Di quella volta che a 18 anni tentai di trasferirmi a Londra

Diari di Viaggio

 

uutr

Il me stesso diciottenne in aeroporto

 

Quella che segue è la fedele trascrizione (mamma spero non leggerai mai) del mio diario di viaggio di quando a 18 anni appena compiuti mollai lavoro, famiglia e amici e contro il volere di tutti tentai di trasferirmi a Londra. Si, ora mi rendo conto che era una cosa completamente fuori di testa; solo, senza soldi e senza sapere una parola di inglese partii per l’Inghilterra, durai poco ma fu un viaggio davvero epico per me. Rileggendo ora questi appunti mi rendo conto di quanto fossi piccolo e ingenuo e un po stupido, ma anche di quanto fossi libero e indomito. Insomma ero un teenager a tutti gli effetti, e nel mio modo di pensare c’era tutta l’avventatezza, la bellezza e l’inesperienza di quell’età.

23 Settembre

Sono partito dall’Italia senza pensarci su nemmeno un momento. Scendo dall’aereo, solo, con pochi soldi e senza sapere una parola d’inglese. Non so esattamente dove mi trovo, vicinanze di Londra, spero.

Prima vedevo cielo azzurro ed un pavimento di nuvole bianche, poi attraversate le nuvole mi si è aperto un mondo di terra, strade e case. Un effetto simile ad un flash. Cammino seguendo gli altri, ecco il primo luogo comune che diventa realtà; cielo grigio e leggera pioggerella, cazzo me ne frega. Esco dall’aeroporto tiro fuori le sigarette e noto una bizzarria per me italico, zero bidoni e neanche una cartaccia o un mozzicone a terra.
La giornata è volata via veloce, ora è buio e in qualche modo sono riuscito a trovare un ostello e rimediarmi a pagare, pensavo fosse più difficile, ma vedo che sono abituati agli stranieri sprovveduti come me, devono essercene molti…
Ho fatto più di un giro dell’isolato e in ostello ho conosciuto un portoghese, niente di cui scrivere anzi niente che abbia smosso la mia voglia di scrivere. Londra si presenta come una città bastarda, sarà dura. Avrò bisogno di aiuto, forse il portoghese potrà darmelo.

25 Settembre
Londra mi sta facendo capire che io e non solo (un po tutti quelli che non abitano in una megalopoli) dormono sugli allori. Qui tutti vanno a palla, gente che lavora al computer, legge, ascolta la musica, oppure chiude gli occhi qualche minuto sui metrò, che passano ogni secondo in ogni direzione in una galassia multicolore di linee, vanno e vengono ovunque, pubblicità onnipresente, dentro-fuori-sopra-e-sotto, mille negozi aperti ad ogni ora, mille ristoranti di ogni regione del mondo, mille lingue e nazionalità diverse, gialli-bianchi-neri-rossi, insomma di ogni colore di pelle. E trovano tempo per fare tutto, come se le giornate durassero 48 ore. Avere un “ritmo londinese” può essere un gran vantaggio.

27 Settembre
È sabato mattina, quindi dovrei essere al quinto giorno. Rimane una città bastarda anche se lentamente le cose si stanno sistemando ed io mi sto abituando. Il più è arrivare al 10, 11 di Ottobre. Ora riesco a mangiare con 3 o 4 sterline al giorno, quindi facendo una rapida botta di conti potrò rimanere senza problemi economici fino novembre, o ancora meglio fino a fine Novembre. Già perché sono partito senza sapere quando e se tornerò…
Ore 21:30 del medesimo giorno, sono in un McDonald’s, ma prima che entrassi qui a sfamarmi ero nel bazar dall’altro lato della strada ad acquistare Popper per poche sterline. Personalmente credo che sia una sostanza orribile, crea danni pari a droghe pesanti, ma è legale, legale solo perché meno rinomato ma forse più dannoso di altro. Comunque sia ora sono qui con il mio panino a scrivere rilassanti versi del cazzo, in altre parole solo un ridacchiante coniglio drogato che si auto-ipnotizza in un fottutissimo Mc tra altri milioni di persone a Londra. Meglio, peggio o come me.
Post scriptum: In giornata ho visitato il museo delle cere Madame Trussò, un bel posto. Magari un giorno ci finirò sotto forma di statua, non si sa mai nella vita.

28 Settembre
Camden sembra il paese dei balocchi, alternativo autodistruttivo. Sembra quasi un isola di Varano dove l’evoluzione è continuata in un’altra direzione. Si sembra quasi che nei primi anni 70 abbiano preso i rimasugli del 68 e li abbiano sbattuti in quel piccolo borgo intimandoli di riprodursi e di non dare troppo fastidio altrove, ora il tutto si è evoluto, ed è uno stupefacente intreccio di musica, colori, consumismo, dissoluzione, sentimenti vari e vita. Non dico che sia giusto e non dico che sia sbagliato, dico solo che tra quell’ammasso di turisti, strana gente e venditori ambulanti di qualsiasi tipo di merce mi trovo bene. Per una volta tanto su cento persone sono certo ce ne sia qualcuna come me. Posto fantastico, personalmente mi piace.

fsdeste

A quanto pare a 18 anni avevo molta più faccia tosta di adesso

30 Settembre
Dunque, oramai è fatta. Rimarrò in questo ostello fino alla mattina del 11 Ottobre, ho speso 100 sterline per 10 giorni, me ne rimangono 60 con cui mangiare a bruciapelo, dovrei spendere una media di cinque sterline al dì. Questo vuol dire che fino ad allora non prenderò la metro. Nell’ostello tutto il dì fino all’undici Ottobre, poi via in cerca di un provvisorio ostello più economico.

2 Ottobre
Finora è una vacanza magnifica, molto dura, molto bella. Mi sta facendo crescere questo tour, avvenimenti che ti lasciano il segno, che sia il viaggio di passaggio della vita, parti ragazzo e torni… Cosa torno?
Come dimenticare gli australiani, le canne col il norvegese, l’arresto spettacolare di quel ragazzo, l’aspirante fotografo di guerra, le cibarie scarse e cattive, la metropolitana, gli ostelli, il supermarket, Candem, le migliaia di nazionalità diverse, i palazzi, i musei, i monumenti…
Per non parlare del ritorno, è una grande possibilità! Partire serve anche per tornare, e ricominciare, non da capo però, ma sempre di ricominciare si tratta.

4 Ottobre
Sto migliorando notevolmente il mio inglese, ho la possibilità di riflettere sul mio futuro e ho conosciuto anche moltissima gente. Tutto sommato, contando che sono partito da solo, me la sto cavando da Dio. Propositi per il futuro, insomma decidere della mia vita, quello che farò per il resto del mio tempo su questa terra.

5 Ottobre
È dura fare notte qui in ostello, non c’è mai niente da fare a parte internet, ma non posso spendere tutti quei soldi all’Internet point. C’è la TV, che però è in inglese, meglio di niente certo, ma la sala TV è sempre piena.
E cazzo, nelle sigarette mi vanno via un sacco di soldi, dovrei non fumare, sarà dura.

6 Ottobre
Questo libretto è magnifico, mi permette di relegare all’eternità i miei pensieri, le mie parole, i miei viaggi, sia mentali che fisici. A volte mi chiedo, nelle mie solite paranoie, se non stia scrivendo troppo? Ma se non sbaglio qualche nome notevole quando partì per l’Africa portò cento di questi libretti e non gli bastarono… E quando dico questo libretto, intendo proprio questo. Stesso, uguale, identico. Almeno cosi dicono loro, ufficio pubblicità pompose? Gran libretto comunque.
Tornando a noi, penso che Londra sia come una grande puttana, si fa scopare un po da tutti ma non ama nessuno. Ma a pensarci bene ho inventato solo una frase bella da ascoltare, non ha fondamento. È vero si fa scopare da tutti, qui c’è gente di ogni etnia che ci vive dentro e viene accettata “tra le sue gambe”, ma il secondo punto non regge assolutamente, una città non ama, semmai viene amata. Eh. Suvvia Enrico.
Chissà se un giorno, quando sarò morto e dopo aver condotto una vita da celebrità, troveranno i miei libretti e magari leggeranno questa frase e diranno “guarda qui, ci pensava anche da giovane a questo momento”. Mi piace molto lavorare di fantasia, e questa sera mi sento molto buono, molto positivo in generale, ottime frequenze. Scrivere la sera è molto meglio, perché si è un po come delle spugne, se scrivessi la mattina sarei vuoto invece la sera butto sulla carta tutte le feels della giornata, anche inconsciamente.
Se proprio devo divagare e essere schifosamente sdolcinato meglio farlo fino in fondo: Si, amo tutto ciò e amo il mondo! Che smancerie del cazzo però.

gykjgyhjg

Io con uno sguardo saggio e il London Bridge

7 Ottobre
Sono cambiate un sacco di cose, innanzitutto sono quattro giorni che ho finito i soldi, e quindi fumo poco e quelle che fumo sono tutte scroccate, mangio grazie agli amici e grazie ad un pacco di riso trovato in camera, era aperto, non ho idea da dove venga e di chi sia, lo cucino con pentole e posate trovate in giro. Condizioni igieniche precarie e tra l’altro non posso fare a meno di bere acqua dal rubinetto, che mi dicono non sia potabile, vecchie tubature londinesi, vecchi palazzi… Non avendo cash per la lavanderia i mie vestiti non sono propriamente definibili puliti, in oltre dormo in un letto che è stato sporco fin dal principio. Ogni tanto di notte passa correndo qualche ratto nella stanza, quando l’ho detto al tizio della reception egli mi ha dato un rotolo di carta adesiva e mi ha detto impassibilmente “catch it” ovvero prendilo. Per essere nel centro di Londra è uno strano ostello questo…
Poi per fortuna gli amici mi aiutano, come non ricordare i ragazzi di Roma che oggi mi hanno offerto un piatto di pasta, e quel altro tizio che mi offre birra e sigarette, e poi c’è G, di cui sicuramente troverò il tempo per parlarne più avanti.
Comunque sia sto imparando un sacco di cose, questa vita quasi di strada mi fortifica. Ne avrò molti benefici al mio ritorno e per il resto della mia vita.

8 Ottobre
Londra è un po’ come un grande polmone che respira, o un grande cuore che batte, Big City Life dei Matafix gli calza a pennello. È una città veloce che ti confonde le idee, non riesci bene a concentrarti ed elaborare di mente. Infatti da quando sono qui sembra che non abbia più attitudine e ispirazione al pensiero. È una città che ti da molte opportunità, ma anche una città dove è facile perdersi mentalmente e non combinare più un cazzo. L’equilibrio di tutte le cose si vede anche in questo, e quindi quello che Londra può darti, è pari a quello che può toglierti.
Ora, come mi ero ripromesso scriverò di G. Egli è una persona sicuramente unica. Si è vero ha fatto cose alquanto discutibili, orribili se vogliamo; violenza, eroina, arresti, vita da barbone e via dicendo… Però è fondamentalmente buono e si rende conto di non starci più con la testa. Se vogliamo è addirittura geniale, mi ha aperto gli occhi su molte cose ed è stato simile ad un maestro in questi giorni.
Mi ha dato da mangiare e mi ha insegnato molto, ma in lui c’è qualcosa che non va, che funziona male, e lui se ne rende conto. Forse è per via dell’affetto che gli ha negato la sua famiglia, abbandonandolo, o forse è solo colpa sua, o forse tutte e due le cose, o altro ancora. Fatto sta che è un po un mentore in questi giorni londinesi, grazie G.
Ieri mi ha detto “Hei Enrì, ma perché ogni giorno si diventa sempre un pochettino più cattivi?”

9 Ottobre
Ancora senza soldi, spero mi arrivino domani che è venerdì, oppure dovrò aspettare fino a lunedì. Oramai ho consumato il bancomat a forza di provare a prelevare soldi che non ci sono.
Domani mattina cambio ostello, vado in zona 2 che costa meno. Inizio a conoscere abbastanza bene Londra e mi ci sono abituato quasi totalmente. Tutto sommato, avendo soldi, non è male la vita, anzi direi che è bella se si ha un buon giro tra ragazze e amici. Certo, casa è un altra storia, Bellaria è il primo amore e non è confrontabile con altri posti. Anche se magari non ha certe qualità, è casa mia e quindi la preferisco sempre. Non si possono fare paragoni con la propria città.

10 Ottobre
Questa giornata ha fatto schifo. Non ho soldi, ho fame e sono in uno schifoso ostello pieno di scarafaggi. Sono anche l’unico culo bianco della stanza. E ora che sono a terra mi esplodono dentro brutte sensazioni, come bombe. Dicono che Dio è speranza forse perché quando non si ha più niente è l’ultimo appiglio, questo è molto opportunista, anche io lo sto facendo. Il tutto però mi sta dando appigli per il futuro, quando tornerò a casa voglio schizzare in cielo come una dannatissima-luminosa-cometa. Non mi rendevo conto di quello che avevo in Italia, aspettavo che il successo mi cadesse tra le mani, ma ora ho capito che con quello che ho posso raggiungerlo, devo raggiungerlo. Voglio sfruttare ogni secondo della mia vita.

11 Ottobre
Oggi le cose sono andate meglio, la mattina è partita malissimo, una gran fame ed ho dovuto dare la mia maglietta nuova in cambio di schifosi spaghetti precotti al canadese in camera con me, poi ho dovuto contattare G e chiedergli dove si trova la mensa dei poveri, ma credo che lui non abbia più intenzione di aiutarmi e quindi non si è visto nemmeno oggi. Poi vagabondando per l’ostello ho visto un pacco di biscotti incustodito, me ne sono appropriato. Il mio orgoglio ne ha sofferto, sia del rubare sia del chiedere per la mensa dei poveri, ma non potevo fare altrimenti. Dopodiché ho contattato il colombiano (ieri ho s-venduto per due soldi la mia telecamere nuova nuova ad un colombiano conosciuto per strada) che mi doveva pagare le restanti 60 sterline, ha fatto leva sulla mia disperazione e me ne ha date solo 50, quindi con quei soldi ho mangiato e nella sera sono andato a Queensway dove ho bevuto qualche birra e fatto due chiacchiere con i ragazzi di Roma, tutto sommato serata molto piacevole.

Appunti
Soldi telecamera:
30p venerdì
50p sabato
Per un totale di 80p, circa 100 €.
Ci ho perso, ma la necessità mi ha costretto.

Ostelli:
Dal 23.9 al 25.9 Bayswater Hostel
Dal 25.9 al 10.10 Hyde Park Hostel
Dal 10.10 al 13.10 Halbercome House
Dal 13.10 al ??? Hyde Park Hostel

12 Ottobre
Domani mi aspetta una giornata molto impegnativa, devo cambiare ancora ostello tra le altre cose. Poi sistemarmi con i soldi, visitare Harrods e tagliarmi i capelli.
Giovedì 23 tornerò in Italia, verso mezzogiorno, devo fare molto. Devo puntare in alto d’ora in poi quindi devo fare delle scelte: potrei tornare all’Opel ma li non ho futuro, certo stipendio di 1100€ al mese, ma non avrei tempo per un secondo lavoro, o per studiare, o per fare altro…
Si rientro in Italia, c’è la posso fare, una macchina da guerra con un cuore (citazione di G?), ho bisogno di mezzi come un computer con internet e un’automobile. E ho anche bisogno di migliorie personali, quali palestra e nuove amicizie.

111

Io e del cibo cattivo. Sembra andasse di moda vestirsi come J-Ax…

21 Ottobre
Fra circa una trentina di ore salirò su di un aereo che mi riporterà a casa…
Me ne sto da circa un mese nella città e dopo vari alti e bassi mi si presenta inaspettato il ritorno a casa.

Quindi ho arraffato  qualche ***** e dell ***** e mi sono apprestato ad iniziare il mio personalissimo saluto a Londra. Questa sera sono ****** ******, ho preso dell *****, del *****, una di quelle ***** delle altre ***** anch’esse allo *****. Poi ***** e la mega sbronza di una ventina di ore fa ancora sul groppone.

Purtroppo non sono accerchiato da una buona compagnia, con me c’è il sardo, bravo ragazzo forse un po’ ignorante ma tutto sommato bravo, due francesi di cui uno è un grezzo hippy e l’altro un giovane con molti sogni e poca irrequietezza. Poi l’italiano, una testa calda, un anarco-comunista convinto che si vanta di essere un drogato e girare l’Europa alla stregua di un barbone (questo almeno è ciò che sostiene lui) ha una ignoranza mentale vasta si esagita per ogni cosa.
Io mi ritiro nella mia piccola stanza dove ci sono altri cinque stranieri che stanno dormendo, ed eccomi qui, sdraiato nel mio sudicio letto a scrivere grazie alla luce dello schermo del cellulare. Realizzo di essere a Londra, questa città veloce, un ammasso di umani che convivono all’unanime. È come se la città fosse viva e tutti noi fossimo il sangue che circola all’interno. Per chi ha un cervello abbastanza ricettivo può essere una buona città, vite da ogni parte del mondo ti danno l’opportunità di incappare tra migliaia di spunti di vita diversa. Londra che riesce a distrarre ed ammaliare ogni tipo di persona. E non conta più di tanto da dove vieni o cosa fai.
Presto tornerò in Italia e dimostrerò a tutti le magnifiche cose che posso fare, il mio migliore alleato sarà la determinazione, ne avrò molto bisogno, cercherò un lavoro, andrò in palestra, non mi autodistruggerò più e vedrò anche di accumular soldi.

23 Ottobre
Fine del viaggio londinese, ora, per modo di dire, si torna alla vita normale!

Piccolo appunto che aggiungo adesso, nel 2016: all’alba dei mie 27 anni mi fa davvero molto ridere e sorridere leggere la banalità del me stesso diciottenne, ma è una risata di affetto per una ingenuità e un’innocenza che ora purtroppo non ho più.

iyuiyt

Bye Bye

ENRICO ALEXANDER N.

2016

Diario di viaggio: Budapest-Vienna-Bratislava-Berlino

Diari di Viaggio
qqqqqqqq

Io e le stazioni, una costante.

Quella che segue è la trascrizione fedele degli appunti che presi durante i miei soggiorni a Budapest, Vienna, Bratislava e Berlino. Tutti viaggi che feci tra settembre 2015 e luglio 2016. Probabilmente sono solo guazzabuglio di parole senza senso, ma suonano bene e spero vi strapperanno un sorriso.

Aeroporto di Budapest ore 13:00

Barbone steso sulla strada bagnata. Dorme e sogna una vita migliore”

Queste brevi, undici, parole sono le uniche che ho scritto in questi giorni di viaggio.

L’aereo non partirà prima delle 19:30, ho parecchio tempo e una camicia a quadri rossa. Non so perché ma queste camicie sono una costante, che sia colpa di Hollywood?

Quattro giorni a Budapest che sono sembrati molto più lunghi, ho visto e camminato tanto, parlato poco e quindi pensato molto, davvero molto.

Oltre l’ottima birra e il (discutibile) cibo mi ha fatto compagnia Kerouac con i suoi Vagabondi del Dharma. Viaggiare e leggere Kerouac, scontato no? Poco importa, a me piace così.

La città mi ha stupito per la sua pulizia e il suo ordine, e per la serietà delle persone. Poi magari tutto il resto dell’Ungheria è degrado, non saprei, ma di certo Budapest è più pulita, ordinata e “leggera” di Roma o Milano.

Questo ha rafforzato i pensieri che oramai da settimane mi si addensano in testa riguardo una personalissima rivalutazione del conservatorismo.

Altra cosa rafforzata è il ripudio per una vita lavorativa ingiusta, 8 ore di lavoro, almeno un terzo della vita lavorando. È veramente troppo, siamo schiavi. Ovvio parlo paradossalmente, siamo schiavi volontari della società capitalistica, e non schiavi per fruste. Ma anche qui, a pensarci bene, le mie idee sul capitalismo sono confuse. Comunque ripudio il lavoro.

Ora mi rimangono sei ore in un non-luogo come l’aeroporto, apprezzo molto i non-luoghi.

Poi stazione di Bologna, stanchezza mia e degrado intorno a me.

budapest-09-15-2

Io, il Danubio e Budapest

Wombat Hostel, Vienna.

Leggo Kerouac, bevo birre e cammino molto. Sono solo e Vienna è come Moloch e spaventosamente funziona. È una moderna società retta, rapida e funzionale. E c’è felicità di cartapesta per tutti qui, e dannazione funziona, ed è un po spaventosa come cosa. Perché quelli come me a volte sognano di camminare sulle rovine.

Oggi ho visto il museo nazionale, 5000 anni di evoluzione, sangue e idee per arrivare al perbenismo ed a un altro insieme di norme sociali che esistono solo perché tutti decidiamo che siano giuste. Si direbbe una vittoria. Ma vedo all’orizzonte un’incupire del mondo. Da almeno un trentennio, da quando i grandi marchi possiedono grande quantità della nostra unica divinità moneta sonante, il bello e cattivo tempo è deciso al fine di aumentare i profitti.

E i soldi sono valori, hanno valore perché tutti decidiamo che essi ne hanno. Sennò sarebbero solo pezzi di carta, solo nomi, solo numeri, codici binari negli hard disk delle banche. Neanche io so cosa vedo e cosa mi auspico, pero forse il trionfo del capitalismo sarà la sua fine. Una bella pietra tombale in oro massiccio. Giusto così, equilibrio cosmico. Certo, sempre se non ci ammazzeranno prima le macchine pensanti…

Vienna, qualche giorno dopo.

Mi risveglio in un incubo Viennese, hangover diffuso, fuori piove e punto uno; devo darmi una sistemata in bagno. Punto due; devo fare il check out. Punto tre; devo farlo prima che il messicano mi raggiunga. Non è un cattivo ragazzo ma preferisco viaggiare da solo. L’ho conosciuto ieri sera, e tra una birra e l’altra si è deciso che sarebbe venuto a Bratislava con me.

Sto facendo tutto ciò che ci si aspetti da un Eurotrip, come se fossi chessò un canadese, come se fosse la prima volta, come se avessi diciannove anni. E questo non è un viaggio, una vacanza, questo è il mio solito giro di fuoco. Non mi do pace, avanti-indietro-treni-tram-chilometri-ostelli-biglietti-prenotazioni-soldi-cibodastrada-birre-tormento.

aaaa

Con due tizi conosciuti in un locale. Quello a sinistra è il messicano e l’altro credo venisse dalla California.

Bratislava, in un pub.

Sono a Bratislava, altra città e altro treno, fra due giorni non so. Molto piacevole Bratislava, la tipica città est europea che apprezzo sempre, simile a Budapest. Gente tranquilla, arte e storia, piccola e amorevole. Sembra tutta un unico caldo borgo accogliente. Chissà come dev’essere sotto natale? E chissà se tutto questo girare alla fine avrà una senso se non quello del girare in se. Sto vivendo cento vite, l’ho sempre fatto. A volte ho remoti vaghi ricordi di sensazioni e luoghi, che si perdono con la miriade di altre vite e visioni e non so più quali sono le cose vissute nella realtà e quali in sogno. Visioni e sensazioni ataviche. Cento vite, mille vite o diecimila vite compresse in una sola, che però non lasciano traccia e che non rimembro. Ci vorrebbe una deframmentazione vecchio stile Windows 98 al mio cervello. Ma meglio di no.

Tutta questa arte mi fa guizzare in mente immagini strane, tipo il fatto che Milano di notte, specialmente zona stazione, sembri Gotham City con tutti quei palazzi alti e grigi piantati in un reticolo di strade veloci, trafficate e rumorose. E poi c’è dell’altro, ce la visione definitiva, bella imponente e quasi spaventosa. Un impero Bohème, un impero Belle Epoque. Tornerò sull’argomento perché è troppo bello per non trascriverlo.

E di nuovo qui, è il pomeriggio del secondo giorno di Bratislava, ho fatto la mossa azzardata di decidere di tornare qualche giorno a Budapest, ed ho pure prenotato bus e ostello, salvo poi qualche ora dopo, avendo confermato il dubbio di grossi problemi per il ritorno ho deciso di lasciare perdere, e pazienza per le prenotazioni… In compenso ho organizzato mio viaggio di ritorno a casa, via Venezia. Ma basta cianciare inutili e sterili tecnicismi, la voglia di scrivere non può essere sprecata in inutili prolungazioni.

Pub affianco l’ostello con birra ad un’euro l’una, wifi, fumare dentro, barista parecchio svestita. Tutto è bello, tutto è ok, equilibrio cosmico.

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio. Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Dopo questa ennesima birra mi salta in mente senza un motivo ben preciso (se non quello del mio personalissimo background) che gli anni ’90 sono finiti da un bel pezzo. Mi vengono in mente cose come il film “La morte ti fa bella” con un grande Bruce Willis che all’epoca era ancora un attore definibile tale ed ora non mi riesco a capacitare del suo totale decadimento. E con lui Madonna e Dylan Dog. E con loro si sfora addirittura sul finire degli anni ’80. Ed ora viviamo in realtà più veloci e brutali che mai, o almeno credo, gli anni 80 chi li ha mai vissuti?

Tutti questi musei, tutta questa antichità come era prevedibile hanno riscaldato il mio animo sensibile. Io voglio tutto. In vita e oltre. Siamo nati per la gloria o forse no? Guazzabugli di deliri, ecco quello che sto facendo. Solitudine e birre, pienamente nel mio stile, ma ci siamo, avanti cosi, cazzi e mazzi direbbe qualcuno.

Credo che città come Bratislava e Budapest al contrario di Vienna, non siano ancora corrotte dal capitalismo stampo occidentale strafottente e dilagante, il bello dell’est è che le persone, almeno ai miei occhi, sembrano tranquille, umili e sensibili, cioè i più grandi pregi a cui si possa aspirare. In Italia per esempio, qualsiasi cosa tu faccia, ti tirano due schiaffi, ti investono, minacciano avocati, ti fregano e ti sfottono. Foschia sull’occidente.

E le donne, le donne per dio, Bratislava nonostante sia a solo cinquanta o sessanta chilometri da Vienna vanta tutt’altra tipologia di donne, belle in carne e in salute. Penso che fortunatamente gli ideali e gli esempi di quella bellezza distorta ancora non abbiano fatto presa qui. Credo che questo sia da imputare a quarant’anni di unione sovietica. Quarant’anni di terrore. Quarant’anni di chiusura a quell’occidente che si avviava lentissimamente verso un declino culturale. O forse sto sbagliando tutto, a rileggerlo non ha senso quel che dico. Poco importa.

Il problema ora è uscire dal pub in pieno pomeriggio sotto il sole battente tra gli occhi dei cittadini sobri.

Fortunatamente mi sono imbattuto in una specie di street food festival, ottimo cibo. Ho ordinato un tipico hamburger locale di quel che credo fosse anatra, si, un autentico Duck Burger.

Ottima musica; dal Bebop al francese all’italiano d’altri tempi. E altre birre.

E poi cose del tipo Radiohead in chiave soul. Creep, cose del tipo ” i wanna a perfect body, i wanna a perfect soul” che al momento in qualche modo che non comprendo sembra avere un senso.

Ed è la solita vecchia storia che tutti sappiamo, che voi sapete e che io so, sono qui ed ora, vivo.

La musica continua a scorrere e percepisco cose come “i don’t wanna tarantella no more mozzarella” o simili, ma questo ahimè non ha un senso.

Ritorno all’ostello per pisciare e poi riuscire di nuovo, e sono qui che percorro il lungo corridoio e poi le scale verso il basso fino alla stanza 111 (la mia) non riesco a fare a meno di pensare che sia un posto per fantasmi, e sicuramente lo è. Per non parlare dei rumori che mi han svegliato alle 4 di notte, qualcuno giocava a biliardo, ma un biliardo in una stanza di ostello mi sembra improbabile…

E ora sono qui, nella piazza centrale di Bratislava, un musicista di strada suona tristi canzoni in acustico e la luna è alta e il cielo è limpido. Che desiderare ancora? Se solo non fosse che ho fumato ottantamila sigarette…

Come Genesis P. Orridge e il suo flauto di femore di vergine, e poi giù di motoseghe all’idrogeno, non c’è Zen per noi, non ora perlomeno. Lessi qualcosa di simile dieci anni fa su di un quotidiano, ma il senso non era questo. In questi dieci anni le parole mi si sono si sono rimestate in testa e saltano fuori ora in questa forma.

ssssssss

Io e altri traveler conosciuti in ostello. Serata parecchio movimentata quella.

Bratislava, stazione degli autobus.

Chissà perché quasi tutti i miei viaggi terminano in qualche stazione degli autobus, a dire il vero non è poi tanto strano, un autobus che non porta da nessuna parte sarebbe strano. Si, un autobus in viaggio per giorni, settimane, mesi e anni senza mai arrivare, senza scopo, risospinto. Quello si che sarebbe strano, sarebbe anche un bell’incubo coi fiocchi.

E ho concluso quello che avevo già concluso tempo fa, non ricordo quando, cioè che forse l’arte e quindi anche la vita e quindi anche e sopratutto la scrittura deve essere rivolta al bello. E quindi basta con tutte queste cazzate che tirano a fondo verso il basso, le lagne esistenziali oltre che a essere inutili son anche brutte da leggere. Tutt’altra storia invece sarebbe raccontare la bellezza.

E che se ci penso, almeno per il momento, mi vengono in mente solo cose tetre: sono su di un bus in direzione Italia e fuori dal finestrino nel crepuscolo che si accumula sulle pianure austriache osservo i fossi a lato della strada e le uniche cose che mi vengono in mente sono cadaveri, umidità e melme scure. Certo la malinconia dei viaggi solitari può fare la sua parte.

Volendo parlare del bello potrei cogliere l’assist del museo di storia naturale visto oggi e del mio ritorno all’infanzia che ne consegue, ma adesso non è il momento.

Ho perso il cappello, il mio amato cappello economico bianco che mi stava tanto bene. Ma credo fosse destino che dovessi lasciare qualcosa in questo viaggio, non sono stato a cercarlo neanche più di tanto, l’ho tolto sul bus e mezzora dopo, al momento di scendere, non l’ho trovato più, e non mi sembrava il caso di cercarlo più di tanto, tipico di me, oramai il cappello è andato, poco importa. Magari farà felice chi lo troverà se lo vorrà indossare e tenere. Ora mi aspetta un altro autobus.

aaaaa22

Stazione di Bratislava

Berlino ore 18:00, appena arrivato.

Ho preso ostello e ora sono già in un piccolo e antico pub a tracannare birra. Escludendo la bellezza di questo locale, il resto è, come dire, bastardo. Berlino città bastarda. Sono arrivato da poche ore e per il momento la città è inospitale, ho potuto vedere confermati i più beceri stereotipi. Da non credere. Vedrò il futuro cosa mi riserverà. Ora mi gusto un’altra birra e un buon piatto di pork-fried potato-2egg!

Berlino, sera, stesso giorno fuori dall’ostello.

Fumo e bevo, bevo fumo, faccio pensieri torbidi. Il cielo è pesante, come il quartiere, come la città. Perché lo faccio? Perché diavolo non me ne riesco a stare fermo in un luogo e devo sempre imbarcarmi in viaggi. Viaggi discutibili? Non credo.

È la stramaledetta pesantezza del primo giorno e l’accoglienza fredda di Berlino.

Viaggio da solo, ho molto tempo per riflettere. Ovvietà. E sì, pensieri torbidi.

E se fossi un altro? Un alter ego monouso per Berlino, chessò potrei essere Enea Marinetti, scrittore, discendente di una nobile e ricca e decaduta e disastrata e imbarazzante famiglia.

Berlino, secondo giorno, ore 22:00.

La hall dell’ostello sembra un po’ un teatro, un po’ una chiesa, un po’ una mensa dei poveri. Loro si spacciano per ex convento, in effetti l’edificio confinante, muro a muro, è una chiesa, omnia-qualcosa sta scritto su di una porta in legno con tanto di croce cerchiata intagliata.

Giornata intensa e senza pace. Ovviamente la voglia di scrivere non c’è, userò il buon vecchio ma sempre valido stile alla Bret Ellis, che fra l’altro sto leggendo in questi giorni.

Ci sono ragazze che giocano a biliardo dove in genere sta il coro in chiesa.

No fanculo non ne ho voglia di scrivere alla Ellis, vado a dormire. Spero almeno di incontrare nel tragitto da qui alla mia stanza una donzella, di qualsiasi tipo, ma ovviamente non succederà. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti.

Berlino, terzo giorno.

Per l’ennesima volta sono seduto nella hall dell’ostello a bere birre, guardare ragazze in short passare avanti e indietro e ragazzi giocare su quei famosi tavoli da biliardo di cui avrei voluto parlarvi ieri…

Dunque, dovevo elencare la giornata in un modo pratico, conciso e crudo. Ci riprovo ora, sempre che mi ricordi cosa ho fatto ieri.

Sveglia presto, stranamente avvolto da un piacevole fresco, la notte era stata calda, stressante e condita da ogni genere di rumori nella stanza. In oltre uno strano austriaco con lo sguardo da psicopatico mi aveva svegliato per farmi vedere una foto di un tizio che abitava a Rimini.

All’esterno tempo inclemente, ma almeno non piove. Colazione da McDonalds al Checkpoint Charlie, lì dove c’era il passaggio tra URSS e USA. Girovagato, visto due musei, il più famoso il Pergamon, un po’ una delusione, non da mettere con gli inglesi o i viennesi. Pranzato allo stesso pub del primo giorno, una sbobba da crucchi intesa come piatto unico, studenti attorno a me. Sbobba non finita, birra si. Poi girovagato ancora e imbattutomi nei Queers Day, nient’altro che una festicciola dell’orgoglio gay organizzata da una rivista del settore. Una cosa certa dell’ambiente LGBT e che sì, loro si sanno divertire. Nonostante mi abbiano rifilato un hot dog carbonizzato è una birra take away da €5 ho apprezzato l’evento. Ritornato all’ostello e bevuto diverse altre birre mentre cazzeggiavo, poi mi sono imbattuto in un flyer del Ramones Museum, allorché mi è balzato in mente che qui a Berlino c’è il leggendario museo dei Ramones. Seduta stante mi ci sono fiondato. E li mi sono sentito a casa ed ho bevuto altre due birre di cui una l’ho quasi del tutto ribaltata terra. Dopodiché ritornato all’ostello e ancora e ancora una volta fatto un salto alla festa gay. Ho terminato la giornata bevendo birra in solitaria nella hall dell’ostello e andandomene a letto molto presto.

Questo perlomeno è tutto quel che ricordo, sicuramente ho fatto anche altro, ma poco importa.

eeeeeeeeeeee

Porta di Brandeburgo

Berlino, sera, tavolino all’esterno dell’ostello.

La serata forse è una merda e la vita è apparentemente di chi agisce. Ma, come in tutto, l’intera realtà, è relativa.

Passa una ragazza con i piedi da Godzilla, scuote l’ostello. È il suo passo a essere incredibilmente pesante o sono i miei sensi a essere distorti? Non lo saprò mai.

Ho trovato una buona ennesima idea, ma questa volta mi sembra facilmente praticabile, una piccola enciclopedia del bizzarro, ovvero il solito manuale del pulp. Meglio prendere appunti.

  • I R.E.M non si apprezzano mai abbastanza

  • Teoria del vaso di casa mia (ovvero del vaso di casa sua)

  • Seconda guerra mondiale-bis
  • Billy Corgan\Vicky robottina
  • Hangover
  • Io sono mio nonno
  • Andy Kaufman
  • G.G Allin
  • Pinhead
  • Melvins
  • Misfits, Gerry Only e altri e storie malate
  • Teoria Olio e Stanlio ultra-dimensionali
  • I Radiohead sono alieni
  • Mossa Kansas City
  • Parking beers
  • Bela Lugosi
  • Bambini del gas
  • Drink Beviescordatutto
  • Intelligenza artificiale, fine del genere umano e macchine pensanti
  • Tizio acidi e termosifoni
  • Timothy Leary e teste asportate
  • Walt Disney surgelato
  • Death SS, Paul Chain, profanazioni e varie
  • Vampiro del cimitero 80’s
  • Cannibale tedesco
  • Teoria It\Stephen King

 

Berlino, quarto giorno, ore 14:30 nuovo ostello.

Scrivo in attesa del check-in, che qui si fa incredibilmente tardi.

In mattinata ho visto il museo naturalistico, stupendo. Quel tocco ottocentesco, fossili, minerali, animali impagliati e biscioni in barattolo. Amo, amo, amo.

E niente, i miei non sono viaggi, sono esperienze mistiche.

Berlino, sera.

Mentre camminavo riflettendo proposito del Checkpoint Charlie e di tutta la questione bellica ho finalmente compreso (probabilmente è una cosa che già in passato avevo letto o sentito da qualche altra parte) che la grande differenza tra le dittature del novecento e la nostra società attuale sta nel semplice fatto che nel Terzo Reich e nella Russia Sovietica il fine giustificava i mezzi, e invece nella società odierna i mezzi sono più importanti del fine. Ovvero qui puoi avere un fine deplorevole, ma se lo fai con i mezzi giusti nessuno si scandalizzerà.

Aeroporto di Berlino ore 9:30 

La frase esatta sarebbe “sono troppo vecchio per queste stronzate”. E così è, mi sono incasinato in una delle mie solite avventure, una bella avventura in fin dei conti. Ieri sera ho conosciuto un pescatore bulgaro\islandese e ho bevuto con lui tutta la sera, al gruppo si sono aggiunte due ragazze che credono fossero americane, dormivano in camera con noi, ovviamente io e l’islandese speravamo si scopasse, ma così non è stato (com’era prevedibile). Poi al tavolo si è aggiunto anche un ragazzo australiano identico al buon vecchio Gara…

Con il mal di testa che mi ritrovo ora non ho certo voglia di star qui a raccontare la serata, basta sapere che è stata un bellissima serata, vero spirito europeo.

Come mio solito i miei leave-out dalle città diventano fughe, pieno hangover, treni, aerei, valigie, check-out, tutto molto difficile e contro il tempo, per non parlare delle condizioni psicofisiche in cui verso. Un’altra avventura è andata, qui si conclude il mio viaggio a Berlino. Ora pace e relax per il futuro, sarà forse vero che sono troppo vecchio per questo genere di stronzate?

eeeee

Ultima notte a Berlino, io e Kamen l’islandese

ENRICO ALEXANDER

MyFreeCopyright.com Registered & Protected

DMCA.com Protection Status

2016

Il cimitero di Kozej Bráne

Diari di Viaggio

Recentemente sono stato nella bellissima Bratislava, e girovagando senza posa, mi sono fortuitamente imbattuto in un piccolo, vecchio e affascinante cimitero, Kozej Bràne.

Bratislava (25)

Ma procediamo con ordine, questi che seguono sono i mie appunti di viaggio che scrissi sulla mia fedele Moleskine quel giorno stesso e quelle che vedete ovviamente sono le foto che scattai:

Bratislava (5)

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Bratislava (27)

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Bratislava (26)

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio.

Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Bratislava (29)

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Bratislava (12)

Li finivano gli appunti sul cimitero… Ora, tornando a noi, ricordo di aver visto anche un paio di cose strane, strane per me almeno. Ora ve le mostro…

Bratislava (16)

La tomba che vedete qui sopra è senza date e senza nome, solamente una croce e la scritta “LEVIUS”

Beh per la mia fervida immaginazione ovviamente questa è sicuramente la tomba dove riposa una creatura demoniaca chiamata LEVIUS. Un bestia che prima o poi un qualche alchimista pazzo ridesterà dal suo sonno millenario per dominare il mondo, non sapendo che LEVIUS gli si ritorcerà contro.

Un altra cosa alquanto bizzarra e affascinante era quest’altra tomba..

Bratislava (14)

Mi si è gelato il sangue, e ho pensato

“PORCAPUTTANA LA TOMBA DI FREDDY KREUGER! LA TOMBA DI FREDDY! SANT’IDDIO QUESTA E’ LA TOMBA FREDDY KREUGER!”

Ah si e poi ho visto anche un animaletto pigro e simpatico. Che fosse riccio fantasma?

Bratislava (20)

E chiudiamo quì…

Questa esperienza è estrapolata da una serie di viaggi ad est che ho fatto negli ultimi mesi: Budapest, Vienna e Bratislava. Viaggi nei quali ho scritto parecchio, e appena avrò lo slancio necessario per battere la pigrizia preparerò un bel post con i diari integrali dei suddetti viaggi!

Per adesso accontentatevi delle altre foto che scattai quel giorno al cimitero di Kozej Bràne…

Bratislava (1)Bratislava (2)Bratislava (3)Bratislava (6)Bratislava (7)Bratislava (8)Bratislava (9)Bratislava (11)Bratislava (13)Bratislava (18)Bratislava (19)Bratislava (23)Bratislava (30)Bratislava (33)

ENRICO ALEXANDER

2016

DMCA.com Protection Status

Safe Creative #1607110240099