Di quella volta che… Interrail!

Diari di Viaggio
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Faccia stanca e Mare del Nord

Altro diario di viaggio. Era il 2012 ed insieme alla ragazza dell’epoca decidemmo di intraprendere il tanto citato Interrail! Quelle che seguono sono le foto e gli appunti che presi durante e subito dopo il viaggio e questo è l’itinerario che in soli 10 giorni seguimmo:

Rimini – Milano
Milano – Ginevra
Ginevra – Parigi
Parigi – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Londra
Londra – Harwick
Harwick – Hook of Holland
Hook of Holland – Rotterdam
Rotterdam – Amsterdam
Amsterdam – Koln
Koln – Zurigo
Zurigo – Milano
Milano – Rimini

Ma effettivamente ci fermammo solo a Parigi, Londra ed Amsterdam.

 Abbiate pietà di me, avevo 22 anni e attraversavo il tipico periodo “giovane-eurosballato-farcito-di-postmodernismo-e-letteratura-americana-contemporanea” ci passano in molti. Che vergogna. Chi credevo di essere? Il nuovo Bret Ellis? E che stile di scrittura ridicolo… Fortuna che poi si cresce.

Prendete quello che segue con molta ironia. E’ del Gonzo Journalism fondamentalmente.

Buona lettura e buon viaggio!

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Sul traghetto per l’Olanda

Vi ha mai fluttuato in testa la bislacca idea di attraversare l’Europa in treno? Vi siete un mai chiesti cos’è un Interrail? Ecco, quello che segue fa al caso vostro, quello che segue è il resoconto di un Interrail, il mio. Dieci giorni tra Parigi, Londra e Amsterdam, poche ore di sonno e molto lavoro per fegato e quant’altro.

In queste righe troverete tutto ciò che vale la pena sapere sul cavalcare treni elettrici e sulla sostanziale decenza della cultura europea.

Mi raccomando, se avete già deciso di partire non dimenticate di prendere con vuoi un compagno di viaggio, possibilmente del sesso opposto al vostro. Nel mio caso ho volontariamente omesso quasi ogni riferimento alla mia splendida compagna di viaggio, non per mania di protagonismo, ma per praticità, se avessi parlato di lei sarei finto per trasformare questo resoconto in un monologo, quindi ho deciso di tralasciare da questi appunti la mia bella donzella.

Giusto per essere esaustivi, l’Interrail è un biglietto ferroviario con validità a-cazzo-duro, ovvero vi dà la possibilità di salire su ogni treno che vediate. Un altra nota importate è il danaro, immagino esista anche un modo economico di viaggiare, ma di certo non è il modo che seguimmo noi. Spendemmo cifre esorbitanti.

Punto ultimo, indipendentemente da ciò che ho scritto vi posso assicurare che fu un viaggio fantastico, che rifarei all’istante.

“Pesce, ti voglio bene e ti rispetto molto, ma ti avrò ammazzato prima che finisca questa giornata”

Una frase di Hemingway, tirata fuori da chissà quale assurdo contesto, letta in stato pietoso in quella giostra alcolica che è il venerdì notte, non ricordo e non m’importa. E non vedo come questo possa centrare qualcosa con Hunter Thompson, che sto leggendo e che a sua volta non c’entra niente con l’Interrail. I suoi viaggi, erano “un grossolano tributo fisico alle fantastiche possibilità di vita in questo paese” i mie no, nessun sogno americano, nessuna paura e nessun disgusto, niente fantastiche possibilità. Solo un sano ed onesto viaggio culturale, selvaggio e perverso in pieno stile europeo. Un vantaggio, questo si, essere nato nella vecchia Europa. A volte è un vero e proprio calcio in culo della sorte.

Ma citare personaggi bizzarri, vaneggiare ed evitate accuratamente un qualsiasi senso logico è solo il modo migliore per iniziare a raccontare questo viaggio, un racconto che si scrive da solo, nient’altro che una cavalcata priva di senso, illogica ed irragionevole, senza nessuna possibilità di comprensione, praticamente perfetta e senza dubbio inoppugnabile. Ora, tenendo sempre bene a mente che con un inizio vago niente è perfetto quanto un finale stupido e privo di senso, inizia l’avventura.

C’era poca gente quella sera al pub, nottata calma, niente domande e niente risposte. Niente stupide scimmie. Solo un paio di birre, due grossi zaini che ancora non sembravano pesare quanto dei dannati ippopotami, contanti, una Master Card magica quanto un folletto, sigarette ed il nostro temporaneo autista che ci avrebbe accompagnato alla stazione di Rimini.

All’una di notte eravamo li, il nostro treno non sarebbe partito prima delle 3:30. Che orari pessimi per prender treni.

Le partenze sono tutte uguali, solite attese, soliti esseri ignobili che solitamente abitano le solite stazioni e treni infiniti che scorrono lentamente in una leggerissima curva.

Nel nostro caso era presente pure una specie di vecchia, anche se vecchia non era, malefica e a mio avviso maledetta, se ne andava in giro per la stazione urlando al telefono “Morte! Ultimatum! Morte!” e diavolerie simili in una lingua a me non del tutto chiara.

Come descrivere quella leggera ma persistente sensazione di ribrezzo, pericolo e disgusto che mi correva lungo la schiena in sua presenza? Non saprei. Ci allontanammo rapidamente e la mia bella compagna di viaggio disse qualcosa del tipo –peccato che non ci sia più la persecuzione alle streghe– entrammo in un bar e pagammo una bottiglietta d’acqua un infinità, e poi, non so quanto dopo, finalmente arrivò il nostro putrido e scomodo treno delle 3:24.

Viaggio lungo, rumoroso e sobbalzante. Circondati da un infinità di biechi individui, un alba nebbiosa ci accolse a Milano.

Dopo l’attesa snervante a Rimini, il viaggio scomodo, ed il fatto che ancora non eravamo partiti ma era già più di un giorno che non dormivamo, finalmente la banderuola della fortuna o un capriccio di quella sgangherata bilancia che è il karma mi fece un piccolissimo regalo; la barista bellissima e antipatica che ci servì la colazione. Probabilmente non era antipatica ma solo indaffarata, alle 8 di lunedì mattina in stazione centrale a Milano i caffè di certo non si servono da soli, comunque era davvero affascinante. Grembiule nero, capelli raccolti, seno prosperoso e sguardo malizioso che lasciava intendere quale genere di indecenze spudorate, oscene ed immorali consumasse nella sua riservatezza… Ma in verità non era niente di più che una normalissima barista impegnata nel suo lavoro.

Facemmo scorta di sigarette e poi pagammo un euro a testa per andare al bagno, si era splendente come uno zaffiro, ma un euro per pisciare non è poi poco, fosse stato per me l’avrei fatta in un bidone…

Mentre ritornavamo ai binari per aspettare il nostro treno, ci passo davanti una barbona senza barba ma con dread naturali di immondizia, era coperta da solo una vestaglia che un tempo era stata azzurra ed emanava l’odore più terribile che abbia mai sentito, prima mi venne in mente la strega alla stazione di Rimini, poi pensai che in una società civile quale la nostra qualcuno dovrebbe aiutare gente in quelle condizioni, ma a giudicare dall’olezzo nessuno lo faceva. Finalmente arrivò il nostro treno per Ginevra, e dio del cielo era splendido, comodo e veloce! Viaggio tranquillo, niente da aggiungere.

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Londra

Svizzera, non credete a quello che dicono, la Svizzera è una merda. E ve lo dice uno che c’è passato di sfuggita in treno una volta e si è fermato per un paio di ore nelle nella stazione di Ginevra, che poi sarebbe Genevè, praticamente un esperto.

Svizzera terra neutrale di orologi a cucù e cioccolata, i presupposti sono ottimi per mandarla a-fare-in-culo e abbandonarla il prima possibile.

Solo una vittima della vita andrebbe in vacanza in svizzera. Già ce lo vedo, un tipino tutto ossa che lavora alle poste con una frigida moglie grassa ma non troppo, niente figli, e finalmente dopo un lungo anno di lavoro, dove il nostro eroe è stato sodomizzato ed umiliato giorno dopo giorno dal suo capo Mr.Spendor, le vacanze! Si, in Svizzera, dove con un po’ di fortuna verranno nuovamente sbeffeggiati e penetrati analmente da ogni negoziante, ristoratore, barista o cittadino comune del paese. Spenderanno cifre esorbitanti per sciocchezze inutili per poi tornarsene a casa, sicuramente in un piccolo appartamento all’ultimo piano di qualche grosso condomino, dove condivideranno la terrazza con grosse antenne delle telecomunicazioni che prima o poi li spediranno nella fossa per qualche relazione non ancora scientificamente chiara tra le dannate antenne e dei terribili tumori.

Una vacanza in svizzera, una vacanza da coglioni, mi pare di averlo già detto, no?

Anche noi ci prendemmo la nostra dose di vasellina nel di-dietro, ma abbandonammo quel maledetto stato neutrale in tempo. Era circa mezzogiorno e  la fame non mancava. Prendemmo una pizza, e dannata moneta, dannati franchi, non so ancora oggi quando spendemmo, probabilmente molto. Cinquanta franchi quanti sono?

Rovistando tra la montagna di scartoffie, dépliant e scontrini che ho previdentemente accumulato durante tutto il viaggio per poi cercare di ricostruirlo e tentare di descriverlo con un minino di serietà (cosa alquanto difficile) ecco cosa cita lo scontrino:

Hotel Le Montbrillant
Rou Montbrillant 2
1201 Geneve
Justficatif Client
Vente MasterCard
10.09.2012 13:33:35
Total EFT CHF: 50.20
SIX Payment Services

Pagai col bancomat e andammo via.

Avevamo viaggiato veloce, eravamo ancora al primo giorno ed avevamo già fatto discreti km, ma ancora non avevamo raggiunto la nostra bramata, temporanea e accogliente casa a Parigi.

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In treno, probabilmente in Svizzera

Ed ora il diretto Genevè-Parigi delle 14 e 30 partiva placido e silenzioso, buongiorno Francia.

Probabilmente se fossi arrivato in Francia con intenzioni li bellicose avrei avuto buone probabilità di conquistarla, è risaputo i francesi sono arrendevoli, e nessuna cazzo di bomba atomica avrebbe cambiato le cose. E’ palese, la Francia ha la bomba atomica per le stesse ragioni per cui un uomo con il pene piccolo ha una automobile costosa.

Eravamo in quella condizione comunemente chiamata “dritto” ovvero stato di veglia per più di 24 ore consecutive, senza averne la certezza, ma sospettandolo, sapevo che mi aspettavano lunghi giorni ed ancora più lunghe notti senza riposo, il sonno non era contemplato in un viaggio del genere, anzi non era proprio previsto. Il mio cervello era impostato sui giusti canoni, l’idea era di sfibrarsi e demolirsi nelle città e riposarsi durante i viaggi. Avrebbe funzionato? Era ovvio, no. Comunque riposai un oretta.

E poi, finalmente quella grande e bella prostituta d’altro borgo che è Parigi! Morale alle stelle, presto sarebbe arrivato del buon cibo nei nostri stomaci (non come l’obbrobriosa pizza svizzera) e un qualche bel posto dove sederci e apprezzare la vita tranquillamente.

Girammo come due pazzi per almeno un ora prima trovare l’hotel, devo dire che la metrò di Parigi è alquanto carente e mappe ed indicazioni non sono proprio il massimo. Ma alla fine lo trovammo.

Era un piccolissimo hotel in un affascinante quartiere. Entrammo nella hall, se cosi si può definire, era piccolissima e tappezzata di strani arnesi riconducibili alla marineria. Perché poi? A Parigi non c’è neanche il mare. Un’altra innegabile prova della depravazione francese…

Il tizio alla reception assomigliava incredibilmente ad Ahmadinejad. In ogni modo riuscimmo a farci dare una stanza, sistemammo gli zaini e passammo quello che rimaneva del giorno a fare l’amore.

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Materiale (trash-tattico) da viaggio

Poi uscimmo nella notte parigina in cerca di cibo, vino e divertimento. Per nostra fortuna alloggiavamo in un quartiere riccamente costellato da cafè, pub e locali notturni in generale. E dopo una più che rapida occhiata trovammo il nostro posto, il più adatto alle nostre esigente, forse addirittura il migliore locale della zona. Ecco lo scontrino:

Cafè Du Centre
57 Rou Montorgueil 75002 Paris
Tel:01.42.33.20.40
TABLE 31
1 Planche Cremiere 16.00 €
1 Cheesburger 14.50 €
1 28cl Bordeaux 9.10 €
1 J&B 8.00 €
TOTAL 47.70 €
Merci De Votrie Visite
Thank You
Votre Servitour: Ludovic

In verità qualsiasi posto sarebbe andato bene, dopo il viaggio eravamo stanchi e bramosi di divertirci, all’incirca come sarebbe stato per tutti i giorni seguenti, ed era perfetto.

Entrammo, mangiammo, bevemmo e scherzammo con un cameriere incredibilmente professionale. Poi forse piovve o forse no, non ricordo ed è possibile che sia successo in un altro tempo e in altro luogo del nostro viaggio. Alla fine pagammo e lasciammo una lauta mancia a Ludovic, il cameriere. Per qualche strano motivo iniziammo a spendere come se fossimo schifosamente ricchi, cosa assolutamente non vera.

Uscimmo e andammo alla ricerca di altri locali.

Rivedo in prima persona abbastanza chiaramente le vie di Parigi di notte, i bianchi e massicci palazzi, le piccole rotonde con bronzi equini rampanti con tanto di condottiero, la pioggia. Veramente stupendo, sembrava ci fossimo sono noi, silenzio, deserto, solo noi due e i marmi levigati neoclassici.

Ovviamente ciò era impossibile, Parigi conta 2 milioni di abitanti, ma un po per l’alcol un po per la pioggia (se veramente c’è stata?) che obbligava la gente a starsene all’interno dei locali  fu così!

Alla fine ce ne tornammo in albergo, facemmo l’amore e poi dormimmo.

L’indomani notammo una cosa che l’oscurità e la stanchezza del giorno precedente non ci aveva fatto notare, l’intero corridoio dell’hotel mancava di soffitto, solo cemento grezzo, fili elettrici e tubi e vista. Poco male, che importava.

Uscimmo e potemmo apprezzare la vitalità del quartiere dove ci trovavamo; bar pieni, barboni elemosinanti e gente con baguette (che assurdità, i francesi vanno veramente in giro con baguette sotto braccio?!). Facemmo colazione con il peggior cappuccino del mondo, servito in un bicchiere da cocktail con fondi di caffè per guarnizione ed una ottima brioche, tutto troppo costoso:

Pur Endrot
58 Rue Montorgueil
75002 Paris
Tel:01.42.36.36.43
Table 17
2 cappuccino 10.00 €
3 divers solide 3.00 €
TOTAL 13.00 €
mercredi 12.09.2012 – 10:11:01

E da li fino sera fu un susseguirsi di luoghi con un qualche interesse artistico, culturale e turistico. Ricostruendo dagli scontrini posso citare:

Notre Dame Tours
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Molta molta gente, molta fila. Ma ne è valsa la pena, Notre Dame è una bellissima cattedrale, ed dal l’alto si gode di una ottima vista su Parigi ed i suoi forse famosi comignoli. E poi come si può leggere nel biglietto era gratuito, come quasi tutte gli altri luoghi turistici per noi giovani cazzoni europei.

Pantheon
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Veramente bello, immenso e maestoso, a parer mio il più bel luogo che visitammo a Parigi. Visitammo anche la tomba, secondo me radioattiva, di Mariè Curiè al suo interno.

Sainte Chapelle
Gr 18-25 ans
GRATUIT
validable le 11/09/12

Saint Chapelle, se non fosse stato per la pioggia che prendemmo mentre eravamo in fila e per l’interessante mendicante che vidi al suo esterno sarebbe stata una delusione totale, niente di più che un chiesa con una vetrata colorata. Moto meglio la cattedrale di Saint Esustace (se quello era il suo nome, non ricordo) che visitammo per caso, ce la trovammo davanti mentre cercavamo Notre Dame, bella alta e tetra, pochi turisti ed una sorta di piccola messa al suo interno.

Ed infine la Tour Eiffel, facemmo la prima parte a piedi, in quanto priva di fila, i ciccioni panzoni volevano tutti quanti usare l’ascensore a giudicare dalla calca.

Altri scontrini citano un “Mc Donald’s Paris Magenta” alle 13:51 dove a grandi linee spendemmo 19.35€ in schifezze, e un “Monop Gare de l’est” ovvero un supermercato dove alle 20:38:38 acquistammo alla modica cifra di 6.50€ una Heineken da 66, dei Cookies Toutchoco e un Cadum deo bil hypo. Strana spesa.

Tutto quanto il nostro soggiorno a Parigi mi risulta nebuloso ed incerto. Ricordo distrattamente i musei e le chiese, ricordo la Tour Eiffel, fatta fino dove possibile a piedi per evitare la lunga fila popolata da sub-turisti panzoni con macchina fotografica al collo e K-Way, ricordo la magnificenza del Pantheon ed un innumerevole quantità di colonne, archi gotici e merletti. Fummo pure fermati da una troupe di tv francese che per qualche motivo voleva intervistarci, gli dissi qualcosa tipo Je ne parle française ce ne andammo.

Restammo a Parigi per 4 giorni, sarebbero dovuti essere solo 3, ma giunto il momento di andare a Londra ci recammo troppo tardi in stazione per prendere il famoso Eurostar Parigi-Londra, esatto quello che sfreccia sotto la manica a 300km\h, e ci comunicarono che non c’erano più posti disponibili. Dopo una attena analisi dei fatti decidemmo di soggiornare un altro giorno a Parigi attendendo il prossimo treno il giorno seguente, prendemmo una stanza (Hotel Jarry) in quello che credo sia stato il quartiere più povero e malfamato della città e si rivelò essere un posto davvero affascinante.

Ci accaddero fatti molto interessanti nelle ultime 24 ore parigine, ma non ho la benché minima voglia di riportarli.

Considerazioni su Parigi? E’ una città di ubriachi, se non sei sbronzo come un cane non ti vogliono. E’ tutto il tutto abbastanza costoso. E nei quartieri più modaioli sub-human ridotti quasi a zero, pure i barboni hanno un certo stile. Durante un viaggio on the road attraverso il vecchio continente, culla della civiltà Europa, sfibrarsi, sfarsi e farsi detonare è indubbiamente un obbligo morale. Ma non prendete troppo seriamente quello che dico.

Londra. Arrivati a Londra le cose rapidamente si fecero più hardcore, in effetti non scrissi più niente. Ci furono, serate moleste, prenotazioni web che non funzionarono, lunghi viaggi fino le coste inglesi, whisky, musei, ostelli, treni, tram, traghetti, sbronze in mezzo al mare, e poi l’Olanda. Rotterdam, Amsterdam, bistecche di manzo, coffee shop, Zoo, team automobilisticI, zoccoli di legno, ice cream e poi ancora treni, albe gelide, Stazioni tedesche, Alpi, febbre, disgusto. E tanto altro.

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Londra, Serena e il dj del locale

L’unico appunto (davvero stupido) che presi in quei giorni fu questo:

Ore 10:35, probabilmente è sabato. Stavo riflettendo sul fatto che un viaggio del genere ti sconquassa dentro, bombardato culturalmente e distrutto fisicamente. Tre capitali europee in 10 giorni, migliaia di anni di storia, milioni di persone, lingue diverse, cibi diversi…

Cosa fare quando la mente funziona in modo strano ed improbabile, strani pensieri che chiaramente non comprendo pienamente. Ma scrivere svuota, libera almeno in parte l’intoppo celebrale. Grande casino, poche parole, molto tempo. Il tempo salva sempre i cervelli sotto vivida paranoia. 

E questo fu tutto. E fu divertente. Il viaggio si concluse a notte fonda del decimo giorno con la Serena febbricitante che vomitava dal finestrino dell’automobile di suo fratello a pochissimi km da casa. Il giusto finale direi.

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Amsterdam, ovviamente.

ENRICO ALEXANDER

2016

Diario di viaggio: Budapest-Vienna-Bratislava-Berlino

Diari di Viaggio
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Io e le stazioni, una costante.

Quella che segue è la trascrizione fedele degli appunti che presi durante i miei soggiorni a Budapest, Vienna, Bratislava e Berlino. Tutti viaggi che feci tra settembre 2015 e luglio 2016. Probabilmente sono solo guazzabuglio di parole senza senso, ma suonano bene e spero vi strapperanno un sorriso.

Aeroporto di Budapest ore 13:00

Barbone steso sulla strada bagnata. Dorme e sogna una vita migliore”

Queste brevi, undici, parole sono le uniche che ho scritto in questi giorni di viaggio.

L’aereo non partirà prima delle 19:30, ho parecchio tempo e una camicia a quadri rossa. Non so perché ma queste camicie sono una costante, che sia colpa di Hollywood?

Quattro giorni a Budapest che sono sembrati molto più lunghi, ho visto e camminato tanto, parlato poco e quindi pensato molto, davvero molto.

Oltre l’ottima birra e il (discutibile) cibo mi ha fatto compagnia Kerouac con i suoi Vagabondi del Dharma. Viaggiare e leggere Kerouac, scontato no? Poco importa, a me piace così.

La città mi ha stupito per la sua pulizia e il suo ordine, e per la serietà delle persone. Poi magari tutto il resto dell’Ungheria è degrado, non saprei, ma di certo Budapest è più pulita, ordinata e “leggera” di Roma o Milano.

Questo ha rafforzato i pensieri che oramai da settimane mi si addensano in testa riguardo una personalissima rivalutazione del conservatorismo.

Altra cosa rafforzata è il ripudio per una vita lavorativa ingiusta, 8 ore di lavoro, almeno un terzo della vita lavorando. È veramente troppo, siamo schiavi. Ovvio parlo paradossalmente, siamo schiavi volontari della società capitalistica, e non schiavi per fruste. Ma anche qui, a pensarci bene, le mie idee sul capitalismo sono confuse. Comunque ripudio il lavoro.

Ora mi rimangono sei ore in un non-luogo come l’aeroporto, apprezzo molto i non-luoghi.

Poi stazione di Bologna, stanchezza mia e degrado intorno a me.

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Io, il Danubio e Budapest

Wombat Hostel, Vienna.

Leggo Kerouac, bevo birre e cammino molto. Sono solo e Vienna è come Moloch e spaventosamente funziona. È una moderna società retta, rapida e funzionale. E c’è felicità di cartapesta per tutti qui, e dannazione funziona, ed è un po spaventosa come cosa. Perché quelli come me a volte sognano di camminare sulle rovine.

Oggi ho visto il museo nazionale, 5000 anni di evoluzione, sangue e idee per arrivare al perbenismo ed a un altro insieme di norme sociali che esistono solo perché tutti decidiamo che siano giuste. Si direbbe una vittoria. Ma vedo all’orizzonte un’incupire del mondo. Da almeno un trentennio, da quando i grandi marchi possiedono grande quantità della nostra unica divinità moneta sonante, il bello e cattivo tempo è deciso al fine di aumentare i profitti.

E i soldi sono valori, hanno valore perché tutti decidiamo che essi ne hanno. Sennò sarebbero solo pezzi di carta, solo nomi, solo numeri, codici binari negli hard disk delle banche. Neanche io so cosa vedo e cosa mi auspico, pero forse il trionfo del capitalismo sarà la sua fine. Una bella pietra tombale in oro massiccio. Giusto così, equilibrio cosmico. Certo, sempre se non ci ammazzeranno prima le macchine pensanti…

Vienna, qualche giorno dopo.

Mi risveglio in un incubo Viennese, hangover diffuso, fuori piove e punto uno; devo darmi una sistemata in bagno. Punto due; devo fare il check out. Punto tre; devo farlo prima che il messicano mi raggiunga. Non è un cattivo ragazzo ma preferisco viaggiare da solo. L’ho conosciuto ieri sera, e tra una birra e l’altra si è deciso che sarebbe venuto a Bratislava con me.

Sto facendo tutto ciò che ci si aspetti da un Eurotrip, come se fossi chessò un canadese, come se fosse la prima volta, come se avessi diciannove anni. E questo non è un viaggio, una vacanza, questo è il mio solito giro di fuoco. Non mi do pace, avanti-indietro-treni-tram-chilometri-ostelli-biglietti-prenotazioni-soldi-cibodastrada-birre-tormento.

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Con due tizi conosciuti in un locale. Quello a sinistra è il messicano e l’altro credo venisse dalla California.

Bratislava, in un pub.

Sono a Bratislava, altra città e altro treno, fra due giorni non so. Molto piacevole Bratislava, la tipica città est europea che apprezzo sempre, simile a Budapest. Gente tranquilla, arte e storia, piccola e amorevole. Sembra tutta un unico caldo borgo accogliente. Chissà come dev’essere sotto natale? E chissà se tutto questo girare alla fine avrà una senso se non quello del girare in se. Sto vivendo cento vite, l’ho sempre fatto. A volte ho remoti vaghi ricordi di sensazioni e luoghi, che si perdono con la miriade di altre vite e visioni e non so più quali sono le cose vissute nella realtà e quali in sogno. Visioni e sensazioni ataviche. Cento vite, mille vite o diecimila vite compresse in una sola, che però non lasciano traccia e che non rimembro. Ci vorrebbe una deframmentazione vecchio stile Windows 98 al mio cervello. Ma meglio di no.

Tutta questa arte mi fa guizzare in mente immagini strane, tipo il fatto che Milano di notte, specialmente zona stazione, sembri Gotham City con tutti quei palazzi alti e grigi piantati in un reticolo di strade veloci, trafficate e rumorose. E poi c’è dell’altro, ce la visione definitiva, bella imponente e quasi spaventosa. Un impero Bohème, un impero Belle Epoque. Tornerò sull’argomento perché è troppo bello per non trascriverlo.

E di nuovo qui, è il pomeriggio del secondo giorno di Bratislava, ho fatto la mossa azzardata di decidere di tornare qualche giorno a Budapest, ed ho pure prenotato bus e ostello, salvo poi qualche ora dopo, avendo confermato il dubbio di grossi problemi per il ritorno ho deciso di lasciare perdere, e pazienza per le prenotazioni… In compenso ho organizzato mio viaggio di ritorno a casa, via Venezia. Ma basta cianciare inutili e sterili tecnicismi, la voglia di scrivere non può essere sprecata in inutili prolungazioni.

Pub affianco l’ostello con birra ad un’euro l’una, wifi, fumare dentro, barista parecchio svestita. Tutto è bello, tutto è ok, equilibrio cosmico.

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio. Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Dopo questa ennesima birra mi salta in mente senza un motivo ben preciso (se non quello del mio personalissimo background) che gli anni ’90 sono finiti da un bel pezzo. Mi vengono in mente cose come il film “La morte ti fa bella” con un grande Bruce Willis che all’epoca era ancora un attore definibile tale ed ora non mi riesco a capacitare del suo totale decadimento. E con lui Madonna e Dylan Dog. E con loro si sfora addirittura sul finire degli anni ’80. Ed ora viviamo in realtà più veloci e brutali che mai, o almeno credo, gli anni 80 chi li ha mai vissuti?

Tutti questi musei, tutta questa antichità come era prevedibile hanno riscaldato il mio animo sensibile. Io voglio tutto. In vita e oltre. Siamo nati per la gloria o forse no? Guazzabugli di deliri, ecco quello che sto facendo. Solitudine e birre, pienamente nel mio stile, ma ci siamo, avanti cosi, cazzi e mazzi direbbe qualcuno.

Credo che città come Bratislava e Budapest al contrario di Vienna, non siano ancora corrotte dal capitalismo stampo occidentale strafottente e dilagante, il bello dell’est è che le persone, almeno ai miei occhi, sembrano tranquille, umili e sensibili, cioè i più grandi pregi a cui si possa aspirare. In Italia per esempio, qualsiasi cosa tu faccia, ti tirano due schiaffi, ti investono, minacciano avocati, ti fregano e ti sfottono. Foschia sull’occidente.

E le donne, le donne per dio, Bratislava nonostante sia a solo cinquanta o sessanta chilometri da Vienna vanta tutt’altra tipologia di donne, belle in carne e in salute. Penso che fortunatamente gli ideali e gli esempi di quella bellezza distorta ancora non abbiano fatto presa qui. Credo che questo sia da imputare a quarant’anni di unione sovietica. Quarant’anni di terrore. Quarant’anni di chiusura a quell’occidente che si avviava lentissimamente verso un declino culturale. O forse sto sbagliando tutto, a rileggerlo non ha senso quel che dico. Poco importa.

Il problema ora è uscire dal pub in pieno pomeriggio sotto il sole battente tra gli occhi dei cittadini sobri.

Fortunatamente mi sono imbattuto in una specie di street food festival, ottimo cibo. Ho ordinato un tipico hamburger locale di quel che credo fosse anatra, si, un autentico Duck Burger.

Ottima musica; dal Bebop al francese all’italiano d’altri tempi. E altre birre.

E poi cose del tipo Radiohead in chiave soul. Creep, cose del tipo ” i wanna a perfect body, i wanna a perfect soul” che al momento in qualche modo che non comprendo sembra avere un senso.

Ed è la solita vecchia storia che tutti sappiamo, che voi sapete e che io so, sono qui ed ora, vivo.

La musica continua a scorrere e percepisco cose come “i don’t wanna tarantella no more mozzarella” o simili, ma questo ahimè non ha un senso.

Ritorno all’ostello per pisciare e poi riuscire di nuovo, e sono qui che percorro il lungo corridoio e poi le scale verso il basso fino alla stanza 111 (la mia) non riesco a fare a meno di pensare che sia un posto per fantasmi, e sicuramente lo è. Per non parlare dei rumori che mi han svegliato alle 4 di notte, qualcuno giocava a biliardo, ma un biliardo in una stanza di ostello mi sembra improbabile…

E ora sono qui, nella piazza centrale di Bratislava, un musicista di strada suona tristi canzoni in acustico e la luna è alta e il cielo è limpido. Che desiderare ancora? Se solo non fosse che ho fumato ottantamila sigarette…

Come Genesis P. Orridge e il suo flauto di femore di vergine, e poi giù di motoseghe all’idrogeno, non c’è Zen per noi, non ora perlomeno. Lessi qualcosa di simile dieci anni fa su di un quotidiano, ma il senso non era questo. In questi dieci anni le parole mi si sono si sono rimestate in testa e saltano fuori ora in questa forma.

ssssssss

Io e altri traveler conosciuti in ostello. Serata parecchio movimentata quella.

Bratislava, stazione degli autobus.

Chissà perché quasi tutti i miei viaggi terminano in qualche stazione degli autobus, a dire il vero non è poi tanto strano, un autobus che non porta da nessuna parte sarebbe strano. Si, un autobus in viaggio per giorni, settimane, mesi e anni senza mai arrivare, senza scopo, risospinto. Quello si che sarebbe strano, sarebbe anche un bell’incubo coi fiocchi.

E ho concluso quello che avevo già concluso tempo fa, non ricordo quando, cioè che forse l’arte e quindi anche la vita e quindi anche e sopratutto la scrittura deve essere rivolta al bello. E quindi basta con tutte queste cazzate che tirano a fondo verso il basso, le lagne esistenziali oltre che a essere inutili son anche brutte da leggere. Tutt’altra storia invece sarebbe raccontare la bellezza.

E che se ci penso, almeno per il momento, mi vengono in mente solo cose tetre: sono su di un bus in direzione Italia e fuori dal finestrino nel crepuscolo che si accumula sulle pianure austriache osservo i fossi a lato della strada e le uniche cose che mi vengono in mente sono cadaveri, umidità e melme scure. Certo la malinconia dei viaggi solitari può fare la sua parte.

Volendo parlare del bello potrei cogliere l’assist del museo di storia naturale visto oggi e del mio ritorno all’infanzia che ne consegue, ma adesso non è il momento.

Ho perso il cappello, il mio amato cappello economico bianco che mi stava tanto bene. Ma credo fosse destino che dovessi lasciare qualcosa in questo viaggio, non sono stato a cercarlo neanche più di tanto, l’ho tolto sul bus e mezzora dopo, al momento di scendere, non l’ho trovato più, e non mi sembrava il caso di cercarlo più di tanto, tipico di me, oramai il cappello è andato, poco importa. Magari farà felice chi lo troverà se lo vorrà indossare e tenere. Ora mi aspetta un altro autobus.

aaaaa22

Stazione di Bratislava

Berlino ore 18:00, appena arrivato.

Ho preso ostello e ora sono già in un piccolo e antico pub a tracannare birra. Escludendo la bellezza di questo locale, il resto è, come dire, bastardo. Berlino città bastarda. Sono arrivato da poche ore e per il momento la città è inospitale, ho potuto vedere confermati i più beceri stereotipi. Da non credere. Vedrò il futuro cosa mi riserverà. Ora mi gusto un’altra birra e un buon piatto di pork-fried potato-2egg!

Berlino, sera, stesso giorno fuori dall’ostello.

Fumo e bevo, bevo fumo, faccio pensieri torbidi. Il cielo è pesante, come il quartiere, come la città. Perché lo faccio? Perché diavolo non me ne riesco a stare fermo in un luogo e devo sempre imbarcarmi in viaggi. Viaggi discutibili? Non credo.

È la stramaledetta pesantezza del primo giorno e l’accoglienza fredda di Berlino.

Viaggio da solo, ho molto tempo per riflettere. Ovvietà. E sì, pensieri torbidi.

E se fossi un altro? Un alter ego monouso per Berlino, chessò potrei essere Enea Marinetti, scrittore, discendente di una nobile e ricca e decaduta e disastrata e imbarazzante famiglia.

Berlino, secondo giorno, ore 22:00.

La hall dell’ostello sembra un po’ un teatro, un po’ una chiesa, un po’ una mensa dei poveri. Loro si spacciano per ex convento, in effetti l’edificio confinante, muro a muro, è una chiesa, omnia-qualcosa sta scritto su di una porta in legno con tanto di croce cerchiata intagliata.

Giornata intensa e senza pace. Ovviamente la voglia di scrivere non c’è, userò il buon vecchio ma sempre valido stile alla Bret Ellis, che fra l’altro sto leggendo in questi giorni.

Ci sono ragazze che giocano a biliardo dove in genere sta il coro in chiesa.

No fanculo non ne ho voglia di scrivere alla Ellis, vado a dormire. Spero almeno di incontrare nel tragitto da qui alla mia stanza una donzella, di qualsiasi tipo, ma ovviamente non succederà. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti.

Berlino, terzo giorno.

Per l’ennesima volta sono seduto nella hall dell’ostello a bere birre, guardare ragazze in short passare avanti e indietro e ragazzi giocare su quei famosi tavoli da biliardo di cui avrei voluto parlarvi ieri…

Dunque, dovevo elencare la giornata in un modo pratico, conciso e crudo. Ci riprovo ora, sempre che mi ricordi cosa ho fatto ieri.

Sveglia presto, stranamente avvolto da un piacevole fresco, la notte era stata calda, stressante e condita da ogni genere di rumori nella stanza. In oltre uno strano austriaco con lo sguardo da psicopatico mi aveva svegliato per farmi vedere una foto di un tizio che abitava a Rimini.

All’esterno tempo inclemente, ma almeno non piove. Colazione da McDonalds al Checkpoint Charlie, lì dove c’era il passaggio tra URSS e USA. Girovagato, visto due musei, il più famoso il Pergamon, un po’ una delusione, non da mettere con gli inglesi o i viennesi. Pranzato allo stesso pub del primo giorno, una sbobba da crucchi intesa come piatto unico, studenti attorno a me. Sbobba non finita, birra si. Poi girovagato ancora e imbattutomi nei Queers Day, nient’altro che una festicciola dell’orgoglio gay organizzata da una rivista del settore. Una cosa certa dell’ambiente LGBT e che sì, loro si sanno divertire. Nonostante mi abbiano rifilato un hot dog carbonizzato è una birra take away da €5 ho apprezzato l’evento. Ritornato all’ostello e bevuto diverse altre birre mentre cazzeggiavo, poi mi sono imbattuto in un flyer del Ramones Museum, allorché mi è balzato in mente che qui a Berlino c’è il leggendario museo dei Ramones. Seduta stante mi ci sono fiondato. E li mi sono sentito a casa ed ho bevuto altre due birre di cui una l’ho quasi del tutto ribaltata terra. Dopodiché ritornato all’ostello e ancora e ancora una volta fatto un salto alla festa gay. Ho terminato la giornata bevendo birra in solitaria nella hall dell’ostello e andandomene a letto molto presto.

Questo perlomeno è tutto quel che ricordo, sicuramente ho fatto anche altro, ma poco importa.

eeeeeeeeeeee

Porta di Brandeburgo

Berlino, sera, tavolino all’esterno dell’ostello.

La serata forse è una merda e la vita è apparentemente di chi agisce. Ma, come in tutto, l’intera realtà, è relativa.

Passa una ragazza con i piedi da Godzilla, scuote l’ostello. È il suo passo a essere incredibilmente pesante o sono i miei sensi a essere distorti? Non lo saprò mai.

Ho trovato una buona ennesima idea, ma questa volta mi sembra facilmente praticabile, una piccola enciclopedia del bizzarro, ovvero il solito manuale del pulp. Meglio prendere appunti.

  • I R.E.M non si apprezzano mai abbastanza

  • Teoria del vaso di casa mia (ovvero del vaso di casa sua)

  • Seconda guerra mondiale-bis
  • Billy Corgan\Vicky robottina
  • Hangover
  • Io sono mio nonno
  • Andy Kaufman
  • G.G Allin
  • Pinhead
  • Melvins
  • Misfits, Gerry Only e altri e storie malate
  • Teoria Olio e Stanlio ultra-dimensionali
  • I Radiohead sono alieni
  • Mossa Kansas City
  • Parking beers
  • Bela Lugosi
  • Bambini del gas
  • Drink Beviescordatutto
  • Intelligenza artificiale, fine del genere umano e macchine pensanti
  • Tizio acidi e termosifoni
  • Timothy Leary e teste asportate
  • Walt Disney surgelato
  • Death SS, Paul Chain, profanazioni e varie
  • Vampiro del cimitero 80’s
  • Cannibale tedesco
  • Teoria It\Stephen King

 

Berlino, quarto giorno, ore 14:30 nuovo ostello.

Scrivo in attesa del check-in, che qui si fa incredibilmente tardi.

In mattinata ho visto il museo naturalistico, stupendo. Quel tocco ottocentesco, fossili, minerali, animali impagliati e biscioni in barattolo. Amo, amo, amo.

E niente, i miei non sono viaggi, sono esperienze mistiche.

Berlino, sera.

Mentre camminavo riflettendo proposito del Checkpoint Charlie e di tutta la questione bellica ho finalmente compreso (probabilmente è una cosa che già in passato avevo letto o sentito da qualche altra parte) che la grande differenza tra le dittature del novecento e la nostra società attuale sta nel semplice fatto che nel Terzo Reich e nella Russia Sovietica il fine giustificava i mezzi, e invece nella società odierna i mezzi sono più importanti del fine. Ovvero qui puoi avere un fine deplorevole, ma se lo fai con i mezzi giusti nessuno si scandalizzerà.

Aeroporto di Berlino ore 9:30 

La frase esatta sarebbe “sono troppo vecchio per queste stronzate”. E così è, mi sono incasinato in una delle mie solite avventure, una bella avventura in fin dei conti. Ieri sera ho conosciuto un pescatore bulgaro\islandese e ho bevuto con lui tutta la sera, al gruppo si sono aggiunte due ragazze che credono fossero americane, dormivano in camera con noi, ovviamente io e l’islandese speravamo si scopasse, ma così non è stato (com’era prevedibile). Poi al tavolo si è aggiunto anche un ragazzo australiano identico al buon vecchio Gara…

Con il mal di testa che mi ritrovo ora non ho certo voglia di star qui a raccontare la serata, basta sapere che è stata un bellissima serata, vero spirito europeo.

Come mio solito i miei leave-out dalle città diventano fughe, pieno hangover, treni, aerei, valigie, check-out, tutto molto difficile e contro il tempo, per non parlare delle condizioni psicofisiche in cui verso. Un’altra avventura è andata, qui si conclude il mio viaggio a Berlino. Ora pace e relax per il futuro, sarà forse vero che sono troppo vecchio per questo genere di stronzate?

eeeee

Ultima notte a Berlino, io e Kamen l’islandese

ENRICO ALEXANDER

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2016