Di quella volta che distrussi Internet…

Manuale del Pulp

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Se l’attuale Internet venisse distrutto e poi rimpiazzato da una sorta di paleoweb idiota a 56k sarebbe meglio per tutti. Niente più video, niente più social, niente più app. Solo una infinita, e con infinita intendo l’horror vacui più assoluto, distesa di chatroom, pagine Word, colori sgargianti, videogames sotto forma di avventure grafiche, text forum, glitter a cascata, gif a bassissima risoluzione e fotografie scannerizzate.

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Un luogo così vasto da sembrare praticamente disabitato, qualcosa tipo 10100  volte l’attuale web. Un Internet lobotomizzato e poi srotolato bit a bit. Un bellissimo incubo.

Perché tutto ciò? Perché non ho nessuna voglia di scrivere altro se non bellissime visioni distopiche; e poi perché vi consiglio di leggere questo articolo di Motherboard che le rappresenta in pieno. E’ una storia affascinate e Terry Davis, il suo protagonista, starebbe al vertice di tutta la faccenda di cui ho scritto sopra, sarebbe il padre ideologico o perché no il messia di questo vecchio-nuovo-internet.

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Poi, se vi va, potete anche dare un’occhiata al mio piccolo contributo alla causa e andare su Archivi Weasel, un blog sul pezzo che mando avanti con due vecchi amici. E in fine fatevi un giro su Archivio Weasel (con la O) che è il vero cuore di tutta la faccenda, il punto fondamentale di tutto quanto, di me, di voi, degli Archivi Weasel, di Terry Davis, di Internet, della distopia…

E se alla fine non capirete il senso di tutto ciò, non preoccupatevi, forse non c’è proprio niente da capire.

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ENRICO ALEXANDER N.

2016

There is a Presence?

Musica

Quella che vedete qui sotto è la copertina di Presence dei Led Zeppelin, 1976. Ho sempre pensato sia una foto incredibilmente forte, incredibilmente pulp e incredibilmente inquietante, in pieno stile Guignolesco insomma. La trovo stupenda, i sorrisi drogati della tipica famigliola modello rivolti all’oggetto (che ricorda il monolite cosmico di Kubrick?) lo sfondo portuale che almeno per quel che mi riguarda mi è fonte di mille interrogativi e di cui non ho ancora capito se si tratti di un quadro o del paesaggio al di là di un vetro, la scelta delle luci e dei colori che creano un’atmosfera sicuramente cupa ma che non saprei descrivere, la sensazione che ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato.presence_albumSe è vero che arte è ciò che trasmette sensazioni, la cover di Presence è sicuramente e totalmente un opera d’arte.

Ma le foto sono istanti statici che non ci mostrano l’immediatamente prima o l’immediatamente dopo, io ne ho fatto una GIF cercando di immaginare il momento, un istante dove l’oggetto nero la fa da padrone anche sulle leggi dello spazio e del tempo e la realtà si deforma. Niente di speciale certo, ma credo renda l’idea.

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Tornando alla foto in se, è opera di Hipgnosis, uno studio fotografico inglese specializzato in artwork per album, molte delle più famose copertine sono opera loro, dai Pink Floyd ai Black Sabbath passando per Paul McCartney agli ACDC e via dicendo… Guardatevi gli altri loro lavori perché meritano davvero tanto.

ENRICO ALEXANDER N.

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