Terrore e puzza di morte a 56k

Manuale del Pulp

Sono un paio di mesi che non mi faccio sentire, vogliate scusarmi, mi è mancato il tempo materiale per scrivere, ma tornerò.

Nel frattempo vi lascio un brevissimo mio ricordo e una singola immagine che per molti ha voluto dire terrore.

Si, forse è post un po macabro, ma comunque di un certo fascino.

Veniamo a noi: se anche voi eravate dodicenni curiosi che, gli albori del web, si sono imbattuti in un passaparola, una voce di corridoio, un sussurro a proposito di un certo sito davvero particolare, e poi sul loro fido Internet Explorer hanno digitato quelle poche lettere “r-o-t-t-e-n” sapete di che genere di terrore parlo.

E badate bene voi che per una questione anagrafica non potete ricordare quell’epoca dell’internet, erano i primissimi anni 2000 ma era tutto parecchio diverso da ora, vedere certe cose poteva essere davvero un’esperienza destabilizzante.

Non esisteva Youtube, non esistevano social, non esistevano smartphone e Google era solo un neonato.

L’unico sangue visto era quello in bianco e nero sui libri storia.

Ricordo ancora il giorno che capitai su quel sito, dal disgusto mi sembrava di sentire l’odore di carne putrefatta e sangue aleggiare nella mia cameretta mentre le immagini si mostravano al lento ritmo del 56k.

E vi giuro che quell’odore lo sentivo davvero e me lo ricordo ancora.

Personalmente credo di aver smesso di essere un bambino quel giorno.

Passarono quasi 10 anni prima che ebbi il coraggio di ridigitare “r-o-t-t-e-n”.

Ed ecco l’immagine: il logo di rotten.com, mai cambiato di una virgola dal 1996 ad oggi.

…e lo so che vi spaventa ancora.

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“When hell is full, the dead shall walk the Earth”

Di quella volta che distrussi Internet…

Manuale del Pulp

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Se l’attuale Internet venisse distrutto e poi rimpiazzato da una sorta di paleoweb idiota a 56k sarebbe meglio per tutti. Niente più video, niente più social, niente più app. Solo una infinita, e con infinita intendo l’horror vacui più assoluto, distesa di chatroom, pagine Word, colori sgargianti, videogames sotto forma di avventure grafiche, text forum, glitter a cascata, gif a bassissima risoluzione e fotografie scannerizzate.

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Un luogo così vasto da sembrare praticamente disabitato, qualcosa tipo 10100  volte l’attuale web. Un Internet lobotomizzato e poi srotolato bit a bit. Un bellissimo incubo.

Perché tutto ciò? Perché non ho nessuna voglia di scrivere altro se non bellissime visioni distopiche; e poi perché vi consiglio di leggere questo articolo di Motherboard che le rappresenta in pieno. E’ una storia affascinate e Terry Davis, il suo protagonista, starebbe al vertice di tutta la faccenda di cui ho scritto sopra, sarebbe il padre ideologico o perché no il messia di questo vecchio-nuovo-internet.

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Poi, se vi va, potete anche dare un’occhiata al mio piccolo contributo alla causa e andare su Archivi Weasel, un blog sul pezzo che mando avanti con due vecchi amici. E in fine fatevi un giro su Archivio Weasel (con la O) che è il vero cuore di tutta la faccenda, il punto fondamentale di tutto quanto, di me, di voi, degli Archivi Weasel, di Terry Davis, di Internet, della distopia…

E se alla fine non capirete il senso di tutto ciò, non preoccupatevi, forse non c’è proprio niente da capire.

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ENRICO ALEXANDER N.

2016