CIBERNETICA

Shortcore

creation

Visto che il transumanesimo ci fotterà e che siamo inesorabilmente destinati all’estinzione, fatevi trovare pronti.

Ecco qui un disco e un libro che ho trovato incredibilmente moderni.

Spero li apprezzerete quanto me.

Il disco è “ELECTROSPECTIVE” una raccolta di vari artisti piu o meno elettronici pubblicato da EMI nel 2012. Ecco il link Spotyfi:

E il libro è “LA POESIA CONTEMPORANEA 1945/1972” del 1973 di Bruno Basile pubblicato da Sansoni. Dentro ci troverete cose abbastanza malate. Ecco la foto della mia copia che ho acquistato ad una fiera d’antiquariato e cianfrusaglie varie:

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ENRICO ALEXANDER

ATOMIC SPACE AGE

Manuale del Pulp

Il fatto è che corriamo verso gli anni 20 e non vedo avverata nessuna delle promesse fantascientifiche del secolo scorso, penso che il futuro sia morto. 


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ARTWORK BY SYD MEAD

Questo qui sotto è un estratto del capitolo 8 di Invisible Monsters di Chuck Palahniuk. Estrapolato dal contesto è un pò contorto, ma esprime pienamente il concetto. Leggetelo. Più sotto ancora c’è il mio pensiero.

«Vi devo mostrare dove è finito il futuro» dice Seth. «Voglio che noi siamo quelli che scelgono il viaggio».
Secondo Seth il futuro è finito nel 1962 alla Fiera Mondiale di Seattle. Ecco tutto ciò che avremmo dovuto ereditare: l’uomo sulla luna entro il decennio -l’asbesto è il nostro amico miracoloso- il mondo dell’era spaziale messo in moto dal nucleare e alimentato da combustibili fossili, dove si sarebbe potuto salire a visitare il palazzo volante dei Jetsons per poi prendere la monorotaia verso il centro per un divertente cappellino portapillole al Bon Marché.
Tutta questa speranza e scienza e ricerca e glamour in rovina:
Lo Space Needle.
Il Science Center con le sue cupole di pizzo e i globi di luci penzolanti.
La Monorotaia che corre veloce ricoperta di liscio alluminio.
Ecco come le nostre vite sarebbero dovute diventare.

…Vai lì. Fai il viaggio, dice Seth. Ti spezzerà il cuore, perché i Jetsons con la loro robot domestica, Rosie, e i loro dischi volanti e i loro letti tostapane che ti sputano fuori la mattina, è come se i Jetsons abbiano subaffittato lo Space Needle ai Flinstone.

….E oggi le persone che vengono qui indossando i sandali di cuoio che si sono fabbricati da loro. Chiamano i propri figli Zilpah e Zabulon dal Vecchio Testamento. Le lenticchie sono importantissime.»

La gente che va allo Space Needle adesso hanno tutti delle lenticchie a mollo a casa, e tutti stanno camminando tra le rovine del futuro proprio come i barbari quando hanno trovato le rovine greche e si sono detti che doveva essere stato Dio a costruirle.»

…Vai al triste momento in cui compriamo i nostri biglietti ed entriamo nel grande ascensore di vetro che scivola verso l’alto nel mezzo dello Space Needle. Siamo in questa gabbia da discoteca in vetro e ottone verso le stelle. Andando su, voglio sentire musica Telestar ipoallergenica, non toccata da mani umane. Qualunque cosa sia generata da computer e suonata su un sintetizzatore Moog. Voglio ballare il frug a un party danzante su un volo della TWA diretto sulla luna, dove ragazzi e ragazze fichi fanno il purè di patata a gravità zero e mangiano deliziose pillole snack. Voglio tutto questo.
Lo dico a Brandy Alexander, e lei va subito alle finestre in ottone e vetro e si mette a fare il frug intanto che saliamo, e per la forza di gravità è come ballare il frug su Marte pesando quattrocento chili. La parte triste è il tizio in divisa misto poliestere che fa andare l’ascensore, al quale sfugge completamente il significato del futuro.

…Vai al punto di osservazione in cima allo Space Needle, dove non puoi vedere le gambe d’acciaio e così sembra che stai sorvolando Seattle su un disco volante con un sacco di souvenir da vendere. Comunque, la maggior parte non sono souvenir del futuro. Sono magliette con le scritte ecologiche e batik e roba stinta di cotone naturale cento per cento che non puoi lavare insieme a nient altro perché scoloriscono sempre. Nastri registrati di balene che cantano mentre fanno sesso. Altre cose che odio.

Brandy se ne va in cerca di relitti e manufatti provenienti dal futuro. Acrilico. Plexiglas. Alluminio. Polistirolo. Radio. Seth si dirige verso la ringhiera, si sporge oltre le reti antisuicidio e sputa. Lo sputo cade indietro giù nel ventunesimo secolo.

…Nel futuro, nel vento, nell’oscurità del ponte di osservazione in cima allo Space Needle, Brandy Alexander, regina suprema di marca quale è, Brandy arriva da Seth e me con souvenir del futuro. Queste sono cartoline. Brandy ci da un mazzo di cartoline ciascuno, talmente sbiadite con le orecchie, e sfogliate e ignorate, che per anni sono sopravvissute in fondo a uno scaffale girevole. Ecco le foto del futuro con cieli puliti, schiariti dal sole dietro uno Space Needle all’alba. Ecco la monorotaia piena di ragazze sorridenti con degli abiti di lana d’angora rosa alla Jackie ‘O e tre enormi bottoni rivestiti di stoffa sul davanti. Bambini con magliette a strisce e capelli biondi a spazzola stile astronauta che corrono per tutto il Science Center dove tutte le fontane funzionano ancora. «Raccontate al mondo cosa vi spaventa di più» dice Brandy. Ci da una matita per sopracciglia Aubergine Dreams ciascuno e dice: «Salvate il mondo con qualche consiglio dal futuro».

(Chuck Palahniuk, Invisible Monsters, Mondadori 2003, ISBN 88-04-52136-8)

Palahniuk, come sempre, colpisce nel centro. Che fine ha fatto quel futuro splendente e glorioso dove le macchine sono al nostro servizio e i cieli cristallini sono solcati da mezzi volanti? Navi cargo grosse come stadi partono ogni giorno da spazioporti in direzione di colonie lunari, villaggi turistici orbitanti accolgono pensionati in vacanza, le cose sono fatte di alluminio anodizzato e i nostri abiti sono kimono in tessuti eterni che non si consumano. I colori predominanti sono ovunque sfumature di blu elettrico, azzurro, verde, grigio metallico RGB 192-192-192, satinato e cromato.

Vedo limpidamente quel futuro che ci siam persi, dove tutto è mosso da energia nucleare eterna e pulita, niente traffico, niente smog, niente immondizia e niente mignoli che la mattina sbattono negli spigoli dei mobili. Una visione quasi da Terzo Reich, società pulita e splendente. Niente pioggia nei weekend, niente code alla poste, niente social. Al largo delle lune di Giove droidi estraggono terre rare, su Marte si lavora per la terraformazione e squadre di donne e uomini esplorano lo spazio interstellare con mezzi a curvatura. Robot assoggetati fanno lavori di fatica, noi umani lavoriamo 4 ore al giorno e facciamo sport. Il sesso non è più un tabù e lo si fa promiscuamente e di continuo anche solo per passare il tempo.

E invece…. Invece le cose non sono andate come ci aspettavamo.

È esistita un’epoca dove il genere umano (beh, il nord del mondo) conscio di un’accelerazione tecnologica incredibile era totalmente proiettato verso il futuro, e niente avrebbe potuto fermare quella veloce corsa a quattro zampe con la lingua fuori verso la modernità. Razzi Saturn V alti centodieci metri portavano uomini sulla luna, aerei di linea supersonici facevano New York – Londra in meno di tre ore a velocità di crociera oltre il Mach 2. Niente plastica, oggetti duraturi, niente usa e getta. Televisori, giradischi, telefoni, automobili, edifici erano tutti quanti figli di design ellittici, curvati e puliti, come se tutto fosse stato costruito da una civiltà superiore con una tecnologia arretrata. Quaranta o cinquanta anni fa vivevamo l’Atomic Space Age.

future

Ora, in questo futuro che è divenuto presente gli arei di linea più veloci raggiungono un terzo della velocità di un vecchio Concorde, gli Stati Uniti d’America non hanno neanche più un mezzo per andare nello spazio, una buona parte della popolazione mondiale soffre ancora per fame, guerre e malattie. Barbari e barbarie perdurano (vedi stato islamico, fanatici vari e cazzi e mazzi) l’inquinamento ci soffoca e oramai plastica ed immondizia ci hanno intoppato anche gli intestini. Siamo schiavi di macchine ottuse (vedi smartphone) e sembra diventato impossibile far sesso.

Il futuro è già passato. E l’unica cosa positiva del futuro che viviamo è la pornografia illimitata.

(se volete trastullarvi ancora con antiche visioni di modernità ho scovato un blog fotografico che fa al caso vostro)

ENRICO ALEXANDER N.

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