa dei poveri, ma non potevo fare altrimenti. Dopodiché ho contattato il colombiano (ieri ho s-venduto per due soldi la mia telecamere nuova nuova ad un colombiano conosciuto per strada) che mi doveva pagare le restanti 60 sterline, ha fatto leva sulla mia disperazione e me ne ha date solo 50, quindi con quei soldi ho mangiato e nella sera sono andato a Queensway dove ho bevuto qualche birra e fatto due chiacchiere con i ragazzi di Roma, tutto sommato serata molto piacevole.

Appunti
Soldi telecamera:
30p venerdì
50p sabato
Per un totale di 80p, circa 100 €.
Ci ho perso, ma la necessità mi ha costretto.

Ostelli:
Dal 23.9 al 25.9 Bayswater Hostel
Dal 25.9 al 10.10 Hyde Park Hostel
Dal 10.10 al 13.10 Halbercome House
Dal 13.10 al ??? Hyde Park Hostel

12 Ottobre
Domani mi aspetta una giornata molto impegnativa, devo cambiare ancora ostello tra le altre cose. Poi sistemarmi con i soldi, visitare Harrods e tagliarmi i capelli.
Giovedì 23 tornerò in Italia, verso mezzogiorno, devo fare molto. Devo puntare in alto d’ora in poi quindi devo fare delle scelte: potrei tornare all’Opel ma li non ho futuro, certo stipendio di 1100€ al mese, ma non avrei tempo per un secondo lavoro, o per studiare, o per fare altro…
Si rientro in Italia, c’è la posso fare, una macchina da guerra con un cuore (citazione di G?), ho bisogno di mezzi come un computer con internet e un’automobile. E ho anche bisogno di migliorie personali, quali palestra e nuove amicizie.

111

Io e del cibo cattivo. Sembra andasse di moda vestirsi come J-Ax…

21 Ottobre
Fra circa una trentina di ore salirò su di un aereo che mi riporterà a casa…
Me ne sto da circa un mese nella città e dopo vari alti e bassi mi si presenta inaspettato il ritorno a casa.

Quindi ho arraffato  qualche ***** e dell ***** e mi sono apprestato ad iniziare il mio personalissimo saluto a Londra. Questa sera sono ****** ******, ho preso dell *****, del *****, una di quelle ***** delle altre ***** anch’esse allo *****. Poi ***** e la mega sbronza di una ventina di ore fa ancora sul groppone.

Purtroppo non sono accerchiato da una buona compagnia, con me c’è il sardo, bravo ragazzo forse un po’ ignorante ma tutto sommato bravo, due francesi di cui uno è un grezzo hippy e l’altro un giovane con molti sogni e poca irrequietezza. Poi l’italiano, una testa calda, un anarco-comunista convinto che si vanta di essere un drogato e girare l’Europa alla stregua di un barbone (questo almeno è ciò che sostiene lui) ha una ignoranza mentale vasta si esagita per ogni cosa.
Io mi ritiro nella mia piccola stanza dove ci sono altri cinque stranieri che stanno dormendo, ed eccomi qui, sdraiato nel mio sudicio letto a scrivere grazie alla luce dello schermo del cellulare. Realizzo di essere a Londra, questa città veloce, un ammasso di umani che convivono all’unanime. È come se la città fosse viva e tutti noi fossimo il sangue che circola all’interno. Per chi ha un cervello abbastanza ricettivo può essere una buona città, vite da ogni parte del mondo ti danno l’opportunità di incappare tra migliaia di spunti di vita diversa. Londra che riesce a distrarre ed ammaliare ogni tipo di persona. E non conta più di tanto da dove vieni o cosa fai.
Presto tornerò in Italia e dimostrerò a tutti le magnifiche cose che posso fare, il mio migliore alleato sarà la determinazione, ne avrò molto bisogno, cercherò un lavoro, andrò in palestra, non mi autodistruggerò più e vedrò anche di accumular soldi.

23 Ottobre
Fine del viaggio londinese, ora, per modo di dire, si torna alla vita normale!

Piccolo appunto che aggiungo adesso, nel 2016: all’alba dei mie 27 anni mi fa davvero molto ridere e sorridere leggere la banalità del me stesso diciottenne, ma è una risata di affetto per una ingenuità e un’innocenza che ora purtroppo non ho più.

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Bye Bye

ENRICO ALEXANDER N.

2016

Diario di viaggio: Budapest-Vienna-Bratislava-Berlino

Diari di Viaggio
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Io e le stazioni, una costante.

Quella che segue è la trascrizione fedele degli appunti che presi durante i miei soggiorni a Budapest, Vienna, Bratislava e Berlino. Tutti viaggi che feci tra settembre 2015 e luglio 2016. Probabilmente sono solo guazzabuglio di parole senza senso, ma suonano bene e spero vi strapperanno un sorriso.

Aeroporto di Budapest ore 13:00

Barbone steso sulla strada bagnata. Dorme e sogna una vita migliore”

Queste brevi, undici, parole sono le uniche che ho scritto in questi giorni di viaggio.

L’aereo non partirà prima delle 19:30, ho parecchio tempo e una camicia a quadri rossa. Non so perché ma queste camicie sono una costante, che sia colpa di Hollywood?

Quattro giorni a Budapest che sono sembrati molto più lunghi, ho visto e camminato tanto, parlato poco e quindi pensato molto, davvero molto.

Oltre l’ottima birra e il (discutibile) cibo mi ha fatto compagnia Kerouac con i suoi Vagabondi del Dharma. Viaggiare e leggere Kerouac, scontato no? Poco importa, a me piace così.

La città mi ha stupito per la sua pulizia e il suo ordine, e per la serietà delle persone. Poi magari tutto il resto dell’Ungheria è degrado, non saprei, ma di certo Budapest è più pulita, ordinata e “leggera” di Roma o Milano.

Questo ha rafforzato i pensieri che oramai da settimane mi si addensano in testa riguardo una personalissima rivalutazione del conservatorismo.

Altra cosa rafforzata è il ripudio per una vita lavorativa ingiusta, 8 ore di lavoro, almeno un terzo della vita lavorando. È veramente troppo, siamo schiavi. Ovvio parlo paradossalmente, siamo schiavi volontari della società capitalistica, e non schiavi per fruste. Ma anche qui, a pensarci bene, le mie idee sul capitalismo sono confuse. Comunque ripudio il lavoro.

Ora mi rimangono sei ore in un non-luogo come l’aeroporto, apprezzo molto i non-luoghi.

Poi stazione di Bologna, stanchezza mia e degrado intorno a me.

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Io, il Danubio e Budapest

Wombat Hostel, Vienna.

Leggo Kerouac, bevo birre e cammino molto. Sono solo e Vienna è come Moloch e spaventosamente funziona. È una moderna società retta, rapida e funzionale. E c’è felicità di cartapesta per tutti qui, e dannazione funziona, ed è un po spaventosa come cosa. Perché quelli come me a volte sognano di camminare sulle rovine.

Oggi ho visto il museo nazionale, 5000 anni di evoluzione, sangue e idee per arrivare al perbenismo ed a un altro insieme di norme sociali che esistono solo perché tutti decidiamo che siano giuste. Si direbbe una vittoria. Ma vedo all’orizzonte un’incupire del mondo. Da almeno un trentennio, da quando i grandi marchi possiedono grande quantità della nostra unica divinità moneta sonante, il bello e cattivo tempo è deciso al fine di aumentare i profitti.

E i soldi sono valori, hanno valore perché tutti decidiamo che essi ne hanno. Sennò sarebbero solo pezzi di carta, solo nomi, solo numeri, codici binari negli hard disk delle banche. Neanche io so cosa vedo e cosa mi auspico, pero forse il trionfo del capitalismo sarà la sua fine. Una bella pietra tombale in oro massiccio. Giusto così, equilibrio cosmico. Certo, sempre se non ci ammazzeranno prima le macchine pensanti…

Vienna, qualche giorno dopo.

Mi risveglio in un incubo Viennese, hangover diffuso, fuori piove e punto uno; devo darmi una sistemata in bagno. Punto due; devo fare il check out. Punto tre; devo farlo prima che il messicano mi raggiunga. Non è un cattivo ragazzo ma preferisco viaggiare da solo. L’ho conosciuto ieri sera, e tra una birra e l’altra si è deciso che sarebbe venuto a Bratislava con me.

Sto facendo tutto ciò che ci si aspetti da un Eurotrip, come se fossi chessò un canadese, come se fosse la prima volta, come se avessi diciannove anni. E questo non è un viaggio, una vacanza, questo è il mio solito giro di fuoco. Non mi do pace, avanti-indietro-treni-tram-chilometri-ostelli-biglietti-prenotazioni-soldi-cibodastrada-birre-tormento.

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Con due tizi conosciuti in un locale. Quello a sinistra è il messicano e l’altro credo venisse dalla California.

Bratislava, in un pub.

Sono a Bratislava, altra città e altro treno, fra due giorni non so. Molto piacevole Bratislava, la tipica città est europea che apprezzo sempre, simile a Budapest. Gente tranquilla, arte e storia, piccola e amorevole. Sembra tutta un unico caldo borgo accogliente. Chissà come dev’essere sotto natale? E chissà se tutto questo girare alla fine avrà una senso se non quello del girare in se. Sto vivendo cento vite, l’ho sempre fatto. A volte ho remoti vaghi ricordi di sensazioni e luoghi, che si perdono con la miriade di altre vite e visioni e non so più quali sono le cose vissute nella realtà e quali in sogno. Visioni e sensazioni ataviche. Cento vite, mille vite o diecimila vite compresse in una sola, che però non lasciano traccia e che non rimembro. Ci vorrebbe una deframmentazione vecchio stile Windows 98 al mio cervello. Ma meglio di no.

Tutta questa arte mi fa guizzare in mente immagini strane, tipo il fatto che Milano di notte, specialmente zona stazione, sembri Gotham City con tutti quei palazzi alti e grigi piantati in un reticolo di strade veloci, trafficate e rumorose. E poi c’è dell’altro, ce la visione definitiva, bella imponente e quasi spaventosa. Un impero Bohème, un impero Belle Epoque. Tornerò sull’argomento perché è troppo bello per non trascriverlo.

E di nuovo qui, è il pomeriggio del secondo giorno di Bratislava, ho fatto la mossa azzardata di decidere di tornare qualche giorno a Budapest, ed ho pure prenotato bus e ostello, salvo poi qualche ora dopo, avendo confermato il dubbio di grossi problemi per il ritorno ho deciso di lasciare perdere, e pazienza per le prenotazioni… In compenso ho organizzato mio viaggio di ritorno a casa, via Venezia. Ma basta cianciare inutili e sterili tecnicismi, la voglia di scrivere non può essere sprecata in inutili prolungazioni.

Pub affianco l’ostello con birra ad un’euro l’una, wifi, fumare dentro, barista parecchio svestita. Tutto è bello, tutto è ok, equilibrio cosmico.

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio. Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Dopo questa ennesima birra mi salta in mente senza un motivo ben preciso (se non quello del mio personalissimo background) che gli anni ’90 sono finiti da un bel pezzo. Mi vengono in mente cose come il film “La morte ti fa bella” con un grande Bruce Willis che all’epoca era ancora un attore definibile tale ed ora non mi riesco a capacitare del suo totale decadimento. E con lui Madonna e Dylan Dog. E con loro si sfora addirittura sul finire degli anni ’80. Ed ora viviamo in realtà più veloci e brutali che mai, o almeno credo, gli anni 80 chi li ha mai vissuti?

Tutti questi musei, tutta questa antichità come era prevedibile hanno riscaldato il mio animo sensibile. Io voglio tutto. In vita e oltre. Siamo nati per la gloria o forse no? Guazzabugli di deliri, ecco quello che sto facendo. Solitudine e birre, pienamente nel mio stile, ma ci siamo, avanti cosi, cazzi e mazzi direbbe qualcuno.

Credo che città come Bratislava e Budapest al contrario di Vienna, non siano ancora corrotte dal capitalismo stampo occidentale strafottente e dilagante, il bello dell’est è che le persone, almeno ai miei occhi, sembrano tranquille, umili e sensibili, cioè i più grandi pregi a cui si possa aspirare. In Italia per esempio, qualsiasi cosa tu faccia, ti tirano due schiaffi, ti investono, minacciano avocati, ti fregano e ti sfottono. Foschia sull’occidente.

E le donne, le donne per dio, Bratislava nonostante sia a solo cinquanta o sessanta chilometri da Vienna vanta tutt’altra tipologia di donne, belle in carne e in salute. Penso che fortunatamente gli ideali e gli esempi di quella bellezza distorta ancora non abbiano fatto presa qui. Credo che questo sia da imputare a quarant’anni di unione sovietica. Quarant’anni di terrore. Quarant’anni di chiusura a quell’occidente che si avviava lentissimamente verso un declino culturale. O forse sto sbagliando tutto, a rileggerlo non ha senso quel che dico. Poco importa.

Il problema ora è uscire dal pub in pieno pomeriggio sotto il sole battente tra gli occhi dei cittadini sobri.

Fortunatamente mi sono imbattuto in una specie di street food festival, ottimo cibo. Ho ordinato un tipico hamburger locale di quel che credo fosse anatra, si, un autentico Duck Burger.

Ottima musica; dal Bebop al francese all’italiano d’altri tempi. E altre birre.

E poi cose del tipo Radiohead in chiave soul. Creep, cose del tipo ” i wanna a perfect body, i wanna a perfect soul” che al momento in qualche modo che non comprendo sembra avere un senso.

Ed è la solita vecchia storia che tutti sappiamo, che voi sapete e che io so, sono qui ed ora, vivo.

La musica continua a scorrere e percepisco cose come “i don’t wanna tarantella no more mozzarella” o simili, ma questo ahimè non ha un senso.

Ritorno all’ostello per pisciare e poi riuscire di nuovo, e sono qui che percorro il lungo corridoio e poi le scale verso il basso fino alla stanza 111 (la mia) non riesco a fare a meno di pensare che sia un posto per fantasmi, e sicuramente lo è. Per non parlare dei rumori che mi han svegliato alle 4 di notte, qualcuno giocava a biliardo, ma un biliardo in una stanza di ostello mi sembra improbabile…

E ora sono qui, nella piazza centrale di Bratislava, un musicista di strada suona tristi canzoni in acustico e la luna è alta e il cielo è limpido. Che desiderare ancora? Se solo non fosse che ho fumato ottantamila sigarette…

Come Genesis P. Orridge e il suo flauto di femore di vergine, e poi giù di motoseghe all’idrogeno, non c’è Zen per noi, non ora perlomeno. Lessi qualcosa di simile dieci anni fa su di un quotidiano, ma il senso non era questo. In questi dieci anni le parole mi si sono si sono rimestate in testa e saltano fuori ora in questa forma.

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Io e altri traveler conosciuti in ostello. Serata parecchio movimentata quella.

Bratislava, stazione degli autobus.

Chissà perché quasi tutti i miei viaggi terminano in qualche stazione degli autobus, a dire il vero non è poi tanto strano, un autobus che non porta da nessuna parte sarebbe strano. Si, un autobus in viaggio per giorni, settimane, mesi e anni senza mai arrivare, senza scopo, risospinto. Quello si che sarebbe strano, sarebbe anche un bell’incubo coi fiocchi.

E ho concluso quello che avevo già concluso tempo fa, non ricordo quando, cioè che forse l’arte e quindi anche la vita e quindi anche e sopratutto la scrittura deve essere rivolta al bello. E quindi basta con tutte queste cazzate che tirano a fondo verso il basso, le lagne esistenziali oltre che a essere inutili son anche brutte da leggere. Tutt’altra storia invece sarebbe raccontare la bellezza.

E che se ci penso, almeno per il momento, mi vengono in mente solo cose tetre: sono su di un bus in direzione Italia e fuori dal finestrino nel crepuscolo che si accumula sulle pianure austriache osservo i fossi a lato della strada e le uniche cose che mi vengono in mente sono cadaveri, umidità e melme scure. Certo la malinconia dei viaggi solitari può fare la sua parte.

Volendo parlare del bello potrei cogliere l’assist del museo di storia naturale visto oggi e del mio ritorno all’infanzia che ne consegue, ma adesso non è il momento.

Ho perso il cappello, il mio amato cappello economico bianco che mi stava tanto bene. Ma credo fosse destino che dovessi lasciare qualcosa in questo viaggio, non sono stato a cercarlo neanche più di tanto, l’ho tolto sul bus e mezzora dopo, al momento di scendere, non l’ho trovato più, e non mi sembrava il caso di cercarlo più di tanto, tipico di me, oramai il cappello è andato, poco importa. Magari farà felice chi lo troverà se lo vorrà indossare e tenere. Ora mi aspetta un altro autobus.

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Stazione di Bratislava

Berlino ore 18:00, appena arrivato.

Ho preso ostello e ora sono già in un piccolo e antico pub a tracannare birra. Escludendo la bellezza di questo locale, il resto è, come dire, bastardo. Berlino città bastarda. Sono arrivato da poche ore e per il momento la città è inospitale, ho potuto vedere confermati i più beceri stereotipi. Da non credere. Vedrò il futuro cosa mi riserverà. Ora mi gusto un’altra birra e un buon piatto di pork-fried potato-2egg!

Berlino, sera, stesso giorno fuori dall’ostello.

Fumo e bevo, bevo fumo, faccio pensieri torbidi. Il cielo è pesante, come il quartiere, come la città. Perché lo faccio? Perché diavolo non me ne riesco a stare fermo in un luogo e devo sempre imbarcarmi in viaggi. Viaggi discutibili? Non credo.

È la stramaledetta pesantezza del primo giorno e l’accoglienza fredda di Berlino.

Viaggio da solo, ho molto tempo per riflettere. Ovvietà. E sì, pensieri torbidi.

E se fossi un altro? Un alter ego monouso per Berlino, chessò potrei essere Enea Marinetti, scrittore, discendente di una nobile e ricca e decaduta e disastrata e imbarazzante famiglia.

Berlino, secondo giorno, ore 22:00.

La hall dell’ostello sembra un po’ un teatro, un po’ una chiesa, un po’ una mensa dei poveri. Loro si spacciano per ex convento, in effetti l’edificio confinante, muro a muro, è una chiesa, omnia-qualcosa sta scritto su di una porta in legno con tanto di croce cerchiata intagliata.

Giornata intensa e senza pace. Ovviamente la voglia di scrivere non c’è, userò il buon vecchio ma sempre valido stile alla Bret Ellis, che fra l’altro sto leggendo in questi giorni.

Ci sono ragazze che giocano a biliardo dove in genere sta il coro in chiesa.

No fanculo non ne ho voglia di scrivere alla Ellis, vado a dormire. Spero almeno di incontrare nel tragitto da qui alla mia stanza una donzella, di qualsiasi tipo, ma ovviamente non succederà. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti.

Berlino, terzo giorno.

Per l’ennesima volta sono seduto nella hall dell’ostello a bere birre, guardare ragazze in short passare avanti e indietro e ragazzi giocare su quei famosi tavoli da biliardo di cui avrei voluto parlarvi ieri…

Dunque, dovevo elencare la giornata in un modo pratico, conciso e crudo. Ci riprovo ora, sempre che mi ricordi cosa ho fatto ieri.

Sveglia presto, stranamente avvolto da un piacevole fresco, la notte era stata calda, stressante e condita da ogni genere di rumori nella stanza. In oltre uno strano austriaco con lo sguardo da psicopatico mi aveva svegliato per farmi vedere una foto di un tizio che abitava a Rimini.

All’esterno tempo inclemente, ma almeno non piove. Colazione da McDonalds al Checkpoint Charlie, lì dove c’era il passaggio tra URSS e USA. Girovagato, visto due musei, il più famoso il Pergamon, un po’ una delusione, non da mettere con gli inglesi o i viennesi. Pranzato allo stesso pub del primo giorno, una sbobba da crucchi intesa come piatto unico, studenti attorno a me. Sbobba non finita, birra si. Poi girovagato ancora e imbattutomi nei Queers Day, nient’altro che una festicciola dell’orgoglio gay organizzata da una rivista del settore. Una cosa certa dell’ambiente LGBT e che sì, loro si sanno divertire. Nonostante mi abbiano rifilato un hot dog carbonizzato è una birra take away da €5 ho apprezzato l’evento. Ritornato all’ostello e bevuto diverse altre birre mentre cazzeggiavo, poi mi sono imbattuto in un flyer del Ramones Museum, allorché mi è balzato in mente che qui a Berlino c’è il leggendario museo dei Ramones. Seduta stante mi ci sono fiondato. E li mi sono sentito a casa ed ho bevuto altre due birre di cui una l’ho quasi del tutto ribaltata terra. Dopodiché ritornato all’ostello e ancora e ancora una volta fatto un salto alla festa gay. Ho terminato la giornata bevendo birra in solitaria nella hall dell’ostello e andandomene a letto molto presto.

Questo perlomeno è tutto quel che ricordo, sicuramente ho fatto anche altro, ma poco importa.

eeeeeeeeeeee

Porta di Brandeburgo

Berlino, sera, tavolino all’esterno dell’ostello.

La serata forse è una merda e la vita è apparentemente di chi agisce. Ma, come in tutto, l’intera realtà, è relativa.

Passa una ragazza con i piedi da Godzilla, scuote l’ostello. È il suo passo a essere incredibilmente pesante o sono i miei sensi a essere distorti? Non lo saprò mai.

Ho trovato una buona ennesima idea, ma questa volta mi sembra facilmente praticabile, una piccola enciclopedia del bizzarro, ovvero il solito manuale del pulp. Meglio prendere appunti.

  • I R.E.M non si apprezzano mai abbastanza

  • Teoria del vaso di casa mia (ovvero del vaso di casa sua)

  • Seconda guerra mondiale-bis
  • Billy Corgan\Vicky robottina
  • Hangover
  • Io sono mio nonno
  • Andy Kaufman
  • G.G Allin
  • Pinhead
  • Melvins
  • Misfits, Gerry Only e altri e storie malate
  • Teoria Olio e Stanlio ultra-dimensionali
  • I Radiohead sono alieni
  • Mossa Kansas City
  • Parking beers
  • Bela Lugosi
  • Bambini del gas
  • Drink Beviescordatutto
  • Intelligenza artificiale, fine del genere umano e macchine pensanti
  • Tizio acidi e termosifoni
  • Timothy Leary e teste asportate
  • Walt Disney surgelato
  • Death SS, Paul Chain, profanazioni e varie
  • Vampiro del cimitero 80’s
  • Cannibale tedesco
  • Teoria It\Stephen King

 

Berlino, quarto giorno, ore 14:30 nuovo ostello.

Scrivo in attesa del check-in, che qui si fa incredibilmente tardi.

In mattinata ho visto il museo naturalistico, stupendo. Quel tocco ottocentesco, fossili, minerali, animali impagliati e biscioni in barattolo. Amo, amo, amo.

E niente, i miei non sono viaggi, sono esperienze mistiche.

Berlino, sera.

Mentre camminavo riflettendo proposito del Checkpoint Charlie e di tutta la questione bellica ho finalmente compreso (probabilmente è una cosa che già in passato avevo letto o sentito da qualche altra parte) che la grande differenza tra le dittature del novecento e la nostra società attuale sta nel semplice fatto che nel Terzo Reich e nella Russia Sovietica il fine giustificava i mezzi, e invece nella società odierna i mezzi sono più importanti del fine. Ovvero qui puoi avere un fine deplorevole, ma se lo fai con i mezzi giusti nessuno si scandalizzerà.

Aeroporto di Berlino ore 9:30 

La frase esatta sarebbe “sono troppo vecchio per queste stronzate”. E così è, mi sono incasinato in una delle mie solite avventure, una bella avventura in fin dei conti. Ieri sera ho conosciuto un pescatore bulgaro\islandese e ho bevuto con lui tutta la sera, al gruppo si sono aggiunte due ragazze che credono fossero americane, dormivano in camera con noi, ovviamente io e l’islandese speravamo si scopasse, ma così non è stato (com’era prevedibile). Poi al tavolo si è aggiunto anche un ragazzo australiano identico al buon vecchio Gara…

Con il mal di testa che mi ritrovo ora non ho certo voglia di star qui a raccontare la serata, basta sapere che è stata un bellissima serata, vero spirito europeo.

Come mio solito i miei leave-out dalle città diventano fughe, pieno hangover, treni, aerei, valigie, check-out, tutto molto difficile e contro il tempo, per non parlare delle condizioni psicofisiche in cui verso. Un’altra avventura è andata, qui si conclude il mio viaggio a Berlino. Ora pace e relax per il futuro, sarà forse vero che sono troppo vecchio per questo genere di stronzate?

eeeee

Ultima notte a Berlino, io e Kamen l’islandese

ENRICO ALEXANDER

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2016

Il cimitero di Kozej Bráne

Diari di Viaggio

Recentemente sono stato nella bellissima Bratislava, e girovagando senza posa, mi sono fortuitamente imbattuto in un piccolo, vecchio e affascinante cimitero, Kozej Bràne.

Bratislava (25)

Ma procediamo con ordine, questi che seguono sono i mie appunti di viaggio che scrissi sulla mia fedele Moleskine quel giorno stesso e quelle che vedete ovviamente sono le foto che scattai:

Bratislava (5)

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Bratislava (27)

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Bratislava (26)

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio.

Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Bratislava (29)

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Bratislava (12)

Li finivano gli appunti sul cimitero… Ora, tornando a noi, ricordo di aver visto anche un paio di cose strane, strane per me almeno. Ora ve le mostro…

Bratislava (16)

La tomba che vedete qui sopra è senza date e senza nome, solamente una croce e la scritta “LEVIUS”

Beh per la mia fervida immaginazione ovviamente questa è sicuramente la tomba dove riposa una creatura demoniaca chiamata LEVIUS. Un bestia che prima o poi un qualche alchimista pazzo ridesterà dal suo sonno millenario per dominare il mondo, non sapendo che LEVIUS gli si ritorcerà contro.

Un altra cosa alquanto bizzarra e affascinante era quest’altra tomba..

Bratislava (14)

Mi si è gelato il sangue, e ho pensato

“PORCAPUTTANA LA TOMBA DI FREDDY KREUGER! LA TOMBA DI FREDDY! SANT’IDDIO QUESTA E’ LA TOMBA FREDDY KREUGER!”

Ah si e poi ho visto anche un animaletto pigro e simpatico. Che fosse riccio fantasma?

Bratislava (20)

E chiudiamo quì…

Questa esperienza è estrapolata da una serie di viaggi ad est che ho fatto negli ultimi mesi: Budapest, Vienna e Bratislava. Viaggi nei quali ho scritto parecchio, e appena avrò lo slancio necessario per battere la pigrizia preparerò un bel post con i diari integrali dei suddetti viaggi!

Per adesso accontentatevi delle altre foto che scattai quel giorno al cimitero di Kozej Bràne…

Bratislava (1)Bratislava (2)Bratislava (3)Bratislava (6)Bratislava (7)Bratislava (8)Bratislava (9)Bratislava (11)Bratislava (13)Bratislava (18)Bratislava (19)Bratislava (23)Bratislava (30)Bratislava (33)

ENRICO ALEXANDER

2016

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