Donnie Darko e la filosofia del viaggio nel tempo

Libri

È un po come andare in bicicletta, una volta che si ha… Insomma, dopo ALCOLCRAZIA (il mio primo, brevissimo, romanzo) uscito neanche un mese fa, rieccomi qui per presentare un’altro mio umilissimo lavoro. Questa volta però si tratta veramente di una piccola cosa, piccolissima per la verità. Ora vi spiego…

Avete presente quel capolavoro di pellicola che risponde al nome di Donnie Darko, uscito nel 2001 ad opera del giovanissimo regista Richard Kelly? Se non avete presente sareste da menare con un randello, chiudete questo mio pessimo blog e rimediate subito a questa vostra gravissima lacuna!

Ora, visto che in teoria gli impreparati se ne sono andati a rimediare alla loro impreparazione, siamo rimasti noi soli conoscitori dell’argomento. Quindi posso anche evitare di dirvi di cosa parla quel capolavoro di film (sono un genio del male eh).

Io personalmente ho dovuto guardare Donnie Darko almeno una decina di volte e poi mettermi al tavolo con carta e penna per sbrogliare e comprenderne il senso di esso. Ma sono sicuro che voi siete più perspicaci di me e non avete avuto bisogno di fare ciò.

Se ricordate un elemento base della storia è il misterioso libro La filosofia del viaggio nel tempo di Roberta Sparrow. Bene, tale libro è quello che si definisce uno pseudobiblion, ovvero un’opera di fantasia presente dentro un’altra opera di fantasia, proprio come il Necronomicon di Lovecraft. Quello che però sicuramente non sapete è che Filosofia del viaggio nel tempo è uno pseudobiblion atipico, cioè non è del tutto immaginario ed inesistente. Infatti, stando a varie fonti (tra cui il sito donniedarko.org) durante le riprese del film fu distribuita una copia del suddetto libro agli addetti ai lavori per far comprendere il senso della storia e, perché no, per immedesimarli di più in essa.

Il libro, probabilmente scritto dallo stesso Richard Kelly, si apre con queste parole:

Queste sono le pagine del libro di fantasia “The Philosophy of Time Travel” di Roberta Sparrow. Il testo in queste pagine è fondamentale per comprendere il film e le regole all’interno dell’Universo Tangente.

E dopodiché si tuffa interamente nella trama.

Non aspettatevi chissà quale librone, sono 20 paginette, ma belle intense, e raccontano di un’intera e plausibile struttura di un viaggio nel tempo. Il tutto sfruttando la trovata di un’opera di fantasia dentro un’altra opera di fantasia.

Come vi accennavo sopra, il libro non l’ho scritto io. La mia è solo un’edizione tradotta e arricchita nelle molte lacune che presentava l’originale. Ho fatto una bella ricerchina sull’internet, ho “studiato” l’argomento e ho creato quella che si potrebbe definire l’edizione deluxe, certo rimangono sempre venti paginette scarse…

La sinossi con cui l’ho presentato su Amazon è questa:

 Per la prima volta in edizione italiana il vero pseudobiblium scritto dalla fantomatica Roberta Sparrow presente nel film Donnie Darko e usato realmente durante le riprese. Un breve ma chiarissimo testo necessario per comprendere pienamente la filosofia e il profondo significato del viaggio nel tempo e della pellicola stessa.
Se Donnie Darko vi ha affascinato e lasciato con parecchi dubbi o se siete semplicemente curiosi riguardo le implicazioni del viaggio nel tempo questo è decisamente il libro che fa per voi.

Qui sotto trovate il link.

Ah un’altra cosa…

PER VOI CHE LEGGETE QUESTO BLOG IL LIBRO E’ SCARICABILE GRATIS!

Infatti il giorno (e probabilmente per i seguenti 3-4 giorni) in cui pubblicherò questo post, imposterò a zero il prezzo dell’ebook su Amazon, così voi che leggete guignolesco potrete scaricarlo gratis!

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ALCOLCRAZIA

Libri

Carissimi, buongiorno!

Mi sento particolarmente felice nello scrivere questo post… Il motivo? Oggi, finalmente, ho pubblicato il mio primo libro! ALCOLCRAZIA! (sotto poi vi lascio il link…)

Ma veniamo con ordine. Circa dieci anni fa, quando ero ancora un adolescente antipatico e turbolento e con il fegato d’amianto, iniziai a scrivere piccole storielle. Certo, era già da anni che mi dilettavo nella scrittura (il primo tentativo libro risale alla quinta elementare) ma quelle storielle erano diverse. Quelle storielle erano pura rabbia adolescenziale (o citando un certo disco grunge, erano rabbia, sputo e pornografia). Si, perché in genere me ne tornavo a casa a notte fonda e, decisamente alticcio, mi mettevo a scrivere riversandoci dentro tutto lo schifo e la rabbia tipici dell’età.

Bene, in pochi anni feci decine e decine di storielle, che poi trascrissi al pc e lasciai riposare nel silenzio di un hard disk quasi dimenticandomene. Li rimasero fino a quando ebbi la (discutibile) pensata di trasformarle in un unico grande racconto, un romanzo (breve). Non avevo la minima idea di quanto sarebbe stata ardua un’impresa del genere, infatti la cosa richiese diversi anni e la completa ristesura di quelle dannate storielle decine o forse centinaia di volte. Ma finalmente, dopo tutto ciò, oggi è uscito Alcolcrazia.

Il libro in se non è troppo lungo, ma è pieno di quelle che definirei porcate. Ci trovate dentro di tutto, dalla droga alla violenza, dal disagio adolescenziale all’ironia, dall’alcolismo al surrealismo. Sangue e puttane insomma. Gli autori di riferimento potrebbero essere Bret Easton Ellis, Chuck PalaniukWilliam Burroughs. Il genere è Pulp, Black Humor, e romanzo di formazione.

In fin dei conti sono i tipici scritti adolescenziali, atti a stupire, niente di più e niente di meno.

Non ho voglia di stare a dirvi di cosa parla, ma ecco l’incipit:

Eravamo il sogno capitalista all’opera, figli di ricchi portafogli e poveri spiriti, i nostri padri e le nostre madri si crogiolavano nella perdizione socialmente accettata più di quanto noi riuscissimo a fare con droghe e quant’altro. Sì, i nostri padri, uomini d’affari pronti a sborsare bei quattrini per portarsi a letto qualche ragazzina. E le nostre madri; donne fatte, rifatte e mantenute che tiravano avanti a Prozac e lunghi aperitivi alcolici mascherati da succhi di frutta, iniezioni di botulino, liposuzione ed interventi di sbiancamento dell’ano. Lo so, è brutto che parli in questo modo della mia famiglia e dell’ambiente da cui provengo, ma è così, nessuno si salva.

Sarei pronto ad ammettere che i miei genitori siano diversi, ma sarebbe la verità?

A 22 anni, dopo aver completato gli studi con una ridicola laurea breve, giunse per me il momento di entrare nell’agognata alta società, far finta di lavorare in brillanti aziende dai nomi vincenti e rassicuranti che si fondano sul tentare di distribuire ricchezze nei modi meno equi possibili, arricchire vecchi grassoni milionari e truffare le masse; alta finanza all’opera. Finalmente era arrivato il nostro turno, noi giovani leoni figli di conti in banca e non di persone eravamo disposti a sperimentare le meraviglie della vita: sesso, droga, malattie cardiache e violenza. Pronti per uscirne come fotocopie dei nostri padri e delle nostre madri, che volere di più?

Spero che vi piaccia, qui sotto trovate il link Amazon. Poi, se una volta letto mi fate anche la recensione ne sarei davvero davvero davvero felice.

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Davvero, fatemela la recensione.

Da Vinci’s Pulp

Manuale del Pulp

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coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squartati e scorticati…”

Recentemente mi è capitato tra le mani un vecchio libricino su (anzi, di) Leonardo Da Vinci, nient’altro che una bella raccolta dei vari appunti del maestro divisi per argomenti, dall’ingegneria alle fiabe, alla biologia, all’umorismo e ovviamente l’anatomia. Bene, in questo libro (se vi capita leggetelo) a tratti ci ho trovato anche del vero Pulp, qualcosa che va nozze con lo spirito di questo blog, dell’autentico Guignolesco!

Eccovene un breve estratto. E’ un Leonardo intento ad indagare la morte per scoprire i segreti della vita. Ma prima fate un piccolo sforzo, immaginatevi la situazione, siamo nel 1500 e il grande genio è solo nel suo studio, intento a sezionare cadaveri con grossolani strumenti alla luce di una candela…

E tu, che di’ esser meglio il vedere fare la notomia che vedere tali disegni, diresti bene, se fussi possibile veder tutte queste cose, che in tal disegni si dimostrano in una sola figura; nella quale, con tutto il tuo ingegno, non vedrai e non arai la notizia se non d’alquante poche vene; delle quali io, per averne vera e piena notizia, ho disfatti più di dieci corpi umani, destruggendo ogni altri membri, consumando con minutissime particule tutta la carne che dintorno a esse vene si trovava, sanza insanguinarle, se non d’insensibile insanguinamento delle vene capillare. E un sol corpo non bastava a tanto tempo, che bisognava procedere di mano in mano in tanti corpi, che si finissi la intera cognizione; la qual ripricai due volte per vedere le differenzie. E se tu arai l’amore a tal cosa, tu sarai forse impedito dallo stomaco; e se questo non ti impedisce, tu sarai forse impedito dalla paura coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squartati e scorticati e spaventevoli a vederli; e se questo non t’impedisce, forse ti mancherà il disegno bono, il qual s’appartiene a tal figurazione. E se tu arai il disegno, e’ non sarà accompagnato dalla prespettiva; e se sarà accompagnato, e’ ti mancherà l’ordine delle dimostrazion geometriche e l’ordine delle calculazion delle forze e valimento de’ muscoli; o forse ti mancherà la pazienza, che tu non sarai diligente.

ENRICO ALEXANDER

CIBERNETICA

Shortcore

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Visto che il transumanesimo ci fotterà e che siamo inesorabilmente destinati all’estinzione, fatevi trovare pronti.

Ecco qui un disco e un libro che ho trovato incredibilmente moderni.

Spero li apprezzerete quanto me.

Il disco è “ELECTROSPECTIVE” una raccolta di vari artisti piu o meno elettronici pubblicato da EMI nel 2012. Ecco il link Spotyfi:

E il libro è “LA POESIA CONTEMPORANEA 1945/1972” del 1973 di Bruno Basile pubblicato da Sansoni. Dentro ci troverete cose abbastanza malate. Ecco la foto della mia copia che ho acquistato ad una fiera d’antiquariato e cianfrusaglie varie:

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ENRICO ALEXANDER

Il mio Cammino di Santiago

Diari di Viaggio

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Ed ecco un altro diario di viaggio. Era il 2013 e decisi di intraprendere (con Miss.S) il Cammino di Santiago. Furono 46 giorni intensi dove percorremmo più di 1000 km a piedi con zaini da 10kg sulle spalle. Da St. Jean a Santiago de Compostela e poi ancora oltre fino a Muxia. Pochissimi soldi con me e molto spirito d’avventura, non fu una passeggiata, al mio ritorno pesavo poco più di 60 kg, ma fu una delle esperienze più belle e intense della mia vita.

Tutto ciò che segue è la fedele trascrizione di ciò che scrissi in viaggio, cioè frettolosi appunti che presi quasi ogni sera rannicchiato nel mio sacco a pelo.

Giorno 1 – Treno TGV Bordeaux-Bayonne

Per arrivare dove siamo ora abbiamo dovuto prendere treni, tram e aerei. Ci siamo abituati, dopo il viaggio dell’anno scorso…

Al momento siamo immersi nella notte francese dietro finestre a specchio di un bel treno, direzione Bayonne, Pirenei atlantici, e l’unica cosa che mi salta alla mente è che l’importante è il “qui e adesso” tutto il resto non conta.

Giorno 2 – St. Jean Pied De Port

Nottata e mattinata trascorse a Bayonne, città affascinante che abbiamo avuto modo di visitare con relativa calma dopo un’abbondante colazione. Poi nel pomeriggio siamo finalmente giunti a St.Jean, qualche peripezia, treni assenti ma autobus fortunatamente efficienti.

Termino qui queste memorie della giornata, posizione troppo scomoda per scrivere.

L’ultimo pensiero va al viaggiare, spostarsi, assaporare, vedere, girovagare, che senso avrebbe tutto questo se non ne rimanessero memorie?

Giorno 3 – Roncevaux

Titanica impresa attraversare i Pirenei un passo alla volta, non siamo abituati. Sopratutto Miss S, che poco fa, dopo un ottima cena con altri peregrinos (ovvero pellegrini, cioè chi come noi intraprende il cammino) ha vomitato ed è crollata a terra priva forze.

Giorno 4 – Zubiri

Lunghi chilometri abbiamo percorso, ma è solo un assaggio, molti altri ce ne aspettano. Soddisfazioni, non si crede di poter fare esperienze, avventure e fatiche tali. Ostelli incredibili, persone interessanti e cordiali da ogni parte del mondo, generosità e altruismo molto in voga. Età, sesso, nazionalità ed estrazione non contano, si fa amicizia con tutti.

Mi dispiace solo non aver il tempo e la voglia per rendere l’idea tramite la carta e la penna di quanto sia incredibile questa esperienza.

Giorno 5 – Pamplona

Dopo l’estenuante, infinito, cammino giornaliero il destino ha voluto che approdassimo in un fantastico hotel “El horno de Aralar” un posticino economico con camere singole, docce e bagni privati. Nonché ottimo cibo. Fantastico. Ho mangiato la mia prima Paella, era di pesce, squisita.

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Alto del Perdon, poco dopo Pamplona.

Giorno 6 – Puente la Reina

(nessun appunto)

Giorno 7 – Estrella

Arrivati ad Estrella abbiamo trovato alloggio in un piccolo ma piacevole ostello. È gestito da un’associazione che si occupa di persone con handicap e problemi mentali, AFAS è il nome di questo luogo. Abbiamo trovato posto per miracolo, erano rimasti solo quattro letti e sarebbe stato veramente duro dover rimettersi in viaggio alla ricerca di un altro posto dove poter dormire. Qui ci si sente come a casa, in famiglia, si sta bene, ma ovviamente domani all’alba si riparte.

Piccola nota curiosa, ieri, mentre eravamo intenti (e stremati) a cercar rifugio a Puente de la Reina, proprio sul ponte della Reina che da il nome al paese, esattamente a metà di esso, abbiamo rincontrato Marco. Incontro interessante, e proprio su di un ponte così importante nel Cammino. Sembra che siamo destinati a rincontrare le persone che erano con noi quella prima notte a St.Jean…

Poi abbiamo passato la notte nello stesso ostello al margine del paese trovato grazie a lui. Tutti gli altri ostelli erano pieni, anche quello dei “Padri Riparatori” il cui nome mi ispirava tanto, si Padri Riparatori, che bel nome. Ed ovviamente abbiamo mangiato insieme, ragazzo molto strano quel Marco…

Giorno 8 – Los Arcos

(nessun appunto)

Giorno 9 – Torres del Rio

Accuso una terribile forma fisica, ieri ho scoperto di avere una leggera febbre (36,9-37,2) quindi dopo aver passato una notte a Los Arcos ci siamo incamminati per una mezza tappa di 10 km e abbiamo trovato rifugio verso mezzogiorno in un bell’ostello in stile medioevale, la Pata De Oca, a Torres del Rio. Continuano vari problemi di salute, quindi ho deciso di intraprendere una dieta vegetariana, meglio tenersi leggeri. Presa anche la decisione di risparmiare soldi nei giorni avvenire, così da poter completare il viaggio senza problemi.

Abbiamo rincontrato Francesco (anche lui con noi quella prima notte a St.Jean), per di più nel giorno del suo compleanno, si direbbe che le coincidenze camminino con noi.

Giorno 10 – Logrogno

Siamo giunti a Logrogno, bella città per quel poco che ho visto, la tappa è stata abbastanza semplice e siamo giunti qui entro le 14:00 avendo poi il tempo di riposare. Domani ci aspetta un cammino lungo, all’incirca 30 km, sarà dura. La buona notizia è che l’influenza sembrerebbe in via di guarigione, oggi temperatura normale, solo un giorno di malanno per fortuna, forse era solamente disidratazione dovuta al lungo cammino sotto il sole cocente.

L’ultimo appunto riguarda uno strano sogno che ho fatto ieri notte (nottata inquieta) cercherò di trascriverlo per quel poco che lo ricordo e con quel poco di tempo che mi rimane prima che spengano le luci, ecco il sogno:

Un vecchio, un saggio, forse uno strano commerciante di oggetti particolari o un esperto di occultismo, non ricordo esattamente, comunque egli mi disse:

“gli spiriti (forse disse fantasmi o spettri) esistono ma non si mostrano a tutti, solo a vecchi e ricchi signori. Gli spettri non fanno promesse o stipulano contratti, perché in lunghe esistenze hanno imparato che ingannare (o tradire ecc) non è giusto.

Come per dire che l’inganno è nell’indole umana? Non c’è promessa, accordo o contratto che non abbia un intrinseco e a volte involontario inganno?

In cima a questo bastardissimo deserto!!!

Non ricordo dove l’ho scattata, ma ricordo che era troppo caldo quel giorno.

Giorno 11 – Najera

(nessun appunto)

Giorno 12 – Santo Domingo de la Calzada

Quest’oggi tappa decisamente semplice, per di più dopo una buonissima dormita consumata nella palestra comunale di Najera. Questo da dove sto scrivendo (st. Domingo) è un ostello stupendo, incredibile. Sicuramente uno, se non il più, bello visto fino ad ora. Per il resto tutto scorre velocemente, tappa dopo tappa, ogni giorno una città nuova e sconosciuta ed ogni notte un letto diverso. Oggi mi è venuto in mente che mai in vita mia (neanche appena nato probabilmente) sono stato così tanti giorni senza salire su di un qualsiasi mezzo di trasporto, a motore e non.

Miss S. ha detto che “siamo noi il nostro unico mezzo di trasporto” e concordo.

Per il resto forma fisica più che eccellente, niente vesciche ai piedi, niente acciacchi, influenza oramai passata e sopratutto la dieta vegetariana sembra funzionare egregiamente. Ovviamente accuso una stanchezza di fondo notevole, i chilometri si sentono.

Giorno 13 – Tosantos

Quella di oggi è stata una giornata ricca e intensa, degna di nota, sicuramente fino ad ora una delle più dense del cammino. Vedrò di farne un resoconto accurato se pur frettoloso, spero di riuscire a coglierne ed imprimerne il succo.

Sveglia più che mai presto essendo “saltato” completamente il mio orologio durante la notte, non ho potuto avere un’idea di che ore fosse, l’orologio segnava le 8 ma erano almeno le 4. Quindi prima delle cinque mi ritrovavo, quantomai spaesato, in piedi. Colazione, faccende varie, raccogliere i panni stesi e ci siamo messi in cammino.

Arrivati in paese, di cui ignoro il nome, fortuitamente abbiamo rincontrato il buon Francesco, la simpatica Miss Airlines (il suo nome è lo stesso di Miss S. quindi per non far confusione in questi appunti è diventata Miss Airlines. Lavora sugli aerei…) e un’altra ragazza che attualmente è imbacuccata nel suo sacco a pelo affianco me anch’essa intenta a scrivere, di nome Ada. Concedetemi di spendere un paio di parole su di lei; che tenacia e forza d’animo, 19 anni e ha intrapreso il cammino da sola, dietro i suoi modi gentili ed educati e dietro la sua figura minuta e aggraziata si cela sicuramente una forza degna di un leone, anche nel viaggio ha camminato sempre davanti a noi denotando grande resistenza e forza fisica.

Spuntino in una sorta di elegante ristorante (trovato inaspettatamente nel bel mezzo del nulla) a base di bocadillos, cioè panini, con tonno e peperoni piccanti sott’olio, assolutamente ottimi.

Dopo qualche altra ora siamo finalmente giunti a destinazione, Belorado, dove chissà perché abbiamo deciso di proseguire per altri 5 km (per un totale di 30 km) fino al paesino successivo. Solo in seguito avremmo capito che era stata una decisione quanto mai azzeccata, inizialmente il progetto era di farne di più oggi (di km) per farne di meno domani. Decisione che ci ha condotto dove ci troviamo ora. Quest’evento è cosi importante che credo meriti più parole e più tempo di quello che ora ho, ma ci provo comunque:

C’è troppo che non riuscirò a dire su questo evento condensandolo in cosi poche parole, ma lo dimenticherò mai. Juan Manuel, il pellegrino della musica, è una di quella persone uniche che si incontrano poche volte nell’arco di una vita, almeno questa è l’idea che mi sono fatto a suo proposito in cosi poche ore di convitto.

Da quel che sono riuscito a capire egli era un meccanico, che qualche anno addietro, sulla via di Santiago, ha ricevuto ciò che viene chiamata “un’illuminazione divina” se cosi la si può definire. Una cosa è certa, nonostante io tenda ad essere scettico, nei suoi occhi e nel suo volto e nelle sue parole e nei suoi gesti c’era solo pace e autentica gioia di vivere. A parole non riesco a rendere la potenza di questo incontro, ma vi posso dire che eravamo in quattro (io, S, Francesco, Ada) e credo che per tutti e quattro questo incontro abbia cambiato la vita.

Juan Manuel è una persona fantastica, con quel raro dono di trasmettere pace solamente con la sua presenza. “Finalmente qualcuno veramente felice” ho pensato, e poi mi sono detto “d’ora in poi cercherò di seguire il suo esempio” persone cosi ispirano esistenze migliori.

Ci ha accolto con dei bicchieri d’acqua e dei salatini (già di per se cosa strana) e quando gli abbiamo chiesto se c’era posto nell’ostello ha detto che l’ostello non era il suo e di riposarci e di non pensare ad altro, ad ogni nostra domanda continuava a dirci di riposarci. In primo momento ho pensato fosse totalmente matto e ho diffidato di lui, ma poi ho capito che era solo felice, è cosi raro vedere la vera felicità che quando incontriamo persone pervase da essa tendiamo a credere siano matte.

Ha suonato il flauto per noi, e sembrava uno spiritello della foresta, un fauno, una creatura fantastica ed affascinate mentre danzava e vorticava con il suo flauto. Ha cucinato per noi (ottima paella) del cibo offerto da passanti e amici, abbiamo diviso il vino con gli altri commensali (una gran bella tavolata multietnica), ci ha parlato in più lingue diverse affinché tutti capissimo.

E’ inutile, questo incontro, tentando di descriverlo tendo solo a sminuirlo, meglio lasciar perdere. Comunque c’è stato pure chi ha pianto, credo che nell’insieme si possa definire un’esperienza mistica. Io, Miss S, Ada e Francesco possiamo ritenerci fortunati ad aver incontrato Juan.

Una casa umile ma impeccabile, e compagnia perfetta. Ho conosciuto un signore coreano sui 50 anni, Mr. Killing Time, davvero simpatico e pittoresco.

Ah, Juan aveva pure un cane, Gila, e rispecchiava pienamente il padrone.

Alba Castigliana!

L’alba in Castiglia

Giorno 14 – San Juan De Ortega

Quello di oggi è l’ostello e il paese (se cosi si possono definire due chiese, un ostello e un bar mal gestito) più sgradevole di tutto il cammino fino ad adesso. Per il resto Francesco si dimostra sempre più una gran brava persona. Vado di fretta, le luci si sono spente.

Giorno 15 – Burgos

Burgos città interessante, ma probabilmente non al livello di Pamplona, è talmente difficile fare paragoni restando solamente manciate di ore nelle città.

Io e Miss S. siamo nuovamente rimasti soli. In giornata abbiamo macinato più di 30 km, poi dormito in una sorta di appartamento in compagnia di un francese, un signore inglese sulla sessantina ed un altro inquilino ignoto, in quanto ho visto solo il suo zaino e mai la sua persona.

Giorno 16 – Hornillos del Camino

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Giorno 17 – Castrojeriz

(nessun appunto)

Giorno 18 – Boadilla del Camino

(nessun appunto)

Giorno 19 – Carrion de los Condes

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Giorno 20 – Calzadilla de la Cueza

Al momento ignoro che giorno sia, mi trovo qui steso nel mio sacco a pelo in una affollata stanza d’ostello da qualche parte dopo Carrion. Sono le 15 e 30 e mi trovo qua perché fuori ce un tempaccio e sopratutto perché nella mattina ho preso tanta acqua come mai nella mia vita. Francesco e Miss Airlines stoicamente hanno deciso di proseguire, forse li rincontreremo, ma poco importa non ci si può soffermare su poche persone in un viaggio cosi denso e straordinario.

Sono passati diversi giorni dall’ultima volta che ho preso appunti, troppi impegni, troppe mangiate con vino e luci spente troppo (ma in fin dei conti neanche troppo visto la nostra attuale vita) presto. Abbiamo soggiornato in splendidi ostelli simili ad oasi, e in conventi gestiti da suore (di statura incredibilmente bassa), preparato umili ma ottime cenette, giocato come bambini con i nostri compagni di viaggio conosciti in viaggio, fumato erba, camminato molto, visto tanto e conosciuto ancor di più, abbiamo vissuto pienamente. E ora ci troviamo qui, neanche a metà del viaggio, e nella mia testa si fa sempre più strada l’idea di continuare oltre Finisterre, continuare per sempre. C’è ancora tanto da vedere, tanto da imparare, e molte realtà e persone da conoscere, e quando farlo se non adesso? Quando ancora capiterà una occasione del genere? Non ho più un lavoro, famiglia unita e in salute, niente impegni ed un corpo giovane e forte. Vedrò strada facendo, a parte i soldi ho tutte le carte in regola per proseguire.

Piccoli appunti finali; ho avuto modo di approfondire l’amicizia con Tazio, molto simpatico, purtroppo un poco sfortunato in quanto si è procurato una particolarissima lesione (su cui è meglio sorvolare) che lo ha fatto sanguinare cosi copiosamente da colorare costantemente i suoi vestiti di rosso, il che lo ha trattenuto in albergo una tappa addietro, probabilmente per un paio di giorni, e credo sia stato anche stato in ospedale…

Miss S. invece migliora, seppur qualche crisi psicologica per il duro cammino ancora persiste, passo comunque ancora lento e svogliato.

Una curiosità che ho notato è che qui, in questo viaggio, non si incontrano più di tanti stolti (almeno cosi sembra) anzi tutte persone molto interessanti, probabilmente il tipo di viaggio stesso è un filtro, non tutti decidono di intraprendere questa esperienza, anzi fortunatamente molti la considerano una cosa stupida.

Altro piccolo appunto; qualche giorno fa (non ricordo esattamente quando) arrivati in un ostello, e dopo aver fatto una doccia ed esserci sistemati, abbiamo deciso di uscire a fare spesa per preparare la cena. Il paese era molto piccolo ma era presente una minuta bottega a gestione famigliare che faceva da bar\minimarket. Solo dopo aver comprato il necessario per farci una bel piatto di pasta ci siamo resi conto che nell’ostello non era presente una cucina. Come fare? Beh dovevamo pur mangiare? Quindi siamo tornati al minimarket e abbiamo esposto il problema alla signora, incredibilmente e davvero gentilmente ella ci ha messo a disposizione la bellissima cucina di casa sua (al piano di sopra c’erano dei tedeschi, boh, credo l’affittasse.). Davvero una bella serata.

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Giorno 21 – Bercianos del Camino

Quest’oggi tappa lunga, almeno 32 km, forse più. Niente di particolare da appuntare, forse Sahagun, città davvero poco bella, almeno questa è l’impressione che ne ho tratto fermandoci a mangiare li.

Al momento, fortunatamente, ci troviamo in un bell’ostello (con una capra in giardino) dico fortunatamente perché tutti gli altri ostelli del paese (due) erano pieni ma siamo riusciti a trovare rifugio nell’unico altro disponibile. Questa casa\ostello ha solo cinque posti letto, ed è davvero piacevole.

Oggi, come negli ultimi due o tre giorni, è un crescendo di pensieri. San Francesco d’Assisi. Poi i grandi spazia aperti, le vaste pianure coltivate, latifondi senza nome e senza anima viva, nessuna edificio per chilometri e chilometri, strade drittissime e deserte senza incontrare macchine o bici o viandanti per ore, cielo pesante di nubi sopra le nostre teste (e per fortuna, attraversare questo “deserto” col sole dev’essere un’impresa) ti portano a pensare parecchio, non ci sono distrazioni, solo cammino e pensieri.

Giorno 22 – Reliegos de las Matas

Elvis.*

*E’ l’unico appunto che presi quel giorno, mi ero ripromesso di parlarne, ma oramai è passato troppo tempo. Sappiate solo che Elvis è un pittoresco gestore di un bar a pochi chilometri da Leon, egli ci offri prosciutto e formaggio, e noi in cambio bevemmo birre. Cioè, almeno io, perché da quel che ricordo Miss. S odiava sia il formaggio che il prosciutto che la birra, credo abbia bevuto Gin Lemon…

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Il bar di Elvis fuori

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E il bar di Elvis dentro. Quella che guarda verso di noi è Miss S.

Giorno 23 – Leon

Questa sera ho poca voglia di darmi alle, seppur brevi, narrazioni. È la stanchezza probabilmente, quindi sintetizzo(erò).

Cammino quasi tutt’oggi sotto la pioggia incessante, un po più fiacchi del solito perché ieri abbiamo fatto baldoria da Elvis… Siamo giunti a Leon, bella città, davvero viva, quasi hai livelli di Pamplona. Visto la cattedrale, stupenda, perfetta ed immensa. Alloggiato in un buon ostello, 10€ a testa, camere private da quattro con bagno privato. Cena da Burger King (per alzare il morale delle truppe, cioè di Miss S, ma anche il mio) e shopping economico in un mega negozio cinese. Una routine quasi turistica con cui abbiamo speso le nostre poche ore libere, ci voleva proprio, e poi come non approfittare di una grande città, se ne vedono cosi poche lungo il cammino. Per ragioni che non sto a spiegare abbiamo fatto tappa in una farmacia e fortuna ha voluto che l’ostello (o forse è una residenza universitaria, non saprei?) c’è l’abbia indicato la gentilissima farmacista, una mappa davvero molto dettagliata quella che ci ha disegnato.

Lungo le montone ed interminabili strade accanto ai campi di grano, l’atmosfera creata dalle nubi cariche di pioggia e l’assoluta solitudine di quei luoghi mi aiutato a pensare. Ultimamente ho elaborato l’idea di intraprendere il Cammino Portoghese con bici di fortuna una volta arrivati a Finisterre, si vedrà. Poi persiste l’idea di scrivere libri per ragazzi e bambini, sarebbe un bellissimo modo di campare. Ma ora basta scrivere, sono stanco.

Giorno 24 – Villadangos del Paramo

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Giorno 25 – Astorga

Ancora densissime giornate, due tappe da circa 30 km l’una mi hanno portato qui da dove sto scrivendo ora, un lussuoso hotel 4 stelle in quel di Astorga.

In giornata abbiamo usufruito della spa, stupenda e rigenerante, poi la serata è continuata in un ottimo ristorante del centro, il tutto in compagnia di Francesco e Miss Airlines, che il caso e la fortuna ci hanno fatto rincontrare ancora una volta, precisamente ieri nell’ostello di Villadangos, in cui abbiamo avuto il piacere di imbastire una cena in compagnia del tedesco-macchina-da-guerra-Ian, di un pittore francese davvero interessante ed il Signor Barbone che meriterebbe sicuramente più parole di queste poche che sto spendendo per lui, ma verrà anche il tempo di scriverne, ah il Signor Barbone…

Ora sono troppo stanco per proseguire, oramai è mezzanotte, orario più che tardo per dei pellegrini quali noi. Spero che riuscirò a ricordare abbastanza di questo incredibile viaggio, quando trascriverò tutto al PC dovrei aggiungere ogni importante avvenimento, ma so che non lo farò.

E’ notte fonda, sono lavato e profumato, a stomaco pieno, una birretta e un goccio di whisky, un paio di tiri d’erba. Ora il sonno.

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Panorami di viaggio

Giorno 26 – Rabanal del Camino

Stanza fredda questa, d’altronde il tempo è peggiorato nuovamente e per giunta ci troviamo in montagna, ipotizzo sui 1000 mt. Quest’oggi tappa veramente semplice, come poteva non esserlo dopo un soggiorno in un lussuoso e rigenerante hotel, ci siamo divisi nuovamente da Francesco e Miss Airlines, per poi probabilmente rincontrarci domani a Ponferrada, città dalla quale mi aspetto molto.

Affinata e accresciuta amicizia con Ian (se questo è veramente il suo nome?).

Le ultime parole della giornata le spendo per affermare che, oramai, il cammino mi ha positivamente segnato, mi sento felice, quel fragile e sfuggevole stato d’animo che è la pace aleggia attorno a me, mi sento bene e anche se è presto per dirlo. Ma come forse ho già detto, ancora tanto ci sarebbe (e c’è!) da imparare, vedere, scoprire, gente da conoscere e altre realtà da indagare, viaggiare e vivere.

Ho fatto l’ennesimo sogno di spettri, che voglia dire qualcosa? Qualche giorno fa, o forse settimana, non saprei dire con esattezza, ho troppo poco tempo per scrivere (ma non per riflettere) ho fatto l’ennesimo sogno a sfondo funebre\paranormale, come al solito il poco tempo che mi resta prima del buoi imposto (spengono le luci) la stanchezza e la voglia mi obbligano a comprimere e stringere il resoconto all’estremo. Eccolo qui:

In principio ricordo che sognai la morte del mio amico Mr.P e la sua per me famosa frase “il corpo va lascito stanco nella tomba” poi mi sono svegliato, era piena notte, e come spesso succede in quello stato di incertezza che è il dormiveglia non sapevo se il sogno era fantasia o realtà, ma sono stato comunque lucido per pensare che l’avrei scoperto in mattina ed al momento non serviva a niente scervellarsi. Nuovamente sono caduto tra le braccia di Morfeo e ho sognato di essere sposato, o comunque convivente con Miss S, anzi di essere stato sposato perché ella nel sogno era morta. Io ovviamente ne ero tristissimo, ma, durante la notte, lei tornava sotto forma di fantasma e mi ammoniva sul futuro. Non ricordo cosa esattamente dicesse.*

*Rileggendo adesso questo appunto, cioè più di tre anni dopo, mi si gela il sangue. Esso premunisce con un’esattezza spaventosa un evento impossibile da prevedere che si sarebbe verificato anni dopo. Certo, il matrimonio, e le morti (di Miss S e Mr P) sono un allegoria, ma davvero credetemi quando vi dico che questo sogno non ha sbagliato di una virgola un evento assolutamente imprevedibile, specialmente per quel che riguarda Mr P. Una cosa inimmaginabile. Al risveglio non ricordavo quali erano gli ammonimenti lasciati del fantasma di Miss S sul futuro, ma ora lo so. In oltre questo sogno sembra essere il continuo di quell’altro che feci all’inizio del cammino, dove il fanatasma mi disse qualcosa tipo

l’inganno è nell’indole umana? Non c’è promessa, accordo o contratto che non abbia un intrinseco e a volte involontario inganno?”

Ebbene questo chiude il cerchio. Anni dopo gli eventi andarono esattamente come descritto da questi due sogni e pure i protagonisti furono gli stessi. Incredibile.

Giorno 27 – Ponferrada

(nessun appunto)

Giorno 28 – Cacabelos

Anche Ponferrada superata, oramai delle “grosse” rimane solamente Santiago. Quest’oggi tappa corta ma estremamente impegnativa, anche perché i 34 km in montagna di ieri si fanno sentire. Abbiamo nuovamente staccato Francesco e Miss Airlines, ho come l’impressione che Miss Airlines non la rivedremo più visto la sua decisione di fare tappe lunghe.

In giornata abbiamo avuto anche modo di visitare il castello di Ponferrada, carino ma niente di speciale. Ora ci troviamo in un bellissimo ed economico ostello con camera da due, nella stanza affianco riposano l’Ada e Hugò che abbiamo ritrovato qualche ora fa proprio qui.

Sono tremendamente stanco e come al solito il tempo libero è pochissimo, in questo cammino si ha sempre qualcosa da fare, il tempo è cosi poco che non ho neanche voglia di controllare le mappe per domani, poco importa.

Giorno 29 – Las Herrerias

Ieri evidentemente mi sono addormentato mentre scrivevo, lasciando incompiuto il tutto, oggi potrebbe succedere nuovamente… Sonnolenza a parte, quest’oggi mi trovo a Las Herrerias (se cosi si scrive?) in un ostello ancora più bello di quello di ieri, abbiamo cenato con dell’ottima zuppa di verdure ed insalata. Domani varcheremo la Galizia, ma già da un paio di giorni i paesaggi sono stupendi, forse i migliori visti fino ad ora.

Sto pensato che questo diario di viaggio è esteticamente pessimo, ma al momento non è cosa importante, e sempre a proposito di lettere, tra le cose che mi mancano di più di casa c’è sicuramente la lettura, i libri. Vabbè vado a dormire, buona notte.

Giorno 30 – Fonfria

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Giorno 31 – Sarria

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Giorno 32 – Portomarin

(nessun appunto)

Giorno 33 – Ponte Campana

Tappa affascinante, bei territori e bel ostello (davvero sperduto tra le colline galiziane) pochi pellegrini sui sentieri quest oggi. Tutto ottimo, a parte una terribile doccia fredda, che alla fine ho fatto per metà. Miss S stoicamente si è lavata completamente. Cena comunitaria in ostello, buon cibo.

E domani??

Mappe e credenziale

Giorno 34 – Ribadiso de Baixo

(nessun appunto)

Giorno 35 – Lavacolla

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Eravamo determinati ad arrivare al Monte do Gozo, il grandissimo ostello (400 posti letto secondo il foglio) appena prima di Santiago, ma le abbondatissime piogge c’è lo hanno impedito. Per trovarne scampo ci siamo fermati in un bar nei pressi dell’aeroporto di Santiago, poi stremati e bagnati fino al midollo abbiamo trovato rifugio in un albergo pochi chilometri prima di quella che sarebbe dovuta essere la nostra meta.

Giorno 36 – Santiago de Compostela

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Giorno 37 – Santiago de Compostela

Oramai molti giorni e molte notti si sono susseguite, tutte incredibili e uniche. Ho avuto poco tempo per scrivere e descrivere, ma non è essenziale. Negli ultimi giorni poi, parte di quel poco di tempo libero mi è stato portato via da un libro trovato in un ostello, “Achille piè veloce” di Benni. Mi mancava la lettura.

Neanche io so in quale ordine si sono susseguite; città, cammini brevi, cammini lunghi, amici, addii, incontri, cibo buono, cibo cattivo, cibo economico e cibo costoso. Ma anche ostelli fantastici ed ostelli (pochi) brutti, alberi, boschi, fonti e foreste, pioggia e sole, vino, gioie e fatiche, divertimento e sconforto. Siamo addirittura stati in un hotel di lusso, e poi stazioni ed aeroporti. Quante cose che ho visto.

Ora sono, anzi siamo, a Santiago de Compostela. E’ già il secondo giorno che ci troviamo qui, ci godiamo la meta. Nel frattempo piove e secondo meteo ed opinione comune continuerà a piovere per tutta la settimana. I soldi sono finiti, niente Portogallo, ma chissà dove ci porterà il destino.

Per onore di cronaca aggiungo che in giornata siamo riusciti a prenotare da un internet point i biglietti aerei Santiago-Milano per il 23, dopo essere stati a vuoto all’aeroporto. Ma in fin dei conti mai niente è veramente a vuoto, tutto vale in viaggio.

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L’alba in Galizia

Giorno 38 – Negreira

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Giorno 39 – Olveiroa

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Giorno 40 – Cee

Cee, ci troviamo a Cee. “Che razza di nome è mai questo per un paese?!” ho pensato più volte nell’arco della giornata.

Oggi tappa durissima, 20 km totalmente immersi in una tempesta, acqua e vento in proporzioni titaniche e sopratutto almeno 15 km senza traccia umana se si esclude una piccola chiesa (Virgen de la Neves) dove abbiamo trovato riparo all’esterno in quanto ogni porta era ben serrata, per quasi due ore. Quando pensavamo oramai che l’avventura giungesse al termine ed il gioco fosse fatto ecco che una dura prova ci sorprende, bene!

Un appunto da tenere bene a mente: siamo totalmente ed incredibilmente disarmati e male attrezzati per la pioggia. In viaggi futuri occhio di riguardo alla scelta dell’equipaggiamento.

Domani Finisterra, il 23 notte in Italia. Guardandomi indietro, poco più di un mese mi ha cresciuto. Quello che vedo alle mie spalle, quello del 9 Settembre, è un Enrico ristretto. Un solo mese mi ha fortificato dentro e fuori, o almeno così mi è parso. Il futuro che mi attende d’altro canto è tosto, dure prove di vita mi attendono, come sempre, come a tutti. Punto primo devo trovare lavoro per la preziosa pecunia, poi il resto si vedrà.

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Una mucca o forse un toro, non ricordo dove.

Giorno 41 – Finisterra

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Giorno 42 – Finisterra

Ancora Finisterra, o Fisterra come la chiamano qui. È quasi strano fermarsi due giorni nello stesso posto dopo tante settimane passate saltando di luogo in luogo, di paese in paese. Ma ancora regge il primato del letto diverso ogni sera, con questo di oggi siamo a 42 giacigli differenti.

Al momento ci troviamo in un bell’ostello e in giornata abbiamo raggiunto il punto più ad occidente possibile, li dove finisce il mondo, dove oltre non è più possibile proseguire. Bel posto, anche se non sono certo che geograficamente sia il punto più ad ovest possibile, guardando le mappe forse c’è un promontorio a nord, oppure qualcosa in terre portoghesi.

Abbiamo gettato un anello, che ci portavamo dietro dall’inizio, nell’oceano. Faceva molto Signore degli Anelli e Monte Fato, è stato bello.

Poi incredibilmente e per la centesima volta abbiamo rincontrato Marco, sembra che il destino per qualche ignoto motivo c’è lo metta alle calcagna. L’ho interpretata come una lezione di pazienza, bontà ed accettazione in quanto non mi è mai stato particolarmente simpatico. L’ho sempre visto come un satanasso vestito da santo, ma sicuramente mi sto ingannando.

Domani Muxia, i soldi scarseggiano, ma per adesso la sopravvivenza (cibo e ostelli) è garantita. La data di ritorno si avvicina, faccio e farò tesoro di esperienze ed insegnamenti da questo incredibile viaggio.

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Finalmente l’oceano Atlantico, in lontananza Finisterre.

Giorno 43 – Muxia

Ennesima (terza) tempesta perfetta, 30 km sotto pioggia e vento indomabili per giungere a Muxia. Attualmente siamo in ostello, ma le intemperie ci proibiscono di fare acquisti, forse questa sera non si mangia. Domani in teoria Santiago. Ultreia!

Giorno 44 (mattina) – Muxia

Ore e ore in un bar del porto di Muxia; stile marinaro, atmosfera ottima e un paio di birre. Il tutto in attesa dell’autobus che ci porterà nuovamente a Santiago.

Mi sono innamorato delle due bariste…

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Il faro di Muxia

Giorno 44 (sera) – Santiago

Santiago, siamo ancora una volta qui, è il terzo giorno ma non consecutivo. La fortuna ci ha assistito anche questa volta, abbiamo trovato un bellissimo ostello vicino alla fermata del bus. Tale ostello possiede una attrezzatissima cucina, ovvero tutto ciò di cui avevamo bisogno.

La carica cresce costantemente e la molla è pronta per il grande ritorno a casa, si mi spiace di non poter continuare oltre, ma d’altro canto 45 giorni di viaggio sono uno splendore più che sufficiente. Ed il rientro si prospetta splendido.

Altra grande fortuna è il fatto che pur non facendo niente, pur sbattendomene, oggi ho trovato il lavoro. O meglio, il lavoro ha trovato me, tramite una piacevolissima telefonata del direttore della multisala… Bene!

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La cattedrale di Santiago

Giorno 45 – Milano

Giunti all’aeroporto di Santiago con parecchie ore di anticipo, abbiamo rincontrato Marco, un vero segno del destino, anche lui sul nostro stesso aereo. Era con noi la prima notte, è stato con noi l’ultima.

Fino all’ultimo abbiamo creduto che l’aereo sarebbe atterrato a Milano, invece è atterrato a Bergamo, che non si può definire neanche un aeroporto. Con gli ultimi soldi rimasti abbiamo preso un pullman per Milano, dove vi siamo giunti a notte fonda. Trovare una stanza di hotel praticamente senza soldi è stata un’impresa, ma c’è l abbiamo fatta. In mattinata vedrò di chiamare la banca e farmi mandare un centone a credito (speriamo bene) così da poter prendere un treno per tornare a casa.

Che viaggio, che incredibile viaggio.

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Beh questo sono io che mi atteggio a grande eroe conquistatore di terre lontane

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ENRICO ALEXANDER

2017

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Di quella volta che… Interrail!

Diari di Viaggio
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Faccia stanca e Mare del Nord

Altro diario di viaggio. Era il 2012 ed insieme alla ragazza dell’epoca decidemmo di intraprendere il tanto citato Interrail! Quelle che seguono sono le foto e gli appunti che presi durante e subito dopo il viaggio e questo è l’itinerario che in soli 10 giorni seguimmo:

Rimini – Milano
Milano – Ginevra
Ginevra – Parigi
Parigi – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Hook of Holland
Hook of Holland – Rotterdam
Rotterdam – Amsterdam
Amsterdam – Koln
Koln – Zurigo
Zurigo – Milano
Milano – Rimini

Ma effettivamente ci fermammo solo a Parigi, Londra ed Amsterdam.

 Abbiate pietà di me, avevo 22 anni e attraversavo il tipico periodo “giovane-eurosballato-farcito-di-postmodernismo-e-letteratura-americana-contemporanea” ci passano in molti. Che vergogna. Chi credevo di essere? Il nuovo Bret Ellis? E che stile di scrittura ridicolo… Fortuna che poi si cresce.

Prendete quello che segue con molta ironia. E’ del Gonzo Journalism fondamentalmente.

Buona lettura e buon viaggio!

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Sul traghetto per l’Olanda

Vi ha mai fluttuato in testa la bislacca idea di attraversare l’Europa in treno? Vi siete un mai chiesti cos’è un Interrail? Ecco, quello che segue fa al caso vostro, quello che segue è il resoconto di un Interrail, il mio. Dieci giorni tra Parigi, Londra e Amsterdam, poche ore di sonno e molto lavoro per fegato e quant’altro.

In queste righe troverete tutto ciò che vale la pena sapere sul cavalcare treni elettrici e sulla sostanziale decenza della cultura europea.

Mi raccomando, se avete già deciso di partire non dimenticate di prendere con vuoi un compagno di viaggio, possibilmente del sesso opposto al vostro. Nel mio caso ho volontariamente omesso quasi ogni riferimento alla mia splendida compagna di viaggio, non per mania di protagonismo, ma per praticità, se avessi parlato di lei sarei finto per trasformare questo resoconto in un monologo, quindi ho deciso di tralasciare da questi appunti la mia bella donzella.

Giusto per essere esaustivi, l’Interrail è un biglietto ferroviario con validità a-cazzo-duro, ovvero vi dà la possibilità di salire su ogni treno che vediate. Un altra nota importate è il danaro, immagino esista anche un modo economico di viaggiare, ma di certo non è il modo che seguimmo noi. Spendemmo cifre esorbitanti.

Punto ultimo, indipendentemente da ciò che ho scritto vi posso assicurare che fu un viaggio fantastico, che rifarei all’istante.

“Pesce, ti voglio bene e ti rispetto molto, ma ti avrò ammazzato prima che finisca questa giornata”

Una frase di Hemingway, tirata fuori da chissà quale assurdo contesto, letta in stato pietoso in quella giostra alcolica che è il venerdì notte, non ricordo e non m’importa. E non vedo come questo possa centrare qualcosa con Hunter Thompson, che sto leggendo e che a sua volta non c’entra niente con l’Interrail. I suoi viaggi, erano “un grossolano tributo fisico alle fantastiche possibilità di vita in questo paese” i mie no, nessun sogno americano, nessuna paura e nessun disgusto, niente fantastiche possibilità. Solo un sano ed onesto viaggio culturale, selvaggio e perverso in pieno stile europeo. Un vantaggio, questo si, essere nato nella vecchia Europa. A volte è un vero e proprio calcio in culo della sorte.

Ma citare personaggi bizzarri, vaneggiare ed evitate accuratamente un qualsiasi senso logico è solo il modo migliore per iniziare a raccontare questo viaggio, un racconto che si scrive da solo, nient’altro che una cavalcata priva di senso, illogica ed irragionevole, senza nessuna possibilità di comprensione, praticamente perfetta e senza dubbio inoppugnabile. Ora, tenendo sempre bene a mente che con un inizio vago niente è perfetto quanto un finale stupido e privo di senso, inizia l’avventura.

C’era poca gente quella sera al pub, nottata calma, niente domande e niente risposte. Niente stupide scimmie. Solo un paio di birre, due grossi zaini che ancora non sembravano pesare quanto dei dannati ippopotami, contanti, una Master Card magica quanto un folletto, sigarette ed il nostro temporaneo autista che ci avrebbe accompagnato alla stazione di Rimini.

All’una di notte eravamo li, il nostro treno non sarebbe partito prima delle 3:30. Che orari pessimi per prender treni.

Le partenze sono tutte uguali, solite attese, soliti esseri ignobili che solitamente abitano le solite stazioni e treni infiniti che scorrono lentamente in una leggerissima curva.

Nel nostro caso era presente pure una specie di vecchia, anche se vecchia non era, malefica e a mio avviso maledetta, se ne andava in giro per la stazione urlando al telefono “Morte! Ultimatum! Morte!” e diavolerie simili in una lingua a me non del tutto chiara.

Come descrivere quella leggera ma persistente sensazione di ribrezzo, pericolo e disgusto che mi correva lungo la schiena in sua presenza? Non saprei. Ci allontanammo rapidamente e la mia bella compagna di viaggio disse qualcosa del tipo –peccato che non ci sia più la persecuzione alle streghe– entrammo in un bar e pagammo una bottiglietta d’acqua un infinità, e poi, non so quanto dopo, finalmente arrivò il nostro putrido e scomodo treno delle 3:24.

Viaggio lungo, rumoroso e sobbalzante. Circondati da un infinità di biechi individui, un alba nebbiosa ci accolse a Milano.

Dopo l’attesa snervante a Rimini, il viaggio scomodo, ed il fatto che ancora non eravamo partiti ma era già più di un giorno che non dormivamo, finalmente la banderuola della fortuna o un capriccio di quella sgangherata bilancia che è il karma mi fece un piccolissimo regalo; la barista bellissima e antipatica che ci servì la colazione. Probabilmente non era antipatica ma solo indaffarata, alle 8 di lunedì mattina in stazione centrale a Milano i caffè di certo non si servono da soli, comunque era davvero affascinante. Grembiule nero, capelli raccolti, seno prosperoso e sguardo malizioso che lasciava intendere quale genere di indecenze spudorate, oscene ed immorali consumasse nella sua riservatezza… Ma in verità non era niente di più che una normalissima barista impegnata nel suo lavoro.

Facemmo scorta di sigarette e poi pagammo un euro a testa per andare al bagno, si era splendente come uno zaffiro, ma un euro per pisciare non è poi poco, fosse stato per me l’avrei fatta in un bidone…

Mentre ritornavamo ai binari per aspettare il nostro treno, ci passo davanti una barbona senza barba ma con dread naturali di immondizia, era coperta da solo una vestaglia che un tempo era stata azzurra ed emanava l’odore più terribile che abbia mai sentito, prima mi venne in mente la strega alla stazione di Rimini, poi pensai che in una società civile quale la nostra qualcuno dovrebbe aiutare gente in quelle condizioni, ma a giudicare dall’olezzo nessuno lo faceva. Finalmente arrivò il nostro treno per Ginevra, e dio del cielo era splendido, comodo e veloce! Viaggio tranquillo, niente da aggiungere.

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Londra

Svizzera, non credete a quello che dicono, la Svizzera è una merda. E ve lo dice uno che c’è passato di sfuggita in treno una volta e si è fermato per un paio di ore nelle nella stazione di Ginevra, che poi sarebbe Genevè, praticamente un esperto.

Svizzera terra neutrale di orologi a cucù e cioccolata, i presupposti sono ottimi per mandarla a-fare-in-culo e abbandonarla il prima possibile.

Solo una vittima della vita andrebbe in vacanza in svizzera. Già ce lo vedo, un tipino tutto ossa che lavora alle poste con una frigida moglie grassa ma non troppo, niente figli, e finalmente dopo un lungo anno di lavoro, dove il nostro eroe è stato sodomizzato ed umiliato giorno dopo giorno dal suo capo Mr.Spendor, le vacanze! Si, in Svizzera, dove con un po’ di fortuna verranno nuovamente sbeffeggiati e penetrati analmente da ogni negoziante, ristoratore, barista o cittadino comune del paese. Spenderanno cifre esorbitanti per sciocchezze inutili per poi tornarsene a casa, sicuramente in un piccolo appartamento all’ultimo piano di qualche grosso condomino, dove condivideranno la terrazza con grosse antenne delle telecomunicazioni che prima o poi li spediranno nella fossa per qualche relazione non ancora scientificamente chiara tra le dannate antenne e dei terribili tumori.

Una vacanza in svizzera, una vacanza da coglioni, mi pare di averlo già detto, no?

Anche noi ci prendemmo la nostra dose di vasellina nel di-dietro, ma abbandonammo quel maledetto stato neutrale in tempo. Era circa mezzogiorno e  la fame non mancava. Prendemmo una pizza, e dannata moneta, dannati franchi, non so ancora oggi quando spendemmo, probabilmente molto. Cinquanta franchi quanti sono?

Rovistando tra la montagna di scartoffie, dépliant e scontrini che ho previdentemente accumulato durante tutto il viaggio per poi cercare di ricostruirlo e tentare di descriverlo con un minino di serietà (cosa alquanto difficile) ecco cosa cita lo scontrino:

Hotel Le Montbrillant
Rou Montbrillant 2
1201 Geneve
Justficatif Client
Vente MasterCard
10.09.2012 13:33:35
Total EFT CHF: 50.20
SIX Payment Services

Pagai col bancomat e andammo via.

Avevamo viaggiato veloce, eravamo ancora al primo giorno ed avevamo già fatto discreti km, ma ancora non avevamo raggiunto la nostra bramata, temporanea e accogliente casa a Parigi.

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In treno, probabilmente in Svizzera

Ed ora il diretto Genevè-Parigi delle 14 e 30 partiva placido e silenzioso, buongiorno Francia.

Probabilmente se fossi arrivato in Francia con intenzioni li bellicose avrei avuto buone probabilità di conquistarla, è risaputo i francesi sono arrendevoli, e nessuna cazzo di bomba atomica avrebbe cambiato le cose. E’ palese, la Francia ha la bomba atomica per le stesse ragioni per cui un uomo con il pene piccolo ha una automobile costosa.

Eravamo in quella condizione comunemente chiamata “dritto” ovvero stato di veglia per più di 24 ore consecutive, senza averne la certezza, ma sospettandolo, sapevo che mi aspettavano lunghi giorni ed ancora più lunghe notti senza riposo, il sonno non era contemplato in un viaggio del genere, anzi non era proprio previsto. Il mio cervello era impostato sui giusti canoni, l’idea era di sfibrarsi e demolirsi nelle città e riposarsi durante i viaggi. Avrebbe funzionato? Era ovvio, no. Comunque riposai un oretta.

E poi, finalmente quella grande e bella prostituta d’altro borgo che è Parigi! Morale alle stelle, presto sarebbe arrivato del buon cibo nei nostri stomaci (non come l’obbrobriosa pizza svizzera) e un qualche bel posto dove sederci e apprezzare la vita tranquillamente.

Girammo come due pazzi per almeno un ora prima trovare l’hotel, devo dire che la metrò di Parigi è alquanto carente e mappe ed indicazioni non sono proprio il massimo. Ma alla fine lo trovammo.

Era un piccolissimo hotel in un affascinante quartiere. Entrammo nella hall, se cosi si può definire, era piccolissima e tappezzata di strani arnesi riconducibili alla marineria. Perché poi? A Parigi non c’è neanche il mare. Un’altra innegabile prova della depravazione francese…

Il tizio alla reception assomigliava incredibilmente ad Ahmadinejad. In ogni modo riuscimmo a farci dare una stanza, sistemammo gli zaini e passammo quello che rimaneva del giorno a fare l’amore.

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Materiale (trash-tattico) da viaggio

Poi uscimmo nella notte parigina in cerca di cibo, vino e divertimento. Per nostra fortuna alloggiavamo in un quartiere riccamente costellato da cafè, pub e locali notturni in generale. E dopo una più che rapida occhiata trovammo il nostro posto, il più adatto alle nostre esigente, forse addirittura il migliore locale della zona. Ecco lo scontrino:

Cafè Du Centre
57 Rou Montorgueil 75002 Paris
Tel:01.42.33.20.40
TABLE 31
1 Planche Cremiere 16.00 €
1 Cheesburger 14.50 €
1 28cl Bordeaux 9.10 €
1 J&B 8.00 €
TOTAL 47.70 €
Merci De Votrie Visite
Thank You
Votre Servitour: Ludovic

In verità qualsiasi posto sarebbe andato bene, dopo il viaggio eravamo stanchi e bramosi di divertirci, all’incirca come sarebbe stato per tutti i giorni seguenti, ed era perfetto.

Entrammo, mangiammo, bevemmo e scherzammo con un cameriere incredibilmente professionale. Poi forse piovve o forse no, non ricordo ed è possibile che sia successo in un altro tempo e in altro luogo del nostro viaggio. Alla fine pagammo e lasciammo una lauta mancia a Ludovic, il cameriere. Per qualche strano motivo iniziammo a spendere come se fossimo schifosamente ricchi, cosa assolutamente non vera.

Uscimmo e andammo alla ricerca di altri locali.

Rivedo in prima persona abbastanza chiaramente le vie di Parigi di notte, i bianchi e massicci palazzi, le piccole rotonde con bronzi equini rampanti con tanto di condottiero, la pioggia. Veramente stupendo, sembrava ci fossimo sono noi, silenzio, deserto, solo noi due e i marmi levigati neoclassici.

Ovviamente ciò era impossibile, Parigi conta 2 milioni di abitanti, ma un po per l’alcol un po per la pioggia (se veramente c’è stata?) che obbligava la gente a starsene all’interno dei locali  fu così!

Alla fine ce ne tornammo in albergo, facemmo l’amore e poi dormimmo.

L’indomani notammo una cosa che l’oscurità e la stanchezza del giorno precedente non ci aveva fatto notare, l’intero corridoio dell’hotel mancava di soffitto, solo cemento grezzo, fili elettrici e tubi e vista. Poco male, che importava.

Uscimmo e potemmo apprezzare la vitalità del quartiere dove ci trovavamo; bar pieni, barboni elemosinanti e gente con baguette (che assurdità, i francesi vanno veramente in giro con baguette sotto braccio?!). Facemmo colazione con il peggior cappuccino del mondo, servito in un bicchiere da cocktail con fondi di caffè per guarnizione ed una ottima brioche, tutto troppo costoso:

Pur Endrot
58 Rue Montorgueil
75002 Paris
Tel:01.42.36.36.43
Table 17
2 cappuccino 10.00 €
3 divers solide 3.00 €
TOTAL 13.00 €
mercredi 12.09.2012 – 10:11:01

E da li fino sera fu un susseguirsi di luoghi con un qualche interesse artistico, culturale e turistico. Ricostruendo dagli scontrini posso citare:

Notre Dame Tours
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Molta molta gente, molta fila. Ma ne è valsa la pena, Notre Dame è una bellissima cattedrale, ed dal l’alto si gode di una ottima vista su Parigi ed i suoi forse famosi comignoli. E poi come si può leggere nel biglietto era gratuito, come quasi tutte gli altri luoghi turistici per noi giovani cazzoni europei.

Pantheon
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Veramente bello, immenso e maestoso, a parer mio il più bel luogo che visitammo a Parigi. Visitammo anche la tomba, secondo me radioattiva, di Mariè Curiè al suo interno.

Sainte Chapelle
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Saint Chapelle, se non fosse stato per la pioggia che prendemmo mentre eravamo in fila e per l’interessante mendicante che vidi al suo esterno sarebbe stata una delusione totale, niente di più che un chiesa con una vetrata colorata. Moto meglio la cattedrale di Saint Esustace (se quello era il suo nome, non ricordo) che visitammo per caso, ce la trovammo davanti mentre cercavamo Notre Dame, bella alta e tetra, pochi turisti ed una sorta di piccola messa al suo interno.

Ed infine la Tour Eiffel, facemmo la prima parte a piedi, in quanto priva di fila, i ciccioni panzoni volevano tutti quanti usare l’ascensore a giudicare dalla calca.

Altri scontrini citano un “Mc Donald’s Paris Magenta” alle 13:51 dove a grandi linee spendemmo 19.35€ in schifezze, e un “Monop Gare de l’est” ovvero un supermercato dove alle 20:38:38 acquistammo alla modica cifra di 6.50€ una Heineken da 66, dei Cookies Toutchoco e un Cadum deo bil hypo. Strana spesa.

Tutto quanto il nostro soggiorno a Parigi mi risulta nebuloso ed incerto. Ricordo distrattamente i musei e le chiese, ricordo la Tour Eiffel, fatta fino dove possibile a piedi per evitare la lunga fila popolata da sub-turisti panzoni con macchina fotografica al collo e K-Way, ricordo la magnificenza del Pantheon ed un innumerevole quantità di colonne, archi gotici e merletti. Fummo pure fermati da una troupe di tv francese che per qualche motivo voleva intervistarci, gli dissi qualcosa tipo Je ne parle française ce ne andammo.

Restammo a Parigi per 4 giorni, sarebbero dovuti essere solo 3, ma giunto il momento di andare a Londra ci recammo troppo tardi in stazione per prendere il famoso Eurostar Parigi-Londra, esatto quello che sfreccia sotto la manica a 300km\h, e ci comunicarono che non c’erano più posti disponibili. Dopo una attena analisi dei fatti decidemmo di soggiornare un altro giorno a Parigi attendendo il prossimo treno il giorno seguente, prendemmo una stanza (Hotel Jarry) in quello che credo sia stato il quartiere più povero e malfamato della città e si rivelò essere un posto davvero affascinante.

Ci accaddero fatti molto interessanti nelle ultime 24 ore parigine, ma non ho la benché minima voglia di riportarli.

Considerazioni su Parigi? E’ una città di ubriachi, se non sei sbronzo come un cane non ti vogliono. E’ tutto il tutto abbastanza costoso. E nei quartieri più modaioli sub-human ridotti quasi a zero, pure i barboni hanno un certo stile. Durante un viaggio on the road attraverso il vecchio continente, culla della civiltà Europa, sfibrarsi, sfarsi e farsi detonare è indubbiamente un obbligo morale. Ma non prendete troppo seriamente quello che dico.

Londra. Arrivati a Londra le cose rapidamente si fecero più hardcore, in effetti non scrissi più niente. Ci furono, serate moleste, prenotazioni web che non funzionarono, lunghi viaggi fino le coste inglesi, whisky, musei, ostelli, treni, tram, traghetti, sbronze in mezzo al mare, e poi l’Olanda. Rotterdam, Amsterdam, bistecche di manzo, coffee shop, Zoo, team automobilisticI, zoccoli di legno, ice cream e poi ancora treni, albe gelide, Stazioni tedesche, Alpi, febbre, disgusto. E tanto altro.

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Londra, Serena e il dj del locale

L’unico appunto (davvero stupido) che presi in quei giorni fu questo:

Ore 10:35, probabilmente è sabato. Stavo riflettendo sul fatto che un viaggio del genere ti sconquassa dentro, bombardato culturalmente e distrutto fisicamente. Tre capitali europee in 10 giorni, migliaia di anni di storia, milioni di persone, lingue diverse, cibi diversi…

Cosa fare quando la mente funziona in modo strano ed improbabile, strani pensieri che chiaramente non comprendo pienamente. Ma scrivere svuota, libera almeno in parte l’intoppo celebrale. Grande casino, poche parole, molto tempo. Il tempo salva sempre i cervelli sotto vivida paranoia. 

E questo fu tutto. E fu divertente. Il viaggio si concluse a notte fonda del decimo giorno con la Serena febbricitante che vomitava dal finestrino dell’automobile di suo fratello a pochissimi km da casa. Il giusto finale direi.

hreyrewywe

Amsterdam, ovviamente.

ENRICO ALEXANDER

2016