Trekking, monasteri e considerazioni random

Diari di Viaggio
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Io… e le Foreste Casentinesi

Dunque, qualche settimana fa feci un breve trekking di un paio di giorni nelle foreste Casentinesi. Da Badia Prataglia al Monastero di La Verna, e poi di nuovo a Badia Prataglia. Quello che segue, conoscete la formula, è il diario di viaggio che scrissi sul mio fido moleskine.

Vi avviso, questa volta è davvero solo un breve guazzabuglio di parole e idee dal senso vago e bizzarro. Parole senza bussola. Peggio che semplici appunti. Sconclusionate divagazioni. Si, davvero riprovevole da parte mia aver perso il lume nel raccontare cose, ma non m’importa più di tanto, lo posto comunque, buona lettura.

Oh e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ancora una volta al santuario. Tra i miei vari viaggi e l’infanzia cattolica fatta di campeggi parrocchiali, oramai ci sono stato diverse volte. Trekking quando mai rapido per arrivare qui. Sono partito circa alle 8:30 da Badia Prataglia e alle 14:00 e poco più ero arrivato. Davvero sorprendente. Credevo ci avrei messo messo molto di più. Che abbia inconsciamente fatto una strada più breve? Boh? Mi sono solo limitato a seguire le indicazioni lungo la via e interpretare la varia segnaletica, prima il sentiero CAI 073 poi lo 070 e infine lo 053. Inoltre questo weekend c’è una tappa al Campionato del Mondo di trial running da queste parti, e le indicazioni del percorso erano, a quanto pare, le stesse che mi hanno condotto qui a La Verna.

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I miei appunti “cartografici”

Ora veniamo a noi; mentre camminavo ho pensato prevalentemente alla mia formazione BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella. C’è poco da dire, si, sono stati i miei riferimenti culturali adolescenziali e post-adolescenziali. E quindi? E quindi niente.

Ho pensato anche che devo e voglio continuare a scrivere dei miei viaggi. Anche perché più passano gli anni, più per forza di cose i miei viaggi non potranno più avere un certo tipo di stampo. Anzi, se tutto va come deve andare, nel prossimo futuro cambieranno un po’ di cose, parafrasandomi da solo direi che “metter su famiglia è l’obbiettivo minimo richiesto in questo gioco”. Nel bene o nel male, è giusto che succeda, e ne sarò molto felice.

Poi altre due cose, veramente di poco conto, che ho pensato; uno, certe salite è meglio fare in discesa (che può vuol dire tutto e niente). E due, Facebook si può considerare un retaggio degli anni 10, roba vecchia che va superata. E spero di non sbagliarmi. Facebook, mostro ostico come l’idra di Lerna, io mi sono cancellato da qualche mese ma le sue innumerevoli teste continuano a ricrescere perseguitandomi. E non è una metafora, il fatto è che tante cose si basano su account fb…

Ah sì, e voglio finire quel dannato Alcolcrazia (ovvero il libro che sto scrivendo da sempre-sempre-sempre, nient’altro che un piatto misto a base di rabbia e scritti adolescenziali. A tempo debito ve ne parlerò qui su guignolesco). Che poi, a ripensarci, mi sembrano tutte sciocchezze. Ho la sensazione che perdere tempo a pensare (e a scrivere) del background a base di album dei Killers, viaggi senza senso in giro per l’Europa, sbornie e quant’altro, sia un tornare indietro. Concetti superati. Feci altro dopo, il mio période ascétique tra Santiago e San Francesco e tutto ciò che ne conseguì è lo step successivo. Forse anch’esso già evoluto in una decadenza di fondo da vecchia nobiltà, che comunque non ho. Oppure in uno spiazzante normcore. Ma perché dovrei impuntarmi proprio sul passato?

Ma forse, in fin dei conti, è sempre la stessa storia: chi vi scrive è un preparato a base di diavolo e acquasanta con una buona dose di cultura generale e una spolverata di pop.

Ah, una cosa importantissima; il sentiero CAI 053, cioè quello che da Rimbocchi giunge al La Verna. È qualcosa di fantastico! In particolar modo il tratto finale proprio prima e sotto il monte santo. Una foresta stupenda, molto probabilmente una delle più belle che abbia mai visto in vita mia (insieme quelle galiziane?). Alberi secolari che svettano a quaranta e forse più metri da terra. Massi enormi ricoperti di muschio, come se fossero stati scagliati dagli Dei in un’epoca lontana. Un sottobosco verde e pulito. Tutto davvero fantastico, da tenere a mente.

Sarà che sto leggendo quel libro, City si chiama, ventimila anni di fantascienza, Villa Webster che è abitata per millenni… Ho notato una cosa, e non da poco conto, qui al monastero le cose sono fatte per durare. Non c’è plastica o materiali leggeri di qualsiasi genere. Tutto, fino all’ultimo tombino-ringhiera-grondaia-gradino-tegola-vite-e altro è fatto per affrontare i secoli. Acciaio massiccio o pietra verginale, il materiale più leggero che ho visto sono travi di legno massello spesse decine e decine di centimetri. Questo sì che vuol dire costruire. Figuratevi, i tombini di scolo dell’acqua piovana sono fatti con barre di acciaio speciale per edilizia spesse 4 centimetri e saldate tra loro! Un tombino così, oltre a pesare un’enormità, può durare millenni. Non secoli, millenni.

Ecco mentre leggevo questo libro, City, mi chiedevo che aspetto potesse avere una casa millenaria. Il santuario di La Verna ha circa 800 anni e non li sente minimamente. I francescani sono stati previdenti, tipico della Chiesa Romana, non hanno fretta, loro rimarranno, li ammiro molto per questo. Il monastero di Camaldoli, non troppo lontano da qui, credo ne abbia 1000, o giù di li, di anni.

Mille primavere e mille inverni e mille estati. Quante vite.

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A casa, pronto per partire

Ho anche un paio di appunti molto importanti per il prossimo viaggio: anche se parto per un’escursione brevissima e per giunta d’estate, devo sempre mettere nello zaino dei pantaloni lunghi. Altra cosa è che devo sempre portare con me è qualcosa da leggere.

E mannaggia a me ho freddo alle gambe e non ho niente da leggere. Non che le due cose siano conseguenti.

Altro piccolo memorandum: nella foresteria del monastero, il pasto del pellegrino compreso nel prezzo è in realtà una cena infinita. Continuavano a portare cibo. Anche troppo. Sono davvero esageratamente pieno per dormire.

E, poi, qui nel dormitorio, tutti parlano del Cammino di Santiago, e io di conseguenza sto pensando fatto che Santiago effettivamente rimane il più bel viaggio che abbia mai fatto. Fino ad ora.

Oggi, nel viaggio di ritorno, finalmente mi sono reso conto e mi sono ricordato che si, tutte quelle cazzate alla BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella di cui parlavo ieri, sono davvero cose inutili superate. Mi son detto: Enrico, per esempio, ricordati del ritorno da Berlino. Ricordati di quanto fu pessimo. Fanne tesoro, ricordatene per il futuro.

E allora via a vele spiegate verso il futuro, motori alimentati a nitrometano che si scagliano contro il destino. Vento in faccia e poche pugnette, come dicono dalle mie parti.

Ah si, e devo organizzarmi per un altro trekking a Luglio, un bel percorso ad anello, sempre qui sull’appennino, ring around the rosey, ho pure le ferie.

ENRICO ALEXANDER

DI QUELLA VOLTA CHE ATTRAVERSAI L’ITALIA A PIEDI

Diari di Viaggio

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IO CHE MI ATTEGGIO A INDIANA JONES DURANTE IL VIAGGIO

Alla fine è successo, questo blog è diventato un tempio consacrato al mio mostruoso ego. Cosa vi aspettavate da uno che quando si guarda allo specchio vede il prototipo del nuovo gradino evolutivo del genere umano? Quindi ora, otre a tutte queste sciocchezze che scrivo in continuazione, vi beccate un bel post autocelebrativo.

Come ogni storia che si rispetti anche questa ha il suo prologo…

Estate 2014, ero povero e stanco e poco abbronzato, lavoravo in un locale notturno e le mie giornate volavano via tra caldo e hangover. La mia ragazza (in realtà un Gargoyle dalle ingannevoli tette) molto simpaticamente mi disse bye-bye-arrangiati. Una storia di 5 anni spazzata via con il Napalm. Cose che capitano immagino. Che fare? Beh ovvio partire! E così fu, attesi lo stipendio, raccattai il materiale e il giorno dopo in preda ad una crisi mistica degna di un santo che si strappa le vesti partii. Fuck everything. Non era il primo viaggio del genere che facevo, l’anno prima avevo camminato per 45 giorni attraverso la Spagna, sapevo cosa mi aspettava, ma questa volta ero solo.

Quello che segue è mio diario di viaggio, scritto di mio pugno su di un libretto rosso rilegato in finta pelle (con su scritto Campari) mentre riposavo all’ombra degli alberi o dentro il mio sacco a pelo. Mi scuso per il bruttissimo stile ma è un diario di viaggio, scrivevo in presa diretta. Le foto sono quelle che ho scattato durante il viaggio.

2  SETTEMBRE

Partito sono partito. Sensazioni ed avvenimenti inusuali, in primo luogo alla partenza in stazione stranamente non ero euforico, ero pensieroso e malinconico, questo alone tetro me lo sono portato avanti almeno per metà giornata poi come purgato dalle prime fatiche ne sono uscito ed ora sono nello stato mentale ottimale per viaggiare. Ho cercato di richiamare alla mente i giorni di Santiago, ma qui è tutto diverso, sembra più duro almeno per ora, ma sono sicuro che con l’abitudine e dopo un centinaio di km sarà tutto più naturale. Diverse cose mi hanno colpito, questa natura più vivida e vorace che mai, ho incontrato pure un daino ed uno scoiattolo, la selva e i sentieri sono impegnativi e molto prepotenti, le indicazioni sono pochissime e mal fatte, è un attimo sbagliare e smarrire la giusta via, bisogna sempre essere attenti e ragionare. Le strutture e gli ostelli, da quel che posso intuire, sono pochi e forse si rischia di non trovare da dormire o da mangiare, si va a fortuna. Non ho incrociato ne camminatori ne altra gente quest’oggi sulla mia strada. Credo sarà una sfida, a me piacciono le sfide.

Per il resto, gli avvenimenti del giorno, sono stati a grandi linee i seguenti: ho rischiato di prendere una multa sul treno Savignano-Forlì e me la sono cavata con due chiacchiere con il controllore ed un biglietto a prezzo maggiorato fatto a bordo, poi sull’autobus ho conversato piacevolmente tutto il tragitto con l’autista (egli aveva idee decisamente estremiste un po su tutto, ma era simpatico), giunto a Dovadola non sapendo bene da dove partire ho girato un po a vuoto, fortuna e buon senso hanno voluto che comprassi due banane ed un pacco di biscotti che fino ad ora, sette di sera, sono stati i mie unici pasti. Poi durante il cammino credo di aver fatto una deviazione che mi ha costretto a tornare indietro di un paio di km, giunto a quello che credevo un ostello ho aspettato più di un ora che aprisse per poi scoprire che quello non era un ostello e non avrebbe aperto proprio un bel niente. E adesso sono qui, in un ostello che in realtà è una famiglia, una casa di una famiglia, marito moglie e figlio sugli undici o dodici anni direi, non sembra malaccio questo posto, chissà come si mangerà?

In questo preciso momento in camera è giunta un altra viaggiatrice zaino in spalla, una ragazza tedesca, mi par di avere capito che si chiama Lisa o Lina, sembra simpatica.

I padroni di casa sono molto cordiali, ma ce qualcosa che mi puzza, e mi sbaglio raramente. Concludo con un accenno alle condizioni climatiche: passabili ma decisamente non perfette, ha piovigginato quasi tutto il giorno.

DSCN0025.JPG IL MIO PRIMO GIORNO NEI BOSCHI

3 SETTEMBRE

Come a Santiago, passati i primi km, ho iniziato ad entrare nel pieno e vero spirito del viandante. Oggi abbiamo (io e Lina abbiamo stretto una bella amicizia e ora viaggiamo insieme) camminato attraverso una stupenda foresta sotto basse nuvole di pioggia, davvero un bel cammino nonostante il clima. Ho già avuto modo di notare che quella ragazza è un vero e proprio Panzer tedesco da guerra, fisicamente più forte e tenace di me.

Qui a Premilcuore alloggiamo in un appartamento, un bel posto, e siamo solo noi, una casa intera solo per noi. Ho come l’impressione che chi si occupi di ostelli, b&b, rifugi per viaggiatori ecc siano tutti suonati, specialmente quella che ci ha consegnato le chiavi di questo posto. Si è certo lo fanno per business e non per carità, ma che importa in fin dei conti neanche io lo faccio per motivi religiosi. Domani ci aspetta una tappa tutta in foresta, spero non piova. Chiudo con una frase di Palahniuk, Fight Club, libro che mi son portato dietro e che sto leggendo, “le cose che possiedi alla fine ti possiedono” ed è una verità.

4 SETTEMBRE

Mi trovo in una casa stupenda, due piani, interamente in legno e in pietra, una stufa a legna che ho già acceso, cucina e due bagni. Siamo solo io e Lina. Certa gente pagherebbe un occhio della testa per passare una notte in case simili, eccezionale. Oggi il cammino è stato perfetto, le foreste più selvagge e rigogliose che abbia mai visto, e ogni giorno l’aspetto interiore migliora, si sta bene, questa vita e questi luoghi curano anima è corpo.

Poi, poche ore fa mi ha telefonato Cagnu per chiedermi come andava, è un buon amico. Non ho detto a nessuno dove sono andato e quando tornerò, anche perché non lo so nemmeno io. Per adesso il futuro è incerto ed è tutta una questione di soldi e di tempo, comunque finché avrò entrambi continuerò a viaggiare.

DSCN0086.JPGLA FORESTA BELLA E RIGOGLIOSA

6 SETTEMBRE

Giorni intensi, tante cose sono successe. Attualmente mi trovo su di una panchina davanti alla stazione di Bibbiena. Come sono arrivato qui è merito del caso, di mie decisioni e di decisioni di Lina. Poco male, anzi bene, prendo il futuro come viene, libertà e casualità, perfetto.

A volte penso, ora ho tempo per farlo, penso che l’anarchia non sia una soluzione, è una imposizione e non è la soluzione. La cosa migliore è dare possibilità alle persone, aprire gli occhi a chi vuol farseli aprire, anarchia selettiva, anarchia a scelta. Boh?

Ora è sera, mi trovo a La Verna, sono le 9 e sono nel letto ovviamente. Qualche ora fa scrivevo di giornate intense, ma cominciamo dal principio: La tappa Corniolo – Camaldoli è stata durissima e Lina è stata motivante da non cedere, sempre davanti a me inesorabile e inarrestabile, non potevo crederci, bene! Una volta giunti a Camaldoli (bellissime foreste tra l’altro) la pioggia è aumentata e quindi abbiamo chiesto ospitalità al monastero ma siamo stati liquidati in malo modo, perciò abbiamo deciso di incamminarci sotto la pioggia per gli ultimi 3 km. Fortunatamente una macchina si è accostata a noi e alla guida c’era un tizio (un tizio parecchio strano) che avevamo incontrato ore prima lungo il sentiero mentre scendeva con la su mtb, ci ha dato un passaggio, molto gentile. Giunti a Camaldoli paese abbiamo dormito e mangiato (ottimo cibo) in una casa della guardia forestale. La custode era una una ragazza che si era presa un anno sabbatico dalla vita…

Non ho molto spazio, voglia e tempo, dovrò quindi esser sintetico nel raccontare. Il giorno dopo abbiamo visto un gigantesco albero secolare, attraversato i boschi e arrivati a Badia, da li abbiamo preso un bus per La Verna, ma siamo arrivati a Bibbiena, poi abbiamo aspettato tutto il pomeriggio su una panchina e alle 18 finalmente abbiamo preso il bus per La Verna. Abbiamo trovato alloggio presso un convento di suore, suore incredibilmente costose, 27€ per le mie attuali finanze sono un’enormità, buon cibo comunque, e ora sono qui. Domani mi separerò da Lina, strade diverse ed è giusto cosi, l’attaccamento è dannoso. Conserverò un bel ricordo di lei; sempre sorridente, intelligente e intraprendente (tutte qualità che apprezzo moltissimo, specialmente nelle donne). È dura come una roccia, e ho imparato una cosa da lei: le ragazze che dicono di non riuscire a fare questo o quest’altro perché appunto sono delle ragazze in realtà sono solo pigre e svogliate, il sesso debole non esiste. Un’altra cosa che mi è rimasta impressa è ciò che mi ha detto oggi pomeriggio sulla panchina a Bibbiena, tradotto in italiano suonerebbe più o meno così

“non serve ed è molto difficile fare grandi cose e cambiare il mondo, il mondo si cambia anche insegnando ai propri figli (e alle altre persone) il modo corretto di vivere, gli si aprono gli occhi cosi che a loro volta loro li possano aprire ad altri e così via (tipo una buona malattia contagiosa) e dopo di noi il mondo continuerà ad essere migliore grazie anche a noi, lasciare un piccolo segno, tanti piccoli segni cambiano il mondo.”

DSCN0083.JPG QUESTA E’ LINA

Fatto sta che da domani inizia un’altra fetta del mio viaggio, ho intenzione di sperimentare la povertà, di perdere tutto e di trovare la gioia delle piccole cose, sperimentare la vita vera senza trucchi ed artifizi, vita bucolica e spirituale, nient’altro, ma non ho idea di come fare e di cosa succederà, sono aperto a tutto, stiamo a vedere.

7 SETTEMBRE

Questa mattina ci siamo salutati, io e Lina intendo, e ora mi manca, non immaginavamo ma al momento è la cosa che mi manca di più, ma passerà. Mi trovo in un Bed and Breakfast, sono arrivato presto, ed è dura far notte, specialmente senza niente da mettere sotto i denti, non ceno, voglio e devo risparmiare. Mi prenderò del tempo per pensare. Domani ho programmato una tappa lunga, ci vuole, ed è anche per questo che sono qui. Già, me lo chiedo spesso, perché sono qui? Per quale motivo realmente sono qui? Amo l’avventura? Voglio fuggire da una vita comune sprecata? Voglio solo vantarmi? Cerco di coltivare un lato spirituale? Non lo so, ma sta bene, cosa cerco non importa finché non l’ho trovato. Ah si, mi manca Lina, l’ho già detto?

Stesso posto, stesso giorno, più tardi: Merda che solitudine, niente da fare, niente compagnia, niente Lina. Quando hai poco, l’attaccamento è maggiore (la mia idea di abbandonare il superfluo si fa sentire, non ho niente). Forse perché la mia mente debole è abitua a volere cose e quindi la mia attenzione è focalizzata su quel poco che ora ho (che avevo a dir il vero, anche Lina non c’è più). Forse è cosi anche per i mistici, i frati, gli eremiti, essi abbandonano tutto e poi inevitabilmente focalizzano la loro smania di possesso su un idea, su Dio, su Gesù e compagnia bella. Non so.

Cercare equilibrio? È per questo che sono qui? Ma poi cosa vuol dire equilibrio, pace? Forse sono qui per scoprire cosa vuol dire? Amore incondizionato, generosità, il mettere prima glia altri che se stessi te? E anche se fosse, ci si possono fare grandi cose? Si può cambiare il mondo e le vite delle persone? La verità è che non lo so. Ma bene comunque, vedo che le domande non mi mancano, e una cosa è certa, porsele è il punto uno, la giusta via di inizio.

Ritrovo quella potente ma sfuggevole idea che già avevo afferrato a Santiago; la bontà, l’onesta e la generosità, sono le migliori cose che al mondo si possano fare.

8 SETTEMBRE

Che faticaccia, tappa lunga e solitaria, le persone che ho incontrato si contano su di una mano. Ho bruciato i km e alle nove e mezza ne avevo già percorsi 13 ed ero al passo di Via Maggio. Ora me ne sto comodamente seduto in una specie di B&B a Montagna, oggi credo di aver percorso un totale di circa 30 km, sono partito poco prima delle 7 di mattina, ora è sera e ho la pancia piena. Il B&B si è rivelato davvero un ottima scelta, bel posto, ottimo cibo e sopratutto ottime persone, davvero brava gente, simpatica e cordiale e vera. Tornando alla tappa di oggi è stata dura, solitaria. Chilometri e chilometri di strada che non portava mai a niente. Ho fatto solo due soste, non c’erano posti adatti al riposo, solo sentieri e ancora sentirei, curve cieche e senza incontrare mai nessuno. Ora riesco vagamente ad immaginarmi cosa deve essere stata la sindrome da giungla del Vietnam… Ho pensato molto ed ho allenato la mia mente, ho pensato alla paura, è quella che ci fotte sempre; paura di essere soli, paura del prossimo, paura di se stessi e cosi via. Ma credo di avere una mente forte uno spirito abbastanza robusto. Altra cosa che ho pensato è che il cruccio dell’essere umano è il tempo, gli animali non c’è l’hanno, loro hanno solo quello della fame e del sesso, noi oltre a quelli anche e sopratutto quello del tempo che scorre invincibile. Bella fregatura. Penso sia riconducibile alla paura anche questo, paura di morie ed altro ancora credo. Domani, stando alle mappe, mi aspetta una bella tappa, tante cose da vedere e un buon percorso.

9 SETTEMBRE

Giornata durissima, infernale. Sono partito di buon ora dal B&B di Montagna, boschi stupendi alternati a paesaggi rocciosi bellissimi fino a Sansepolcro, poi l’inferno. Prima l’impatto duro con la città dopo giorni di placidi boschi e gli sguardi duri, sospettosi e severi della gente. Il cemento, lo smog, scritte sui muri, traffico, immondizia, clacson, sterpaglie sporche e spinose, fossi inquinati ricolmi di immondizia, polvere sulle foglie, fabbriche, cemento armato, odori industriali, negozi, macchine veloci, caldo, sole che filtra attraverso lo strato di smog, gente nervosa e arrogante e stressata, carcasse di animali morti, ancora immondizia. Poi dopo la città la campagna piatta e plasmata dall’uomo; puzza di merda, muffa sui muri delle case, polvere, ancora fossi pieni di immondizia, fango nelle aziende agricole con vecchie Mercedes parcheggiate davanti, veleni e diserbanti, sole e caldo e puzza di piscio, sottobosco sporco e putrido adatto per nascondere cadaveri, preservativi usati, lattine di birra, ancora plastica, pacchi di sigarette, caldo e polvere senza tregua. Un inferno insomma. Odio la città e la sua gente, non si può vivere così, abbiamo creato inferni artificiali, desidererei raderli al suolo. Le città fatte così non dovrebbero esistere. Stavo male, ho accelerato il passo al massimo, non resistevo un minuto di più in quei luoghi orribili. Stremato e con un piede dolorante, un tendine infiammato, sudore e sporcizia mi sono trascinato fino ad uno strano luogo dove alloggiare. Il libro che ho con me diceva “parrocchia che offre ospitalità” ma cosi non è, direi che sia più una strana comunità di qualche deriva cristiana, forse ex tossici. Avevo telefonato il giorno prima per chiedere se in effetti mi avrebbero ospitato, affermativo, poi gli ho ritelefonato un altro paio di volte oggi perché non trovavo la strada (era fuori “mappa” ed è stata davvero dura). Appena arrivato ho notato dei ragazzi intenti a far giardinaggio, avevano gli occhi persi e vacui come se fossero stati svuotati, sembravano fragili, era il tipico sguardo di chi ha passato cose molte brutte. Una ragazza estremamente gentile con un bambino piccolo a seguito mi ha fatto salire su una macchina e dopo qualche km siamo giunti ad una chiesetta che aveva l’aria di essere chiusa da anni, mi ha consegnato le chiavi di una stanza sul retro e se ne andata dicendomi che sarebbe tornata più tardi per lasciarmi la cena. Sono brave persone, trasudano genuino spirito generoso. L’alloggio, se cosi si può definire, è costituito da una stanza ed un bagno senza doccia (mi laverò domani) tutto molto semplice e scarno e spartano, cè un materasso per terra e una scrivania, due sedie, tutto molto umile e francescano. Domani andrò a Città di Castello, dovrò trovar la strada per ricongiungermi alla mappa, sono fuori percorso dove dormo ora. Presumibilmente arriverò presto in città cosi potrò visitarla bene e finalmente riposarmi dopo la dura tappa di oggi. Ho fiducia e speranza che Città di castello sia un luogo decente. Oggi, stremato, sono stato sul punto di mollare tutto e andare in “vacanza” poi però, dopo aver mangiato, riposato e per la prima volta da quando sono partito sentito amici su Whatsapp mi sono ricondotto sulla buona strada, è questa la vacanza. Altro piccolo appunto, la solitudine di questo viaggio rende tutto più difficile, ma fortifica lo spirito, quando hai poco ogni piccola cosa sale di livello fino a diventare bellissima e ottima! La frittata che ho appena mangiato, una fontana, due chiacchiere con un passante, un bicchiere di vino, il silenzio rumoroso della natura.

10-11 SETTEMBRE

Quante cose che sono successe, cosi tante che non ho avuto voglia e tempo di trascriverle, e non c’è l’ho tutt’ora. Riassumerò all’estremo per poi riprendere e ampliare in un futuro: Ieri in mattinata mi sono dovuto creare un sentiero per ricongiungermi con la via segnata sulle mappe, che gioia quando oramai dubbioso ho rivisto le giuste indicazioni. Long way alone, poi mi sono fermato per riposare ed ho fatto due chiacchiere con un vecchio che passava di li, arrivato a Città di Castello ho trovato ospitalità presso il convento delle Clarisse, suore di clausura. Non ho visto anima viva, solo una suora, che da dietro una gabbia di ferro mi ha consegnato le chiavi di una stanza, una bella stanza. In quanto alle suore di clausura che passano le loro vite dentro gabbie senza vedere e parlare con nessuno credo che sprechino il dono della vita, ma non sono affari miei.  Visitata Città di Castello (bellissimo paese, stupendo) e ritornato al monastero ho cenato con altri 3 viaggiatori anche loro ospiti li, due italiani sui cinquant’anni e Frank. Frank è un tedesco sui quarant’anni, fa la mia stessa strada e ora viaggiamo insieme. In serata poi ci siamo pure concessi una birra nella piazza del paese. La mattina seguente è iniziata con la pioggia, dopo un lungo cammino ora mi trovo in un ostello (che in realtà è più un rudere tra le colline, ma personalmente mi piace) a Candeggio. Il padrone di casa mi ha dato molti più anni di quelli che ho: il cammino mi invecchia, il sole, i vestiti, la barba… Ah altra cosa, un pensiero che reputo importante, visitando la pinacoteca di Città di Castello piena di dipinti rinascimentali ho notato che ci si trova molto più sesso e violenza li che in un film hollywoodiano, mica male.

16 SETTEMBRE 

Stazione di Assisi, le strade si dividono, io, Lina, Frank, Nicola, Manuel abbiamo preso strade diverse, ognuno la sua. E’ passata quasi una settima dall’ultima volta che ho scritto su questo diario, mi sono imbattuto in così tante avventure ed esperienze che non ho avuto tempo di scrivere. Al momento sono ramingo alla stazione di Assisi in attesa di un treno per Roma, città eterna. Giunto li non so dove dormirò e cosa farò, poco importa ho duecento euro e qualche giorno. Sono libero come un volatile. Mi sveglio ogni giorno in un posto diverso con persone diverse, questa vita è fantastica, ora solo il destino e il caso davanti a me, bene.

Qui si concludeva il mio diario di viaggio. Un diario che ha tralasciando avventure fantastiche ed eventi unici, credo che sia giusto così, non potete mica carpire tutti i segreti standovene seduti sulla vostra poltrona a mangiare schifezze e a inflaccidire i sederi. Partite, se volete sapere di più partite anche voi!

Ma siccome sono magnanimo ed egocentrico… servendomi delle fotografie vi racconterò pressapoco come andarono le cose.

Frank divenne il mio nuovo compagno di viaggio e camminammo insieme per giorni, mi raccontò la sua storia e il gli raccontai la mia e bevemmo molti caffè, a Frank piaceva davvero tanto il caffè.DSCN0312.JPGIO E FRANK, UN OTTIMO COMPAGNO DI VIAGGIO

Visitammo diverse città storiche e vedemmo molta arte, trovammo ospitalità in posti di ogni genere, a volte pagando a volte no. Camminammo molto.DSCN0296.JPGL’ALBA SU GUBBIO

WP_001030.jpgUNA SCOLOPENDRA GIGANTE CHE TROVAI VICINO AL MIO SACCO A PELO E CHE MI TERRORIZZO’

Incontrai anche altri viaggiatori, Nicola e Manuel sopra tutti (Manuel poi si scoprì essere un prete) condividemmo la strada, il cibo e gli alloggi. E chiacchierammo molto.

DSCN0218.JPGDA SINISTRA: NICOLA, MANUEL ED IO

COSE VARIE IN CUI MI IMBATTEI

PIAZZE D’ITALIA

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DSCN0248.JPGSI, E’ UNA MUMMIA. ERA IN UN GRANDE MONASTERO DOVE FUMMO OSPITATI

E poi un bel giorno arrivai a Roma.

E li, al cimitero monumentale del Verano, vidi un fantasma sotto forma di gatto, se ne stava sopra una lapide e mi fissava negli occhi. Ci fissammo per parecchio.

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Poi presi un treno e tornai a casa. Appena messo piede in terra di Romagna mi resi conto di non avere più un soldo, di non avere più un lavoro, e mi ricordai che la mia ragazza mi aveva lasciato. Sembrava la fine e mi abbandonai allo sconforto. Ma senza nessun preavviso una serie ininterrotta fortune e piccoli successi sconvolse la mia vita trasformandola radicalmente, nel giro di 12 mesi passai da larva depressa ad avere tutto ciò che si possa desiderare. Ancora oggi se penso a quanto sia cambiata la mia vita sorrido, la strada davanti a noi ci è ignota e può esserci davvero di tutto, fidatevi.

ENRICO ALEXANDER N.

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