Trekking, monasteri e considerazioni random

Diari di Viaggio
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Io… e le Foreste Casentinesi

Dunque, qualche settimana fa feci un breve trekking di un paio di giorni nelle foreste Casentinesi. Da Badia Prataglia al Monastero di La Verna, e poi di nuovo a Badia Prataglia. Quello che segue, conoscete la formula, è il diario di viaggio che scrissi sul mio fido moleskine.

Vi avviso, questa volta è davvero solo un breve guazzabuglio di parole e idee dal senso vago e bizzarro. Parole senza bussola. Peggio che semplici appunti. Sconclusionate divagazioni. Si, davvero riprovevole da parte mia aver perso il lume nel raccontare cose, ma non m’importa più di tanto, lo posto comunque, buona lettura.

Oh e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ancora una volta al santuario. Tra i miei vari viaggi e l’infanzia cattolica fatta di campeggi parrocchiali, oramai ci sono stato diverse volte. Trekking quando mai rapido per arrivare qui. Sono partito circa alle 8:30 da Badia Prataglia e alle 14:00 e poco più ero arrivato. Davvero sorprendente. Credevo ci avrei messo messo molto di più. Che abbia inconsciamente fatto una strada più breve? Boh? Mi sono solo limitato a seguire le indicazioni lungo la via e interpretare la varia segnaletica, prima il sentiero CAI 073 poi lo 070 e infine lo 053. Inoltre questo weekend c’è una tappa al Campionato del Mondo di trial running da queste parti, e le indicazioni del percorso erano, a quanto pare, le stesse che mi hanno condotto qui a La Verna.

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I miei appunti “cartografici”

Ora veniamo a noi; mentre camminavo ho pensato prevalentemente alla mia formazione BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella. C’è poco da dire, si, sono stati i miei riferimenti culturali adolescenziali e post-adolescenziali. E quindi? E quindi niente.

Ho pensato anche che devo e voglio continuare a scrivere dei miei viaggi. Anche perché più passano gli anni, più per forza di cose i miei viaggi non potranno più avere un certo tipo di stampo. Anzi, se tutto va come deve andare, nel prossimo futuro cambieranno un po’ di cose, parafrasandomi da solo direi che “metter su famiglia è l’obbiettivo minimo richiesto in questo gioco”. Nel bene o nel male, è giusto che succeda, e ne sarò molto felice.

Poi altre due cose, veramente di poco conto, che ho pensato; uno, certe salite è meglio fare in discesa (che può vuol dire tutto e niente). E due, Facebook si può considerare un retaggio degli anni 10, roba vecchia che va superata. E spero di non sbagliarmi. Facebook, mostro ostico come l’idra di Lerna, io mi sono cancellato da qualche mese ma le sue innumerevoli teste continuano a ricrescere perseguitandomi. E non è una metafora, il fatto è che tante cose si basano su account fb…

Ah sì, e voglio finire quel dannato Alcolcrazia (ovvero il libro che sto scrivendo da sempre-sempre-sempre, nient’altro che un piatto misto a base di rabbia e scritti adolescenziali. A tempo debito ve ne parlerò qui su guignolesco). Che poi, a ripensarci, mi sembrano tutte sciocchezze. Ho la sensazione che perdere tempo a pensare (e a scrivere) del background a base di album dei Killers, viaggi senza senso in giro per l’Europa, sbornie e quant’altro, sia un tornare indietro. Concetti superati. Feci altro dopo, il mio période ascétique tra Santiago e San Francesco e tutto ciò che ne conseguì è lo step successivo. Forse anch’esso già evoluto in una decadenza di fondo da vecchia nobiltà, che comunque non ho. Oppure in uno spiazzante normcore. Ma perché dovrei impuntarmi proprio sul passato?

Ma forse, in fin dei conti, è sempre la stessa storia: chi vi scrive è un preparato a base di diavolo e acquasanta con una buona dose di cultura generale e una spolverata di pop.

Ah, una cosa importantissima; il sentiero CAI 053, cioè quello che da Rimbocchi giunge al La Verna. È qualcosa di fantastico! In particolar modo il tratto finale proprio prima e sotto il monte santo. Una foresta stupenda, molto probabilmente una delle più belle che abbia mai visto in vita mia (insieme quelle galiziane?). Alberi secolari che svettano a quaranta e forse più metri da terra. Massi enormi ricoperti di muschio, come se fossero stati scagliati dagli Dei in un’epoca lontana. Un sottobosco verde e pulito. Tutto davvero fantastico, da tenere a mente.

Sarà che sto leggendo quel libro, City si chiama, ventimila anni di fantascienza, Villa Webster che è abitata per millenni… Ho notato una cosa, e non da poco conto, qui al monastero le cose sono fatte per durare. Non c’è plastica o materiali leggeri di qualsiasi genere. Tutto, fino all’ultimo tombino-ringhiera-grondaia-gradino-tegola-vite-e altro è fatto per affrontare i secoli. Acciaio massiccio o pietra verginale, il materiale più leggero che ho visto sono travi di legno massello spesse decine e decine di centimetri. Questo sì che vuol dire costruire. Figuratevi, i tombini di scolo dell’acqua piovana sono fatti con barre di acciaio speciale per edilizia spesse 4 centimetri e saldate tra loro! Un tombino così, oltre a pesare un’enormità, può durare millenni. Non secoli, millenni.

Ecco mentre leggevo questo libro, City, mi chiedevo che aspetto potesse avere una casa millenaria. Il santuario di La Verna ha circa 800 anni e non li sente minimamente. I francescani sono stati previdenti, tipico della Chiesa Romana, non hanno fretta, loro rimarranno, li ammiro molto per questo. Il monastero di Camaldoli, non troppo lontano da qui, credo ne abbia 1000, o giù di li, di anni.

Mille primavere e mille inverni e mille estati. Quante vite.

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A casa, pronto per partire

Ho anche un paio di appunti molto importanti per il prossimo viaggio: anche se parto per un’escursione brevissima e per giunta d’estate, devo sempre mettere nello zaino dei pantaloni lunghi. Altra cosa è che devo sempre portare con me è qualcosa da leggere.

E mannaggia a me ho freddo alle gambe e non ho niente da leggere. Non che le due cose siano conseguenti.

Altro piccolo memorandum: nella foresteria del monastero, il pasto del pellegrino compreso nel prezzo è in realtà una cena infinita. Continuavano a portare cibo. Anche troppo. Sono davvero esageratamente pieno per dormire.

E, poi, qui nel dormitorio, tutti parlano del Cammino di Santiago, e io di conseguenza sto pensando fatto che Santiago effettivamente rimane il più bel viaggio che abbia mai fatto. Fino ad ora.

Oggi, nel viaggio di ritorno, finalmente mi sono reso conto e mi sono ricordato che si, tutte quelle cazzate alla BretEastonEllis-MTV-AlternativeRock-ecompagniabella di cui parlavo ieri, sono davvero cose inutili superate. Mi son detto: Enrico, per esempio, ricordati del ritorno da Berlino. Ricordati di quanto fu pessimo. Fanne tesoro, ricordatene per il futuro.

E allora via a vele spiegate verso il futuro, motori alimentati a nitrometano che si scagliano contro il destino. Vento in faccia e poche pugnette, come dicono dalle mie parti.

Ah si, e devo organizzarmi per un altro trekking a Luglio, un bel percorso ad anello, sempre qui sull’appennino, ring around the rosey, ho pure le ferie.

ENRICO ALEXANDER

Il mio Cammino di Santiago

Diari di Viaggio

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Ed ecco un altro diario di viaggio. Era il 2013 e decisi di intraprendere (con Miss.S) il Cammino di Santiago. Furono 46 giorni intensi dove percorremmo più di 1000 km a piedi con zaini da 10kg sulle spalle. Da St. Jean a Santiago de Compostela e poi ancora oltre fino a Muxia. Pochissimi soldi con me e molto spirito d’avventura, non fu una passeggiata, al mio ritorno pesavo poco più di 60 kg, ma fu una delle esperienze più belle e intense della mia vita.

Tutto ciò che segue è la fedele trascrizione di ciò che scrissi in viaggio, cioè frettolosi appunti che presi quasi ogni sera rannicchiato nel mio sacco a pelo.

Giorno 1 – Treno TGV Bordeaux-Bayonne

Per arrivare dove siamo ora abbiamo dovuto prendere treni, tram e aerei. Ci siamo abituati, dopo il viaggio dell’anno scorso…

Al momento siamo immersi nella notte francese dietro finestre a specchio di un bel treno, direzione Bayonne, Pirenei atlantici, e l’unica cosa che mi salta alla mente è che l’importante è il “qui e adesso” tutto il resto non conta.

Giorno 2 – St. Jean Pied De Port

Nottata e mattinata trascorse a Bayonne, città affascinante che abbiamo avuto modo di visitare con relativa calma dopo un’abbondante colazione. Poi nel pomeriggio siamo finalmente giunti a St.Jean, qualche peripezia, treni assenti ma autobus fortunatamente efficienti.

Termino qui queste memorie della giornata, posizione troppo scomoda per scrivere.

L’ultimo pensiero va al viaggiare, spostarsi, assaporare, vedere, girovagare, che senso avrebbe tutto questo se non ne rimanessero memorie?

Giorno 3 – Roncevaux

Titanica impresa attraversare i Pirenei un passo alla volta, non siamo abituati. Sopratutto Miss S, che poco fa, dopo un ottima cena con altri peregrinos (ovvero pellegrini, cioè chi come noi intraprende il cammino) ha vomitato ed è crollata a terra priva forze.

Giorno 4 – Zubiri

Lunghi chilometri abbiamo percorso, ma è solo un assaggio, molti altri ce ne aspettano. Soddisfazioni, non si crede di poter fare esperienze, avventure e fatiche tali. Ostelli incredibili, persone interessanti e cordiali da ogni parte del mondo, generosità e altruismo molto in voga. Età, sesso, nazionalità ed estrazione non contano, si fa amicizia con tutti.

Mi dispiace solo non aver il tempo e la voglia per rendere l’idea tramite la carta e la penna di quanto sia incredibile questa esperienza.

Giorno 5 – Pamplona

Dopo l’estenuante, infinito, cammino giornaliero il destino ha voluto che approdassimo in un fantastico hotel “El horno de Aralar” un posticino economico con camere singole, docce e bagni privati. Nonché ottimo cibo. Fantastico. Ho mangiato la mia prima Paella, era di pesce, squisita.

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Alto del Perdon, poco dopo Pamplona.

Giorno 6 – Puente la Reina

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Giorno 7 – Estrella

Arrivati ad Estrella abbiamo trovato alloggio in un piccolo ma piacevole ostello. È gestito da un’associazione che si occupa di persone con handicap e problemi mentali, AFAS è il nome di questo luogo. Abbiamo trovato posto per miracolo, erano rimasti solo quattro letti e sarebbe stato veramente duro dover rimettersi in viaggio alla ricerca di un altro posto dove poter dormire. Qui ci si sente come a casa, in famiglia, si sta bene, ma ovviamente domani all’alba si riparte.

Piccola nota curiosa, ieri, mentre eravamo intenti (e stremati) a cercar rifugio a Puente de la Reina, proprio sul ponte della Reina che da il nome al paese, esattamente a metà di esso, abbiamo rincontrato Marco. Incontro interessante, e proprio su di un ponte così importante nel Cammino. Sembra che siamo destinati a rincontrare le persone che erano con noi quella prima notte a St.Jean…

Poi abbiamo passato la notte nello stesso ostello al margine del paese trovato grazie a lui. Tutti gli altri ostelli erano pieni, anche quello dei “Padri Riparatori” il cui nome mi ispirava tanto, si Padri Riparatori, che bel nome. Ed ovviamente abbiamo mangiato insieme, ragazzo molto strano quel Marco…

Giorno 8 – Los Arcos

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Giorno 9 – Torres del Rio

Accuso una terribile forma fisica, ieri ho scoperto di avere una leggera febbre (36,9-37,2) quindi dopo aver passato una notte a Los Arcos ci siamo incamminati per una mezza tappa di 10 km e abbiamo trovato rifugio verso mezzogiorno in un bell’ostello in stile medioevale, la Pata De Oca, a Torres del Rio. Continuano vari problemi di salute, quindi ho deciso di intraprendere una dieta vegetariana, meglio tenersi leggeri. Presa anche la decisione di risparmiare soldi nei giorni avvenire, così da poter completare il viaggio senza problemi.

Abbiamo rincontrato Francesco (anche lui con noi quella prima notte a St.Jean), per di più nel giorno del suo compleanno, si direbbe che le coincidenze camminino con noi.

Giorno 10 – Logrogno

Siamo giunti a Logrogno, bella città per quel poco che ho visto, la tappa è stata abbastanza semplice e siamo giunti qui entro le 14:00 avendo poi il tempo di riposare. Domani ci aspetta un cammino lungo, all’incirca 30 km, sarà dura. La buona notizia è che l’influenza sembrerebbe in via di guarigione, oggi temperatura normale, solo un giorno di malanno per fortuna, forse era solamente disidratazione dovuta al lungo cammino sotto il sole cocente.

L’ultimo appunto riguarda uno strano sogno che ho fatto ieri notte (nottata inquieta) cercherò di trascriverlo per quel poco che lo ricordo e con quel poco di tempo che mi rimane prima che spengano le luci, ecco il sogno:

Un vecchio, un saggio, forse uno strano commerciante di oggetti particolari o un esperto di occultismo, non ricordo esattamente, comunque egli mi disse:

“gli spiriti (forse disse fantasmi o spettri) esistono ma non si mostrano a tutti, solo a vecchi e ricchi signori. Gli spettri non fanno promesse o stipulano contratti, perché in lunghe esistenze hanno imparato che ingannare (o tradire ecc) non è giusto.

Come per dire che l’inganno è nell’indole umana? Non c’è promessa, accordo o contratto che non abbia un intrinseco e a volte involontario inganno?

In cima a questo bastardissimo deserto!!!

Non ricordo dove l’ho scattata, ma ricordo che era troppo caldo quel giorno.

Giorno 11 – Najera

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Giorno 12 – Santo Domingo de la Calzada

Quest’oggi tappa decisamente semplice, per di più dopo una buonissima dormita consumata nella palestra comunale di Najera. Questo da dove sto scrivendo (st. Domingo) è un ostello stupendo, incredibile. Sicuramente uno, se non il più, bello visto fino ad ora. Per il resto tutto scorre velocemente, tappa dopo tappa, ogni giorno una città nuova e sconosciuta ed ogni notte un letto diverso. Oggi mi è venuto in mente che mai in vita mia (neanche appena nato probabilmente) sono stato così tanti giorni senza salire su di un qualsiasi mezzo di trasporto, a motore e non.

Miss S. ha detto che “siamo noi il nostro unico mezzo di trasporto” e concordo.

Per il resto forma fisica più che eccellente, niente vesciche ai piedi, niente acciacchi, influenza oramai passata e sopratutto la dieta vegetariana sembra funzionare egregiamente. Ovviamente accuso una stanchezza di fondo notevole, i chilometri si sentono.

Giorno 13 – Tosantos

Quella di oggi è stata una giornata ricca e intensa, degna di nota, sicuramente fino ad ora una delle più dense del cammino. Vedrò di farne un resoconto accurato se pur frettoloso, spero di riuscire a coglierne ed imprimerne il succo.

Sveglia più che mai presto essendo “saltato” completamente il mio orologio durante la notte, non ho potuto avere un’idea di che ore fosse, l’orologio segnava le 8 ma erano almeno le 4. Quindi prima delle cinque mi ritrovavo, quantomai spaesato, in piedi. Colazione, faccende varie, raccogliere i panni stesi e ci siamo messi in cammino.

Arrivati in paese, di cui ignoro il nome, fortuitamente abbiamo rincontrato il buon Francesco, la simpatica Miss Airlines (il suo nome è lo stesso di Miss S. quindi per non far confusione in questi appunti è diventata Miss Airlines. Lavora sugli aerei…) e un’altra ragazza che attualmente è imbacuccata nel suo sacco a pelo affianco me anch’essa intenta a scrivere, di nome Ada. Concedetemi di spendere un paio di parole su di lei; che tenacia e forza d’animo, 19 anni e ha intrapreso il cammino da sola, dietro i suoi modi gentili ed educati e dietro la sua figura minuta e aggraziata si cela sicuramente una forza degna di un leone, anche nel viaggio ha camminato sempre davanti a noi denotando grande resistenza e forza fisica.

Spuntino in una sorta di elegante ristorante (trovato inaspettatamente nel bel mezzo del nulla) a base di bocadillos, cioè panini, con tonno e peperoni piccanti sott’olio, assolutamente ottimi.

Dopo qualche altra ora siamo finalmente giunti a destinazione, Belorado, dove chissà perché abbiamo deciso di proseguire per altri 5 km (per un totale di 30 km) fino al paesino successivo. Solo in seguito avremmo capito che era stata una decisione quanto mai azzeccata, inizialmente il progetto era di farne di più oggi (di km) per farne di meno domani. Decisione che ci ha condotto dove ci troviamo ora. Quest’evento è cosi importante che credo meriti più parole e più tempo di quello che ora ho, ma ci provo comunque:

C’è troppo che non riuscirò a dire su questo evento condensandolo in cosi poche parole, ma lo dimenticherò mai. Juan Manuel, il pellegrino della musica, è una di quella persone uniche che si incontrano poche volte nell’arco di una vita, almeno questa è l’idea che mi sono fatto a suo proposito in cosi poche ore di convitto.

Da quel che sono riuscito a capire egli era un meccanico, che qualche anno addietro, sulla via di Santiago, ha ricevuto ciò che viene chiamata “un’illuminazione divina” se cosi la si può definire. Una cosa è certa, nonostante io tenda ad essere scettico, nei suoi occhi e nel suo volto e nelle sue parole e nei suoi gesti c’era solo pace e autentica gioia di vivere. A parole non riesco a rendere la potenza di questo incontro, ma vi posso dire che eravamo in quattro (io, S, Francesco, Ada) e credo che per tutti e quattro questo incontro abbia cambiato la vita.

Juan Manuel è una persona fantastica, con quel raro dono di trasmettere pace solamente con la sua presenza. “Finalmente qualcuno veramente felice” ho pensato, e poi mi sono detto “d’ora in poi cercherò di seguire il suo esempio” persone cosi ispirano esistenze migliori.

Ci ha accolto con dei bicchieri d’acqua e dei salatini (già di per se cosa strana) e quando gli abbiamo chiesto se c’era posto nell’ostello ha detto che l’ostello non era il suo e di riposarci e di non pensare ad altro, ad ogni nostra domanda continuava a dirci di riposarci. In primo momento ho pensato fosse totalmente matto e ho diffidato di lui, ma poi ho capito che era solo felice, è cosi raro vedere la vera felicità che quando incontriamo persone pervase da essa tendiamo a credere siano matte.

Ha suonato il flauto per noi, e sembrava uno spiritello della foresta, un fauno, una creatura fantastica ed affascinate mentre danzava e vorticava con il suo flauto. Ha cucinato per noi (ottima paella) del cibo offerto da passanti e amici, abbiamo diviso il vino con gli altri commensali (una gran bella tavolata multietnica), ci ha parlato in più lingue diverse affinché tutti capissimo.

E’ inutile, questo incontro, tentando di descriverlo tendo solo a sminuirlo, meglio lasciar perdere. Comunque c’è stato pure chi ha pianto, credo che nell’insieme si possa definire un’esperienza mistica. Io, Miss S, Ada e Francesco possiamo ritenerci fortunati ad aver incontrato Juan.

Una casa umile ma impeccabile, e compagnia perfetta. Ho conosciuto un signore coreano sui 50 anni, Mr. Killing Time, davvero simpatico e pittoresco.

Ah, Juan aveva pure un cane, Gila, e rispecchiava pienamente il padrone.

Alba Castigliana!

L’alba in Castiglia

Giorno 14 – San Juan De Ortega

Quello di oggi è l’ostello e il paese (se cosi si possono definire due chiese, un ostello e un bar mal gestito) più sgradevole di tutto il cammino fino ad adesso. Per il resto Francesco si dimostra sempre più una gran brava persona. Vado di fretta, le luci si sono spente.

Giorno 15 – Burgos

Burgos città interessante, ma probabilmente non al livello di Pamplona, è talmente difficile fare paragoni restando solamente manciate di ore nelle città.

Io e Miss S. siamo nuovamente rimasti soli. In giornata abbiamo macinato più di 30 km, poi dormito in una sorta di appartamento in compagnia di un francese, un signore inglese sulla sessantina ed un altro inquilino ignoto, in quanto ho visto solo il suo zaino e mai la sua persona.

Giorno 16 – Hornillos del Camino

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Giorno 17 – Castrojeriz

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Giorno 18 – Boadilla del Camino

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Giorno 19 – Carrion de los Condes

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Giorno 20 – Calzadilla de la Cueza

Al momento ignoro che giorno sia, mi trovo qui steso nel mio sacco a pelo in una affollata stanza d’ostello da qualche parte dopo Carrion. Sono le 15 e 30 e mi trovo qua perché fuori ce un tempaccio e sopratutto perché nella mattina ho preso tanta acqua come mai nella mia vita. Francesco e Miss Airlines stoicamente hanno deciso di proseguire, forse li rincontreremo, ma poco importa non ci si può soffermare su poche persone in un viaggio cosi denso e straordinario.

Sono passati diversi giorni dall’ultima volta che ho preso appunti, troppi impegni, troppe mangiate con vino e luci spente troppo (ma in fin dei conti neanche troppo visto la nostra attuale vita) presto. Abbiamo soggiornato in splendidi ostelli simili ad oasi, e in conventi gestiti da suore (di statura incredibilmente bassa), preparato umili ma ottime cenette, giocato come bambini con i nostri compagni di viaggio conosciti in viaggio, fumato erba, camminato molto, visto tanto e conosciuto ancor di più, abbiamo vissuto pienamente. E ora ci troviamo qui, neanche a metà del viaggio, e nella mia testa si fa sempre più strada l’idea di continuare oltre Finisterre, continuare per sempre. C’è ancora tanto da vedere, tanto da imparare, e molte realtà e persone da conoscere, e quando farlo se non adesso? Quando ancora capiterà una occasione del genere? Non ho più un lavoro, famiglia unita e in salute, niente impegni ed un corpo giovane e forte. Vedrò strada facendo, a parte i soldi ho tutte le carte in regola per proseguire.

Piccoli appunti finali; ho avuto modo di approfondire l’amicizia con Tazio, molto simpatico, purtroppo un poco sfortunato in quanto si è procurato una particolarissima lesione (su cui è meglio sorvolare) che lo ha fatto sanguinare cosi copiosamente da colorare costantemente i suoi vestiti di rosso, il che lo ha trattenuto in albergo una tappa addietro, probabilmente per un paio di giorni, e credo sia stato anche stato in ospedale…

Miss S. invece migliora, seppur qualche crisi psicologica per il duro cammino ancora persiste, passo comunque ancora lento e svogliato.

Una curiosità che ho notato è che qui, in questo viaggio, non si incontrano più di tanti stolti (almeno cosi sembra) anzi tutte persone molto interessanti, probabilmente il tipo di viaggio stesso è un filtro, non tutti decidono di intraprendere questa esperienza, anzi fortunatamente molti la considerano una cosa stupida.

Altro piccolo appunto; qualche giorno fa (non ricordo esattamente quando) arrivati in un ostello, e dopo aver fatto una doccia ed esserci sistemati, abbiamo deciso di uscire a fare spesa per preparare la cena. Il paese era molto piccolo ma era presente una minuta bottega a gestione famigliare che faceva da bar\minimarket. Solo dopo aver comprato il necessario per farci una bel piatto di pasta ci siamo resi conto che nell’ostello non era presente una cucina. Come fare? Beh dovevamo pur mangiare? Quindi siamo tornati al minimarket e abbiamo esposto il problema alla signora, incredibilmente e davvero gentilmente ella ci ha messo a disposizione la bellissima cucina di casa sua (al piano di sopra c’erano dei tedeschi, boh, credo l’affittasse.). Davvero una bella serata.

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Giorno 21 – Bercianos del Camino

Quest’oggi tappa lunga, almeno 32 km, forse più. Niente di particolare da appuntare, forse Sahagun, città davvero poco bella, almeno questa è l’impressione che ne ho tratto fermandoci a mangiare li.

Al momento, fortunatamente, ci troviamo in un bell’ostello (con una capra in giardino) dico fortunatamente perché tutti gli altri ostelli del paese (due) erano pieni ma siamo riusciti a trovare rifugio nell’unico altro disponibile. Questa casa\ostello ha solo cinque posti letto, ed è davvero piacevole.

Oggi, come negli ultimi due o tre giorni, è un crescendo di pensieri. San Francesco d’Assisi. Poi i grandi spazia aperti, le vaste pianure coltivate, latifondi senza nome e senza anima viva, nessuna edificio per chilometri e chilometri, strade drittissime e deserte senza incontrare macchine o bici o viandanti per ore, cielo pesante di nubi sopra le nostre teste (e per fortuna, attraversare questo “deserto” col sole dev’essere un’impresa) ti portano a pensare parecchio, non ci sono distrazioni, solo cammino e pensieri.

Giorno 22 – Reliegos de las Matas

Elvis.*

*E’ l’unico appunto che presi quel giorno, mi ero ripromesso di parlarne, ma oramai è passato troppo tempo. Sappiate solo che Elvis è un pittoresco gestore di un bar a pochi chilometri da Leon, egli ci offri prosciutto e formaggio, e noi in cambio bevemmo birre. Cioè, almeno io, perché da quel che ricordo Miss. S odiava sia il formaggio che il prosciutto che la birra, credo abbia bevuto Gin Lemon…

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Il bar di Elvis fuori

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E il bar di Elvis dentro. Quella che guarda verso di noi è Miss S.

Giorno 23 – Leon

Questa sera ho poca voglia di darmi alle, seppur brevi, narrazioni. È la stanchezza probabilmente, quindi sintetizzo(erò).

Cammino quasi tutt’oggi sotto la pioggia incessante, un po più fiacchi del solito perché ieri abbiamo fatto baldoria da Elvis… Siamo giunti a Leon, bella città, davvero viva, quasi hai livelli di Pamplona. Visto la cattedrale, stupenda, perfetta ed immensa. Alloggiato in un buon ostello, 10€ a testa, camere private da quattro con bagno privato. Cena da Burger King (per alzare il morale delle truppe, cioè di Miss S, ma anche il mio) e shopping economico in un mega negozio cinese. Una routine quasi turistica con cui abbiamo speso le nostre poche ore libere, ci voleva proprio, e poi come non approfittare di una grande città, se ne vedono cosi poche lungo il cammino. Per ragioni che non sto a spiegare abbiamo fatto tappa in una farmacia e fortuna ha voluto che l’ostello (o forse è una residenza universitaria, non saprei?) c’è l’abbia indicato la gentilissima farmacista, una mappa davvero molto dettagliata quella che ci ha disegnato.

Lungo le montone ed interminabili strade accanto ai campi di grano, l’atmosfera creata dalle nubi cariche di pioggia e l’assoluta solitudine di quei luoghi mi aiutato a pensare. Ultimamente ho elaborato l’idea di intraprendere il Cammino Portoghese con bici di fortuna una volta arrivati a Finisterre, si vedrà. Poi persiste l’idea di scrivere libri per ragazzi e bambini, sarebbe un bellissimo modo di campare. Ma ora basta scrivere, sono stanco.

Giorno 24 – Villadangos del Paramo

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Giorno 25 – Astorga

Ancora densissime giornate, due tappe da circa 30 km l’una mi hanno portato qui da dove sto scrivendo ora, un lussuoso hotel 4 stelle in quel di Astorga.

In giornata abbiamo usufruito della spa, stupenda e rigenerante, poi la serata è continuata in un ottimo ristorante del centro, il tutto in compagnia di Francesco e Miss Airlines, che il caso e la fortuna ci hanno fatto rincontrare ancora una volta, precisamente ieri nell’ostello di Villadangos, in cui abbiamo avuto il piacere di imbastire una cena in compagnia del tedesco-macchina-da-guerra-Ian, di un pittore francese davvero interessante ed il Signor Barbone che meriterebbe sicuramente più parole di queste poche che sto spendendo per lui, ma verrà anche il tempo di scriverne, ah il Signor Barbone…

Ora sono troppo stanco per proseguire, oramai è mezzanotte, orario più che tardo per dei pellegrini quali noi. Spero che riuscirò a ricordare abbastanza di questo incredibile viaggio, quando trascriverò tutto al PC dovrei aggiungere ogni importante avvenimento, ma so che non lo farò.

E’ notte fonda, sono lavato e profumato, a stomaco pieno, una birretta e un goccio di whisky, un paio di tiri d’erba. Ora il sonno.

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Panorami di viaggio

Giorno 26 – Rabanal del Camino

Stanza fredda questa, d’altronde il tempo è peggiorato nuovamente e per giunta ci troviamo in montagna, ipotizzo sui 1000 mt. Quest’oggi tappa veramente semplice, come poteva non esserlo dopo un soggiorno in un lussuoso e rigenerante hotel, ci siamo divisi nuovamente da Francesco e Miss Airlines, per poi probabilmente rincontrarci domani a Ponferrada, città dalla quale mi aspetto molto.

Affinata e accresciuta amicizia con Ian (se questo è veramente il suo nome?).

Le ultime parole della giornata le spendo per affermare che, oramai, il cammino mi ha positivamente segnato, mi sento felice, quel fragile e sfuggevole stato d’animo che è la pace aleggia attorno a me, mi sento bene e anche se è presto per dirlo. Ma come forse ho già detto, ancora tanto ci sarebbe (e c’è!) da imparare, vedere, scoprire, gente da conoscere e altre realtà da indagare, viaggiare e vivere.

Ho fatto l’ennesimo sogno di spettri, che voglia dire qualcosa? Qualche giorno fa, o forse settimana, non saprei dire con esattezza, ho troppo poco tempo per scrivere (ma non per riflettere) ho fatto l’ennesimo sogno a sfondo funebre\paranormale, come al solito il poco tempo che mi resta prima del buoi imposto (spengono le luci) la stanchezza e la voglia mi obbligano a comprimere e stringere il resoconto all’estremo. Eccolo qui:

In principio ricordo che sognai la morte del mio amico Mr.P e la sua per me famosa frase “il corpo va lascito stanco nella tomba” poi mi sono svegliato, era piena notte, e come spesso succede in quello stato di incertezza che è il dormiveglia non sapevo se il sogno era fantasia o realtà, ma sono stato comunque lucido per pensare che l’avrei scoperto in mattina ed al momento non serviva a niente scervellarsi. Nuovamente sono caduto tra le braccia di Morfeo e ho sognato di essere sposato, o comunque convivente con Miss S, anzi di essere stato sposato perché ella nel sogno era morta. Io ovviamente ne ero tristissimo, ma, durante la notte, lei tornava sotto forma di fantasma e mi ammoniva sul futuro. Non ricordo cosa esattamente dicesse.*

*Rileggendo adesso questo appunto, cioè più di tre anni dopo, mi si gela il sangue. Esso premunisce con un’esattezza spaventosa un evento impossibile da prevedere che si sarebbe verificato anni dopo. Certo, il matrimonio, e le morti (di Miss S e Mr P) sono un allegoria, ma davvero credetemi quando vi dico che questo sogno non ha sbagliato di una virgola un evento assolutamente imprevedibile, specialmente per quel che riguarda Mr P. Una cosa inimmaginabile. Al risveglio non ricordavo quali erano gli ammonimenti lasciati del fantasma di Miss S sul futuro, ma ora lo so. In oltre questo sogno sembra essere il continuo di quell’altro che feci all’inizio del cammino, dove il fanatasma mi disse qualcosa tipo

l’inganno è nell’indole umana? Non c’è promessa, accordo o contratto che non abbia un intrinseco e a volte involontario inganno?”

Ebbene questo chiude il cerchio. Anni dopo gli eventi andarono esattamente come descritto da questi due sogni e pure i protagonisti furono gli stessi. Incredibile.

Giorno 27 – Ponferrada

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Giorno 28 – Cacabelos

Anche Ponferrada superata, oramai delle “grosse” rimane solamente Santiago. Quest’oggi tappa corta ma estremamente impegnativa, anche perché i 34 km in montagna di ieri si fanno sentire. Abbiamo nuovamente staccato Francesco e Miss Airlines, ho come l’impressione che Miss Airlines non la rivedremo più visto la sua decisione di fare tappe lunghe.

In giornata abbiamo avuto anche modo di visitare il castello di Ponferrada, carino ma niente di speciale. Ora ci troviamo in un bellissimo ed economico ostello con camera da due, nella stanza affianco riposano l’Ada e Hugò che abbiamo ritrovato qualche ora fa proprio qui.

Sono tremendamente stanco e come al solito il tempo libero è pochissimo, in questo cammino si ha sempre qualcosa da fare, il tempo è cosi poco che non ho neanche voglia di controllare le mappe per domani, poco importa.

Giorno 29 – Las Herrerias

Ieri evidentemente mi sono addormentato mentre scrivevo, lasciando incompiuto il tutto, oggi potrebbe succedere nuovamente… Sonnolenza a parte, quest’oggi mi trovo a Las Herrerias (se cosi si scrive?) in un ostello ancora più bello di quello di ieri, abbiamo cenato con dell’ottima zuppa di verdure ed insalata. Domani varcheremo la Galizia, ma già da un paio di giorni i paesaggi sono stupendi, forse i migliori visti fino ad ora.

Sto pensato che questo diario di viaggio è esteticamente pessimo, ma al momento non è cosa importante, e sempre a proposito di lettere, tra le cose che mi mancano di più di casa c’è sicuramente la lettura, i libri. Vabbè vado a dormire, buona notte.

Giorno 30 – Fonfria

(nessun appunto)

Giorno 31 – Sarria

(nessun appunto)

Giorno 32 – Portomarin

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Giorno 33 – Ponte Campana

Tappa affascinante, bei territori e bel ostello (davvero sperduto tra le colline galiziane) pochi pellegrini sui sentieri quest oggi. Tutto ottimo, a parte una terribile doccia fredda, che alla fine ho fatto per metà. Miss S stoicamente si è lavata completamente. Cena comunitaria in ostello, buon cibo.

E domani??

Mappe e credenziale

Giorno 34 – Ribadiso de Baixo

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Giorno 35 – Lavacolla

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Eravamo determinati ad arrivare al Monte do Gozo, il grandissimo ostello (400 posti letto secondo il foglio) appena prima di Santiago, ma le abbondatissime piogge c’è lo hanno impedito. Per trovarne scampo ci siamo fermati in un bar nei pressi dell’aeroporto di Santiago, poi stremati e bagnati fino al midollo abbiamo trovato rifugio in un albergo pochi chilometri prima di quella che sarebbe dovuta essere la nostra meta.

Giorno 36 – Santiago de Compostela

(nessun appunto)

Giorno 37 – Santiago de Compostela

Oramai molti giorni e molte notti si sono susseguite, tutte incredibili e uniche. Ho avuto poco tempo per scrivere e descrivere, ma non è essenziale. Negli ultimi giorni poi, parte di quel poco di tempo libero mi è stato portato via da un libro trovato in un ostello, “Achille piè veloce” di Benni. Mi mancava la lettura.

Neanche io so in quale ordine si sono susseguite; città, cammini brevi, cammini lunghi, amici, addii, incontri, cibo buono, cibo cattivo, cibo economico e cibo costoso. Ma anche ostelli fantastici ed ostelli (pochi) brutti, alberi, boschi, fonti e foreste, pioggia e sole, vino, gioie e fatiche, divertimento e sconforto. Siamo addirittura stati in un hotel di lusso, e poi stazioni ed aeroporti. Quante cose che ho visto.

Ora sono, anzi siamo, a Santiago de Compostela. E’ già il secondo giorno che ci troviamo qui, ci godiamo la meta. Nel frattempo piove e secondo meteo ed opinione comune continuerà a piovere per tutta la settimana. I soldi sono finiti, niente Portogallo, ma chissà dove ci porterà il destino.

Per onore di cronaca aggiungo che in giornata siamo riusciti a prenotare da un internet point i biglietti aerei Santiago-Milano per il 23, dopo essere stati a vuoto all’aeroporto. Ma in fin dei conti mai niente è veramente a vuoto, tutto vale in viaggio.

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L’alba in Galizia

Giorno 38 – Negreira

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Giorno 39 – Olveiroa

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Giorno 40 – Cee

Cee, ci troviamo a Cee. “Che razza di nome è mai questo per un paese?!” ho pensato più volte nell’arco della giornata.

Oggi tappa durissima, 20 km totalmente immersi in una tempesta, acqua e vento in proporzioni titaniche e sopratutto almeno 15 km senza traccia umana se si esclude una piccola chiesa (Virgen de la Neves) dove abbiamo trovato riparo all’esterno in quanto ogni porta era ben serrata, per quasi due ore. Quando pensavamo oramai che l’avventura giungesse al termine ed il gioco fosse fatto ecco che una dura prova ci sorprende, bene!

Un appunto da tenere bene a mente: siamo totalmente ed incredibilmente disarmati e male attrezzati per la pioggia. In viaggi futuri occhio di riguardo alla scelta dell’equipaggiamento.

Domani Finisterra, il 23 notte in Italia. Guardandomi indietro, poco più di un mese mi ha cresciuto. Quello che vedo alle mie spalle, quello del 9 Settembre, è un Enrico ristretto. Un solo mese mi ha fortificato dentro e fuori, o almeno così mi è parso. Il futuro che mi attende d’altro canto è tosto, dure prove di vita mi attendono, come sempre, come a tutti. Punto primo devo trovare lavoro per la preziosa pecunia, poi il resto si vedrà.

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Una mucca o forse un toro, non ricordo dove.

Giorno 41 – Finisterra

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Giorno 42 – Finisterra

Ancora Finisterra, o Fisterra come la chiamano qui. È quasi strano fermarsi due giorni nello stesso posto dopo tante settimane passate saltando di luogo in luogo, di paese in paese. Ma ancora regge il primato del letto diverso ogni sera, con questo di oggi siamo a 42 giacigli differenti.

Al momento ci troviamo in un bell’ostello e in giornata abbiamo raggiunto il punto più ad occidente possibile, li dove finisce il mondo, dove oltre non è più possibile proseguire. Bel posto, anche se non sono certo che geograficamente sia il punto più ad ovest possibile, guardando le mappe forse c’è un promontorio a nord, oppure qualcosa in terre portoghesi.

Abbiamo gettato un anello, che ci portavamo dietro dall’inizio, nell’oceano. Faceva molto Signore degli Anelli e Monte Fato, è stato bello.

Poi incredibilmente e per la centesima volta abbiamo rincontrato Marco, sembra che il destino per qualche ignoto motivo c’è lo metta alle calcagna. L’ho interpretata come una lezione di pazienza, bontà ed accettazione in quanto non mi è mai stato particolarmente simpatico. L’ho sempre visto come un satanasso vestito da santo, ma sicuramente mi sto ingannando.

Domani Muxia, i soldi scarseggiano, ma per adesso la sopravvivenza (cibo e ostelli) è garantita. La data di ritorno si avvicina, faccio e farò tesoro di esperienze ed insegnamenti da questo incredibile viaggio.

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Finalmente l’oceano Atlantico, in lontananza Finisterre.

Giorno 43 – Muxia

Ennesima (terza) tempesta perfetta, 30 km sotto pioggia e vento indomabili per giungere a Muxia. Attualmente siamo in ostello, ma le intemperie ci proibiscono di fare acquisti, forse questa sera non si mangia. Domani in teoria Santiago. Ultreia!

Giorno 44 (mattina) – Muxia

Ore e ore in un bar del porto di Muxia; stile marinaro, atmosfera ottima e un paio di birre. Il tutto in attesa dell’autobus che ci porterà nuovamente a Santiago.

Mi sono innamorato delle due bariste…

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Il faro di Muxia

Giorno 44 (sera) – Santiago

Santiago, siamo ancora una volta qui, è il terzo giorno ma non consecutivo. La fortuna ci ha assistito anche questa volta, abbiamo trovato un bellissimo ostello vicino alla fermata del bus. Tale ostello possiede una attrezzatissima cucina, ovvero tutto ciò di cui avevamo bisogno.

La carica cresce costantemente e la molla è pronta per il grande ritorno a casa, si mi spiace di non poter continuare oltre, ma d’altro canto 45 giorni di viaggio sono uno splendore più che sufficiente. Ed il rientro si prospetta splendido.

Altra grande fortuna è il fatto che pur non facendo niente, pur sbattendomene, oggi ho trovato il lavoro. O meglio, il lavoro ha trovato me, tramite una piacevolissima telefonata del direttore della multisala… Bene!

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La cattedrale di Santiago

Giorno 45 – Milano

Giunti all’aeroporto di Santiago con parecchie ore di anticipo, abbiamo rincontrato Marco, un vero segno del destino, anche lui sul nostro stesso aereo. Era con noi la prima notte, è stato con noi l’ultima.

Fino all’ultimo abbiamo creduto che l’aereo sarebbe atterrato a Milano, invece è atterrato a Bergamo, che non si può definire neanche un aeroporto. Con gli ultimi soldi rimasti abbiamo preso un pullman per Milano, dove vi siamo giunti a notte fonda. Trovare una stanza di hotel praticamente senza soldi è stata un’impresa, ma c’è l abbiamo fatta. In mattinata vedrò di chiamare la banca e farmi mandare un centone a credito (speriamo bene) così da poter prendere un treno per tornare a casa.

Che viaggio, che incredibile viaggio.

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Beh questo sono io che mi atteggio a grande eroe conquistatore di terre lontane

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ENRICO ALEXANDER

2017

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DI QUELLA VOLTA CHE ATTRAVERSAI L’ITALIA A PIEDI

Diari di Viaggio

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IO CHE MI ATTEGGIO A INDIANA JONES DURANTE IL VIAGGIO

Alla fine è successo, questo blog è diventato un tempio consacrato al mio mostruoso ego. Cosa vi aspettavate da uno che quando si guarda allo specchio vede il prototipo del nuovo gradino evolutivo del genere umano? Quindi ora, otre a tutte queste sciocchezze che scrivo in continuazione, vi beccate un bel post autocelebrativo.

Come ogni storia che si rispetti anche questa ha il suo prologo…

Estate 2014, ero povero e stanco e poco abbronzato, lavoravo in un locale notturno e le mie giornate volavano via tra caldo e hangover. La mia ragazza (in realtà un Gargoyle dalle ingannevoli tette) molto simpaticamente mi disse bye-bye-arrangiati. Una storia di 5 anni spazzata via con il Napalm. Cose che capitano immagino. Che fare? Beh ovvio partire! E così fu, attesi lo stipendio, raccattai il materiale e il giorno dopo in preda ad una crisi mistica degna di un santo che si strappa le vesti partii. Fuck everything. Non era il primo viaggio del genere che facevo, l’anno prima avevo camminato per 45 giorni attraverso la Spagna, sapevo cosa mi aspettava, ma questa volta ero solo.

Quello che segue è mio diario di viaggio, scritto di mio pugno su di un libretto rosso rilegato in finta pelle (con su scritto Campari) mentre riposavo all’ombra degli alberi o dentro il mio sacco a pelo. Mi scuso per il bruttissimo stile ma è un diario di viaggio, scrivevo in presa diretta. Le foto sono quelle che ho scattato durante il viaggio.

2  SETTEMBRE

Partito sono partito. Sensazioni ed avvenimenti inusuali, in primo luogo alla partenza in stazione stranamente non ero euforico, ero pensieroso e malinconico, questo alone tetro me lo sono portato avanti almeno per metà giornata poi come purgato dalle prime fatiche ne sono uscito ed ora sono nello stato mentale ottimale per viaggiare. Ho cercato di richiamare alla mente i giorni di Santiago, ma qui è tutto diverso, sembra più duro almeno per ora, ma sono sicuro che con l’abitudine e dopo un centinaio di km sarà tutto più naturale. Diverse cose mi hanno colpito, questa natura più vivida e vorace che mai, ho incontrato pure un daino ed uno scoiattolo, la selva e i sentieri sono impegnativi e molto prepotenti, le indicazioni sono pochissime e mal fatte, è un attimo sbagliare e smarrire la giusta via, bisogna sempre essere attenti e ragionare. Le strutture e gli ostelli, da quel che posso intuire, sono pochi e forse si rischia di non trovare da dormire o da mangiare, si va a fortuna. Non ho incrociato ne camminatori ne altra gente quest’oggi sulla mia strada. Credo sarà una sfida, a me piacciono le sfide.

Per il resto, gli avvenimenti del giorno, sono stati a grandi linee i seguenti: ho rischiato di prendere una multa sul treno Savignano-Forlì e me la sono cavata con due chiacchiere con il controllore ed un biglietto a prezzo maggiorato fatto a bordo, poi sull’autobus ho conversato piacevolmente tutto il tragitto con l’autista (egli aveva idee decisamente estremiste un po su tutto, ma era simpatico), giunto a Dovadola non sapendo bene da dove partire ho girato un po a vuoto, fortuna e buon senso hanno voluto che comprassi due banane ed un pacco di biscotti che fino ad ora, sette di sera, sono stati i mie unici pasti. Poi durante il cammino credo di aver fatto una deviazione che mi ha costretto a tornare indietro di un paio di km, giunto a quello che credevo un ostello ho aspettato più di un ora che aprisse per poi scoprire che quello non era un ostello e non avrebbe aperto proprio un bel niente. E adesso sono qui, in un ostello che in realtà è una famiglia, una casa di una famiglia, marito moglie e figlio sugli undici o dodici anni direi, non sembra malaccio questo posto, chissà come si mangerà?

In questo preciso momento in camera è giunta un altra viaggiatrice zaino in spalla, una ragazza tedesca, mi par di avere capito che si chiama Lisa o Lina, sembra simpatica.

I padroni di casa sono molto cordiali, ma ce qualcosa che mi puzza, e mi sbaglio raramente. Concludo con un accenno alle condizioni climatiche: passabili ma decisamente non perfette, ha piovigginato quasi tutto il giorno.

DSCN0025.JPG IL MIO PRIMO GIORNO NEI BOSCHI

3 SETTEMBRE

Come a Santiago, passati i primi km, ho iniziato ad entrare nel pieno e vero spirito del viandante. Oggi abbiamo (io e Lina abbiamo stretto una bella amicizia e ora viaggiamo insieme) camminato attraverso una stupenda foresta sotto basse nuvole di pioggia, davvero un bel cammino nonostante il clima. Ho già avuto modo di notare che quella ragazza è un vero e proprio Panzer tedesco da guerra, fisicamente più forte e tenace di me.

Qui a Premilcuore alloggiamo in un appartamento, un bel posto, e siamo solo noi, una casa intera solo per noi. Ho come l’impressione che chi si occupi di ostelli, b&b, rifugi per viaggiatori ecc siano tutti suonati, specialmente quella che ci ha consegnato le chiavi di questo posto. Si è certo lo fanno per business e non per carità, ma che importa in fin dei conti neanche io lo faccio per motivi religiosi. Domani ci aspetta una tappa tutta in foresta, spero non piova. Chiudo con una frase di Palahniuk, Fight Club, libro che mi son portato dietro e che sto leggendo, “le cose che possiedi alla fine ti possiedono” ed è una verità.

4 SETTEMBRE

Mi trovo in una casa stupenda, due piani, interamente in legno e in pietra, una stufa a legna che ho già acceso, cucina e due bagni. Siamo solo io e Lina. Certa gente pagherebbe un occhio della testa per passare una notte in case simili, eccezionale. Oggi il cammino è stato perfetto, le foreste più selvagge e rigogliose che abbia mai visto, e ogni giorno l’aspetto interiore migliora, si sta bene, questa vita e questi luoghi curano anima è corpo.

Poi, poche ore fa mi ha telefonato Cagnu per chiedermi come andava, è un buon amico. Non ho detto a nessuno dove sono andato e quando tornerò, anche perché non lo so nemmeno io. Per adesso il futuro è incerto ed è tutta una questione di soldi e di tempo, comunque finché avrò entrambi continuerò a viaggiare.

DSCN0086.JPGLA FORESTA BELLA E RIGOGLIOSA

6 SETTEMBRE

Giorni intensi, tante cose sono successe. Attualmente mi trovo su di una panchina davanti alla stazione di Bibbiena. Come sono arrivato qui è merito del caso, di mie decisioni e di decisioni di Lina. Poco male, anzi bene, prendo il futuro come viene, libertà e casualità, perfetto.

A volte penso, ora ho tempo per farlo, penso che l’anarchia non sia una soluzione, è una imposizione e non è la soluzione. La cosa migliore è dare possibilità alle persone, aprire gli occhi a chi vuol farseli aprire, anarchia selettiva, anarchia a scelta. Boh?

Ora è sera, mi trovo a La Verna, sono le 9 e sono nel letto ovviamente. Qualche ora fa scrivevo di giornate intense, ma cominciamo dal principio: La tappa Corniolo – Camaldoli è stata durissima e Lina è stata motivante da non cedere, sempre davanti a me inesorabile e inarrestabile, non potevo crederci, bene! Una volta giunti a Camaldoli (bellissime foreste tra l’altro) la pioggia è aumentata e quindi abbiamo chiesto ospitalità al monastero ma siamo stati liquidati in malo modo, perciò abbiamo deciso di incamminarci sotto la pioggia per gli ultimi 3 km. Fortunatamente una macchina si è accostata a noi e alla guida c’era un tizio (un tizio parecchio strano) che avevamo incontrato ore prima lungo il sentiero mentre scendeva con la su mtb, ci ha dato un passaggio, molto gentile. Giunti a Camaldoli paese abbiamo dormito e mangiato (ottimo cibo) in una casa della guardia forestale. La custode era una una ragazza che si era presa un anno sabbatico dalla vita…

Non ho molto spazio, voglia e tempo, dovrò quindi esser sintetico nel raccontare. Il giorno dopo abbiamo visto un gigantesco albero secolare, attraversato i boschi e arrivati a Badia, da li abbiamo preso un bus per La Verna, ma siamo arrivati a Bibbiena, poi abbiamo aspettato tutto il pomeriggio su una panchina e alle 18 finalmente abbiamo preso il bus per La Verna. Abbiamo trovato alloggio presso un convento di suore, suore incredibilmente costose, 27€ per le mie attuali finanze sono un’enormità, buon cibo comunque, e ora sono qui. Domani mi separerò da Lina, strade diverse ed è giusto cosi, l’attaccamento è dannoso. Conserverò un bel ricordo di lei; sempre sorridente, intelligente e intraprendente (tutte qualità che apprezzo moltissimo, specialmente nelle donne). È dura come una roccia, e ho imparato una cosa da lei: le ragazze che dicono di non riuscire a fare questo o quest’altro perché appunto sono delle ragazze in realtà sono solo pigre e svogliate, il sesso debole non esiste. Un’altra cosa che mi è rimasta impressa è ciò che mi ha detto oggi pomeriggio sulla panchina a Bibbiena, tradotto in italiano suonerebbe più o meno così

“non serve ed è molto difficile fare grandi cose e cambiare il mondo, il mondo si cambia anche insegnando ai propri figli (e alle altre persone) il modo corretto di vivere, gli si aprono gli occhi cosi che a loro volta loro li possano aprire ad altri e così via (tipo una buona malattia contagiosa) e dopo di noi il mondo continuerà ad essere migliore grazie anche a noi, lasciare un piccolo segno, tanti piccoli segni cambiano il mondo.”

DSCN0083.JPG QUESTA E’ LINA

Fatto sta che da domani inizia un’altra fetta del mio viaggio, ho intenzione di sperimentare la povertà, di perdere tutto e di trovare la gioia delle piccole cose, sperimentare la vita vera senza trucchi ed artifizi, vita bucolica e spirituale, nient’altro, ma non ho idea di come fare e di cosa succederà, sono aperto a tutto, stiamo a vedere.

7 SETTEMBRE

Questa mattina ci siamo salutati, io e Lina intendo, e ora mi manca, non immaginavamo ma al momento è la cosa che mi manca di più, ma passerà. Mi trovo in un Bed and Breakfast, sono arrivato presto, ed è dura far notte, specialmente senza niente da mettere sotto i denti, non ceno, voglio e devo risparmiare. Mi prenderò del tempo per pensare. Domani ho programmato una tappa lunga, ci vuole, ed è anche per questo che sono qui. Già, me lo chiedo spesso, perché sono qui? Per quale motivo realmente sono qui? Amo l’avventura? Voglio fuggire da una vita comune sprecata? Voglio solo vantarmi? Cerco di coltivare un lato spirituale? Non lo so, ma sta bene, cosa cerco non importa finché non l’ho trovato. Ah si, mi manca Lina, l’ho già detto?

Stesso posto, stesso giorno, più tardi: Merda che solitudine, niente da fare, niente compagnia, niente Lina. Quando hai poco, l’attaccamento è maggiore (la mia idea di abbandonare il superfluo si fa sentire, non ho niente). Forse perché la mia mente debole è abitua a volere cose e quindi la mia attenzione è focalizzata su quel poco che ora ho (che avevo a dir il vero, anche Lina non c’è più). Forse è cosi anche per i mistici, i frati, gli eremiti, essi abbandonano tutto e poi inevitabilmente focalizzano la loro smania di possesso su un idea, su Dio, su Gesù e compagnia bella. Non so.

Cercare equilibrio? È per questo che sono qui? Ma poi cosa vuol dire equilibrio, pace? Forse sono qui per scoprire cosa vuol dire? Amore incondizionato, generosità, il mettere prima glia altri che se stessi te? E anche se fosse, ci si possono fare grandi cose? Si può cambiare il mondo e le vite delle persone? La verità è che non lo so. Ma bene comunque, vedo che le domande non mi mancano, e una cosa è certa, porsele è il punto uno, la giusta via di inizio.

Ritrovo quella potente ma sfuggevole idea che già avevo afferrato a Santiago; la bontà, l’onesta e la generosità, sono le migliori cose che al mondo si possano fare.

8 SETTEMBRE

Che faticaccia, tappa lunga e solitaria, le persone che ho incontrato si contano su di una mano. Ho bruciato i km e alle nove e mezza ne avevo già percorsi 13 ed ero al passo di Via Maggio. Ora me ne sto comodamente seduto in una specie di B&B a Montagna, oggi credo di aver percorso un totale di circa 30 km, sono partito poco prima delle 7 di mattina, ora è sera e ho la pancia piena. Il B&B si è rivelato davvero un ottima scelta, bel posto, ottimo cibo e sopratutto ottime persone, davvero brava gente, simpatica e cordiale e vera. Tornando alla tappa di oggi è stata dura, solitaria. Chilometri e chilometri di strada che non portava mai a niente. Ho fatto solo due soste, non c’erano posti adatti al riposo, solo sentieri e ancora sentirei, curve cieche e senza incontrare mai nessuno. Ora riesco vagamente ad immaginarmi cosa deve essere stata la sindrome da giungla del Vietnam… Ho pensato molto ed ho allenato la mia mente, ho pensato alla paura, è quella che ci fotte sempre; paura di essere soli, paura del prossimo, paura di se stessi e cosi via. Ma credo di avere una mente forte uno spirito abbastanza robusto. Altra cosa che ho pensato è che il cruccio dell’essere umano è il tempo, gli animali non c’è l’hanno, loro hanno solo quello della fame e del sesso, noi oltre a quelli anche e sopratutto quello del tempo che scorre invincibile. Bella fregatura. Penso sia riconducibile alla paura anche questo, paura di morie ed altro ancora credo. Domani, stando alle mappe, mi aspetta una bella tappa, tante cose da vedere e un buon percorso.

9 SETTEMBRE

Giornata durissima, infernale. Sono partito di buon ora dal B&B di Montagna, boschi stupendi alternati a paesaggi rocciosi bellissimi fino a Sansepolcro, poi l’inferno. Prima l’impatto duro con la città dopo giorni di placidi boschi e gli sguardi duri, sospettosi e severi della gente. Il cemento, lo smog, scritte sui muri, traffico, immondizia, clacson, sterpaglie sporche e spinose, fossi inquinati ricolmi di immondizia, polvere sulle foglie, fabbriche, cemento armato, odori industriali, negozi, macchine veloci, caldo, sole che filtra attraverso lo strato di smog, gente nervosa e arrogante e stressata, carcasse di animali morti, ancora immondizia. Poi dopo la città la campagna piatta e plasmata dall’uomo; puzza di merda, muffa sui muri delle case, polvere, ancora fossi pieni di immondizia, fango nelle aziende agricole con vecchie Mercedes parcheggiate davanti, veleni e diserbanti, sole e caldo e puzza di piscio, sottobosco sporco e putrido adatto per nascondere cadaveri, preservativi usati, lattine di birra, ancora plastica, pacchi di sigarette, caldo e polvere senza tregua. Un inferno insomma. Odio la città e la sua gente, non si può vivere così, abbiamo creato inferni artificiali, desidererei raderli al suolo. Le città fatte così non dovrebbero esistere. Stavo male, ho accelerato il passo al massimo, non resistevo un minuto di più in quei luoghi orribili. Stremato e con un piede dolorante, un tendine infiammato, sudore e sporcizia mi sono trascinato fino ad uno strano luogo dove alloggiare. Il libro che ho con me diceva “parrocchia che offre ospitalità” ma cosi non è, direi che sia più una strana comunità di qualche deriva cristiana, forse ex tossici. Avevo telefonato il giorno prima per chiedere se in effetti mi avrebbero ospitato, affermativo, poi gli ho ritelefonato un altro paio di volte oggi perché non trovavo la strada (era fuori “mappa” ed è stata davvero dura). Appena arrivato ho notato dei ragazzi intenti a far giardinaggio, avevano gli occhi persi e vacui come se fossero stati svuotati, sembravano fragili, era il tipico sguardo di chi ha passato cose molte brutte. Una ragazza estremamente gentile con un bambino piccolo a seguito mi ha fatto salire su una macchina e dopo qualche km siamo giunti ad una chiesetta che aveva l’aria di essere chiusa da anni, mi ha consegnato le chiavi di una stanza sul retro e se ne andata dicendomi che sarebbe tornata più tardi per lasciarmi la cena. Sono brave persone, trasudano genuino spirito generoso. L’alloggio, se cosi si può definire, è costituito da una stanza ed un bagno senza doccia (mi laverò domani) tutto molto semplice e scarno e spartano, cè un materasso per terra e una scrivania, due sedie, tutto molto umile e francescano. Domani andrò a Città di Castello, dovrò trovar la strada per ricongiungermi alla mappa, sono fuori percorso dove dormo ora. Presumibilmente arriverò presto in città cosi potrò visitarla bene e finalmente riposarmi dopo la dura tappa di oggi. Ho fiducia e speranza che Città di castello sia un luogo decente. Oggi, stremato, sono stato sul punto di mollare tutto e andare in “vacanza” poi però, dopo aver mangiato, riposato e per la prima volta da quando sono partito sentito amici su Whatsapp mi sono ricondotto sulla buona strada, è questa la vacanza. Altro piccolo appunto, la solitudine di questo viaggio rende tutto più difficile, ma fortifica lo spirito, quando hai poco ogni piccola cosa sale di livello fino a diventare bellissima e ottima! La frittata che ho appena mangiato, una fontana, due chiacchiere con un passante, un bicchiere di vino, il silenzio rumoroso della natura.

10-11 SETTEMBRE

Quante cose che sono successe, cosi tante che non ho avuto voglia e tempo di trascriverle, e non c’è l’ho tutt’ora. Riassumerò all’estremo per poi riprendere e ampliare in un futuro: Ieri in mattinata mi sono dovuto creare un sentiero per ricongiungermi con la via segnata sulle mappe, che gioia quando oramai dubbioso ho rivisto le giuste indicazioni. Long way alone, poi mi sono fermato per riposare ed ho fatto due chiacchiere con un vecchio che passava di li, arrivato a Città di Castello ho trovato ospitalità presso il convento delle Clarisse, suore di clausura. Non ho visto anima viva, solo una suora, che da dietro una gabbia di ferro mi ha consegnato le chiavi di una stanza, una bella stanza. In quanto alle suore di clausura che passano le loro vite dentro gabbie senza vedere e parlare con nessuno credo che sprechino il dono della vita, ma non sono affari miei.  Visitata Città di Castello (bellissimo paese, stupendo) e ritornato al monastero ho cenato con altri 3 viaggiatori anche loro ospiti li, due italiani sui cinquant’anni e Frank. Frank è un tedesco sui quarant’anni, fa la mia stessa strada e ora viaggiamo insieme. In serata poi ci siamo pure concessi una birra nella piazza del paese. La mattina seguente è iniziata con la pioggia, dopo un lungo cammino ora mi trovo in un ostello (che in realtà è più un rudere tra le colline, ma personalmente mi piace) a Candeggio. Il padrone di casa mi ha dato molti più anni di quelli che ho: il cammino mi invecchia, il sole, i vestiti, la barba… Ah altra cosa, un pensiero che reputo importante, visitando la pinacoteca di Città di Castello piena di dipinti rinascimentali ho notato che ci si trova molto più sesso e violenza li che in un film hollywoodiano, mica male.

16 SETTEMBRE 

Stazione di Assisi, le strade si dividono, io, Lina, Frank, Nicola, Manuel abbiamo preso strade diverse, ognuno la sua. E’ passata quasi una settima dall’ultima volta che ho scritto su questo diario, mi sono imbattuto in così tante avventure ed esperienze che non ho avuto tempo di scrivere. Al momento sono ramingo alla stazione di Assisi in attesa di un treno per Roma, città eterna. Giunto li non so dove dormirò e cosa farò, poco importa ho duecento euro e qualche giorno. Sono libero come un volatile. Mi sveglio ogni giorno in un posto diverso con persone diverse, questa vita è fantastica, ora solo il destino e il caso davanti a me, bene.

Qui si concludeva il mio diario di viaggio. Un diario che ha tralasciando avventure fantastiche ed eventi unici, credo che sia giusto così, non potete mica carpire tutti i segreti standovene seduti sulla vostra poltrona a mangiare schifezze e a inflaccidire i sederi. Partite, se volete sapere di più partite anche voi!

Ma siccome sono magnanimo ed egocentrico… servendomi delle fotografie vi racconterò pressapoco come andarono le cose.

Frank divenne il mio nuovo compagno di viaggio e camminammo insieme per giorni, mi raccontò la sua storia e il gli raccontai la mia e bevemmo molti caffè, a Frank piaceva davvero tanto il caffè.DSCN0312.JPGIO E FRANK, UN OTTIMO COMPAGNO DI VIAGGIO

Visitammo diverse città storiche e vedemmo molta arte, trovammo ospitalità in posti di ogni genere, a volte pagando a volte no. Camminammo molto.DSCN0296.JPGL’ALBA SU GUBBIO

WP_001030.jpgUNA SCOLOPENDRA GIGANTE CHE TROVAI VICINO AL MIO SACCO A PELO E CHE MI TERRORIZZO’

Incontrai anche altri viaggiatori, Nicola e Manuel sopra tutti (Manuel poi si scoprì essere un prete) condividemmo la strada, il cibo e gli alloggi. E chiacchierammo molto.

DSCN0218.JPGDA SINISTRA: NICOLA, MANUEL ED IO

COSE VARIE IN CUI MI IMBATTEI

PIAZZE D’ITALIA

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DSCN0248.JPGSI, E’ UNA MUMMIA. ERA IN UN GRANDE MONASTERO DOVE FUMMO OSPITATI

E poi un bel giorno arrivai a Roma.

E li, al cimitero monumentale del Verano, vidi un fantasma sotto forma di gatto, se ne stava sopra una lapide e mi fissava negli occhi. Ci fissammo per parecchio.

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Poi presi un treno e tornai a casa. Appena messo piede in terra di Romagna mi resi conto di non avere più un soldo, di non avere più un lavoro, e mi ricordai che la mia ragazza mi aveva lasciato. Sembrava la fine e mi abbandonai allo sconforto. Ma senza nessun preavviso una serie ininterrotta fortune e piccoli successi sconvolse la mia vita trasformandola radicalmente, nel giro di 12 mesi passai da larva depressa ad avere tutto ciò che si possa desiderare. Ancora oggi se penso a quanto sia cambiata la mia vita sorrido, la strada davanti a noi ci è ignota e può esserci davvero di tutto, fidatevi.

ENRICO ALEXANDER N.

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